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Attualità   

L’ultima trovata di Mariastella: la Bibbia sbarca a scuola

di Cecilia M. Calamani
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[23 mag 2010]
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bibliaChe la nostra ministra dell’Istruzione abbia a cuore Santa Romana Chiesa non è una novità. Non potendo (ancora) rendere l’ora di religione curriculare – perché la Costituzione si può anche umiliare, ma a tutto c’è un limite – la Gelmini non ha mai nascosto la sua vocazione di tramite tra le gerarchie ecclesiastiche e la fertile mente dei nostri studenti.

E quindi ricorre (e vince) contro la sentenza del Tar del Lazio che esclude l’ora di religione dalla maturazione del credito scolastico; taglia fondi per le discipline curriculari e per il sostegno all’handicap (circa 132 mila docenti e otto miliardi di euro in meno per i prossimi tre anni) senza scalfire l’insegnamento facoltativo della religione cattolica; denuncia a gran voce la discriminazione derivante dalla valutazione espressa in giudizio piuttosto che in voto per l’ora di religione; parla di scuola pubblica come l’unione di quella statale e quella paritaria (ossia cattolica) alla quale, insieme al collega Tremonti, elargisce fondi a piene mani in virtù della ‘libertà di scelta dei genitori’.

Ma ora ha superato se stessa. Leggiamo, increduli,  il protocollo d’intesa tra il ministero dell’Istruzione e Biblia, una “associazione laica di cultura biblica”. Biblia, si legge nel protocollo, “ritiene che la conoscenza della Bibbia, in un’ottica laica, rappresenti una componente essenziale di tutte le culture dell’Occidente e che perciò vada ampiamente diffusa nella trasmissione del sapere e nelle istituzioni educative; favorisce, in uno spirito di scambio e di dialogo, la conoscenza di tutte le tradizioni religiose che pur diversamente si richiamano alla Bibbia e al Corano”.

Come rifiutare il contributo culturale di questa prestigiosa associazione? Il ministero, quindi, si impegna a favorire la programmazione, da parte delle scuole, di “iniziative di formazione e aggiornamento, anche a livello nazionale, sui temi biblici, in un’ottica di formazione interculturale”.

In sintesi, gli studenti  dal prossimo anno saranno più ignoranti grazie ai tagli economici all’istruzione pubblica, ma almeno potranno apprendere i principi ispiratori della nostra(?) religione. Poco importa che sappiano a malapena chi è Darwin, che mastichino tre parole (e non di più) di inglese, che ignorino i diritti e i doveri del cittadino, che siano digiuni delle problematiche ambientali: la parola di Dio colmerà tutte quelle lacune che già li relegano un gradino più sotto dei loro coetanei europei.

Ma il peggio, se è possibile, deve ancora venire. Il Corriere della Sera, nel riportare l’iniziativa, ci informa che la sperimentazione probabilmente verrà avviata all’interno delle ore di italiano nel biennio dei licei. E per rassicurare i dubbiosi aggiunge: “Attraverso i riferimenti al testo sacro si possono certo ricostruire diversità, vicende di tensioni e di scontri, ma la frequentazione della pagina ispirata da Dio, il misurarsi con l’attualità del suo messaggio, è anche l’ occasione per stare assieme, ritrovarsi, dialogare, individuare riferimenti e progetti comuni”.

Tutto normale, quindi,  per il quotidiano di via Solferino, che riporta anche alcuni dei nomi illustri che hanno firmato, primi tra diecimila, la petizione a sostegno dell’iniziativa: Giuseppe De Rita, Claudio Magris, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Amos Luzzatto, Margherita Hack.

Sarà questo il motivo per cui la notizia è passata in sordina su quasi tutti i media?

Cecilia M. Calamani

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30 commenti
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  1. Cara Cecilia,

    la bibbia – se si intende l’antico testamento e non il vangelo – non è un testo religioso. E’ solo la storia del popolo ebraico. E’ diventato testo religioso per i cristiani, infatti pur parlando della loro storia gli ebrei non gli attrbuiscono nessuna valenza religiosa. E questo va chiarito per poter dire che l’antico testamento è un libro – secondo me bello e che non annoia – ma è un libro. Nonostante quello che dice il Corriere della Sera.
    Quanto al fatto che si propone il suo studio a scuola, imagino che dovrebbe essere appaiato all’iliade o all’odissea e allora mi chiedo quanti saranno gli insegnanti che saranno in grado di curarne la lettura.
    Questo progetto mi sembra più che altro velleitario.
    Trovo estremamente discutibile che qualsiasi cosa venga in mente si deve far fare alla scuola senza considerare le capacità degli insegnanti e i costi.
    Meglio sarebbe stato da parte di questi nostri intellettuali mobilitarsi per – se proprio dovevano – l’educazione civica, visto che non occorre essere genitore (lo dico sopratto per te che mi hai strigliata su questo argomento) per rendersi conto che gli adolescenti ignorano le più elementari regole del vivere civile.

