Discriminazioni Mondo
Libertà velata
di Salvatore Antonaci[30 apr 2010]
La questione del velo deflagra in tutto il suo potenziale destabilizzante tra la gauche francese. Se, per parte loro, i trozkisti di Besançenot ed il Parti de Gauche che raggruppa i comunisti ortodossi del PCF e diversi fuoriusciti dal PS si sono schierati risolutamente contro il progetto di legge della maggioranza, in casa socialista lo stesso ha già fatto una vittima sicura: lo spirito unitario. E non si tratta di problema trascurabile visto che il tutto avviene in un momento di ripresa delle fortune politiche ed elettorali testimoniato dall’ottimo score delle recenti regionali (23 territori su 26 conquistati dalle sinistre). Ma la politica ci ha abituati a questi rapidissimi capovolgimenti e la Francia non fa certo eccezione. Posti,dunque,di fronte ad una scelta che investe l’essenza della “Laicité”, una delle architravi repubblicane, i più importanti rappresentanti del progressismo transalpino si dividono tra favorevoli, dialoganti e contrari in quella che è quasi una riproposizione della “rupture” sarkoziana, la tattica che aveva permesso al Presidente UMP di neutralizzare per più di un anno le mosse dell’avversario.
Il tempismo della circostanza è davvero eccezionale,considerando il crollo d’immagine dell’Eliseo susseguente ai tentennamenti in tema di riforme ed alla paralisi economica del paese. Fatto sta che,annunciando solennemente la necessità di una legge per il bando integrale del velo islamico, Sarkozy riesce, ancora una volta, ad uscire dall’angolo gettando una palla avvelenata dall’altra parte. E accade,ad esempio,che la stampa vada a fare le pulci all’attuale Segretaria socialista, Martine Aubry, scoprendo che allorchè ricopriva l’ufficio di Sindaco di Lille si era adoperata,su richiesta di ambienti mussulmani locali, in favore della creazione di piscine separate per le donne della comunità.
Nessuna replica,solo un imbarazzatissimo silenzio da parte dell’interessata. Ma i “dinosauri”, come vengono ironicamente apostrofati i maggiorenti del partito, hanno immediatamente smorzato le velleità presidenziali della stessa Aubry, dando prevedibilmente l’avvio ad una nuova sanguinosissima guerriglia interna in vista del 2012.
Che la querelle sul velo abbia assunto oramai un’importanza emblematica lo attesta anche l’analoga discussione votata dal Parlamento belga e portata a compimento con un voto quasi unanime nonostante l’inopinata caduta dell’Esecutivo.
In Italia, poi, colpisce la strumentalità con cui il tema è stato agitato, oscillando tra tentazioni xenofobe e terzomondismo d’altri tempi. Una forza politica come la Lega Nord, ad esempio, ha fatto della lotta al burqa uno dei propri cavalli di battaglia spendendosi, nel contempo, per la difesa strenua dell’otto per mille e dei crocifissi nei luoghi pubblici. Una contraddizione non da poco per chi ha a cuore la laicità, non importa se declinata in uno o nell’altro dei due modelli classici, quello francese o quello americano. Entrambi separano rigidamente Stato e fedi religiose e non prevedono alle stesse pubbliche sovvenzioni.Queste sono precondizioni ineludibili: il resto vien dopo.








































[...] fatto una vittima sicura: lo spirito unitarioLeggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Libertà velataSharePotrebbero interessarti anche questi post:Roberto Vecchioni – Companeros Roberto [...]
La libertà di espressione, di manifestazione, la libertà religiosa e politica vengono sempre emno quando abbiamo paura degli altri. Un plauso a quei Comunisti, transalpini e nostrali, che capiscono quanto sia liberticida e antidemocratica l’ idea di impedire a una cultura di esprimersi nell’ abito, che continua a fare il monaco.
No emno, volevo dire meno. Sorry.
Il volo islamico, nelle le sue versioni estreme, non può ammesso soprattutto per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico. Chi non comprende queste cose è davvero sprovveduto!
Alla luce della storia, che è sempre maestra di vita, bisognerebbe pure farla finita una volta per tutte con l’esaltazione della cosiddett laicità alla francese: La Francia laica e repubblicana, oltre ad aver praticato una delle più pesanti forme di colonialismo, nel corso della seconda guerra mondiale ha ceduto su tutti i fronti di fronte al nazismo, macchiandosi di collaborazionismo e di antisemitismo.
