Attualità
Minzolini, disinformazione punita?
di Cecilia M. Calamani[16 apr 2010]
Il ‘direttorissimo’ del Tg1, Augusto Minzolini, è stato screditato dall’Auditel. Il suo primo anno alla direzione del più gettonato Tg nazionale registra un milione di telespettatori in meno.
Italian style, Minzolini denuncia una campagna contro la sua testata, sostenuto sia in Parlamento sia nel Cda Rai. Il consigliere di amministrazione Antonio Verro si spende addirittura in scivolose argomentazioni: “La lettura dei dati d’ascolto apparsa stamane sulla stampa è priva di fondamento. Il Tg1 di Augusto Minzolini frena un trend decrescente”. Non potendoci essere una lettura dei dati, a oggi, con altri a capo del Tg1, forse è proprio questa l’affermazione che non ha fondamento.
Ma, a parte le ridicole macchiette, ci si chiede: la mala informazione è stata davvero punita dal giudizio popolare? Difficile rispondere. I dati Auditel non sono misurati scientificamente. Un rilevatore elettronico installato in casa di una popolazione campione registra le informazioni fornite dagli stessi proprietari; bisogna accenderlo e spegnerlo, memorizzare il numero di telespettatori, l’età e il profilo culturale. I dati potrebbero essere significativi sui grandi numeri, ma visto che il campione di popolazione è costituito da poco più di 5mila famiglie, la rappresentatività è davvero scarsa. Se poi ci sommiamo la possibilità di arbitrio del telespettatore sul rilevatore, scende ancora di più.
Ma non bisogna neanche dimenticare che il Tg5, verso il quale gli italiani avrebbero orientato il telecomando, è di proprietà del presidente del Consiglio.
Volendo essere ottimisti, invece, possiamo pensare che qualcosa nella coscienza di quel campione si sia svegliata, e di conseguenza concederci il lusso intellettuale di estenderlo all’intera popolazione italiana.
Nonostante una conduzione del Tg1 da informazione di regime, Minzolini è balzato di colpo all’occhio anche dei più distratti il 26 febbraio scorso, quando ha superato ogni forma di decenza nell’annunciare la prescrizione del processo a carico dell’avvocato Mills per corruzione (il corruttore sarebbe Silvio Berlusconi). Secondo il Tg1, Mills sarebbe stato assolto.
Un clamoroso schiaffo all’intelligenza dei telespettatori che ha scatenato proteste e polemiche. Passino i ‘panini’ (governo – opposizione – governo), passino le sviolinate. Passino i tempi e le posizioni dei servizi, gli argomenti di cui si informa in modo sovrabbondante e quelli su cui si tace. Ma parlare di assoluzione invece che di prescrizione forse ha svegliato qualche coscienza dormiente, che ora si rifiuta di pigiare 1 nell’ora dell’informazione o semplicemente non attiva il rilevatore elettronico quando guarda - nonostante tutto – il Tg1.
Sta di fatto che intorno a Minzolini si è scatenato un bel vespaio, soprattutto per gli insulti mandati a chiare lettere al consigliere Nino Rizzo Nervo, reo di aver semplicemente affermato che se questi sono i dati, ‘l’azienda non può continuare a far finta di niente’.
Cosa farà Berlusconi del suo ‘direttorissimo’? La situazione dei conflitti di interesse del presidente del Consiglio si complica, qualsiasi sia la posizione che assumerà nei confronti di Minzolini.
Quanto agli italiani, siamo nelle mani delle famiglie campione. Loro, a differenza dei tanti cittadini inascoltati che pretendono Informazione dalla televisione di Stato, potrebbero fare la differenza.








































Sommata alla notizia che Fini e Berlusconi si sono scontrati e alla constatazione che il PDL ha avuto 1.500.000 voti in meno rispetto alle consultazioni precedenti e le astensioni si sono avvicinate ai livelli del resto d’Europa, dà l’idea di quello che sta succedendo in Italia da qualche mese a questa parte.
Politica e religione, che si erano alleate in un estremo tentativo di rafforzare il principio “simul stabunt aut cadent”, hanno fallito insieme la loro missione. Nessuno crede più al clero e ai politicanti. I cittadini non credono più a niente. Sta subentrando, anche per effetto dei cataclismi che si susseguono a ritmo giornaliero, lo sconforto e il desideroi di anarchia in alcuni, la nostalgia di un passato meno stressante e più a misura d’uomo in altri.
Il voto localistico (in Italia la Lega, in BG si presume il partito liberale) e la trasformazione delle lotte popolari in violenza aperta, come in Grecia, o del terrorismo in resistenza, come in Afghanistan, conferma questa tesi. Meglio curare il proprio orticello e dimenticarsi del resto del mondo che ammazzarsi per delle idee che non saranno realizzate mai.
Il mondo è a una svolta, Hanno tirato troppo la corda e i derelitti affamati, umiliati, insultati e bastonati saranno costretti a ribellarsi. Questione di mesi.