Critiche laiche Recensioni
“Sia fatta la mia volontà” – Funerali civili e testamento biologico nel documentario di ‘Schegge di cotone’
di redazione[27 mag 2010]
Una nonna chiede aiuto alle sue tre nipoti per organizzare un funerale: il suo. Non vuole un funerale “normale”. Lei vuole un funerale laico. Ha inizio così il lungo e tortuoso viaggio in un’Italia ancora ultrareligiosa, più per convenzione che per convinzione.
Con ironia e irriverenza le tre giovani donne affronteranno il tema della morte e si confronteranno con i temi della laicità e della possibilità di scegliere dopo la vita. Scopriranno che organizzare un funerale civile in Italia non è semplice. Che sono ancora troppe le persone che addirittura pensano non sia possibile celebrare un rito diverso da quello religioso: queste persone, spesso, pur ritenendosi non-cattolici, non vedono altra alternativa a quella di recarsi in chiesa.
Il documentario mostra come nella maggior parte delle città non esiste un luogo dignitoso dove svolgere riti funerari laici. Saranno molti gli interrogativi che le tre protagoniste si porranno in questo viaggio intorno alla morte. Dove si celebra un funerale civile? Cosa si fa quando in una città non esiste una “sala del commiato”? C’è una ritualità consolidata per i funerali civili? Esistono dei “cerimonieri laici” che possano supportare i presenti durante lo svolgimento della funzione? A queste domande risponderanno gente della strada: la signora del mercato afferma che non esistono “funerali incivili”, il meccanico pensa che “civile” sia il contrario di “militare”, mentre le onoranze funebri ne fanno una questione di religione. Ma le risposte verranno trovate anche nelle parole di esperti e personaggi noti: il presidente della FIC, la direttrice dell’associazione Ariodante Fabretti e il responsabile dell’Associazione “La Ginestra” con la sua battaglia per ottenere una sala del commiato.
Il viaggio di queste tre donne le porterà anche a confrontarsi con le difficili storie di persone che, per rispettare le volontà dei propri congiunti, si sono trovate in funerali “costretti” nelle camere mortuarie degli ospedali, o nei piazzali dei cimiteri. Ma si addentreranno anche in storie d’impegno e di creatività in cui la prontezza di spirito dei familiari ha, invece, contribuito alla creazione di un “rituale” originale ed emotivamente coinvolgente. Anche in questo caso le testimonianze arrivano attraverso la voce di personaggi noti e di persone comuni: la signora Lucia che ripercorre la fatica ma anche il conforto di organizzare il funerale di sua madre; Ascanio Celestini che racconta il funerale in chiesa del padre non credente; René Andreani e le sue prove anticipate di funerale; infine, Giulio Casale e il suo ricordo positivo di una cerimonia triste ma al tempo stesso vitale.
Nel documentario, attraverso i funerali laici, il racconto approda al tema molto più generale del diritto alla libertà di scelta. Essere liberi di scegliere sulla propria morte non significa soltanto decidere con quale tipo di rito si debba essere salutati, o quale destino debba avere il proprio corpo una volta finita la cerimonia. Ma si traduce anche nel poter decidere su delicate questioni: quali trattamenti sanitari rifiutare o accettare; la possibilità di poter esprimere chiaramente la propria volontà, oggi, per quando non si sarà più in grado di esprimerla direttamente; poter autodeterminare quando i trattamenti sanitari diventano così gravosi da non permettere più una condizione di vita dignitosa. Tutte queste questioni ricadono nel tema della laicità dello Stato: laicità che non significa essere contro qualcosa, ma lasciare al singolo la libertà di decidere, di poter scegliere secondo la propria coscienza, senza che le posizioni dell’uno prevarichino quelle dell’altro.
La laicità dello Stato viene esplorata attraverso esperienze e testimonianze dirette: la scelta controcorrente di Don Alessandro Santoro che scrive una lettera di solidarietà a Beppino Englaro; l’esperienza di Alessandro Bergonzoni come testimonial della Casa dei Risvegli; il dibattito pubblico sul testamento biologico durante la Biennale della Democrazia a Torino; la drammatica situazione di Paolo Ravasin che, attraverso un video-testamento, esprime la sua volontà di rinunciare all’idratazione e all’alimentazione artificiale.
