Diritti&Rovesci Discriminazioni
Congedo di maternità, non diritto ma privilegio. Parola di Mariastella Gelmini
di Cecilia M. Calamani[1 mag 2010]
Il congedo di maternità è “un privilegio”. In perfetto sincronismo con la festa dei lavoratori, questa è la sconcertante dichiarazione al Corriere della Sera di Mariastella Gelmini, ministra dell’Istruzione. La quale, non contenta, prosegue: “Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici”.
Forse, cara ministra, sono poche quelle che possono permettersi di tornare a lavorare, in quei cinque mesi. Probabilmente Lei non sa neanche cosa significhi, con uno stipendio da operaia o da impiegata, avere un figlio. Per Lei, il problema più grande sarà trovare un paio di tate tuttofare, che La seguano nelle trasferte a Roma portandoLe la Sua bimba per le poppate. Le notti in bianco, occuparsi della casa e dei figli, fare la spesa, pulire, cucinare, far quadrare il bilancio familiare, pagare le bollette e le rette degli asili nido non sono problemi di cui Lei risentirà, dall’alto della Sua posizione privilegiata. Con quale coraggio, e soprattutto con quale faccia, chiede alle lavoratrici madri dei ‘sacrifici’?
Oggi è la festa dei lavoratori. Delle lotte operaie e sindacali che hanno permesso il riconoscimento dei loro diritti, ai quali si attenta quotidianamente con forme di lavoro da strozzinaggio per eludere proprio quelle conquiste – e il congedo per maternità è una di esse – pagate a caro prezzo negli anni Settanta con serrate, scioperi e sacrifici, quelli veri, non quelli di cui Lei si riempie la bocca.
Lei, dal suo scranno ministeriale, parla di madri lavoratrici senza sapere di cosa stia parlando; legifera sull’istruzione senza aver mai insegnato; propone la regionalizzazione della scuola pubblica quando Lei per prima, per passare l’esame da procuratore, si è trasferita nel profondo Sud, a Reggio Calabria, dove essere bocciata sarebbe stata, negli anni intorno al 2000, una singolare eccezione. Lei pontifica, oggi, sul merito, quando non ha disdegnato le scorciatoie dei furbetti per ottenere il titolo di avvocato di cui si fregia; Lei si permette di parlare di diritti e sacrifici alle donne che non hanno avuto un ‘papi’ prima, che potesse permettersi di mantenerle durante il praticantato in altra città, e un ‘Papi’ dopo, a portarle in palmo di mano a sedere in Parlamento e poi nel Consiglio dei ministri.
Ma ciò che è veramente triste, ministra Gelmini, è che Lei, donna, vada contro le donne, quelle ‘privilegiate’ alle quali un contratto di lavoro a tempo indeterminato – laddove resista ai licenziamenti in massa derivanti dalla crisi – permette di sostenere l’onere di una maternità. Alle altre, infatti, le innumerevoli lavoratrici a contratto o a chiamata, è preclusa, anche grazie al Governo che Lei rappresenta, l’idea stessa di futuro.








































[...] di maternità è “ un privilegio ” .Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Congedo di maternità, non diritto ma privilegio. Parola di Mariastella GelminiSharePotrebbero interessarti anche questi post:Congedo di maternità, non diritto ma privilegio. [...]
Il ministro è l’esemplificazione perfetta delle tre “I” volute da questo malgoverno per la nostra Scuola: Ignoranza, Incompetenza, Irresponsabilità.
Ogni giorno che passa mi vergogno di più. Io non l’ho votata ma mi vergogno lo stesso, perché quest’irresponsabile incompetente, ignorante, ignobile, è (solo all’anagrafe) donna, ed è l’apoteosi dell’idiozia.
Il problema che in Italia non abbiamo più sindacati e politici che difendono i Lavoratori e lavoratrici, tutti coloro che si mettono in politica, nessuno dico nessuno ha fatto sacrifici, alzandosi alle 4, alle 5 del mattino, con i bambini che piangono e da sistemare da quache parente nido scuole varie ecc. ) solo qualcuno più fortunato viene aiutato dai genitori, inoltre non è facile far quadrare il bilancio a fine mese, eppure se chiedi chi li ha votati, solo pochi dichiarano di averli votati. La Grecia è fallita, ma noi non stiamo meglio, eppure malgrado certi giovani sono precari o lavorano a tempo determinato, votano destra, Viva l’Italia, e come diceva Mike Buongiorno ALLEGRIA.
Certo a parlare di fare sacrifici sono sempre quelli che hanno uno stipendio da ministro, la cameriera, l’auto di accompagnamento.
E poi hanno il coraggio di lamentarsi che in Italia non si fanno figli e che le donne abortiscono…. Se davvero gli pseudo-cattolici come la Mary Star (che ha concepito suo figlio fuori dal matrimonio) ci tenessero alla famiglia, cercherebbero di favorire in ogni modo le donne lavoratrici. Non è un caso che la Francia abbia uno degli indici di natalità più alti d’Europa.
Spero tanto che le donne italiane smettano di fare figli, così tra una decina d’anni la maggioranza dei bambini italiani sarà extracomunitaria, con grande gioia di tutte le brave persone come la pseudo-ministra di cui sopra….
Una donna che dopo 9 mesi di gestazione, travaglio e dolore del parto, ha scelto di chiamare la figlia con il nome suggeritole dal suo datore di lavoro, nel più completo servilismo, soggezione, assoggettazione verso il padrone delle ferriere. Quali diritti per i lavoratori e lavoratrici può concepire una donna simile?
cara gelmini.. anche solo per partorire le donne “comuni” devono avere un ginecologo di fiducia pagato a caro prezzo per essere degnamente assistite in ospedale… le donne ” comuni” non hanno posti riservati in cliniche private, tate prima e dopo il parto , donne delle pulizie,segretari particolari , cuochi ,. giardinieri, auto di servizio e quant’altro .. la lista sarebbe troppo lunga .. rifletta prima di parlare e di chiedere alle donne sacrifici di cui lei non conosce neanche il significato .. si vergogni!! mi piacerebbe sapere che ne pensa la sua collega ministra delle pari opportunità Carfagna…
Il ministro ( ho difficoltà a indicarla al femminile) non sa o, meglio, finge di non sapere che molte donne sono obbligate a rinunciare alla maternità quando firmano un contratto di lavoro e, nella migliore delle ipotesi, se dovesse accadere una gravidanza, allora ecco mille ostacoli per una eventuale carriera, ma, a volte, anche mantenere la sede in cui si era diventa problematico ( perché gli sciacalli sono sempre in agguato) e, comunque, il baratro del licenziamento indotto attraverso la rinuncia al proprio lavoro, è sempre dietro l’angolo!