    Biblia è una associazione molto amata dalla nostra classe dirigente. Nel periodo che ho lavorato al Comune (sindaco Veltroni) più volte gli è stato dato spazio per conferenze e incontri sulla lettura della bibbia.

  2. Mah, se lo studio della Bibbia fosse del tutto slegato da implicazioni religiose e fosse condotto con rigore, senso critico e disponibilità al confronto, io dico: “perché no?”. Il problema è che non si devono sottratte ore alle altre materie; temo però che la mancanza di cultura di Maria Stella Gelmini (e di gran parte dei suoi sodali) intenda questa iniziativa come un modo per colonizzare la scuola italiana, riportando al Medioevo la società italiana.

  3. ma che cagata è?
    indecenza schifosa

  4. Trovo giustissimo che si legga la Bibbia a scuola. In altre parole, che i ragazzi possano imparare da subito quante scemenze, quante cose interessanti, quanti punti oscuri, complicazioni, ambiguità, incoerenze, ripetizioni contiene. E quanto sia tendenziosa e riduttiva la lezione che ne dà la Chiesa cattolica. Togliere alla chiesa il monopolio della Bibbia è la cosa più intelligente che dei laici possano fare. E siccome la Gelmini non è intelligente, non l’ha capito.

  5. Tiziana, magari chiedere agli insegnanti di prepararsi un po’ su un testo che bene o male è di fondamentale importanza per la storia europea sarebbe di per sé buono e giusto. Come si fa, per esempio, a insegnare Dante, o Giotto, o Spinoza senza conoscere sufficientemente la Bibbia?

  6. [...] This post was mentioned on Twitter by Marco Gaudenzi, marina tanzi and Laicità dello Stato, Stefano Berti. Stefano Berti said: http://j.mp/cI09yW #sapevatelo @porcodio immagino la cosa ti rallegri! [...]

  7. Mi sfugge perché proprio dalle ore d’Italiano.
    Ci sono quelli di religione? Si levino di lì le ore.

    No, togliamole alla letteratura italiana, tanto voglio dire… dal palcito capuano ad oggi quanti libri avranno scritto? Due? Tre? Eh, ce n’è di spazio per la Bibbia.

    Ma l’ora di Religione non si tocca: quella serve alla propaganda vaticana.
    Tocchiamo, piuttosto, le ore dedicate a far sorgere negli studenti un po’ di pensiero critico.
    Mi stupisce che non abbiano toccato Storia o Filosofia…

  8. Certo, nulla di male nello studiare un testo epico – se così fosse inteso – ci mancherebbe.
    I problemi, però, sono due. Da una parte la valenza confessionale della Bibbia. Biblia è un’associazione che, pur spacciandosi come non confessionale, vuole portare la conoscenza della ‘parola di Dio’ tra la gente, che è cosa ben diversa dal diffondere un testo antico.
    Dall’altra, lo stato di collasso della scuola pubblica italiana, alla quale si continuano a tagliare fondi e ore. E’ inconcepibile che si introduca lo studio di un altro testo, per quanto importante per la nostra cultura, mentre si tolgono ore di didattica alle discipline fondamentali per la formazione. E tacciamo sull’ora di religione, che meriterebbe una dissertazione a parte.
    Inoltre, come ho già scritto, i nostri studenti sono già molto indietro agli standard europei su varie discipline, dall’educazione civica all’ambiente (e non mi azzardo a parlare di scienza). Non erano queste, forse, le materie da potenziare? C’era bisogno della Bibbia?
    Per concludere, ha ragione Federico: se l’insegnamento fosse fatto in modo critico servirebbe solo ad allontanare gli studenti dalla superstizione e dalle incongruenze della religione cattolica. Ma questo non avverrà: basta ‘leggere’ il dna di Biblia, ben conoscendo quello della Gelmini.

