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Ru486, Avvenire: record di aborti in Puglia

di Ms Red Pepper
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[7 apr 2010]
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15357 Lega SLa notizia. Oggi sarà somministrata la prima pillola Ru486 al Policlinico di Bari. La donna che sarà trattata in regime di ricovero, piuttosto che il trattamento chirurgico, ha scelto in accordo con il medico di ricorrere al farmaco. E sono dieci le richieste di interruzione di gravidanza con il ricorso alla pillola abortiva che verranno messe in pratica nel nosocomio pugliese secondo il protocollo ufficiale di attuazione della legge 194.

La versione di Avvenire. Scrive Viviana Daloiso: “Sarà Bari, la città capofila della Ru486. Nella Puglia del record di aborti (318 su 1.000 nati, contro i 241 della media nazionale), là dove la corsa all’interruzione di gravidanza vede come protagoniste soprattutto le minorenni e dove appena l’11% delle donne si rivolge a un consultorio prima della decisione di rinunciare al proprio bambino, già la prossima settimana arriveranno le prime confezioni del farmaco. Ci sarebbe già una lista di donne pronte a farne uso: dieci, sembra, che hanno già inoltrato richiesta alla prima Clinica Ostetrica del Policlinico. A dire che i timori più volte espressi circa la possibilità che il farmaco favorisse la pratica dell’aborto – se non addirittura la incrementasse – non erano infondati”.

Il titolo dell’articolo pubblicato il 4 aprile da Avvenire rivelava in sé già una consapevole e cattiva informazione: “La Ru486 parte dalla Puglia? Qui già c’è il record di aborti”. Due precisazioni giornalistiche dovute: è vero che la somministrazione della pillola abortiva è prevista da oggi nella clinica ostetrica del Policlinico barese. Non esiste nessuna conferma del record di aborti della regione rispetto al resto d’Italia.

Il medico intervistato dalla giornalista del quotidiano della Cei (con evidente consapevolezza) fa un ulteriore cattivo servizio all’informazione: «Si teme che per evitare il ricovero le donne possano utilizzare la “scappatoia” delle dimissioni volontarie” – spiega il direttore del Dipartimento materno-infantile dell’ospedale di Venere di Bari, Filippo Boscia. “In quel caso chi risponderà, nel caso di complicazioni post-abortive, saranno gli stessi medici che hanno prescritto il farmaco“.

Già, le complicazioni della Ru486. E’ qui che la giornalista vuole affondare il colpo di grazia contro la Puglia, contro le donne che abortiscono e contro i medici che fanno il loro dovere durante le interruzioni di gravidanza come previsto dalla legge 194. E ci riesce con l’aiuto dello stesso medico: «Ho seguito personalmente il caso di una 24enne di Bari che aveva preso parte alla sperimentazione della Ru486continua Boscia. Si era rivolta a me per le gravi emorragie che, anche a mesi di distanza dall’aborto, non cessavano. Un decorso traumatico che l’aveva sconvolta, e non solo fisicamente. Aveva espulso il feto nel bagno di casa sua, e mi raccontò di essere svenuta per quella visione». Chi è in cattiva fede il medico o la giornalista? Tutti e due, evidentemente.

Il dottor B. giustifica il racconto di “un caso” non “facile” affermando: «Questa promessa può essere addirittura devastante in una regione come la nostra, dove così tante minorenni ricorrono all’interruzione di gravidanza e dove, oltre ai consultori, manca drammaticamente la presenza di servizi di accompagnamento psicologico nelle cliniche». Questi servizi, avverte la giornalista, “dovrebbero aiutare le donne nella loro difficile scelta, scongiurarne l’esito, comprenderne le cause e prevenire l’aborto.<Ma la Regione, invece che muoversi su questo fronteconclude Bosciasceglie subito la Ru486>.

L’altra verità pugliese. Tutti obiettori i medici nelle strutture pubbliche sanitarie tarantine. La notizia è comparsa nello steso giorno in cui l’Avvenire pubblicava l’articolo volutamente mistificatorio sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Scrive infatti Maria Rosa Gigante il 4 aprile: “Per poter garantire, infatti, l’applicazione della 194 per l’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza, ndr) almeno per una seduta settimanale al SS. Annunziata ed almeno nei casi più gravi, quando ad esempio viene diagnosticata una malformazione del feto, l’Asl fa infatti ricorso ad un medico in “prestito” da una struttura privata accreditata dove è altrettanto possibile praticare l’interruzione di gravidanza in regime di convenzione. E’ la realtà a Taranto da alcuni anni ormai e che renderà altrettanto difficile l’attuazione dell’altra legge entrata in vigore dallo scorso primo aprile e che consente alle donne l’uso della pilolla abortiva, la Ru486. Ci si scontra sul terreno ideologico e politico, intanto. Ma c’è – almeno in alcune realtà – questa difficoltà di base legata appunto alla carenza sino alla quasi totale assenza di medici non obiettori”.

Ru486, ordini cattolici. Già. Proprio così. Le farmacie degli ospedali di “ispirazione cattolica” hanno già fatto gli ordini per non trovarsi impreparati alle richieste delle donne a partire da domani. Tanto che il distributore sul territorio nazionale della pillola abortiva, la Nordic Pharma Italia, lo scorso primo aprile, era già stato contattato da ben cinque strutture della Lombardia con “radici cristiane” tra le quali il Fatebenefratelli e il San Carlo Borromeo (tanto caro alla Lega) di Milano.

Non tappiamoci la bocca. Smascheriamo l’imbroglio. E pensare che la legge 194 venne firmata da due democristiani doc quali Giulio Andreotti e Tina Anselmi. Firmarono è ovvio per rispetto della volontà popolare, quel voto referendario che disse no all’abrogazione della 194. Oggi l’invito del Vaticano a boicottale la Ru 486 suona come una sorta di rivincita proprio su quel referendum. Ma la lega non è la Dc. Soprattutto in questo momento la Lega deve fare da contro-altare alla componente “finiana” dichiaratamente laica all’interno del Pdl. Il Carroccio ha “semplicemente” bisogno di fare patti con il mondo cattolico – come ricorda Monica Lanfranco su il Paese delle donne – soprattutto dopo la frattura che si è creata tra le camice verdi e i pastori della Caritas sulla questione immigrazione e razzismo a partire dalla cacciata dei Rom da parte dei sindaci leghisti. Ma vescovi e leghisti non fanno fatica a trovare un punto di incontro sul “corpo delle donne”. Nel nome di una santa alleanza tra patriarcato e fondamentalismo religioso.

Ed ha ragione Natalia Aspesi quando ricorda: la morte della Ru486, potrebbe anche preludere a una revisione della legge 194 (non potrebbe, ma avverrà ndr). Ci sono ministri mistici o governatori tutto casa e chiesa che si svegliano pensando ai feti, e giù lacrime, e già si armano per mettere definitivamente le donne al tappeto con una legge che renda una interruzione legale più difficile che un Nobel al pensoso erede Bossi.

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