Bella scoperta!!: Stipendio da imperatrice, Privilegi da Nobiltà ante Rivoluzione Francese in un quadro di lacchè e servitori sempre a disposizione!! Certo che così è talmente ovvio dire che il congedo per maternità è un privilegio! Scusi, ma lei sa, la condizione della donna in fabbrica e nel mondo del lavoro in genere? Si informi, legga, si documenti ma soprattutto, taccia in segno di doveroso rispetto, per chi si arrabatta con onesti sacrifici fra mille difficoltà anche per vedersi riconosciuto un diritto duramente conquistato! Ci faccia un favore: SI DIMETTA!!
questa tipa (mi rifiuto di definirla donna per rispetto verso tutte le altre,quelle vere…) non è che il prodotto di un sottobosco politico e culturale,di cui il nostro paese si dovrà vergognare per tanti anni a venire.
Da donna che dopo 3 aborti e 5 anni di attesa sta finalmente riuscendo a portare a termine la sua seconda gravidanza,grazie anche al fatto di essere in maternita anticipata(quindi privilegiata e fannullona!!!!!)grazie alla legge Bindi sulla maternita di cui ancora sono tra le poche fortunate a poterne favorire,comunque penso gia al dopo ,visto che mio marito e in cassa integrazione ,se riesco a stare a casa ad “accudire mia figlia”5 mesi va bene ,mi sento male.Un neonato nei suoi primi anni di vita ha bisogno di stare il piu possibile con sua madre,non con chi capita.La nostra societa e questo:si fanno pochi figli….Poi quando li fai sei costretta a mollarli subito dopo la nascita.Comunque fino a che si continua ha lasciare al potere questi esseri non degni di chiamarsi umani ,questo e il risultato.vorrei concludere con un bel :MA VAFFANCULO GELMINI!(scusate la parola)
Fermo restando che non si sente gran necessità che il ministro dell’Istruzione detti regole alle neomamme, penso che non tutti i lavori sono uguali ,per cui se una donna ritiene di non usufruire dei cinque mesi dovrebbe essere libera di farlo. Ad esempio il lavoro del ministro non credo che interferisca con un neonato.
A parte che parlare di lavoro in questo momento, con il lavoro che manca soprattutto per le donne richiederebbe un certo garbo, penso che a volte le donne sono inchiodate dalla e alla maternità.
@Dice Cecilia che il ministro non ha idea di cosa voglia dire per una impiegata avere un figlio, figurarsi se non sono d’accordo, penso che il ministro e i ministri e politici tutti non sappiano neanche cosa voglia dire scendere negli inferi della metro b o essere costretti a scendere dal 30 davanti all’anagrafe per raggiungere a piedi palazzo grazioli considerato che il premier ha preteso per la sua sicurezza di abolire la fermata , ma sono d’accordo con lei (maria Stella) quando dice che non è indispensabile per un neonato avere la mamma sempre vicina. Recentemente ho assunto una donna di 32 anni incinta al sesto mese (magari un uomo non l’avrebbe fatto) . E’ tornata a lavorare dopo un mese dal parto anche se io non l’ho chiesto e mi sembra molto serena. Non vorrei che per contraddire la stupida ministro si esalta allo spasimo l’isolamento delle donne dentro casa coi biberon e i pannetti da cambiare. Fermo restando che se una donna lo desidera deve poterlo fare http://www.nessundio.net/blog/2010/05/02/3922/#comment-122281
[...] [...]
Cara Tiziana, le varabili in gioco per la maternità sono tante. La necessità del congedo non dipende solo dal tipo di lavoro, ma dalla situazione familiare in genere (quanti figli, lavoro del partner, situazione economica, possibilità di aiuti familiari o extra familiari, ecc) e dalle esigenze, diverse da donna a donna.
Stante il fatto che così come per fare il ministro dell’Istruzione sarebbe richiesta, secondo me, una esperienza pluriennale nell’insegnamento, così per legiferare sulla maternità bisognerebbe essere madri, e non da un mese come la Gelmini, che ancora non ha la più pallida idea di cosa significhi veramente maternità, viste le ristrette esigenze di un neonato.
Detto ciò, rendere il congedo di maternità facoltativo, come proponi, può solo generare discriminazione. Già siamo nella situzione in cui le donne in età fertile vengono assunte con difficoltà (e magari viene richiesto loro di firmare una lettera di dimissioni in bianco), figuriamoci cosa succederebbe se qualcuna fruisse e altre no del congedo.
Ti assicuro che solo il fatto di avere figli genera discriminazioni in ambito lavorativo: una mamma non è più disponibile h24, per usare un orrido termine, ha i suoi orari, le sue esigenze, magari è anche stanca e meno produttiva. Rendere il permesso facoltativo costituirebbe solo un’arma di ricatto in più, psicologico ed economico, una pressione ulteriore, un elemento di discriminazione tra donne di serie A (quelle che rinunciano) e di serie B (le fannullone che usufruiscono dei 5 mesi di astensione dal lavoro).
Qui non si tratta dello stereotipo della donna tutta casa biberon e pannolini, qui si tratta, lo dico da madre e non da giornalista, di esigenze reali e, spesso, irrinunciabili.
Quanto alla crescita, ritengo invece fondamentale la presenza dei genitori e almeno di uno, nei limiti imposti dal lavoro. Non capisco e mai capirò il senso di fare figli e delegare alla loro educazione la nonna o la baby sitter del caso a meno, naturalmente, che non si sia costretti a farlo per motivi economici, come magari è successo per la signora che tu hai assunto.