  9. Già che ci sono potrebbero anche affiancare il grande testo di Kolosimo “La Bibbia aveva ragione” nel quale più o meno scientificamente si dimostrava che ciò che era riportato poteva essere provato perché i luoghi dove erano ambientate le storie della Bibbia esistevano nella realtà. Insomma Mosé aveva ricevuto le tavole della legge sul monte Sinai. Il monte Sinai esiste: quindi ciò che è scritto è vero. Certo che se tutti quei nomi citati hanno firmato la petizione a favore la cosa mi perplime.

  10. Personalmente sono agnostico di religione atea, nel senso che l’agnosticismo mi sembra la posizione piu` razionale riguardo al problema di dio, ma come c’e` chi crede e ha una fede, io non credo e la mia fede e` l’ateismo. I miei figli non sono battezzati e non fanno religione cattolica a scuola. Sono socio dell’UAAR e sto pensando magari di sbattezzarmi, ritengo un abominio contro natura e contro una morale razionale e umana la maggior parte delle posizioni “morali” di santa romana chiesa (indipendentemente dai preti pedofili e dal vangelo) e un vero sperpero di denaro pubblico i milioni di euro sprecati dallo Stato per pagare migliaia di insegnanti di religione, scelti dalla curia e che non hanno passato consorsi pubblici.
    Questo per chiarire il contesto di quanto diro`.
    Una delle firmatarie a favore dell’iniziativa e` Margherita Hack, nota atea.
    Ora anche secondo me potrebbe essere un’iniziativa positiva perche’ checche’ se ne dica la bibbia e` certamente una delle basi della cultura europea e come giustamente scriveva Federico rispetto a Dante e Giotto e` impossibile capire buona parte della produzione intellettuale e artistica degli ultimi 1500 anni senza conoscerla.
    Io sarei contento e vorrei che i miei figli la studiassero a scuola.
    Non sarebbe appropriato studiarla nelle ore di religione, sia perche’ queste sono facoltative, sia perche’ non dovrebbe essere una materia confessionale, ma culturale e volendo da li` si possono tirar fuori anche temi di educazione civica (10 tavole e costituzione?), certamente di italiano (come esempio su tutti la Divina commedia), certamente di educazione artistica (praticamente tutta la produzione artistica medioevale).
    Certamente il problema sarebbe trovare persone preparate che la insegnino, ma forse si potrebbe risolvere la questione interdisciplinarmente con i professori delle varie materie che fanno lezione sulla bibbia per quanto concerne la loro disciplina, dato che per quegli aspetti gia` in parte devono essere preparati e quindi si tratterebbe solo di approfondirli trattandoli a partire dal testo originario.

  11. Tiziana ha perfettamente ragione, la religione conl’antico testamento c’entra come me con la dieta alimentare.
    Purtroppo anche i movimenti ateistici o simili ignorano le cose e danno per scontato che quelloche dice la chiesa cattolica è.
    Sono d’accordo che la bibbia deve essere condotta allo studio epico come in realtà è, ma sono a ncora una volta d’accordo con Tiziana che di fatto gli insegnanti non sapranno approcciarla.

  12. @federico

    agli insegnanti si può chiudere certo di aggiornarsi, sia sulla bibbia che su Spinoza, ma chi e quali saranno i costi

  13. [...] Tags: laicità, scuola Riportiamo un illuminante intervento di Cecilia M. Calamani tratto da Cronache Laiche: ci sembra che l’argomento meriti [...]

  14. La Hack ed Eco hanno firmato questo progetto, quella per prevenire l’uso della Bibbia come testo scientifico, l’altro perché lo pone sul piano letterario dell’Iliade. A me pare che entrambi siano caduti nel tranello perché questo è solo il primo passo per sostituire la biologia con la teoria creazionista. Ma magari sono solo malfidata.

