Diritti&Rovesci Discriminazioni
Io sono la mia famiglia, e sono un fuorilegge
di Nicoletta Rocca[16 giu 2010]
All’inizio di giugno si è celebrata a Trapani, nella Chiesa valdese, una cerimonia che ha benedetto il legame fra due donne. La pastora Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, ha tenuto a precisare che non si è trattato di un matrimonio ma di una benedizione invocata “su due donne evangeliche tedesche, anche se non appartenenti alla chiesa valdese, il cui legame affettivo era stato già validato in Germania con la stipula di una unione civile”.
Più che altro, dunque, è stata una preghiera di buon augurio per la decisione, legalizzata altrove, di unire le proprie vite in un unico destino. La chiesa valdese, infatti, non ha nel suo ordinamento la contemplazione di celebrare matrimoni fra coppie dello stesso sesso, sebbene il dibattito sia motivo di profonde riflessioni all’interno della sua comunità. Nel 2007 una riunione del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste e dell’Assemblea generale dei Battisti, nell’ottica di uno stato laico, ha però decretato che bisogna promuovere ogni iniziativa che riconosca i diritti civili delle singole persone e delle coppie discriminate per i loro orientamenti sessuali. In un certo senso un piccolo passo avanti lo si sta tentando di fare.
Per la Chiesa cattolica le unioni omosessuali sono assolutamente considerate contro natura, pertanto sono impensabili persino le benedizioni davanti a Dio di due fedeli dello stesso sesso che vogliano essere riconosciuti come coppia. D’altronde per il cattolicesimo, il matrimonio è un sacramento legato a doppio filo con la procreazione: ci si sposa per contribuire alla “espansione” della società. Tant’è vero che uno degli appigli cui si può ricorrere per chiedere l’annullamento è proprio l’infertilità del coniuge. Anche se conosciamo più di un caso in cui la Sacra Rota ha preferito chiudere un occhio e procedere basandosi su criteri apparentemente in conflitto con quanto stabilito dal codice di Diritto Canonico.
La religione è comunque una scelta di vita personale che ciascuno di noi può scegliere di abbracciare, rifiutare o distaccarsene se ci si è trovato invischiato dalla nascita. Ben diverso è invece il discorso per quanto riguarda uno Stato, le cui leggi devono tutelare i diritti di tutti i suoi “facente parte”.
Secondo l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento”.
Sebbene le Sacre Scritture sono state più lungimiranti nel tutelarsi da eventuali fraintendimenti e non hanno mai trascurato di parlare di “marito e moglie” laddove si parla di matrimonio, il documento delle Nazioni Unite, redatto nel 1948, parla soltanto di individui che, senza alcuna distinzione, hanno il diritto di fondare una famiglia. Il significato di “matrimonio” e di “famiglia” acquista sfumature diverse a seconda del paese e della cultura che li comprende. Certo è che in Italia si parte svantaggiati già dal senso etimologico dei termini. “Matrimonio” infatti, mater-munus (dovere della madre), nel Diritto Romano indicava un procedimento attraverso cui legittimare i figli; dall’altra parte c’era il “patrimonio”, pater-munus (dovere del padre), di provvedere al sostentamento economico della famiglia. Come dire: la donna coi cuccioli nalla tana e l’uomo a caccia di gazzelle nei prati. Solo nel tempo al matrimonio si è aggiunta anche la motivazione patrimoniale.
Pure il concetto di famiglia dipende dalla cultura in cui è inserito. Generalmente una “famiglia” è un insieme di persone che convivono e che sono legate da una discendenza o da un riconoscimento legale fra cui un’adozione. Per l’antropologia i “legami di sangue” devono essere intesi in senso metaforico ma per la Costituzione italiana l’unico modo per legittimare questa “società naturale” è il matrimonio.
Secondo Engels questa visione della famiglia è il primo esempio di lotta di classe da cui hanno preso spunto tutte le altre forme di oppressione sociale. Ma il più importante contributo allo studio sulla struttura della famiglia nella storia europea, l’ha portato uno storico britannico che non aveva fama di mangiare bambini: Peter Laslett e il suo Gruppo di Cambridge. Secondo i suoi studi con il nome collettivo di ”famiglia” si possono identificare cinque gruppi:
1) Nucleare: fondata dai soli coniugi con figli.
2) Esteso: che comprende i coniugi e i parenti conviventi.