Ciò non significa annullarsi nella maternità (o paternità, non dimentichiamo che esistono anche i padri), ma fare delle scelte consapevoli nel momento in cui si decide di mettere al mondo un figlio.
Cara Cecilia, concordo in pieno con il suo articolo e ritengo che il concedo per maternità sia sicuramente un diritto e non certo un privilegio. Mi preme solo sottolineare una cosa relativa ad una sua frase presente nell’articolo in questione: [...] “propone la regionalizzazione della scuola pubblica quando Lei per prima, per passare l’esame da procuratore, si è trasferita nel profondo Sud, a Reggio Calabria, dove essere bocciata sarebbe stata, negli anni intorno al 2000, una singolare eccezione. Lei pontifica, oggi, sul merito, quando non ha disdegnato le scorciatoie dei furbetti per ottenere il titolo di avvocato di cui si fregia”[...]. Capisco l’intento provocatore nei confronti di un ministro che spara a zero sui lavoratori, insegnanti e non, ma da meridionale sono anche stufa di sentire continuamente riferimenti negativi nei confronti delle nostre università. La sua frase lascia intendere che le Università del profondo Sud siano “facili”, che non si rischi assolutamente di essere bocciati. Non conosco la realtà di Reggio Calabria, ma le garantisco che proprio negli anni intorno al 2000, molti miei colleghi che studiavano giurisprudenza a Salerno hanno mollato, si sono trasferiti altrove a causa dell’eccessiva severità o sono invecchiati sui libri. All’Università degli Studi di Salerno, superare ad esempio l’esame di Diritto Privato richiede almeno 5/6 tentativi, in quanto anche se uno studente è preparato, si ritiene prematuro concedere un esame così importante al primo colpo. Ho visto persone prepararsi fino allo stremo delle loro forze e poi rinunciare a sedersi in sede d’esame per paura di un altro affronto. Fortunatamente io mi sono laureata in matematica, sempre all’Università degli Studi di Salerno e non ho dovuto subire una tale umiliazione psicologica inflitta agli studenti di giurisprudenza e le garantisco che neanche a noi di matematica o di altre facoltà sono mai stati fatti sconti. Pertanto, anche se comprendo la sua frase accusatoria nei confronti del ministro, sarei grata se una percorso facilitato, come forse è stato quello della Gelmini, non venisse generalizzato al profondo Sud come lo chiama lei.
P.S. Sono un’insegnante precaria e donna, per cui tutte le parole del ministro mi offendono oltre ogni ragionevolezza, ma sono anche una persona che ha fatto enormi sacrifici per studiare e laurearsi, senza aiuti, né sconti.
Scusi per lo sfogo e grazie per l’attenzione.
Angela Donatiello
Bisogna seguire i consigli della Gelmini; scodellare un bebè e tornare subito al lavoro, tipo operaia a 1200 euro al mese… e mettere 1000 euro al mese da parte per la baby sitter. Così si muove il mercato del lavoro… Che genio questa Gelmini…
Di primo acchito, a sentire le scempiaggini di questa povera ignorante spocchiosa che si riempie la bocca di parole di cui ignora il significato reale, mi sono quasi vergognata di essere donna… ma poi ci ho ripensato: si vergogni lei!
Se il congedo per maternità diventerà facoltativo sarà solo un’altra arma di ricatto con cui i datori di lavoro avranno il diritto di strozzare le donne, già penalizzate sotto mille punti di vista.
Per una donna che tornerebbe volentieri a lavorare con i punti chirurgici ancora in vagina (ed evidentemente non facendo un lavoro faticoso, intendiamoci… Voglio vedere che lo faccia volentieri un’operaia di un’acciaieria!), ce ne sono centomila che sono ben liete che il padrone non possa fare pressione su di loro perché la legge le tutela.
Ma già, ora le leggi devono essere scritte solo per tutelare il diritto del ladri a non andare sotto processo… quindi questo è di sicuro un “privilegio” contro il quale il Grande Imprenditore si appresta a lottare.
Schifosi esponenti di un governo schifoso. Prefettamente in linea, mi congratulo con il “ministro”.
In questo paese il vero privilegio per le donne è la maternità, non il relativo congedo. Il ministro Gelmini sembra ignorare le difficoltà delle donne normali di trovare un lavoro che non sia troppo precario (e che magari non includa un foglio di dimissioni “volontarie” nel caso rimango incinta), una casa, un sistema sanitario che le consenta le ecografie nei tempi giusti (e non con un’attesa di mesi) e, infine, un asilo nido in cui lasciare il figlio quando riprende a lavorare.
Onorevole Gelmini, se noi donne normali avessimo i privilegi che ha lei, stia tranquilla che faremmo quello che fa lei. Ma la vita reale è fuori dal Parlamento, e questo lei sembra proprio non volerlo capire.
Non tutti hanno la donna di servizio, non tutti hanno gli autisti, non tutti hanno stipendi favolosi, non tutti hanno la salute. Ho sbagliato ho parlato al maschile, perchè solo un uomo può non capire, ovviamente parlavo di noi donne. Tenga per lei le considerazioni gratuite. Io ho fatto due figli, altri li ho persi cammin facendo. Quando sono stata bene sono arrivata fino all’ultimo giorno di servizio. Per fare mio figlio sono stata a letto 7 mesi, non in giro, non ho mai rubato niente a nessuno. A letto forzatamente, piena di pastiglie, e non accetto che una donna che non mi rappresenta mi offenda. Parli con quelli del jet set non con i comuni mortali.
ma vaffanculo gelmini…
Povera Gelmini, non ha ancora capito alla sua età che l’idiozia è una malattia per quelli che la subiscono. Sono un docente e lavoro in una scuola professionale, dove la grande maggioranza dei ragazzi ha problemi di famiglia, (composte da molti figli) cerco di insegnare loro, che quello che si ottiene è sempre per merito e non per papi; e che aiuto ho dalle istituzioni? sentire l’ignorante ministro sparare (scusate) molte cazzate allora mi chiedo, bisogna essere idioti per farsi largo nella vita? Abbiamo il governo dell’arroganza, ignoranza, e alterigia come siamo caduti in basso. Scusate lo sfogo ma ormai non li sopporto più
certamente è stata indottrinata dal partito visto che i ministri di questo governo hanno saputo fare solo cose ignobili.