  15. Visto quello che ha fatto fino ad oggi la ministra ho motivate ragioni per giudicare l’iniziativa un cavallo di Troia che partendo da posizioni culturalmente condivisibili apra varchi per far penetrare nella scuola la confessione istituzionale. Sento odore di fondamentalismo mascherato da cultura.
    La Bibbia è cosa seria: il profeta Amos 700 anni A.C. fotografava con assoluta precisione l’attuale classe dirigente italiana, ministra compresa:
    “Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
    mangiano gli agnelli del gregge
    e i vitelli cresciuti nella stalla.
    Canterellano al suono dell’arpa,
    si pareggiano a David negli strumenti musicali;
    bevono il vino in larghe coppe
    e si ungono con gli unguenti più raffinati,
    ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
    Perciò andranno in esilio in testa ai deportati
    e cesserà l’orgia dei buontemponi”.

    Spero con tutto il cuore che la profezia si avveri.

  16. In effetti la riflessione, almeno per quanto mi riguarda, non parte dall’iniziativa della Gelmini. Questa mossa, infatti, è perfettamente in linea con quanto la ministra ha fatto finora.
    Ciò che sconvolge è il sostegno all’iniziativa di alcuni degli intellettuali citati. Potranno anche esprimere posizioni, in sè, valide, ma ‘in sè’, per l’appunto. Ciò significa che ogni affermazione, soprattutto se proveniente da personaggi di indubbia caratura culturale, dovrebbe considerare il contesto nel quale poi andrà applicata.
    Quindi è vero quanto afferma la Hack, ossia che divulgare la Bibbia può dar solo modo agli studenti di capire la sua antiscientificità, ma lei stessa non si pone il problema del ‘come’ e del ‘chi’.
    In sostanza, trovo deprecabile che gli intellettuali nostrani facciano dichiarazioni avulse dal contesto in cui viviamo. Sono loro per primi ad essere tenuti, proprio per il ruolo di guida culturale che ricoprono, a conoscere, oltre alla teoria, la pratica.
    Una pecca di superficialità perdonabile al cittadino comune diventa, per loro, imperdonabile.

  17. Secondo me ricamate sul cavallo di Troia della Gelmini. Le trattative con Biblia erano a buon punto già con Fioroni e non si è concluso per via del cambio di governo. Perchè ciò non sia un cavallo di Troia, bisogna ricordare quello che saggiamente ha scritto Tiziana, e cioè che la bibbia è un libro che non ha valenza religiosa. A meno che non vogliamo usare il metro del cristianesimo.

  18. [...] Rimango sempre più incredulo dell’operato di questo governo e della leggerezza con cui le persone le subiscono. Allego un link ad una notizia. [...]

  19. LA DISCIPLINA SI CHIAMA STORIA.
    Non si può sconvolgere una disciplina, si rischia di non capirci più nulla. Sempre in campo di Storia poi ci sono gli approfondimenti specifici: Storia delle religioni. Nell’ambito della Storia delle religioni poi c’è lo studio di fonti religiose: bibliche, coraniche ed anche buddiste, vediche, taoiste (queste ultime per il ministro pare non esistano anche se riguardano più della metà dell’umanità). Possiamo nelle poche ore di storia dedicarci ad approfondimenti negli studi biblici (di tutto rispetto) senza andare in detrimento di altri argomenti? I tempi stretti nelle scuole spesso impediscpono di arrivare alla seconda guerra mondiale. In ogni caso il ministro non può dimenticare che esiste la libertà di insegnamento dei docenti e il ministro si deve limitare a dare indicazioni su periodi ed argomenti.
    Infine se veramente si vuole dare una educazione amplia in materia di Storia delle religioni, allora si elimini la lezione di appartenenza in cattolicesimo e si introduca una disciplina di studio per tutti con le dovute garanzie che tutto il pensiero umano venga rappresentato.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  20. L’affermazione che la bibbia non abbia valenza religiosa può essere vera a livello soggettivo, dire invece che non abbia valenza religiosa nella società e nella storia sarebbe affermazione intellettualistica. E la differenza non è un dettaglio marginale.

    Ho visionato i contenuti del sito “Biblia”, premesse condivisibile, autori e tematiche eterogenee. Approfondisco e leggo incontri del tipo:
    “Figlio, ti sono perdonati i tuoi peccati» (Mc 2,5), oppure                  
    “Universalità del peccato in Paolo”
    e ancora                  
    “Il peccato nella tradizione giovannea”

    Temi tratti dal nuovo testamento, con approccio confessionale

    Apro una relazione e leggo:
    …«ti sono rimessi i peccati» (Mc 2, 5)… differenza fra il battesimo di Giovanni e quello di Cristo…
    e poi
    …il senso del peccato nell’epistolario paolino… inevitabile trasgressione della legge da parte dell’umanità tutta, inevitabile perché condizione dell’uomo e superabile soltanto con la grazia gratuita della redenzione attraverso la croce di Cristo…

    qui è roba da seminario,

    tuttavia, siccome sono laico, non ho pregiudizi neppure con le confessioni religiose ma occorrerà verificare nel merito le iniziative dell’intesa: protocolli esecutivi, programmi, tematiche, docenti ecc. perché c’è tutto il rischio di un insegnamento religioso e addirittura confessionale. E’ ingenuo non comprenderlo.

