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Fatima: se la pedofilia diventa teleologica

di Alessandra Maiorino
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[12 mag 2010]
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fatima-message-nmRatzinger è atterrato ieri a Lisbona. Trascorrerà in Portogallo quattro giorni e farà tappa anche a Fatima, il paesino dove, nel 1917, la Madonna sarebbe ai apparsa ai pastorelli, consegnando loro i famosi tre segreti di Fatima.
Durante il viaggio in aereo il pontefice ha risposto ad alcune domande dei giornalisti e, con riferimento alla pedofilia, ha detto che: «La penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, non soddisfano la necessità di giustizia, perché il perdono non sostituisce la giustizia». Ratzinger ha poi affermato che: «Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori ma dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa», aggiungendo che le attuali sofferenze della Chiesa, in conseguenza degli abusi su minori commessi da sacerdoti, fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima (il cui testo integrale è leggibile qui).

Ad una prima analisi, il goffo tentativo di iscrivere i fatti contemporanei nella profezia di Fatima fa quasi tenerezza: questo terzo segreto di Fatima sembra una sorta di asso-piglia-tutto in cui è possibile far rientrare qualunque cosa di spiacevole accada. È una vecchia tecnica dei mistici, e continua a funzionare. Tuttavia, è necessario analizzare un po’ più attentamente le parole di Benedetto XVI.

Innanzitutto, prendiamo atto che il papa ha (finalmente) riconosciuto la necessità che i religiosi colpevoli di abusi siano giudicati dai tribunali di Stato competenti, e sorvoliamo sulle contraddizioni già ampiamente evidenziate con quanto in precedenza disposto nel documento Crimen Sollecitationis.

Ciò a cui però occorre porre attenzione è la sottile distorsione della realtà che si cela nel resto delle affermazioni di Ratzinger. In esse il carnefice diventa il perseguitato: è la Chiesa, infatti, che subisce un attacco, anche se lo subisce dal suo stesso interno. Il passo successivo è inscrivere tale attacco in una visione teleologica – ossia finalistica in senso universale – e prettamente cristiana, che fa confluire la cronaca di questi giorni nelle mistiche visioni avute dai pastorelli novanta anni orsono.

Il papa trasfigura la realtà, trasformando un fatto contingente, la cui responsabilità ricade per intero sui membri ecclesiastici, in un fatto previsto e «necessario», che fa parte del percorso di sofferenza che la Chiesa di Cristo (e non i bambini stuprati!) deve attraversare fino alla fine dei giorni. Ratzinger infatti ha aggiunto che «Il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo».

Sembrano parole innocue; in realtà esse confondono due piani che nella mente degli uomini, credenti e non credenti, devono rimanere ben distinti, se vogliamo uscirne con la mente sana. Il piano dei dati reali – quelli veri e oggettivi, che parlano dei criminali e delle sofferenze da essi inflitte ai minori – non può e non deve essere confuso con quello del tutto immateriale (e opinabile) che investe la sfera dell’ultraterreno. Sul piano dell’ultraterreno, infatti, ogni cosa avviene per un fine preciso e come previsto da Dio; la vittima e il carnefice, in questo senso, sono uguali: la prima con le sue sofferenze, il secondo con i suoi peccati, sono entrambi strumenti della Provvidenza e ugualmente concorrono alla realizzazione della «profezia».

D’accordo, si dirà, ma in ogni caso, anche in questa visione ultraterrena, la vittima sarà ricompensata, mentre il peccatore sarà dannato. Attenzione: nel gioco delle parti magistralmente adombrato da Ratzinger, la Chiesa è la vittima, e lo è qui in terra. Ratzinger non fa menzione dei minori che hanno subito violenza e che soffrono: è la Chiesa che viene violata dai sacerdoti peccatori e che per questo soffre. In una simile distorta prospettiva, essa somiglia molto di più al bambino stuprato che non al prete stupratore.

Non si tratta di sottigliezze; questo linguaggio metaforico, che utilizza il simbolismo e rispolvera ancora una volta, e retroattivamente, il terzo segreto di Fatima (pensavamo che, una volta svelato, esso avesse cessato di servire da spauracchio per le menti più fragili) è quanto mai insidioso. La mistificazione che opera distoglie l’attenzione dai fatti. E i fatti non hanno nulla a che fare con i pastorelli e con le rivelazioni di Maria.

Invece di denunciare fantomatici attacchi alla Chiesa, il papa dovrebbe cominciare a denunciare i colpevoli lungamente nascosti; solo così la Chiesa non sarà più «peccatrice» e sarà certamente più gradita a Dio e agli uomini.

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10 commenti
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  1. E’ tipico della religione cattolica atteggiarsi a vittima e dare sempre la colpa agli altri e mai a se stessi.

  2. [...] commenti Ratzinger è atterrato ieri a Lisbona.Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Fatima: se la pedofilia diventa teleologicaSharePotrebbero interessarti anche questi post:Il ‘chiacchiericcio’ di Sodano: confermata la [...]

  3. Un commento fuori dal coro in questo sito.
    1- Il papa in questione è Benedetto XVI e non XI come scritto.
    2- Si, la vittima è anche la Chiesa. Quando si dice Chiesa persone poco preparate pensano al clero, termine in disuso tra l’altro dal Concilio Vaticano II. La Chiesa è la comunita cristiana cattolica. I bambini che hanno subito le violenze dai preti pedofili sono figli di credenti, di famiglie cattoliche, di persone quindi che fanno parte della comunità. C’è la sofferenza dei bimbi come individui, ma c’è anche la sofferenza delle famiglie cristiane e della comunità tutta, che subisce un tradimento proprio da coloro ai quali è stata consegnata la guida della comunità, la missione pastorale.
    3-Le parole del papa sono rivolte a tutti coloro che le raccolgono con partecipazione, fede e consapevolezza del loro significato ultimo. Cioè ai credenti. Non limitano la libertà di nessuno. Il papa sa cosa dice. La comunità sa cosa dice e perchè lo dice.