Se un ministro, per giunta donna e neo mamma, dice una cosa del genere, legittima certi datori di lavoro che come minimo te la fanno pagare dopo la maternità, qualche volta ti licenziano, se possono non ti assumono proprio… per non correre il rischio di concederti questo lusso!
Poveri i nostri padri, hanno lottato per nulla!
@Angela Donatiello
Cara Angela, le assicuro che nel mio scritto non c’era alcun intento discriminatorio, bensì un ironico riferimento alle visioni padane – ossia razziste – della ministra Gelmini. La regionalizzazione delle scuola, infatti, nasce proprio dal desiderio di non avere insegnanti ‘terroni’ nel profondo Nord. Come vede, uso gli stessi termini si tratti di sud o di nord.
Quanto a Reggio Calabria, se ha letto l’articolo del Corriere della sera di cui ho riportato il link nel post, si renderà conto delle percentuali di superamento dell’esame da procuratore. In ogni caso le cito:
“Nel capoluogo calabrese c’era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme”.
La ministra quindi, che disdegna il sud, ha usufruito ben volentieri della scorciatoia che Reggio Calabria le procurava.
Mi spiace veramente che lei abbia interpretato la mia frase come una ‘diminutio’ verso il Sud. Semmai, lo era nei confronti della ministra.
Detto ciò, e a parte l’articolo, mi fa piacere che lei sia una matematica, perchè lo sono anche io!
cara signora gelmini voi non sapete neanche cosa vuol dire tirare su i figli quando c’è un solo genitore che lavora voi politici di merda non capite i sacrifici che fa un cittadino mentre voi scaldate con il vostro sedere la poltrona e prendono uno stipendo il triplo che prende una persona normale.perchè una volta non prendete su le vostre gambine e venite a vedere come vive una famiglia che non ha due stipendi e deve cercare di tirare avanti facce di merda.io ho due figli di 4 e 2 anni.perchè invece di dire queste diozie non calate le tasse e fate qualcosa per noi cittadini
Ma cosa può saperne una donna come lei, ( mi ringrazi pure per averla inserita nel genere ) dei sacrifici fatti dalle lavoratrici per portare avanti gravidanze e crescere i figli ?
Io sono stata infermiera turnista , quando ho avuto i miei figli e ho dovuto rinunciare all’allattamento perchè per raggiungere il posto di lavoro , in mattinata, impiegavo il doppio del tempo.
Sono stata anche fortunata perchè ho avuto mia madre, altra donna abituata ai sacrifici VERI, che mi ha praticamente cresciuto i figli.
Oggi faccio fatica a ricordare la prima pappa, il primo dentino, il capodanno e le altre festa comandata e lo sa perchè ? Ero a lavorare, ad accudire neonati in terapia intensiva, le cui mamme sono state meno fotunate di me ………… anche se i miei figli per fare onore al lavoro della mamma, sono nati pretermine.
E se ha minimamente la conoscenza del mio lavoro, provi ad immaginare cosa può significare essere incinta e fare i turni di notte in una T.I.N.
Una Ministra che invece di contribuire a migliorare il Welfare e le Pari opportunità, che nel Ns paese stanno scomparendo, pensa a chiedere sacrifici alle DONNE VERE ?
MA MI FACCIA IL PIACERE …………..
Sono d’accordo in pieno con Tiziana. La facoltatività delel scelte è idispensabile per qualsiasi fase delal vita umana. E’ evidente che per lavorare occorrono anche situazioni economiche e /o familiari che lo consentano, ma se una donna vuole perchè dovrebbe essere inchiodata al ruolo di mucca fattrice.
Ovvìa. La gelmini ne ha detta un’altra….. Suppongo che si sia un gruppo di collaboratori che le scrivono le stronzate da farle dire.. Tutte da sola non potrebbe pensarle, a meno ché, la sera, prenda delle pasticchine di Imbecillene, prima di addormentarsi e riposare quei 13 gr. di cervello inoperativo. Spero per lei che segua una linea di politica che le porti soldi, almeno avrei trovato uno scopo alle sue cazzata……..
[...] Maternità e privilegi 3 05 2010 Da un articolo di Cecilia M. Calamani su Cronache Laiche Il congedo di maternità è “un privilegio”. In perfetto sincronismo con la festa dei lavoratori, questa è la sconcertante dichiarazione al Corriere della Sera di Mariastella Gelmini, ministra dell’Istruzione. La quale, non contenta, prosegue: “Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici”. Forse, cara ministra, sono poche quelle che possono permettersi di tornare a lavorare, in quei cinque mesi. Probabilmente Lei non sa neanche cosa significhi, con uno stipendio da operaia o da impiegata, avere un figlio. Per Lei, il problema più grande sarà trovare un paio di tate tuttofare, che La seguano nelle trasferte a Roma portandoLe la Sua bimba per le poppate. Le notti in bianco, occuparsi della casa e dei figli, fare la spesa, pulire, cucinare, far quadrare il bilancio familiare, pagare le bollette e le rette degli asili nido non sono problemi di cui Lei risentirà, dall’alto della Sua posizione privilegiata. Con quale coraggio, e soprattutto con quale faccia, chiede alle lavoratrici madri dei ‘sacrifici’? [continua] [...]
@Cecilia carissima,
per prima cosa ci tengo a dirti (a dire) che non proponevo nulla come del resto ho scritto. I diritti ai cinque mesi e ai vari congedi al momento ci sono e sarebbe bene che, in caso, venissero implementati. Ritengo però che non tutte le donne hanno lo stesso tipo di lavoro, gli stessi soldi, e lo stesso concetto di maternità quindi devono poter scegliere.
La persona che ho assunto – e avevo per questo sottolineato che probabilmente il mio collega e capo non l’avrebbe scelta una al sesto mese – è tornata al lavoro perchè immagino, si senta più gratificata e completa di passare parte della sua giornata lavorando e parte col bimbo.
