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Il corpo di Pio: oro e necrofilia

di Claudio Tanari
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[21 apr 2010]
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04padre_pioAl netto delle polemiche sulla quantità d’oro che adorna l’ultimo domicilio di Padre (o San) Pio, il trasferimento dei resti del frate da una cripta all’altra si presta a inevitabili considerazioni di antropologia culturale.
Il corpo, traslato dal santuario di Santa Maria delle Grazie (300 metri quadri) alla nuova chiesa di S. Giovanni Rotondo (500 metri quadri) progettata da Renzo Piano è stato deposto nel sacello scintillante coperto di tessere di terracotta rivestite di foglia d’oro realizzate da padre Marco Ivan Rupnick, che illustrano la vita di Cristo e ripercorrono, lungo le rampe d’accesso, le vite parallele di Francesco d’Assisi e dello stesso Pio.

L’oro, dicevamo: centoventi chili, secondo l’Associazione Pro Padre Pio, che ne deplora francescanamente la dovizia, o solo tre, frutto della fusione di anelli, collanine, ex voto e braccialetti dei devoti, secondo i frati cappuccini della provincia religiosa di Sant’Angelo?

Va detto che la questione non ci appassiona.
La vicenda appare invece interessante, si diceva, da un altro punto di vista: il cattolicesimo è divenuto fortunato fenomeno di massa proprio perchè ha fin dalle origini solleticato tendenze idolatriche e miracolismo paganeggiante. E’ la “materialità” del culto cristiano: provate a immaginare una Chiesa senza croci, reliquie, martiri, riti magici, miracoli, sangue, madonne in lacrime. Il ruolo di promozione e radicamento che storicamente hanno avuto questi elementi disegna un’antropologia, una visione del mondo inconfondibile, in cui la necrofilia occupa una posizione incontestabile.

E’ grado di conservazione del cadavere a certificarne la santità; come non ricordare la stravagante (e sconcertante) testimonianza del vescovo di San Giovanni Rotondo a proposito del cadavere riesumato di Padre Pio (2008): le sue mani sembravano «appena trattate da una manicure»… Quindi, avanti con bagni di alcool, formalina e paraffina, infusioni di creosoto, trementina, e acido benzoico.

Altro che pietas e rispetto e amore per un corpo che attende in pace una resurrezione gloriosa! il feticismo superstizioso della esibizione macabra di qualche suo lacerto, più o meno putrefatto o conservato, ricorda piuttosto il feticismo erotico per un piede o un seno e non per una persona nella sua interezza.
A percorrerla tutta, questa strada, si può arrivare all’incredibile richiesta del vescovo polacco Tadeusz Pieronek di strappare il cuore dal cadavere di Giovanni Paolo II per conservarlo in Polonia: come la strega Grimilde nella fiaba di Biancaneve.

Materia per Ernesto De Martino o per Vladimir Propp. Magari per il Dottor Freud.

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3 commenti
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  1. Beh!!!!! Ragazzi,busines is business,non dimenticate che sono arrivati a vendersi le indulgenze.

  2. [...] considerazioni di antropologia culturale.Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Il corpo di Pio: oro e necrofiliaSharePotrebbero interessarti anche questi post:Diritti civili e mistificazioni ideologiche Sono [...]

  3. materialità = “croci, reliquie, martiri, riti magici, miracoli, sangue, madonne in lacrime”
    Di tutta l’erba un fascio insomma.

    La croce è non una materialità bensì una storicità, anche per gli studiosi atei, quelli seri.
    Riti magici tra MARTIRI (altra storicità) e miracoli (spiritualità) è un’offesa.
    Con sangue si intendono le persecuzioni subite dai cristiani? Perché è una notevole quantità.
    Le madonne in lacrime riconosciute come sovrannaturali dalla Chiesa sono molto poche, e, immagino, meno di quelle che crediate.

    A parte questo, vorrei chiedervi la fonte dell’affermazione che segue. Immagino che non possa essere verificata o approfondita.
    “Quindi, avanti con bagni di alcool, formalina e paraffina, infusioni di creosoto, trementina, e acido benzoico.”