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Formigoni e l’aborto, prove tecniche di propaganda (della fede)

di Cecilia M. Calamani
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[2 giu 2010]
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formigoniLa Regione Lombardia verserà 250 euro al mese per 18 mesi alle donne che, avendo scelto di abortire per motivi economici, rinunceranno ad interrompere la gravidanza. Così commenta il governatore lombardo, Roberto Formigoni, l’iniziativa: “Vogliamo aiutare la famiglia, la maternità e la natalità rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta a favore della vita“.

Due le reazioni più frequenti che serpeggiano sulla rete e sui social network. La prima: 250 euro al mese per 18 mesi non risolvono il problema economico del mantenimento di un figlio; la seconda: meglio 250 euro al mese che niente.

Prese così, non si può dar torto ad alcuna delle due: se da una parte questa cifra non risolve un problema, di certo non si può escludere che, seppur per un periodo limitato, possa aiutare una famiglia. Ma questo solo se si vuole rimanere sulla superficie di questo provvedimento.

Andando in profondità, invece, le riflessioni sono altre.

Non c’è dubbio sul fatto che investire sulla diminuzione del numero annuo di aborti sarebbe solo un segno di civiltà: minore sofferenza fisica e psicologica per le donne, minori spese per il sistema sanitario nazionale. La domanda corretta da porsi, a parte questi stucchevoli inni alla vita in salsa popolar-cattolica è: su quali fronti investire? Quali sono le azioni da intraprendere per prevenire l’interruzione di una gravidanza che, non dimentichiamolo, per una donna è solo l’extrema ratio Sul fronte sociale, la diffusione di informazioni per un corretto approccio alla sessualità a partire dalle fasce di popolazione più giovani; l’informazione sui metodi contraccettivi; la diffusione a basso costo dei preservativi, il mezzo più semplice di prevenzione (e non solo delle gravidanze); la disponibilità immediata della contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo). Sul fronte economico, l’istituzione di servizi (asili nido e scuole primarie a tempo pieno, tanto per fare un esempio) e l’ausilio da parte dello Stato per gli studi di ogni ordine e grado. Questa la teoria, per altro recepita da molti Paesi europei. Basti guardare alla Spagna, che ha modificato la sua legislazione su aborto e contraccezione di emergenza proprio pochi mesi fa per arginare il dilagare di aborti tra le giovanissime. O ai Paesi del nord Europa, che fanno del sostegno alla maternità un punto centrale delle politiche sociali.

In Italia, invece, queste semplici ed efficaci teorie vengono annegate dagli ostracismi di stampo religioso (che diventa politico). Nessuno spazio per l’educazione sessuale nelle scuole; scarsa diffusione di informazioni; nessun investimento statale in campagne di prevenzione della gravidanza e delle malattie sessualmente trasmissibili; contraccezione di emergenza subordinata a iter complicati e per di più  osteggiati da un discreto esercito di medici e farmacisti obiettori; nessuna garanzia di accesso agli asili nido e alla scuola materna; ingenti tagli, dal prossimo anno scolastico, al tempo pieno nella scuola primaria di primo grado; nessun sostegno statale per gli studi dalla scuola primaria all’università.

E torniamo a Formigoni e al suo provvedimento. Come abbiamo visto, il punto non è convincere una donna a non abortire, quanto prevenire una gravidanza che non desidera, a maggior ragione se poi non può materialmente permettersela. Il governatore ha dichiarato: “Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche”, dando così un’interpretazione del problema che è tutto tranne che corretta: nessuna donna sana di mente deciderebbe coscientemente di fare un figlio per poi ripiegare dopo qualche settimana sull’aborto perché non ha i mezzi per mantenerlo.

E’ chiaro, a questo punto, che le dichiarazioni del governatore ciellino debbano essere chiamate con il loro nome: propaganda. Formigoni sembra ignorare che avere un figlio è una cosa seria, una responsabilità morale ed economica che in Italia dura anche per 25 o 30 anni.

Non è noto, al momento, il minimo reddito affinché alle ‘rinunciatarie’ venga elargito il bonus, ma c’è da scommettere che un numero imprecisato di donne si metteranno in lista per abortire e poi ritratteranno, andando a ingrossare le file delle ‘pentite’ sulle quali Formigoni si gioca la faccia e il consenso.

In ogni caso, la Regione Lombardia ha già stanziato per questo progetto una prima tranche di cinque milioni di euro. Quanta prevenzione si sarebbe potuta fare con questa cifra coinvolgendo direttamente i consultori e le scuole su programmi di formazione sui metodi contraccettivi e la sessualità responsabile?