Certo che la sua condizione è di privilegio, per prima cosa perchè ha incontrato me che non l’ho discriminata per il suo status, e poi, sopratttto, perchè guadagna un pò di più dei fatidici 1200 euro. Francamente avendo con lei rapporti di lavoro non le ho chiesto nulla nè so se ha parenti, eventuali mariti o tate prezzolate. Smetto però di discettare sulla maternità perchè, stando al tuo metro, ne ha competenza solo chi ha figli che io non ho.
Mi chiedo però se con questo metodo sia consentito di parlare di peofilia o religione… ma forse non ho compreso quello che volevi dire.
Solo aggiungo che leggendo dotti articoli sull’importanza dell’allattamento al seno o simili, ci sia la sotterranea tendenza di relegare le donne ad una condizione evitando, almeno in Italia, di affrontare il discorso delle cure. A parte la scarsità dei nidi, sono a disposizione solo per donne che lavorano dalle 8 alle 16.00 mi sembra. In Francia e nel nordeuropa ad esempio sono aperti anche la notte. Di questo da noi neanche si parla essendo la maternità, così come l’assistenza agli anziani, cosa che non si delega e che riguarda le donne.
Penso che un ministro, in queto caso dell’Istruzione, non debba per forza essere un insegnante ( altrimenti dovrebbe essere anche studente, ricercatore, familiare, maestro) ma essere in grado di avere una capacità amministrativa oltre a cultura e conoscenza, cosa che indubbiamente – e immagino che almeno su questo punto potremo essere d’accordo – manca a Gelmini così come a molti dei suoi colleghi dell’attuale governo e di quelli passati.
Saluti, Tiziana
Il tema della discriminazione delle donne madri è purtroppo ricorrente
è un tema che si dovrebbe affrontare, forse, seguendo due binari:
1) quello dell’azione concreta dei Governi:
i nostri agiscono poco e male, al di fuori della retorica cattolicheggiante sulle famiglie, in realtà il panorama itlaico è desolante, distribuzione degli asilo pubblici scarsa, con picchi di eccellenza al centro nord e il deserto al sud;scarsissima o nulla pressione dei Governi verso la costituzione di asili nido aziendali.
Scarsi o nulli aiuti alle mamme single che cerscono da sole i figli.
In soldoni l’Italia è il Paese europeo che spende poco e male per aiutare chi ha figli o chi ha familiari ammalati. Tutto il peso della cura ricade sulle familgie ed in buona sostanza sulle donne. Non parlo per sentito dire purtroppo.
2) quello del binario culturale:
nel Paese troppo spesso alle donne si richiede solo di essere fattrici, in soldoni le donne contano in quanto figliano, se figliano sono brave bambine da proteggere, altrimenti sono poco meno che prostitute egoiste, dedite ai più biechi vizi.
questa era la politica familiare di Mussolini che si sposava perfettamente a) con la ginofobia propria del cattolicesimo
b) con la cultura patriarcale/maschilista di una Nazione ancora poco sviluppata economicamente e civilmente
c) con gli interessi concreti di una imprenditoria italiana veramente mediocre sia culturalmente sia dal punto di vista delle capacità tecnico-economiche
(vedi storia delle donne di G.Duby e Michelle Perrot)
Il ridurre la donna a mera incubatrice porta agli orrori che sappiamo, alle violenze sul corpo delle donne, alla presenza di obiettori di coscienza che poi praticano e praticavano aborti nelle cantine.
Il binario culturale si interseca fatalemente con quello dell’azione concreta dei Governi, ed anzi spesso il binario culturale, di stampo catto-fascista giustifica l’azione sbagliata o l’inazione dello Stato anche purtroppo dello Stato democratico.
La difesa di una maternità consapevole e liberamente scelta è fondamentale. L’azione di tante donne negli anni 70 è stata svolta anche alla luce di un esame severo di quella cultura ed è è stata l’unica vera azione rivoluzionaria in Italia e l’unica che sul serio ha affrontato il tema cercando ci cambaire la cultura e di incidire quindi sull’azione legislativa.
Il punto è, credo come sempre, la libertà della donna, ma questa libertà deve essere concreta. Se vivi sotto ricatto economico la libertà tua sarà limitata. Se vivi sotto ricatto culturale, idem.
Una politica governativa di progresso e lungimirante dovrebbe annullare il ricatto economico e abbattere proprio con l’istruzione, con una legislazione che appoggi le donne, il ricatto culturale.
Gelmini e la destra che ci governa non hanno chiaramente alcuna intenzione di fare questo, questa destra qui ed ora è ancorata al clerico-fascismo, e credo che il loro
lo scopo sia annullare pian paino tutta la legislazione progressista realizzata negli anni ’68/’70
Anna
sul tema cultura/azione politico-legisaltiva vi segnalo
“Donna e politica” di Giuditta Brunelli Collana Farsi un’idea edizioni Il Mulino
euro 8.80
http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&fbt=1&ISBNART=10983
Trovo centrati gli ultimi due interventi: purtroppo le donne subiscono il ricatto economic e quello culturale. Quello culturale è. credo, più difficile da vincere perchè si basa sul fatto che la madre per essere una buona madre deve crescere il figlio 24 ore su 24 sacrificando tutto il resto.
Congedo di maternità, non diritto ma privilegio. Parola di Mariastella Gelmini…
Probabilmente Lei non sa neanche cosa significhi, con uno stipendio da operaia o da impiegata, avere un figlio. Per Lei, il problema più grande sarà trovare un paio di tate tuttofare, che La seguano nelle trasferte a Roma portandoLe la Sua bimba per le…
Credo anche io Giulia che il ricatto culturale abbia un peso devastante. Nel nostro Paese l’azione dei governi, purtroppo anche di molti governi moderati di sinsitra, ha finito con il rafforzare la cultura maschilista/bigotta di stampo clericale e fascio.
L’ex Ministro Fioroni, mi pare scusate se sbaglio il cognome, con l’ultimo governo Prodi decurtò la spesa per gli insegnanti di sotegno allo scopo di racimolare un lauto bocconcino da lanciare nelle voraci fauci della istruzioe cattolica privata.
