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Belgio: da «Operazione Chiesa» a «Operazione Scomunica»

di Alessandra Maiorino
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[27 giu 2010]
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BelgioAlla Santa Sede ci sono volute circa 24 ore perché ci si riavesse dallo shock, ma poi, ritrovando la nota verve, è stata espressa la ferma condanna per la condotta della magistratura e degli inquirenti belgi.

I fatti sono probabilmente noti. A seguito di nuove denunce di abusi commessi da religiosi, il 24 giugno scorso, la procura belga ha fatto perquisire la sede dell’arcivescovado di Mechelen, la cripta della cattedrale Saint Rombout, e l’abitazione del cardinale Godfried Danneels, primate del Belgio dal 1980 al gennaio scorso. Nel corso di tale operazione sono stati sequestrati il computer personale del prelato e 475 dossier della commissione Adrianssens, istituita dalle autorità religiose belghe appositamente per il trattamento degli abusi sessuali all’interno della chiesa e così chiamata dal nome del docente di Loviano che la presiede. La stampa belga ha riferito che gli inquirenti l’hanno chiamata «Operazione Chiesa».

Ieri il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha fermamente deplorato l’azione, definendola «un fatto grave e inaudito». Bertone ha anche detto che «Al di là della condanna della pedofilia, l’irruzione e il sequestro dei vescovi per nove ore, senza bere e senza mangiare è un sequestro», e ha poi aggiunto «Non ci sono precedenti, nemmeno nei regimi comunisti di antica esperienza».

Bisogna ricordare che solo di recente il Belgio era stato scosso dal caso del vescovo di Bruges Roger J. Vangheluwe, pedofilo e reo confesso, che ha consegnato le sue dimissioni il 23 aprile scorso.

Ora il Belgio sembra aver scoperto la sottile differenza che passa tra chi, a fin di bene, dissuade una vittima di abusi dal denunciare il proprio aggressore, perché farlo potrebbe arrecarle una maggior sofferenza, e chi, al contrario, opera una sistematica dissuasione delle vittime per difendere l’interesse di terzi. Il primo caso non configura reato, in quanto rientra nel pieno diritto di ciascun individuo giudicare se sia più o meno opportuno portare allo scoperto un fatto doloroso con una denuncia; il secondo, invece, configura il reato di complicità con il/i colpevole/i, ed è perseguibile per legge. Nel sospetto che questa sia stata la linea tenuta dalle autorità ecclesiastiche di Bruxelles per presunti reati di pedofilia commessi da sacerdoti, la procura belga ho ordinato la perquisizione.

Per questo motivo sono stati sequestrati i documenti della commissione Adriaensses e sempre per questo motivo gli agenti si sono spinti fin nella cripta dove sono sepolti due arcivescovi di Bruxelles, alla ricerca di eventuali documenti nascosti.

Già il giorno precedente, però, la Santa Sede aveva diramato un comunicato nel quale, ribadendo «la ferma condanna di ogni atto peccaminoso e criminale di abuso di minori da parte di membri della Chiesa», si esprimeva anche «vivo stupore per le modalità in cui sono avvenute alcune perquisizioni condotte ieri dalle Autorità giudiziarie belghe» e, soprattutto, «rammarico per alcune infrazioni della confidenzialità, a cui hanno diritto proprio quelle vittime per le quali sono state condotte le perquisizioni».

Per noi italiani sarà quindi a dir poco sorprendente apprendere le parole del primo ministro belga, che, contrariamente a quelle del cardinal Bertone, non sono state riportate dai Tg nazionali. Il democratico cristiano Yves Leterme ha infatti difeso con determinazione l’operato degli inquirenti affermando: «Ciò che mi interessa, come primo ministro di questo paese, è che il potere giudiziario possa esprimersi in modo autonomo ed è proprio questo che sta succedendo. I fatti di cui si sta parlando sono molto gravi e meritano investigazioni e indagini approfondite e meritano che i colpevoli siano puniti». Leterme ha inoltre chiarito che «le perquisizioni sono la prova che in questo paese c’è una separazione di poteri tra Stato e Chiesa e che il potere giudiziario può agire in modo autonomo».