  21. L’Antico Testamento non ha valenza religiosa. La valenza religiosa gliel’hanno data i cristiani. Vogliamo accreditare questa leggenda? Benissimo, ma mostriamo un sussiego al cristianesimo che, non avendo testi, si scelse l’Antico Testamento riadattandolo . Non bastasse ha adottato scrivendolo anche il Nuovo, o meglio il Vangelo, che è a totale uso e consumo del mondo cattolico. Il progetto è criticabile soprattutto perché si è aderito ad una associazione che è di fatto cristiana. Sono certa che nel caso si dia corso al progetto si adotterà la traduzione delle edizioni paoline che è quanto di più risibile esista per il libro .
    @Federico
    credo che per leggere e trasmettere un testo bisogna conoscerlo bene, magari avendo contezza delle fonti e della possibile lingua in cui è stata scritta, i docenti di lettere hanno al momento queste conoscenze? Personalmente ritengo che l’unica lettura possibile (in italiano) sia la traduzione fatta da Giuntina.
    @Cecilia
    la classe dirigente italiana è di basso livello, quindi non sorprende che intellettuali di chiara fama abbiano fatto una scelta del genere, abituati come sono a firmare appelli senza neanche leggerli.
    Di una cosa però sono certa, se ci fosse stato un ministro di centrosx, ad esempio Fioroni , il progetto sarebbe passato ugualmente liscio come l’olio. Anche perchè Biblia è talmente accreditata che ha promosso letture anche con l’imprimatur del Quirinale (presinte Ciampi) e Campidoglio (sindaco Veltroni) . Concordo con te, e mi sembra che lo avevo già scritto, che troppe cose si scaricano sulla scuola per la quale al momento sarebbe meglio un periodo di status quo, anche per l’inizio dell’anno scolastico che si vorrebbe portare ad ottobre. Abbiamo linkato questo articolo sul sito con breve introduzione, come al solito, di Giulio Vallocchia.
    Saluti, http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm

  22. @Tiziana

    Non solo la traduzione delle edizioni Paoline, secondo me i professori di lettere si soffermeranno sul vangelo che è molto più conosciuto e di più facile lettura. Io non credo che siano molte le persone in grado di districarsi nelle vicende dell’Antico Testamento.
    In questo Paese si prendono decisioni che fanno termare i polsi con una leggerezza che sconvolgerebbe anche il muro. Penso anche io che un ministro di centrosinistra avrebbe fatto la stessa scelta di Gelini (il che non la assolve)

  23. Concordo con francesco zaffuto e avendoci pensato ancora avrei scritto qualcosa di molto simile a quanto ha scritto lui. Pero` non credo che nello studio della storia del medioevo occidentale la bibbia sia fuori luogo, dato che si trattava del Libro non solo piu` diffuso, ma anche che piu` influenza ha avuto sul pensiero e la cultura di quasi un migliaio di anni. Questo non porterebbe certo via spazio alla 2a guerra mondiale perche’ sono argomenti insegnati in anni diversi. E’ poi certamente vero che non si tratta de La Storia delle religioni perche’ e` una sola, ma certamente da queste parti e` stata quella piu` importante. E poi si`, sicuramente sarebbe preferibile che sostituisse religione, cosa in se’ insensata; si puo` fare catechismo ma insegnare religione e` un ossimoro, se poi si tratta di quella cattolica, coi soldi miei e di altri che nulla possono o vogliono a riguardo, ma che con le tasse ci sottraggono per foraggiare persone nominate dalla curia per insegnare anche cose sostanzialmente perverse e che possono solo corrompere la mente dei giovani, ecco questo veramente mi indigna.
    Invece sinceramente non riesco a capire come Tiziana faccia a dire che l’antico testamento non abbia valenza religiosa. In ogni caso la religione e` importante per miliardi di persone e anche quella cattolica almeno per centinaia anche perche’ parte da problemi fondamentali, universali e profondi, a cui da`, secondo me, delle risposte sbagliate, ma che nondimeno e` opportuno porsi e capire, se non altro per non ritrovarsi a partecipare ad un’autodafe’ o interrogati da un inquisitore.