Il corto circuito della attuale destra è evidente:
da un lato più di altri blatera di famiglia, di solidarismo in salsa cattolica, di amore, dall’altro adotta politiche neoliberiste spinte di deregolamentazione selvaggia, politiche razziste, politche da “siur paron dalle bele braghe bianche” per non dire della follia federalista, che ci costerà moltissimo e nei fatti affamerà tutta una parte del Paese.
In linea di massima cmq Gelmini mi pare assai simile ad altri Ministri: Alfano, Brunetta, Bondi, uomini e donne di scarso livello, scelti per fare da coro muto. Personalità di pco peso anche tecnico che devono semplicemete scribacchaire le grida del Principe.
Definirla cretina sarebbe un offesa per i cretini.
Mi accontento di defirla idiota!!!!
segnalo perchè credo siano utili anche queste pagine:
http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=13153
http://www.lavoce.info/articoli/-famiglia/pagina1001593.html
http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=13153
segnalo anche
http://www.lavoce.info/articoli/-famiglia/pagina1001568.html
Sono d’accordo che la maternità ognuno la vive come crede. Da statale cinque mesi sono in effetti per me un pò troppi, avrei preferito scaglionarli durante i primi tre anni cosa che non ho potuto fare
Cara Gelmini, abbiamo capito che il tuo encefalogramma è PIATTO, non occorre che ce lo ricordi ogni volta che apri quella tua stupida bocca!!!
Il congedo per maternità è limitato alle lavoratrici dipendenti. Le altre, effettivamente, godono di una indennità parametrata sul loro reddito, ma dopo 10 giorni tornano al lavoro.
Io l’ho fatto per tre volte, e tutto sommato è assolutamente fattibile.
Io credo che il senso del discorso è che le donne devono essere libere di scegliere. Sembra, da certe risposte, che la maternità è l’unico destino per le donne.
E’ singolare che esistano posizioni che partono dall’assunto che le donne possano essere libere di scegliere. Le donne non sono libere di scegliere (tranne forse l’1%, cui appartiene la Gelmini). Se non si capisce questo, vuol dire che non si è capito molto. Infatti, queste prese di posizione mellifluamente profemminismo provengono soprattutto da uomini. Se poi provengono da una donna, vuol dire che l’ideologia travalica abbondantemente, ancora, la ragione. Infatti, come noto, le donne, alcune donne (cito un commento di una lettrice) restano le peggiori nemiche di se stesse.
Premettendo che la tutela sempre più amplia non solo delle donne in maternità ma della dignità e della libera scelta di tutte le donne è non solo sintomo di una società sana e matura democraticamente ma anche un concreto investimento in termini di avanzamento culturale sociale ed economico delle nazioni, continuo a pensare che uno dei primi ostacoli ad un reale progresso italiano sia di origine culturale.
E proprio l’intervento del Signor Faraoni mi pare sia di questo indicativo
Il ritenere, come qui è stato scritto, che l’opinione di alcune Signore e madri che intervengono rimarcando la necessità che la scelta se essere e come essere madre, se giovarsi o giovarsi in parte di un diritto, un diritto che comunque tutte comprendono perfettamente debba restare tale, anzi debba essere semmai vieppiù garantito, sia opinione degna di galline scervellate che si fan dire dal maschione destroide di turno cosa pensare, mi sembra l’evidente spia del lavoro immane che ancora bisogna fare anche a sinistra su questi e su altri temi.
Povere noi, con simili alleati non c’è bisogno di nemici
Le donne inchiodate al pannolino sembrano essere l’esempio citato dal lettore Stefano Faraoni. Questo consola moltissimo perchè sembrava strano che ancora un uomo non ricordasse ildestino delle donne
Invece di discutere delal maternità gli uomini potrebebro interessarsi con i loro partitoni di costruire gli asili nido
Credo ci sia un difetto di comprensione, un misunderstanding come usa dire. O, meglio, di voglia di comprensione. Ho semplicemente detto che l’un per cento delle donne produce gli stessi effetti del novantanove per cento degli uomini, utilizzando l’arma del protofemminismo integrale, pensando, o sperando, di essere ancora nel 1970 o giù di lì. Nel frattempo qualcosa è cambiato. Per il resto non credo di aver nè pensato e tanto meno detto quel che è contenuto nella seconda parte dell’ultimo post, e sostanzialmente sintetizzabile col termine “prevenzione”, non nel senso sanitario ovviamente.
Auguri ad amici, nemici, ed alleati, identificabili e non.
E’ una frase tipicamente maschile quella di dire che i peggiori nemici delle donne sono le donne. Purtroppo Gelmini potrebbe essere considerata nemica proprio perchè le manca la storia del movimento femminista che , evidentemente, non ha appreso non tanto per l’età ma per incultura.
Trovo estremamente positivo e incoraggiante che quando le donne hanno un pò di potere non si facciano vincere dai pregiudizi. In effetti anche io, parlo per esperienza personale, so che gli uomini non fanno un contratto ad una donna che è incinta al sesto mese. Purtroppo la realtà quotidiana è fatta di donne e uomini che hanno pochi diritti e di donne che sono costrette, quando possono farlo ad esempio se hanno un impiego statale, a stare a casa legate ai bambini invece di andare a lavorare e/o divertirsi.
Come scrive Anna e Anna Spina, la strada da percorrere è lunga e irta di ostacoli, magari certamente qualche maschio di troppo che scrive sarebbe meglio se fosse “ri”educato
Certo, le donne dovrebbero poter scegliere. Fin qui nulla da dire. Ma purtroppo viviamo in Italia, dove i proclami di principio sono tanto inutili quanto utopistici.
Se il congedo di maternità fosse facoltativo e non obbligatorio, le donne avrebbero possibilità di scegliere? NO.
Sarebbero ancor più sotto ricatto, ci sarebbe sempre la collega più brava che ‘ha rinunciato’, verrebbero valutate comunque in base alla loro limitata disponibilità di tempo piuttosto che sulla qualità del lavoro solto (in pieno stile italiota).