  4. Il Papa forse sa cosa dice, ma sa anche cosa fare (anzi, cosa non fare) quando almeno in tre evidentissimi e documentati casi avrebbe potuto intervenire. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. La comunità invece, ammesso che sia identificabile in maniera unitaria, sa cosa dice il Papa, ma non sa fare di meglio che ascoltarlo. Purtroppo. Benedetto XVI, per i suoi trascorsi, è portatore di una cultura talmente retriva che il concetto di “pastorale” gli è del tutto estraneo. Ben altri sono stati i pastori della Chiesa. Senza contare, poi, che questa mentalità vetero-dottrinaria lo porta ancora a negare il matrimonio dei preti e a considerare l’atto sessuale strumentale alla procreazione.Con tutto quello che ne consegue, e che è facilmente immaginabile, smentite cardinalizie a parte.

  5. @Ludovica.
    Gentile lettrice, innanzitutto la ringrazio per avermi segnalato la svista XI anziché XVI; a volte gli occhi smettono di vedere!
    In secondo luogo, voglio dirle che dalle nostre parti i commenti fuori dal coro sono molto graditi, in quanto instaurano un proficuo scambio dialettico.
    Quanto lei afferma è vero, chiesa, anche etimologicamente, dovrebbe rappresentare una comunità di persone. Ora, a questo riguardo, le mie osservazioni sono due, e la prima è una domanda: lei si sente ben rappresentata, come comunità, dal modo in cui i vertici del Vaticano hanno gestito e stanno gestendo la questione degli abusi? Non si tratta di voler attaccare la chiesa, ma è un FATTO che se tutti gli episodi oggi noti non fossero venuti fuori in una maniera che va dal rocambolesco all’accidentale, i suoi rappresentanti si sarebbero ben guardati dal farne parola, figuriamoci dal ricorrere alla giustizia. Quindi fa bene a sottolineare la sofferenza della comunità, ma non si faccia sfuggire il fatto che il tradimento peggiore, a mio modo di vedere, lo compie chi sapeva, poteva evitare nuove vittime, e non l’ha fatto.

    Inoltre, da come lei si esprime, ossia “bambini cattolici, figli di cattolici, le parole del papa sono rivolte a tutti coloro che le raccolgono con partecipazione, fede…cioè ai credenti”, sembra quasi che voglia far intendere che sia “cosa vostra”. Non è così. Se è commesso un crimine, e qualcuno lo copre, non mi importa se a commetterlo e a subirlo sia un gruppo culturalmente omogeneo o meno: la cosa riguarda tutti, credenti, non credenti e fedeli di altre religioni.
    Non solo, ma tenga presente che molti non credenti o semplicemente laici, si disinteresserebbero volentieri delle parole del papa e di tutti gli altri sacerdoti e affini (io, almeno, lo farei volentieri) se non fosse che esse pesano enormemente e influenzano la vita di tutti, anche di quelli che, come sottolinea giustamente lei, non c’entrano nulla con loro.
    Glielo posso garantire: il giorno che le opinioni del papa non informeranno più le decisioni politiche di questo paese, e la tv di stato smetterà di propinarci un servizio al giorno su cosa ha fatto il papa oggi, io smetterò di occuparmene. Temo, però, che la cosa non si avvererà molto presto.

    Fino a quel giorno, si rassegni a sentire commenti su quanto avviene all’interno della chiesa anche da parte di chi, per una precisa scelta della volontà, non ne fa in alcun modo parte. Quando si vuole aver parola sulla vita di tutti, è naturale che tutti si sentano in diritto e in dovere di dire la loro in cambio.
    La saluto con amicizia.

  6. il modo migliore per liberarsi dalla tirannia della Santa Sede è quello di iniziare una azione giusdiziaria internazionale finalizzata a confdannarla per crimini contro l’umanità e a farle perdere la qualità internazionale, che la rende equiparata agli Stati, per violazione del Trattato di Vienna, del norme che regolano il diritto dei Trattati ed anche per violazione del Trattato del Laterano, laddove la Santa Sede si impegna ad eliminare le discriminazioni e favorire lo sviluppo della personalità dell’uomo, mentre affatto ne lede tutti i diritti e libertà fondamentali riconosciuti, nel senso che appartengono alla natura uomo e non possono essere alienabili.

  7. Un segreto al giorno leva il pretofilo di torno.

  8. Ciò che non è riuscita ad insabbiare qui sulla terra, la Chiesa (qualunque cosa essa sia) idealizza narrativamente come ‘disegno divino’. Che gran trucco di fiction linguistica! Bravissima, post esemplare!

  9. Vorrei chiedere, se qualche sacerdote legge queste pagine, se e quando verrò promosso in ufficio, cioè se anche questa cosa rientra nelle profezie del terzo segreto di fatima.
    Che tristezza!!!!!

  10. Articolo perfetto, anche se sarebbe bastato scrivere: Ma la Madonna, non poteva dire a Dio di questo piano demoniaco e sconfiggere il male?
    Invece no, l’ha confidato come segreto a 3 poveri contadinelli. Molto utile…