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Ratzinger, la richiesta di dimissioni arriva dalla Spagna

di Cecilia M. Calamani
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[22 apr 2010]
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papa spalleSe in Italia le responsabilità di papa Ratzinger sullo scandalo pedofilia sono state sminuite e spesso occultate dalla stampa e da certa politica che beneficia a piene mani dell’appoggio della Chiesa, all’estero quest’aura di fiducia che protegge un papa ignaro e vittima non tiene, neanche all’interno dello stesso mondo ecclesiastico.

50 teologi spagnoli dell’Associazione “Teologi di Giovanni XXIII” hanno aderito all’appello del teologo svizzero Hans Kung chiedendo, contestualmente, le dimissioni del papa: “Crediamo che il pontificato di Benedetto XVI si sia esaurito. Il Papa non ha l’età né la mentalità per rispondere adeguatamente ai gravi e urgenti problemi che la Chiesa cattolica si trova a dover affrontare. Pensiamo quindi, con il dovuto rispetto per la sua persona, che debba presentare le dimissioni dalla sua carica”.

Se negli Stati democratici una richiesta di dimissioni del premier di turno non fa neanche più effetto, in una teocrazia come il Vaticano è un attentato al cuore di un sistema che vede nel papa l’erede designato al soglio di Pietro, la guida spirituale scelta da Dio, l’anima e la sostanza stessa della religione.

Due soli, pare, i precedenti nella storia della Chiesa: Bendetto IX (due abdicazioni, non ben documentate, nel 1045 e nel 1048) e Celestino V (1294). Storie di potere, parentele e fazioni; storie oscure e lontane dal mondo contemporaneo in cui Benedetto XVI si muove.

Tuttavia, le dimissioni di un papa sono previste dal Diritto canonico: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

Nel Bel Paese si urla al complotto contro la Chiesa, cercando di salvare l’utile alleato. Che colpa ha Bendetto XVI, in carica da soli cinque anni, della perpetrata copertura del crimine più orrendo di cui gli uomini si possano macchiare, l’abuso dell’infanzia? Il santo padre non sapeva, è addolorato, soffre accanto alle vittime, è lui stesso tradito nella sua missione!

Non è così. E se in Italia si fa finta di non saperlo, fuori dai confini che inglobano il Sacro Stato le responsabilità di Joseph Ratzinger nell’arco della sua carriera sono inconfutabili.

1980, Monaco di Baviera. Un prete sospettato di pedofilia viene trasferito in un’altra parrocchia della diocesi e il vicario generale informa per iscritto l’arcivescovo Ratzinger. Il prete continua a perpetrare i suoi crimini su altri minori tanto da essere condannato, nel 1986, dal Tribunale dell’Alta Baviera.

1981, Oakland. Un vescovo chiede alla Congregazione per la Dottrina della fede, guidata da Ratzinger, di ridurre allo stato laicale un prete pedofilo. Già riconosciuto colpevole dalla giustizia, è il prete stesso a chiedere di lasciare la tonaca. Ratzinger risponde quattro anni dopo, sconsigliando l’espulsione del prete e invitando il vescovo a tenere conto del “bene della Chiesa universale” e del danno (d’immagine) che potrebbe derivarne alla comunità parrocchiale.

1996, Milwaukee. Il vescovo chiede alla Congregazione per la Dottrina della fede, sempre guidata da Ratzinger, di aprire un processo canonico contro il prete pedofilo Murphy, che ha abusato di duecento minori sordomuti. Monsignor Bertone autorizza nel 1998 l’apertura del processo, che viene poi fermato per “dubbi sulla fattibilità e opportunità”.

Sorvolando sulla quantità di casi – di difficile enumerazione – coperti dal Vaticano a vari livelli, bastano solo questi a inchiodare Ratzinger a delle responsabilità indeclinabili. Lui c’era. Lui sapeva. Lui ha scelto.

Con  quale attendibilità, ora, piange al fianco delle vittime degli abusi a Malta? Di questo si sono resi conto i teologi spagnoli che ne chiedono le dimissioni: Ratzinger non ha la credibilità per sanare quella ferita profonda e putrefatta che sta intaccando le fondamenta stesse della Chiesa. Non è lui, uno dei responsabili del silenzio che ha fatto sì che la piaga si infettasse, la figura che può guidarne il riscatto.

In ogni Paese civile – ad eccezione dell’Italia – un codice etico impone le dimissioni di un capo di governo che si macchi di colpe incompatibili con il suo ruolo. In uno Stato teocratico come il Vaticano – etico per eccellenza – ciò dovrebbe valere a maggior ragione. Ratzinger non ha solo tradito il suo mandato, ma la stessa religione che rappresenta, e con essa tutti i suoi fedeli.