Questi non sono luoghi comuni, ma fatti. Qualunque lavoratrice madre lo sa, ci si è scontrata, ci si è arrabbiata. Mai sentito di premi o promozioni proposti, ad esempio, a chi rinuncia all’aspettativa facoltativa dopo il congedo obbligatorio? Se no o vivete in un mondo ideale, o siete poco informati, perchè purtroppo è la prassi.
E allora sarebbe meglio parlare di questa situazione, tipicamente italiana, piuttosto che tirare fuori i triti binomi donna-pannolini, donna-contenitore, mucca-fattrice. La non obbligatorietà del congedo di maternità, purtroppo, non toglierebbe alle donne questo ruolo, ma le priverebbe di un altro po’ di diritti.
Se già oggi una donna è discriminata perchè decide di fare un figlio, come pensare che rendere il permesso facoltativo la discrimini di meno?
Prima di questo passo, ce ne dovrebbero essere molti altri propedeutici. Culturali, ma anche sociali e assistenziali (basti guardare oltre confine). Sempre che si voglia almeno salvare l’uguaglianza all’interno della categoria ‘donna’, già considerata, dal punto di vista lavorativo, inferiore alla categoria ‘uomo’.
Quando sento proclami di libertà di scelta, mi vengono in mente – e mi scuso davvero per il forzato paragone, che spero venga preso per quello che è – le donne che credono che la liberazione femminile consista nel potersi permettere di girare con un abbigliamento ‘mignotta-style’, inconsapevoli di essere così ancora più schiave di un modello sessista che, anche grazie a 16 anni di berlusconismo, ha completamente stracciato le lotte di liberazione femministe.
La libertà è altro.
[...] CONTINUA [...]
secondo me nn ha ancora preso coscienza del grande “privilegio” di essere madre! Lei potrà anche permettersi di rientrare al lavoro e lasciare casa e figlia ad un esercito di governanti…ma si pentirà presto quando non sarà presente alle prime parole di sua figlia, ai suoi primi passi, al primo ruzzolone…e questi momenti se non li vivi sono persi per sempre.
le nostre nonne hanno lottato perchè il congedo per maternità fosse un diritto, non vanifichiamo i loro sforzi e le loro battaglie, o vogliamo ritornare el sistema educativo della Sparta antica??
Cecilia, fai sembrare con la tua ultima risposta che per le donne non ci sia possibilità nè di riscatto sociale nè di essere libera di scegliere. Il berlusconismo è vero che ha peggiorato i costumi di tutti non solo delle donne, ma non si può sempre abbassare l’asticella. Tra l’altro mi sembrava molto interessante il discorso culturale. Se accendi qualche volta la tv è pieno di attricette soubrette ecc. che vanno in tv a spiegare quanto sia meravglioso vivere in simbiosi con i bambini. Secondo me questo è il modello che sta pasando, di ricacciare le donne coi bambini e basta. Pensa che ieri (1 canale rai) c’è stato un servizio di circa venti minuti sulla bellezza dei nonni baby sitter. Mi sembra che questo sia il modello da scardinare, che è molto meglio che attaccare le persone che pensano che le donne possono scegliere. Tra l’alto non è bello neanche per il dibattito .
Come ultima cosa, penso che poter scegliere (sono d’accordo sui cinque mesi che ho avuto e che per me sono stati troppi)
sia la base della libertà
Credo ci sia stato un equivoco di fondo:
non credo sinceramente che a nessuna delle donne intervenute sia mai venuto in mente di sostenere “via il diritto al congedo di maternità”.
Personalmente anzi penso che non solo i diritti che tutelano le donne, già così pochi già così male applicati, si debbano difendere ma semmai ampliare, i diritti e i servizi per le donne NON sono PER le donne ma per la società tutta, sono un bene prezioso per tutti. I paesei come il nostro con meno diritti e meno servizi per tutte le donne sono paesi che più di altri hanno problemi culturali e anche economici.
Tutta la facenda poi forse va vista anche da un punto di vista generale
La strategia della destra itliana che purtroppo ci governa è del tutto simile alle strategie di larga parte del pensiero e dell’azione neoliberista:
ritornare alle parole d’ordine/visone sociale del passato, un passato in cui
la libertà e la dignità dei lavoratori tutti, uomini donne bambini, era impedita con modi brutali.
Nello specifico, dunque questa destra neofascista che detiene il potere si muove su due binari:
1) quello culturale
rimarca ogni due secondi che le donne contano in quanto figliano, che delle donne è importante l’utero non il cervello, che le donne che non ci stanno sono cattive, perfide, nemiche della nazione e delle mamme. Contemporaneamente vittimizza l’uomo: l’uomo è tanto buono, sono le donne cattivone che osano pretendere diritti e imporre doveri. Non a caso si ta mettendo mano tragicamente alla delicata materia dell’affido in caso di divorzio e lo si sta fecendo in modo peggiorativo epr le mamme separate, come potete leggere qui
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/05/03/dopo-il-pater-familias-chiedono-la-re-istituzione-del-patriarca
2) l’altro binario è evidentemente quello pratico/legislativo:
sistematicvamente la destra neoliberista-fascista italiana attacca o stravolge in modo brutale tutta la legislazione prodotta in difesa delle donne, dei minori, di chi lavora, di chi ha meno danari.
L’esempio di sopra è valido e drammatico: la Lega in sostanza propone una legislazione in merito all’affido che costringerà i bambini a subire ancora la presenza di padri violenti, l’affido condiviso di fatto diventa una tortura ed una punizione non solo per la madre ma pure per il figlio, ma sopratutto una formidabile arma di ricatto in mano ad uomini violenti e/o meschini.