Evidentemente il punto, per Formigoni, non è la prevenzione, che porterebbe indiscutibili vantaggi sociali ed economici per tutti, ma l’investimento sulla ‘vita a tutti i costi’ come da precetto cattolico. E i ‘costi’ sono presto detti: uno specchietto per le allodole di 4500 euro complessivi che non garantirà né amore né futuro al nuovo nato. Nessun progetto sociale, quindi, ma un tributo morale ai preziosi amici d’Oltretevere con i soldi di tutti i cittadini lombardi.

Cecilia M. Calamani

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11 commenti
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  1. Formigoni pensa che una donna prima decida di fare un figlio e poi, viste le precarie condizione economiche, abortisca?
    Spero siano pochi i casi simili, altrimenti vorrebbe dire vivere in un Paese di scellerati.
    Nessuna donna sana di mente abortisce perchè povera, abortisce se ha subito violenza o, se giovanissima, rimanere incinta non era quello che desiderava dall’incontro amoroso, occasionali e non.
    Inoltre, puntare tutto sui soldi è molto triste e controproducente, perchè se la donna beneficiaria aveva intenzione di abortire, userà quel neonato solo come mezzo per campare e lo lascerà solo e triste.

  2. Direi che il provedimento di Formigoni è uno slogan politico, nel senso che serve solo a dimostrare alla parte dell’ elettorato sensibile al problema che la Regione fa qualcosa. Nel mio Stato Ideale la sessualità farebbe parte della Salute fisica e morale della popolazione e, quindi, lo Stato interverrebbe sia nella scuola che nelle strade che nell’ Arte e nella pubblicità, indirizzando i cittadini e aiutandoli a prevenire le gravidanze indesiderate e favorendo la maternità consapevole. Purtroppo, con gli anni, mi sono reso conto che la sessualità è un campo di battaglia tra il Bene e il Male. Quindi non ostacolo nè i Laici quando chiedono più educazione sessuale né i Cattolici quando chiedono un ausilio economico alla maternità. Entrambi hanno ragione, ma entrambi sono perdenti in una battaglia più grande di loro. In questo momento l’ apparente non ascolto delle istituzioni verso le istanze che fa Cecilia non è dovuto al loro cattolicesimo, ma alla furbizia: il non dar retta ai Laici fa risparmiar quattrini, perché l’ educazione sessuale nelle scuole costa. Per fare un altro triste esempio: la riforma Basaglia fu accettata laddove conveniva, sbattendo in mezzo alla strada gli “alienati” e utilizzando gli ex-manicomi per fini politico/amministrativi, senza creare alcuna struttura tra quelle volute da Basaglia. Si inneggiò alla libertà, rinunciando alla responsabilità. E anche l’ attuale non intervento nella questione dell’ aborto è mascherato da rispetto verso le singole convinzioni. Il risultato è che chi non ha soldi non è in grado di prevenire le gravidanze e non trova strutture statali che gli consentano di interromperle.

  3. Ho riletto l’articolo più di una volta per tentare di capire il dispositivo di Formigoni, forse non l’ho ancora capito. In pratica si dice che l’aiuto verrà dato alla donna in precarie condizione econominche che ha deciso di abortire e poi si pente. In pratica se una donna con un reddito molto limitato vuole avere un figlio, e ardentemente lo desidera, a questa donna Formigoni non dà nessun aiuto?????? Non so se è così, ma se fosse così non posso che aggiungere una parolaccia. Anzi non la dico la penso con la mente, la più brutta delle parolacce esistenti, e gliela invio telepaticamente. francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  4. Aldo, perchè vorresti che lo Stato intervenisse in quelle questioni delicate?
    Non abbiamo bisogno di nessuno, se non di testi seri su cui far imparare ai nostri adolescenti la sessualità. Se necessitiamo di esperti li dobbiamo scegliere noi.
    Gli adulti la devono smettere di usare la scuola come deposito dei figli pretendendo che educhi. Noi cosa siamo, imbecilli che non riusciamo a studiare, imparare e fare qualcosa se qualcuno non ci obbliga?
    Purtroppo vogliamo essere tutti guidati, seguiti, comandati e poi dire di sapere e saper fare qualcosa solo se un’entità astratta come lo Stato, composta da professionisti a noi sconosciuti, ci dà il suo ok con diplomi, ecc.
    Non ne abbiamo bisogno. La scuola non insegna tantissime cose e ne deve insegnare ancora di meno.
    Prendiamoci le nostre responsabilità e viviamo in libertà imparando e facendo imparare al prossimo!