Un paragone appare tristemente inevitabile. Lo scorso febbraio Margot Kaeßmann, la prima donna vescovo a capo della Chiesa protestante tedesca, si è dimessa dal suo ruolo perché guidava con un tasso alcolico in corpo superiore a quello consentito dalla legge.

Da una parte un bicchiere di troppo. Dall’altra, il tradimento dell’infanzia.

Cecilia M. Calamani

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10 commenti
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  1. [...] all’interno dello stesso mondo ecclesiastico.Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Ratzinger, la richiesta di dimissioni arriva dalla SpagnaSharePotrebbero interessarti anche questi post:Lo share di Santoro visto dalla Rai Mentre Michele [...]

  2. @Cecilia

    Ricordo sempre che in una vigilia elettorale politica (quando vinse per la prima volta Zapatero) fu commissionata dal governo una indagine sugli enti screditati. La Chiesa cattolica risutò al primo posto e solo al quarto o quinto posto il governo che tra l’altro perse.

    Per me – estremizzo un pò ma nenache troppo – oltre alla Chiesa cattolica è anche l’Italia da essere fuori dall’Occidente , quello che, pur tra molte imperfezioni, rispetta la differenza, le donne e i bambini.

    Saluti,

    http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm

  3. Anche Giovanni Paolo II sapeva, anche il futuro papa saprà ma non si sente alcuna voce fuori dal coro, in particolare del futuro papa, che è già colpevole da ora.
    Non è un problema di papi, è un problema di sistemi, di cardinali, se non cambianop i cardinali non cambieranno mai i papi.

  4. E’ sempre molto triste assistere ad una lapidazione; lo è ancora di più se coloro che scagliano le pietre non conoscono e non vogliono conoscere la verità. La Chiesa cattolica non è uno Stato con le sue leggi (molte delle quali non etiche: basti guardare in casa propria), ma una Istituzione Spirituale fondata da (per chi crede) Dio stesso nella persona del Suo Figlio vero Dio e vero Uomo. Pertanto la sua legge etica è quella per cui un peccato è da aborrire, un peccatore è da perdonare se si pente del male compiuto e decide di non commetterlo più(Gv 8,3-11;Gv 5,14;Mt 18,21-22). Ma non basta pentirsi per ritornare a far parte del Reno del Padre: occorre anche espiare con una pena, assegnata dal confessore, che può (alcune volte, deve) anche essere l’autodenuncia alla magistratura dello Stato. Sarebbe pertanto auspicabile ( e questo vale sempre) che le persone prima di parlare di qualunque cosa non si lasciassero andare agli istinti, ma si documentassero come ogni essere razionale fa. Grazie per avermi letto. Gaetano, 22 Aprile 2010.

  5. Sono d’accordo con Fabio: è il sistema ad essere marcio fin dalle fondamenta. Cambiare papa non servirà a niente se non si cambia tutta l’impalcatura del sistema. E io dubito che un organismo come la chiesa cattolica possa cambiare come è successo, ad esempio, alla chiesa anglicana. Sta di fatto che o cambia o si estingue, e io propenderei per la seconda possibilità!! :-P
    Per il resto, que viva Espana!!;-)

  6. @Gaetano
    Mi sembri davvero molto ingenuo. Se la Chiesa fosse stata davvero fondata da Dio non avremmo avuto crociate, Inquisizioni, roghi e chi più ne ha più ne metta.
    Tra l’altro non mi risulta che nella Bibbia ci sia scritto da qualche parte che Dio volesse fondare una Chiesa o una religione.

  7. @gaetano briganti
    La Chiesa cattolica non è uno Stato, ma il Vaticano sì.
    Sarebbe auspicabile, per riprendere le sue stesse parole, che chi commenta si documentasse prima di ‘lasciarsi andare all’istinto’. Grazie.

  8. Quoto in pieno Tiziana come del resto ho scritto anche sotto al suo pezzo. Il Vaticano – inteso come Stato con a capo il Re che è il papa – è fuori l’occidente per le sue leggi regolate dal diritto canonico. L’appoggio il sostegno e la simpatia dell’Italia collocano anche il nostro Paese ai margini dell’occidente civile.

  9. Linkato su nogod -
    Il papa si può dimettere. Questa remota possibilità non è campata in aria, ma è scritta nero su biano nel Codice Canonico. E le dimissioni vengono chieste ormai ad alta voce anche dall’interno del mondo cattolico più autorevole, quello dei teologi. Un articolo di Cecilia Calamani su Cronache Laiche. LEGGI – Intanto l’iniziativa del più celebre teologo del dissenso, Hans Kung, costringe alla replica l’Osservatore Romano. LEGGI

  10. Non è che tutta questa campagna anti-Ratzinger parte anche dall’interno Chiesa stessa, per questioni di potere inconfessabili ?