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Pillola abortiva, l’attacco continua: “Piazziamoci a Torino”

di Cecilia M. Calamani
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[4 apr 2010]
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continua-attacco-alla-legge-194Sembravano rientrati i vari colpi di testa che, a pochi giorni delle elezioni, avevano visto i neo governatori del Piemonte e del Veneto, Cota e Zaia, scagliarsi contro la somministrazione della pillola abortiva nota come Ru486 (il cui vero nome, ora che ha superato la sperimentazione, è Mifepristone). Avvertiti da qualche collega e dallo stesso ministro della Salute che le Regioni non possono mettere bocca sulle leggi dello Stato – forse non ne erano coscienti? – i due celoduristi padani hanno subito fatto marcia indietro dichiarando, bontà loro, che non sarebbero andati contro la legge.

Invece, mentre la prossima settimana, nella Puglia di Nichi Vendola, verranno effettuate le prime somministrazioni del farmaco, il Piemonte risente dell’”effetto Cota”. Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna di Torino, l’ospedale in cui fu avviata la sperimentazione della Ru486, ha dichiarato che “il neo governatore del Piemonte è riuscito a intimorire politici e medici del centrosinistra. Io l’ordine l’ho fatto ma è stato subito bloccato”. Il direttore generale del Sant’Anna, Walter Arossa, si difende lamentando l’assenza di un protocollo chiaro: “Quando tutto sarà pronto partirà l’ordine”.

Ma il protocollo già c’è, il Consiglio superiore di sanità ha decretato le modalità di utilizzo e dunque, cosa si attende ancora?

Non molto diversa la situazione in Veneto, dove Stefano Valdegamberi, consigliere regionale in quota Udc, chiede al governatore Zaia la revisione della legge 194 sull’aborto e il blocco incondizionato della Ru486.

In questo clima da medioevo sguazza la Chiesa che, per bocca dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori rincalza: “Non pochi oggi vorrebbero che la fede fosse un fenomeno residuale in cui l’unica verità ammessa sia quella di uno scientismo totalitario e l’unico proposito quello di una libertà senza riferimenti, che arriva così a decidere anche di chi deve nascere”.

Forse Betori non ricorda che l’aborto è regolato per legge dallo Stato italiano dal lontano 1978?

Insomma, il corpo delle donne è ancora il mezzo scelto per una battaglia politico-religiosa che tenta di far arretrare l’Italia verso il dogma, la superstizione, la verità indiscussa di una fede che sembra obsoleta anche a molti cattolici. Gli amministratori pubblici si permettono di discettare su cosa significhi per una donna abortire, di pesare il suo dolore, di scegliere, per lei, i metodi, se non addirittura di negarle un diritto acquisito dopo anni e anni di battaglie. La morale cattolica diventa morale di Stato, e la guerra tra diritti acquisiti e volontà di tornare ai tempi delle mammane – quando non si sa quante donne morivano per aborto clandestino – si svolge su un campo di battaglia già (stra)abusato nei secoli.

Intanto, nel fiorire della polemica, il rischio che le donne ricorrano al ‘fai da te’ per ovviare alle lungaggini burocratiche, magari mediante  pericolosi acquisti su internet, diventa sempre più tangibile, come denuncia il presidente dell’ordine dei medici Amedeo Bianco.

Ma almeno una buona notizia c’è, nel mezzo di questa ‘guerra santa’ : le donne (finalmente!) si organizzano, si arrabbiano, rivendicano i loro basilari diritti.

Piazziamoci a Torino” è l’iniziativa che da più fronti prende corpo per difendere la legge 194 sull’aborto e la libertà di scelta delle donne. Torino è diventata ormai il simbolo della difesa dei diritti delle donne, sia perché è lì che è nata la sperimentazione della pillola abortiva, sia per le posizioni oltranziste del neo governatore Cota.

Nata dal e sul web, l’iniziativa accoglie l’adesione di gruppi, associazioni e politici: Telefono Rosa, Udi, Zeroviolenzadonne.it, Usciamo dal silenzio, Donne in rete contro la violenza, Cgil, centri sociali e poi Paola Concia, Emma Bonino, Mercedes Bresso, Livia Turco… Ma l’elenco delle adesioni certamente crescerà nelle prossime ore.

L’idea di far coincidere la data della manifestazione con la ricorrenza nazionale del 25 aprile sembra abbastanza accreditata. In fondo, le donne hanno bisogno nuovamente, come quarant’anni fa, di una liberazionestrumenti di piacere e potere per parte di certa classe politica ben rappresentata dal nostro presidente del Consiglio, e ora in balia di una deriva moralista e obsoleta che strumentalizza il concetto della ‘sacralità della vita’. Un ritorno al passato contro il quale ogni cittadino, maschio o femmina che sia, è chiamato a schierarsi. I diritti delle donne sono i diritti di tutti.

Cecilia M. Calamani

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4 commenti
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  1. Se le donne aspettano che i politici si svegliano, le cose per loro andranno sempre peggio. Il condizionamento di questo governo da parte della Chiesa è diventato così pesante che tra poco sarà la stessa Chiesa a emanare le leggi dello Stato.
    Secondo Betori, le donne non devono decidere su chi deve nascere. Deve deciderlo lui allora?
    E’ una situazione che non si verifica in nessun altro Paese al mondo. Non so se ridere o piangere.
    Penso che Cronache Laiche possa contribuire al successo delle manifestazioni, che si preannunciano prossime, organizzando una raccolta di firme e mandando una sua delegazione a Torino con una bandiera che dovremo inventarci.
    Gli italiani devono capire che l’opposizione è defunta, per cui, se non si libereranno da soli, nessuno correrà in loro aiuto.

  2. Ti quoto!
    Dobbiamo essere noi donne a darci da fare, a farci sentire e a pestare i piedi a tutti quelli che vorrebbero decidere per noi. Se aspettiamo che le cose ci piovano dall’alto stiamo fresche.
    Purtroppo saimo porprio noi donne le prime ad avere una mentalità maschilista, e questo certo non aiuta…

  3. Bisogna far capire una volta per tutte che noi donne siamo in grado di decidere da sole,bisogna scriverlo a caratteri cubitali che non vogliamo intromissioni altrui e che non vogliamo sentire voci di persone che si occupano di problemi a loro sconosciuti,la devono piantare,che pensino ad altro e ci lascino vivere,non sanno cosa sia il rispetto dell’altro.I politici sono dei quacquaracquà nelle mani dei preti,cerchiamo di dare battaglia.

  4. La disgrazia dell’Italia è di avere il vaticano in casa, sostenerlo con l’8/mille, la tassa più che mi sta sulle palle per mantenere questi papponi, Raccogliamo le firme per eliminare questa odiosa tassa, inoltre si permettono di avere uno stato indipendente e voler comandare in casa d’altri maggiormente in Italia, perché in altri stati non hanno tanta voce in capitolo forza donne non mollate, perché i preti predicano bene e razzolano male, cosa ne sanno loro lasciare un bambino alle ore 6- 6,30 piangendo in mani tante volte di gente che non conosci perché il padre o la madre devono bollare la cartolina alle 7,30- 8,00, e se si fanno i turni e non hai nessuno è ancora peggio.
    Siamo dalla vostra parte perché sappiamo io e mia moglie le corse che abbiamo dovuto fare quando i nostri figli erano piccoli, lottare lottare lottare.