  5. Cecilia, alla radice dei mali del nostro paese c’è un denominatore comune: scarsa diffusione delle informazioni e, di conseguenza, scarsa consapevolezza della popolazione.
    Questo, non è altro che l’ennesimo esempio.

  6. Mi sono chiesta, leggendo l’articolo, perchè ci si aspetta che sia lo Stato a dover fare qualcosa..io ritengo che i primi responsabili siano in famiglia…come si fa a nn insegnare ad un figlio e ad una figlia quali sono gli aspetti di una sessualità nn protetta? se condanniamo Formigoni per un aspetto… allora dovremmo condannare in maniera più pesante i partiti che si professano laici e nn fanno una beata cippa nè in bene nè in male…e ritengo sia ancor più grave che nn l’atteggiamento di uno come Formigoni… che nn condivido…sia chiaro…ma almeno lui è coerente ed “usa” un suo credo…gli altri invece?

  7. sono una donna in gravidanza che il bambino lo sto tenendo ma nn so come mi finira’ secondo voi a me l’accettano il bonus di 250 euro al mese ??? e dura arrivare a fine mese lavorando solo mio marito e gia o una bimba

  8. A parte il fatto che sarebbe ora che a parlare di donne/aborti/maternità sia gente che sappia di che si parla. Finora le uniche voci accreditate a farlo sono hanno sempre un “amen” alla fine dei loro comizi che li facciano in piazza per propaganda o in chiesa per…propaganda. Formigoni sono anni che si vanta persino della sua verginità. In ogni caso, mi ricordo che essere beneficiati dal “bonus bebè” era molto più difficile che avere un posto in un asilo comunale. La verità è che i bambini che devono nascere, i feti per intenderci, riscuotono molto più interesse di quando poi nascono e diventano cittadini. A quel punto quale autorevole voce dal medioevo si alza per rivendicare i diritti di base? Nessuna perché a quel punto il fagottino è solo “problema” di mamma e papà… al limite di qualche nonno.
    Ah, su MTV c’è un bellissimo programma sulle giovani donne che decidono di tenere un figlio. E’ fatto bene ed è sincero perché anche nelle difficoltà una donna non abortisce per sport e preferirebbe sempre tenere quella creatura verso cui si sente già responsabile… lei.

  9. So benissimo che molti sono in grado di fare da soli e non hanno bisogno dello Stato. Ma lo Stato non ha solo cittadini indipendenti intellettualmente ed economicamente. Inoltre questo Stato lassista lascia, nei fatti, educare i figli del popolo alla Tv e alla Pubblicità, che sono molto più forti della Scuola.

  10. Sul discorso dell’intervento educativo dello Stato devo dar ragione ad Aldo. Finora l’educazione sessuale è stata affidata solo ed esclusivamente alle famiglie con i risultati che si possono immaginare. Chi ci mette la fede, chi i tabù, chi evita l’argomento perchè ‘non sta bene’ (come se poi i figli magari non si informassero dal compagno di banco più ‘emancipato’…), chi non è proprio in grado, per propri limiti culturali, di fare un discorso il più possibile scientifico e documentato.
    La scuola è di fondamentale importanza, in questo e in tutti i campi, perchè può dare a tutti i cittadini, a prescindere dal livello economico, sociale e culturale, gli stessi strumenti.
    @Wanda
    “come si fa a nn insegnare ad un figlio e ad una figlia quali sono gli aspetti di una sessualità nn protetta?” Putroppo si fa. Forse non lo faremo noi, ma basta guardare le cifre delle gravidanze tra le giovanissime per rendersi conto che non tutti la pensano così. Ed è lì che la scuola ha un peso veramente rilevante.
    @Valentina
    Come vedi il provvedimento istiga letteralmente una donna non abbiante a chiedere un aborto che non ha intenzione di fare per accedere al bonus. Non so risponderti, naturalmente, anche perchè non sono noti i criteri economici previsti dalla Lombardia per accedere al bonus. In ogni caso auguri per voi e per il bambino.

    Comuque, per tornare a Formigoni, ha ragione Niky: i feti riscuotono, in questo periodo oscurantista, molto più interesse dei bambini.

  11. seeeeeeeeeeeee vai a farti un giro sul forum al femminile sezione interruzione di gravidanza
    e renditi conto quante persone ( pazze) abortiscono per problemi economici.. una marea
    4500 non risolvono il problema ma sono meglio di niente .. se poi vogliamo trovare il marcio ovunque troviamolo