  24. La religione con l’antico testamento non c’entra; non è un testo religioso; non ha valenza religiosa, in quanto è solo la storia del popolo ebraico. La valenza religiosa della Bibbia è stata data dalla Chiesa cattolica.

    Ci ho messo un bel punto interrogativo poi ho chiesto, vista la mia competenza cattolica ma incompetenza ebraica, a persona competente. Mi ha gentilmente risposto D. Pacifici esponente della Comunità ebraica.
    L’autore rivendica e spiega l’assoluta valenza religiosa per la comunità ebraica di quello che noi chiamiamo antico testamento, che può essere compreso esclusivamente nello studio e nell’osservazione dei suoi contenuti all’interno del popolo scelto dal Signore.
    Quindi per gli Ebrei l’antico testamento, pur con motivazioni agli antipodi da quelle cattoliche, ha valenza religiosa.
    Per i laici, estranei all’integralismo delle chiese e al fondamentalismo dei popoli eletti, può non averne ma questa è un altra storia. Una bella storia.

    la risposta:

    Se non hanno valenza religiosa il racconto di chi e come ha creato il mondo (Genesi 1;1) o le leggi che devono guidarci nella vita terrena (Esodo 20;2 
    “Io sono il Signore
    Dio tuo, che ti ho tratto dal paese di
    Egitto, dalla casa di schiavitù.
    Non avrai altri dei al Mio cospetto,
    non farti alcun simulacro, né alcuna
    immagine (di cosa) che sia nel cielo di
    sopra, o (di cosa) che sia nella terra di
    sotto, o (di cosa) che sia nelle acque al
    disotto della terra.
    Non prostrarti loro, e non prestare
    loro culto; poiché Io, il Signore Dio tuo….”) cosa allora ha valenza religiosa?

    I cristiani hanno poco letto e poco capito ciò che chiamano “Antico” Testamento, per due motivi:
    innanzitutto la lingua originale, la lingua in cui il Signore ha dato la Torà, è troppo ricca di significati reconditi, nascosti dietro ogni lettera, per poter essere tradotta. E pensi che fino a tempi recenti le Bibbie italiane erano tradotte dal latino e la versione latina dal greco che finalmente derivava dall’ebraico: può immaginare cosa restava dell’originale.
    In secondo luogo esistono due versioni della Torà, una consegnata a Mosè per iscritto, l’altra oralmente. La Torà orale (poi trascritta nella Mishnà e nel Talmud) è rimasta patrimonio esclusivo del popolo ebraico, sconosciuta per la sua vastità e complessità al resto del mondo.

    Si potrebbe dire che il mondo non ebraico ha un mezzo libro che proprio perché dimezzato funziona poco e poco è capito ed apprezzato. 
    Per concludere direi esattamente il contrario di quanto affermato: il cristianesimo ha poco assimilato ed apprezzato il Pentateuco, un po’ per difficoltà oggettive di cui ho appena parlato, un po’ perchè rivolge tutta l’attenzione (giustamente, altrimenti non sarebbe cristianesimo) altrove. È solo il popolo ebraico che studiando ed osservando i precetti della Torà le dà valenza religiosa: e d’altronde, basta leggerla, è questo esattamente il ruolo per il quale il Signore ha  ”scelto” gli ebrei.

  25. Da ebreo ti dico che non ha valenza religiosa, tanto che per la preparazione del bar mitzwah si studiano testi diversi, E il bar Mitzwah è l’entrata nel precetto religioso.
    L’Antico Testamento è libro a noi caro, del resto , come Dario Pacifici ti avrà spiegato, molte delle feste che noi celebriamo e a cui il brano che tu hai scelto fa riferimento (ma anche Pesach o Shavuot) le chiamiamo feste di liberazione non feste religiose. Concordo con Tiziana che l’unica traduzione che ha un senso è quella di Dario Di Segni per la Giuntina.
    I cristiani , ad esempio i valdesi, non so cosa leggono dell’Antico Testamento, mi sembra piuttosto possibile che i cattolici lo ignorino completamente.

