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Ru486 nel Lazio: Polverini va alla guerra

di Claudio Tanari
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[25 mag 2010]
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polverini_12_221209--400x300La Giunta regionale del Lazio, assemblata attraverso un estenuante tira e molla degno delle alchimie correntizie della prima Repubblica (“La più breve della storia. Non si è mai riunita e già cambia”, titolava qualche giorno fa il Corriere della Sera), ha poche certezze. Ma granitiche. Una riguarda la Ru486: «La pillola abortiva è un aborto terapeutico e quindi va considerato come quello chirurgico. Su questo la nostra posizione è molto chiara». Ergo, la prescrizione della pillola abortiva prevederà l’obbligo di ricovero. E’ l’annuncio della Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, durante il seminario Regioni: quali politiche per la vita? (Venerdì 21 Maggio) organizzato dal Movimento per la Vita italiano.

Nessuna novità rispetto alle esternazioni in campagna elettorale, durante la quale – facciamo sommessamente notare – la candidata della destra puntava il dito contro l’eccesso di ospedalizzazione tra le cause della malasanità laziale… Appunto. Certo, sempre meglio del Piemonte di Roberto Cota che aveva promesso, lo stesso giorno del suo insediamento alla presidenza della Regione, di «far marcire le pillole in magazzino».

Finora, a quasi due mesi dall’arrivo della Ru486 in Italia, le confezioni consegnate dalla Nordic Pharma, che distribuisce in esclusiva il farmaco nel nostro paese, sono poco più di un migliaio: «Per l’esattezza sono 1.069 gli ordini evasi», ha detto Marco Durini, direttore medico dell’azienda al giornale online Quotidiano Sanità. La Toscana è in testa con 318 ordini, seguita dalla Lombardia con 208 confezioni consegnate. All’ultimo posto Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise e Valle d’Aosta con 5 confezioni ciascuna. Calabria, Lazio, Sicilia e Umbria non hanno invece ancora effettuato alcun ordine. «Tra queste ultime – ha sottolineato Durini – stupisce il Lazio, in considerazione anche del numero comunque elevato di interruzioni di gravidanza effettuate in questa regione, pari a 13.600 l’anno, secondo l’ultima relazione ministeriale».

Il fatto è che sulla Ru486 la Polverini ha scelto senza indugi di seguire la linea tutta ideologica del ministro Sacconi: quella che interviene in modo autoritario sulle scelte dei medici e delle donne ostacolando il ricorso a metodi meno invasivi e più rispettosi della dignità della donna, che peraltro la stessa legge 194 prescrive.

Durante il seminario presso la Sala Tevere della Regione il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha potuto concludere il suo intervento con soddisfazione: «Penso a questo convegno con un brivido: se non avesse vinto Renata… Ma Renata è stata testarda e caparbia ed il popolo laziale lo ha capito». E avrà modo di continuare a capire: a cominciare dalle donne.

Claudio Tanari

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un commento
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  1. Sno tutti pagati da noi,ma lavorano per il vaticano,fanno schifo gli uomini che si occupano di cose nostre come la RU486,ma sono ancora peggio le donno perchè sono contro altre donne e questo è inspiegabile (o si spiega benissimo con la poltrona e il dio denaro,perchè è solo il dio danaro che si venera,anche se tutti dicono di essere cattolici anche i preti).