Oltre che cercare di imporre un ritorno al passato patriarcal manesco chiaramente l’azione si concentra anche sulla legislazione che tutela il lavoro. In nome di interessi economici che non sono collettivi ma sono particolari, cioè gli interessi di un padronato inetto quanto avido, questa legislazione in Italia ed altrove è fatta a pezzi, le prime a pagare sono le donne, seguono i giovani. Ammortizzari sociali, diritti, dignità e senso del lavoro sono fatti passare come inutili elucubrazioni, ghiribizzi, privilegi. Non è un caso che i neoliberisti si oppongano a forme di salario giovanile a sostegno economico per chi studia a tutele per le madri e per le famiglie in difficoltà
non è un caso che l’azione legislativa anche in sede penale non punisca ormai reati ma condizioni: ti punisco perchè povera, perchè donna, perchè straniera, perchè omosessuale.
E’ questo il quadro e contro questo quadro, se abbiamo buon senso, ci si deve battere, per dare un futuro alle donne a tutte le donne, paradossalemente anche alle giovani che subiscono il fascino del “velinismo”
credo di qualche utilità questo link
http://www.corriere.it/cultura/10_aprile_19/mapelli-tamaro_7faefd84-4bcd-11df-b8c5-00144f02aabe.shtml
è la risposta precisa di Barbara Mapelli, pedagogista,
all’ennesimo attacco verso il Movimento Femminista e verso la 194 compiuto proprio nell’ottica di restaurazione del pensiero catto-fascio
scusate se intervengo così a mozzichi: mi sono accorta di essermi firmata prima anna e poi con nome e cognome chiedo scusa
@Cecilia
Sono contenta che pensi come me sui mezzi che mancano e che impediscono il libero dispiegamento delle volontà delle donne. Purtroppo , è verissimo, la libertà di poter scegliere è ancora limitata a pochissime. Magari sarebbe carino, se ci sono donne disponibili con le loro congeneri , non dargli subito addosso che mi avete scritto nemica delle donne. Nelle mie limitate possibilità ho cercato di estendere qualche mio beneficio alle donne, ad esempio assumendole quando ne ho avuta la possibilità. Per me ad non è stato così. Comunque penso che se una donna accetta di fare il ministro deve tornare a lavorare immediatamente, così come hanno fatto altre politiche. Mi viene in mente Prestigiacomo ma anche Melandri e Mussolini da deputate. Oppure Chacon, ministro della Difesa spagnola o Rachida Dati allora ministro della Giustizia francese. Sono altresì d’accordo con Anna Spina che purtroppo troppi uomini insicuri ostacolano il pensiero libero dell’intera umanità.
credo che il congedo per la maternità sia e debba essere un diritto che in una società civile non può essere messo in discussione.Ma una riforma io la farei seriamente,quella di poter licenziare nel pubblico in modo da poter mettere sullo stesso livello i lavoratori del privato che in questa fase di crisi economica sono gli unici a perdere il posto di lavoro.Non capisco perchè si debbano mantenere posti inutili assegnati negli anni passati
dai vari colori politici per varie ragioni di clientelismo.oggi questo carrozzone inutile lo stiamo pagando a caro prezzo.Non diamo la colpa a questo governo diamola a tutti i governi.Non fatevi abbagliare dai colori politici
tanto questi un dito per gli italiani non lo alzano ,perchè non comandono nulla,le direttive le prendono dalle multinazionali.Vedete l’opposizione in questo frangente grida di qua e di la,si fa così o non si fa così.Ma vi assicuro che in questo momento se mettessimo la sinistra al governo non cambierebbe niente sempre perchè non comandono niente.Credete che con la sinistra non si prendono l’acqua?Credete che con la sinistra vi aumentono gli stipendi”vedete perchè hanno perso le elezioni,tasse su tutti i fronti”La verità è che questi hanno manipolato nel tempo la nostra vita,meglio quella dei nostri figli.I nostri figli non si fanno sentire
ma sentire seriamente,sono passivi vivono per il sabato sera punto.Mannaggia i nostri prof.ci prendevano a calci nel culo,però siamo venuti sani e abbiamo conquistato diritti.I nostri figli si accontentano di lavorare part time,a contratto e chi più ne ha più ne metta.Dico ma perchè,faccio un esempio,non riesco a capire perchè un’azienda assume per tre mesi,poi per altri tre mesi e così per un’eternità.Allora giovani fatevi sentire o assumi o te ne vai a fare nel c……Giovani fateli chiudere tutti questi supermercati o fatevi assumere come dio comanda.Aziende come la SEDA si Arzano ha giovani assunti a contratto da dieci anni,sempre con l’ascia sul collo di non avere il contratto rinnovato.Dov’è la sinistra sta a guardare…………..Che fa la sinistra quando passa nei vari uffici di qualsiasi ente pubblico e la quasi totalità degli assunti non fa un ca…..quelli li paghiamo con le nostre tasse.Che fa la sinistra quando in 15 anni ha degradato la campania,perchè non denunciava questo degrado irreversibile?Lo sa la sinistra cosa ci vuole per aprire un’azienda,la burocrazia che ti ostacola,sei preda dell’impiagati di turno che lo prenderei a calci nel culo.Basta le cose ch3e non vanno sono tante.Ma ricordatevi che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.
[...] se la ricorda? Andiamo, conte!… Crede che se avessi avuto considerazione di qualcun altro, avrei ottenuto tutto [...]
La cosa più triste è che è ormai un fatto riconosciuto anche dal più liberista degli economisti che vi sia una correlazione positiva tra sostegno alla maternità, tasso di fecondità delle donne e tasso di occupazione femminile (vedi, come giustamente commentava qualcuno prima di me, la Francia. Per approfondire: http://www.womenomics.it/). Senza congedo di maternità, finisce che le donne madri non lavorano. E se non lavorano non producono né contribuiscono a sostenere l’economia di un paese. Anche l’altra faccia della medaglia, poi, non è confortante: se le donne scelgono di lavorare e per permetterselo non fanno più figli, chi sosterrà le pensioni e il sistema previdenziale in generale? Non mi pare sia un problema da poco, per un sistema economico.
E poi basta, e parlo in virtù della mia esperienza, parlare di spirito di sacrificio, come se il sacrificio fosse la misura del valore di una donna. Qualcuno dovrebbe dire alla Gelmini che non viviamo nella Bibbia, ma nel mondo reale.
Mara, quasi mamma, precaria.
Dobbiamo mandare in esilio tutti questi “politici”. Non sono altro che degli incompetenti.