3) Multiplo: comprensiva di più unità nucleari.
4) Senza struttura coniugale: formata di sole persone che vivono insieme.
5) Solitario: una famiglia composta da una sola persona.
Si badi che Laslett non è un teorico della famiglia e che queste sono conclusioni di uno studio sul campo che ha preso visione di una situazione e da cui è emerso uno schema. Se conservare delle tradizioni e trincerarsi dietro dogmi e regolamenti indiscutibili potrebbe essere una scelta giustificabile da parte di una credenza religiosa, per definizione settaria e chiusa, non si capisce perché uno Stato debba continuare a chiudere gli occhi su un costume che evidentemente è mutato molto dai tempi in cui l’essere omosessuale era considerata una malattia e certi matrimoni si celebravano essenzialmente per riparare a qualche fuitina o per sfuggire da una situazione famigliare opprimente o economicamente sfavorevole.
Nicoletta Rocca








































A propositi di “contro natura” legge e famiglia, mi addentro nei meandri del diritto canonico.
Nelle sacre scritture è scritto: che “l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito”, pertanto se sei sposato in Chiesa e cessato il matrimonio inizi altra relazione non potrai più accostarti ai sacramenti e avrai tragiche ripercussioni per l’eternità.
Considerato il rischio alcune migliaia di soggetti cattolici onesti, intelligenti, colti e sensibili che, fallito il matrimonio religioso, convivono con un nuovo partner sono addolorati e tormentati per la faccenda più di un serial killer o un pedofilo.
Per accordi metafisici che ignoro è immune dal provvedimento l’attuale premier che fa la comunione anche se divorziato. Tuttavia anche se non sei presidente del Consiglio esiste una scappatoia per liberarti dall’angoscia ed essere riconciliato:
se dimostri che il tuo matrimonio era, in qualche modo, viziato puoi rivolgerti a dei tribunali ecclesiastici dove i prelati, che sono Dio nella storia, per un costo medio di trentamila euro possono viaggiare nel tempo per aggiustare la faccenda.
Vanno nel passato e ti cancellano il matrimonio andato storto.
Cancellare vuol dire che entrano in un segmento passato di tempo ed estraggono chirurgicamente delle cose che ci sono successe dentro e le fanno sparire.
Così il matrimonio andato storto non è mai accaduto e l’uomo non divide più quello che Dio ha unito anche se hai cambiato partner.
I tribunali civili italiani, incompetenti a viaggiare nel tempo, ma fiduciose dell’operato dei colleghi ecclesiastici avallano l’operazione e così, talvolta, non devi pagare neppure gli alimenti in quanto un matrimonio che non c’è mai stato non procura conseguenze.
La dissolvenza sempiterna di un matrimonio storicamente accaduto è però rischiosa in quanto anche i figli nati da quella relazione potrebbero volatilizzarsi. Fortunatamente gli operatori dei tribunali divini sono abili professionisti e riescono, di solito, a far permanere nello spazio-tempo la prole nata da un’unione mai accaduta.
E questi qui hanno la pretesa di ingerire con le loro credenze nella vita di tutti noi? Ma per favore.
[...] di unire le proprie vite in un unico destinoLeggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Io sono la mia famiglia, e sono un fuorileggeSharePotrebbero interessarti anche questi post:Trapani, nozze gay nel tempio valdese Si sono svolte [...]
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Caro Bruno, tu dimentichi che in questo paese le leggi si fanno in base a una persona sola e a come gli gira in quel momento. Fisichella, l’arcivescovo, si è infatti affrettato a dire che il nostro Premier, essendosi separato dalla seconda moglie (con cui era sposato civilmente), è tornato a una situazione “ex ante”. Come lui stesso la definisce. Praticamente il problema esiste solo quando qualcuno è divorziato e poi risposato perché “vive nel peccato” (sempre parole sue). Quello che sfugge a Fisichella, ma io non credo che gli sfugga bensì crede che a tutto il resto del mondo sfugga, è che due persone separate sono ancora legalmente-legate e altro che sacri vincoli. Insomma la situazione “ex ante” non esiste ancora. Ma che importa? Le leggi sono fatte per tutti quanti gli altri.
bisogna cambiare la scritta nei tribunali”LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI”e tutte queste discussioni non si porranno più.amen