Ma come, la politica belga non ha dichiarato in coro la propria indignazione per l’abuso? Il primo ministro non si è unito al cardinal Bertone, esprimendo solidarietà al presule, la cui dimora è stata violata, e ai vescovi, «sequestrati» per nove ore? No, i belgi sembrano proprio pensare che, rispetto a tutto ciò, appurare la verità sugli eventuali abusi di minori e sulla loro infanzia violata sia più importante. Vai a capire.

Alessandra Maiorino

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9 commenti
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  1. …le vittime degli abusi hanno diritto di essere protette con la scoperta della verita. da parte degli inquirenti…
    hanno fatto una perquisizione per reperire prove oppure no?
    tutto il resto passa in seconda linea…qualunque sia il ceto,la veste ,l’appartenenza di chi ha messo in atto un reato..

  2. Gentile Maiorino,
    bene fa la magistratura belga a contrastare con fermezza il fenomeno della pedofilia, senza guardare in faccia nessuno.
    Ma a Mechelen qualche eccesso di zelo mi pare rilevabile.
    Sono state cercate prove contro i pedofili dentro le tombe di due cardinali usando, pare, il martello pneumatico.
    E che dire del sequestro collettivo dei vescovi per nove ore, senza acqua nè cibo?
    La responsabilità penale è personale anche in Belgio?
    Francamente, di fronte a certi eccessi, viene da pensare che non i codici ma i romanzi di Dan Brown abbiano ispirato gli inquirenti.
    A Lei il mio saluto cordiale

    Carlo

  3. Gentile sig. Rossi,
    la ringrazio per la sua riflessione. Vorrei però sottoporle la mia: proprio perché i fatti summenzionati non si sono svolti nella Russia di Stalin (come ha sottolineato, segnandosi autogol, Bertone), ma in un paese che, fino a prova contraria, è democratico e perfettamente civile, non le è venuto il sospetto che se gli inquirenti abbiano ritenuto opportuno andare a guardare fin dentro le tombe degli arcivescovi forse possano avere dei validi motivi?
    Per quanto riguarda invece il “sequestro” dei vescovi senza bere e mangiare per nove ore, non mi fanno più pena di quanta me ne facciano tutti gli altri comuni mortali che, da innocenti a da colpevoli (questo potrà sapersi solo in seguito), incappano nelle maglie della giustizia.
    Scommetto che ci sono centinaia di persone che potrebbero lamentare lo stesso trattamento da parte degli inquirenti, ma non tutti hanno un Bertone che si straccia la vesti su tutte le reti.
    Se poi lei è tra quelli che ritiene che l’abito talare comporta che si usino speciali riguardi nei confronti di chi lo indossa, mi spiace deluderla, non la penso così per nessun tipo di abito.

    Saluti laici,
    Alessandra

  4. Robe da matti… si viene a fare i distinguo ed i moralismi quando si ha ancora le mani sporche dei peggiori crimini che l’umanità possa annoverare…. per un tempo che pare quasi infinito a confronto con qualsiasi altro regime storico. Ma si sà questa è la chiesa e la cricca.

    Vergognatevi! Dovreste solo tacere e chiedere scusa ogni giorno per tutti i crimini commessi…

  5. Gentile Maiorino,
    il Belgio è una democrazia ed uno stato di diritto come l’ Italia, gli Stati Uniti o la Francia.
    Ciò non esclude che qualche pubblico ufficiale sbagli od eserciti le proprie funzioni in modo arbitrario.
    Deve invece essere per definizione assicurata in questo tipo di stato la possibilità di informare i cittadini e di criticare il modo in cui le funzioni pubbliche vengono esercitate, nessuna esclusa.
    Circa la perquisizione a Mechelen, francamente pare, come dire, irrealistica la speranza di trovare nella tomba di cardinali defunti prove relative a reati di pedofilia. Ed infatti non ne sono state trovate.
    In questo ambito le prove testimoniali, le perizie mediche e gli argomenti logici hanno un’ importanza fondamentale.
    Un liberale deve pretendere che si applichi rigorosamente la legge, senza guardare in faccia a nessuno. Nulla di più e nulla di meno. Senza mai dimenticare che la responsabilità penale è sempre personale. Anche nei reati associativi.
    Un saluto cordiale

    Carlo

  6. “che dire del sequestro collettivo dei vescovi per nove ore, senza acqua nè cibo?”

