Pensieri illustri
da “Maldetti. Pensieri in soluzione acida” di Giovanni Soriano
a cura di Maurizio Fiumara[2 mag 2010]
A dire il vero, già dovermi definire “non credente” mi dà da pensare: che io, ancora oggi, debba distinguermi per contrapposizione a tutti coloro che credono agli spiriti è per me indicativo del grado di maturità raggiunto dagli esseri umani in tale aspetto della loro vita psichica.
Personalmente, non ho mai creduto all’esistenza di alcuna divinità, e persino un evento di portata epocale quale l’annuncio nietzschiano della morte di dio, per quel che mi riguarda, non ha alcun senso; perché dio, per me, non c’è mai stato, e poco importa che per gran parte dell’umanità continui a esserci.
Già, perché gli esseri umani, spesso, assurgono a verità non ciò che gli è dimostrato inconfutabilmente come vero, ma ciò che a essi necessita credere come tale.
Se dunque così tante persone che in altri aspetti della loro esistenza si dimostrano abbastanza razionali ed equilibrate credono nel trascendente, è perché evidentemente non possono farne a meno, perché non riuscirebbero a reggere il peso di un’esistenza priva di un senso assoluto, in cui la sofferenza e la morte non possiedono alcuna giustificazione. Dio, per molti, è ancora una necessità.
Conseguentemente, la fede può essere considerata come un ormai ben strutturato e complesso meccanismo di difesa di tipo psicologico, mediante il quale l’umano allontana da sé quella parte di realtà che non è in grado di accettare.
Ma tutto ciò è comprensibile, perché accettare la morte − la propria e quella dei propri cari − come totale e definitivo annientamento dell’individuo, piuttosto che come semplice passaggio ad altra vita, non è facile; perché accettare la sofferenza come semplice fenomeno naturale, piuttosto che come opportunità di redenzione, come prova di fede, come punizione divina o qualsivoglia altro motivo che, in ogni caso, ne giustifichi l’esistenza, non è facile; perché riuscire a rimanere senza risposte laddove non se ne hanno di valide, o accettare come tali anche quelle meno gradevoli, piuttosto che adagiarsi su quelle più comode, non è facile. In poche parole, perché accettare la vita senza consolatorie illusioni e senza false speranze non è facile; per molti, è praticamente impossibile.
Ne consegue che l’ateismo, almeno fino a oggi, non è per tutti…
Maurizio Fiumara







