  26. Scusate, ma indipendentemente da ebraismo, cattolicesimo, cristianesimo, islamismo o ateismo non capisco come si possa affermare che passi chiave dell’antico testamento come quelli citati non abbiano una valenza religiosa. Non parlano del tempo, parlano di dio e quest’ultimo mi sembra un attore con qualche valenza religiosa, nemmeno molto malcelata o forse parlate di una cosa intendendone un’altra e/o per paradosso o date alla parola religioso e religione un significato disgiunto e irrelato da quello di dio?

  27. @ a.f.
    Concordo e sottoscrivo quanto dici pur comprendendo interpretazioni differenti dalle nostre;
    Francesco Zaffuto nel suo intervento centra il punto: “non si può sconvolgere una disciplina, si rischia di non capirci più nulla”. I filosofi la la chiamano epistemologia; se manca si perde il bandolo della matassa e questo conferma quanto dice Cecilia nel titolo: l’iniziativa della Bibbia a scuola per come è proposta è proprio e solo una “trovata”.

  28. Personalmente non credo che l’iniziativa andrà in porto nel breve periodo perchè gli insegnanti faranno di tutto per non applicare la materia che è complessa e difficile. Concordo ovviamente, da persona che ha avuto educazione cattolica all’italiana, che la Bibbia non è libro religioso e che il vangelo non fa parte della Bibbia. Casomai contiene delle norme civiche. Il fatto che Dio sia una sorta di deus ex machina non vuol dire niente, la religiosità è una delle mille letture.

  29. Vedo dal gran numero di commenti che è stato come gettare un sasso in uno stagno! Commenti tutti interessanti che aggredisono la questione da differenti punti di vista.
    Ricordo che oltre 10 anni fa l’associazione Biblia aveva promosso una raccolta di firme per sollecitare l’ingresso della Bibbia nelle scuole. Noi, come Comitato Nazionale Scuola e Costituzione, ci eravamo opposti. L’iniziativa era caduta in sordina, ma oggiAggiungi un appuntamento per oggi, visto che viene riproposta con l’appoggiAggiungi un appuntamento per oggio della ministra Gelmini, noi riproponiamo la nostra opposizione.
    I motivi sono più di uno.
    I proponenti sottolineano il valore “religioso” del testo, dal momento che lo mettono in relazione col Corano …
    Allora, perché non consigliarlo come approfondimento inserito
    nell’ora di religione cattolica , sui rapporti tra ebraismo e nascita del cristianesimo?
    Ma è evidente che Biblia non vuol conferire alla presenza della Bibbia nella scuola esclusivamente il carattere di testo sacro.
    L’operazione deve avere anche un carattere culturale di grande rilievo. E quindi, ecco perché la ricerca di uno spazio laico che metta in evidenza questo aspetto ( credo che siano dovute a questa presentazione equivoca firme come quella di Umberto Eco e di Tullio De Mauro). Nessuno nega il valore anche culturale della Bibbia, ma la scuola non è l’Università. Uno studio integrale della Bibbia può trovare posto a buon diritto nel curricolo universitario di Scienze delle Religioni, o nelle riflessioni proposte da gruppi laici delle comunità ebraiche o evangeliche.
    Nei programmi scolastici non può trovar spazio lo studio ( nell’ambito di quale disciplina? presentato con quale intendimento?) di un testo così specifico. Può invece rivendicare un suo spazio qualche pagina antologica, come testimonianza delle espressioni culturali dei popoli dell’età dei metalli – così come il poema di Gilgamesh, pagine dei poemi omerici, dei nostoi, di episodi tratti dai papiri egiziani, e così via,, peraltro già presenti in buoni testi della secondaria di primo grado e del biennio delle superiori.
    Per quanto riguarda le vicende storiche legate al popolo ebraico, all’influenza della Bibbia sulla nascita dell’Islam, si tratta di conoscenze che i programmi scolastici già trattano nei diversi gradi di scuola, in forma adeguata a ciascuno di essi.

    Antonia Sani
    Comitato Nazionale Scuola e Costituzione

  30. [...] compenso avremo l’introduzione della bibbia (che sostituirà Manzoni) come testo per imparare la “letteratu…. Non importa che la bibbia sia stata scritta in ebraico antico e tradotta, riveduta, corretta e [...]