Pagine nere della storia francese che fa bene ricordare.Tuttavia quei due elementi che mi sono permesso di sottolineare nella chiusa del pezzo mi paiono imprescindibili da qualsiasi civiltà che si voglia definire laica.E ,in effetti,sono anche la base del modello americano per molti aspetti assai diverso.Infine,sono tra le poche armi che abbiamo per lottare contro il clericalismo degli stati ed il fondamentalismo di alcune società
Il modello di laicità americana è ben diverso da quello francese: non significa atteggiamento di netta separazione e di disprezzo della componente religiosa, ma riconoscimento del fondamento religioso della società.
Sì.Ma attenzione! il tutto nel rispetto di una nettissima divisione tra la sfera della religiosità privata e quella dello stato federale.E con la possibilità di farsi finanziare dai fedeli, ma senza un quattrino ricevuto da chi gestisce la cosa pubblica.Poi sul fondamento religioso della società americana ,come a suo tempo ebbe ad osservare Tocqueville,possiamo concordare.Non omettendo,tuttavia, di costatare come negli ultimi decenni il tanto vituperato secolarismo abbia fatto dei sostanziali progressi e non solamente tra l’elettorato liberal e progressista,anzi…
Ogni Stato ha il diritto di gestire i rapporti con la Chiesa o con le Chiese secondo le sue esigenze particolari, che nascono da una storia, da una tradizione, da una realtà specifica. Pertanto il modello americano può essere diverso da quello francese, quello francese da quello italiano que tedesco da quello ecc ecc.
In merito ai finanziamenti, si ricordi che l’8/1000 non è precisamente un finanziamento diretto dello Stato, ma una scelta che il cittadino fa liberamente verso lo Stato stesso, verso la Chiesa cattolica e altre Istituzioni religiose. Se vogliamo poi, con il solito spirito provinciale, esaltare i modelli esteri, si ricordi che anche i Paesi del Nord (Svezia, Norvegia, Danimarca)tanto evoluti, finanziano direttamente e abbondantemente le loro Chiese di Stato (?!?) e che in Germania c’è addirittura una tassa raccolta dallo Stato per versarla aklle confessioni religiose.
A tutti gli italiani, anche a quelli che se ne fregano di tutto e di tutti, ai pusillanimi, e ai paurosi, chiedo una più coraggiosa dimostrazione di difesa verso le donne. Questi assassini difensori di un Islam retrogrado ed intoccabile, non possono ridurre la donna ad un animale da lavoro e di piacere, ma devono rendersi conto che la nostra civiltà, quella del diritto, della sacralità della vita umana, delle arti, delle scienze, ecc… li combatterà strenuamente e duramente, per vedere una donna islamica non più soggiogata, ma libera e indipendente. Saranno le donne islamiche a rovesciare lo strapotere del beduino infame, basta però che noi europei non ingurgitiamo per veri i falsi proclami democratici e di comune visione di un mondo solidale e di pace, fatti dai vari predicatori fasulli e da prezzolati Ayatollah, che vorrebbero l’Islam come unica religione mondiale. Il multiculturalismo è per loro l’arma ideale per confondere le deboli menti di noi occidentali, ma non ci riusciranno!
Sulla libera scelta a proposito dell’otto per mille ci sarebbe molto da dire,ma mi limito a rilevare come in molti abbiano compreso che si tratti di un meccanismo truffaldino, in quanto diversi milioni di contribuenti che non vorrebbero esercitare una scelta vengono arruolati d’ufficio, nel truppone dei firmatari pro Vaticano.Il minimo che si possa dire è che la faccenda sia quantomeno poco trasparente.Sull’Islam: effettivamente la questione è seria.Ma se la civiltà occidentale pretende di risolvere quello che si va prefigurando come vero e proprio scontro di civiltà,per dirla con Huntington,con una risposta identitaria uguale e contraria,temo possa fare poca strada,Il che non vuol dire non difendersi,sia ben chiaro,ma semmai farlo con raziocinio e lucidità.
Se il meccanismo dell’8×1000 è truffaldino, come definire allora il sistema elettorale?
Anche se una larga fetta di cittadini non vota o vota scheda bianca, i seggi vengono ripartiti ugualmente tra i partiti e le spese elettorali vengono incassate in ugual modo.