    Direi che è una notizia inesatta. Forse in Vaticano sono stati mal informati, dal momento che il ministro della giustizia belga ha smentito questo fatto. Qui il link (spiacente, solo in fiammingo)
    http://www.standaard.be/artikel/detail.aspx?artikelid=DMF20100627_029&kanaalid=1532

    saluti

    Alessio

  7. Gentile sig. Rossi,

    onestamente mi pare superfluo continuare a disquisire se sia stato opportuno o meno aprire un paio di tombe di arcivescovi senza neanche conoscere il motivo che ha indotto le autorità belghe a farlo. La logica, comunque, dovrebbe far supporre che stessero cercando dei documenti occultati. Ognuno è libero di gridare all’abuso, se crede, ma, proprio perché lei invoca l’iformazione e il diritto di critica, le consiglio di leggere l’articolo del Times di cui le riporto il link.
    http://www.thetimes.co.uk/tto/news/world/europe/article2572226.ece
    In particolare, i passaggi in cui Adriaenssens dice che “alcune vittime volevano che i file arrivassero alle mani della polizia, altre no, e ora sono nel panico”. Io darei un qualche peso anche a quelle che “volevano”, e che da noi sono state tagliate dalla frase del professore.
    Inoltre, salta fuori un ex-prete che afferma di aver avvisato il cardinale Godfried Danneels che l’ex vescovo di Bruge (quello dimessosi lo scorso aprile) abusava di ragazzi già 15 anni fa, ma nulla è stato fatto. La commissione Adriaenssens, invece, è stata istituita nel 2000, ossia 10 anni fa, ma la polizia ha pensato che fosse un po’ troppo lenata e temeva che agisse in base a un accordo segreto con le autorità religiose; per questo motivo ha sequestrato i documenti.
    Quanto ai vescovi, ecco la dichiarazione che un loro portavoce ha rilasciato al Times: “We had to stay there from 10.30am until 7.15pm and we were all interviewed. It was all very correct but not very agreeable.”
    Rispetto a quanto detto da Bertone, quindi, le ore sono già passate da 9 a 6 e un quarto (nove erano i vescovi trattenuti) e il portavoce dice che tutto si è svolto in maniera corretta, per quanto comprensibilmente spiacevole.
    Comunque, chi voglia continuare a stracciarsi le vesti per «l’abuso» è liberissimo di farlo. Per quanto mi riguarda, penso che la fantasia di Dan Brown c’entri poco con quello che sta succedendo all’interno della chiesa. Purtroppo, quello che sta sucedendo ha molto più a che fare con la concreta realtà che con la letteratura popolare.

    Cordialmente,
    Alessandra

  8. Gentile Maiorino,
    Lei scrive: “Quanto ai vescovi, ecco la dichiarazione che un loro portavoce ha rilasciato al Times: “We had to stay there from 10.30am until 7.15pm and we were all interviewed. It was all very correct but not very agreeable.”
    Rispetto a quanto detto da Bertone, quindi, le ore sono già passate da 9 a 6 e un quarto”
    Se il mio modesto inglese mi soccorre a sufficienza siamo a 8 e tre quarti. Manca all’ appello un quarto d’ ora.
    Ma in sostanza, a parte questo triste conteggio, siamo più d’ accordo di quanto non sembri. Come Lei mi auguro davvero che si applichi la legge. Quella legge penale che tante battaglie per la libertà hanno ottenuto per tutti.
    Di nuovo a Lei il mio saluto più cordiale.

    Carlo

  9. Bertone ha anche detto che non si trattano così dei vescovi: “non sono mica dei bambini”(sic!).
    Perché i bambini si tengono nove ore senza bere e senza mangiare? Sembra un lapsus freudiano, un sintomo di come questi alti prelati considerano i bambini…
    Ma Bertone non è nuovo a queste battute infelici, come quando ha detto che è più facile essere pedofilo da omosessuale che non da prete celibe, cosa che poi ha dovuto rettificare dicendo che si riferiva agli abusi interni alla chiesa.