Schegge di cotone
www.scheggedicotone.com








































Spero di morire in ospedale, e di li direttamente al cimitero sotto terra con una cassa ecologica di cartone.
Torno appena da un funerale, molto sentito dalla mia piccola comunità perché il defunto era benvoluto da tanti. C’ erano quasi tutti, in Chiesa, anche chi non ci va mai.Penso comunque che sia relativamente facile non battezzare i figli e non celebrare il Matrimonio, ma sia molto difficile sfuggire al Funerale religioso, proprio perché la Morte non viene affrontata dai Laici e solo i Religiosi hanno sufficienti motivazioni per organizzare la sepoltura. Se volete batterci, dovete lavorare come noi. State insieme, organizzatevi, prestate la Vostra opera gratis e non chiedete sempre allo Stato stanze e funzionari e, quindi, soldi. Anche perché la crisi economica rischia di far piazza pulita, entro pochi mesi, di qualunque ideale non economico.
Aldo, non sono d’accordo. Così come molti battezzano i figli perchè sennò ‘che direbbe la suocera?’, analogamente il funerale in chiesa si fa perché è uso comune, punto.
Sappiamo bene quanto l’omologazione sia, per molti, prioritaria. Sappiamo bene quanta gente mette il cervello in naftalina per comodità, per non spezzare tradizioni, per non discutere con la nonna o i suocero del caso…
Oltretutto, l’alternativa sta cominciando ad esserci ora, solo una decina di anni fa non se ne parlava neanche di sale del commiato.
Quanto al “non chiedete sempre allo Stato stanze e funzionari e, quindi, soldi”, mi fa veramente specie che lo dica un sostenitore della Chiesa, che batte cassa (la Chiesa intendo) come e quando può!
Vogliamo parlare della raccolta delle offerte ‘per il morto’ (ossia per la parrocchia) durante i funerali? Ogni volta mi viene un moto di ribrezzo…
L’ultima indulgenza che la Chiesa vende è quando il morto è già nella bara. Una lauta offerta dei familiari di sicuro gli aprirà la strada per il paradiso!
io non voglio nessuna cerimonia. Voglio essere cremata e che nessuno sappia della mia morte se non per caso e a cremazione avvenuta. Vorrei che non ci fosse neppure la tomba.
Qualcuno sa se è possibile?
tutto è possibile Ombretta…….
sappi che io sto’ preparando i documenti necessari innanzitutto per lo “sbattezzo”…se non sei iscritto nelle liste cattoliche non ti possono neppure fare il funerale in chiesa…..poi mi sono iscritta alla società di cremazione della mia provincia…….ed ho lasciato ad una amica avvocato una dichiarazione di come voglio che si svolga il mio rito funabre e dove……cosi facendo nessuno potrà fare diversamente da quanto io ho richiesto…..sappi inoltre che è da poco tempo possibile anche in Italia la dispersione delle ceneri…….
tutto è possibile….basta volerlo….
Io posso dare l’esperienza della mia famiglia, che meno di due mesi fa ha dovuto salutare mia madre. Viviamo a Roma ed abbiamo optato per il servizio funebre comunale, specificando che tutto doveva essere a-religioso. Cassa e carro senza simboli religiosi, sala “Tempietto Egizio” (chissa perchè questo nome) al Verano e cremazione. E’ stato tutto dignitoso e semplice come avrebbe voluto mia madre.
Per Ombretta, la cerimonia è opzionale, puoi scegliere di andare direttamente da casa (o ospedale) alla cremazione. La Tomba anche è opzionale, basta optare per il cenerario comune o la dispersione.
L’unico neo che abbiamo trovato è che per far uscire l’urna dal comune di Roma bisogna pagare 400€ di bolli. Un furto.