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Attualità   

Corsi di recupero: il piatto piange

di Claudio Tanari
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[30 apr 2010]
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scuolaSta suscitando sconcerto e polemiche la lettera aperta al Ministro Mariastella Gelmini del Dirigente scolastico del Liceo scientifico Keplero di Roma, Prof. Antonio Panaccione, che lamentava l’impossibilità della sua scuola di organizzare corsi di recupero estivi per totale mancanza di finanziamenti: “Non ci sono fondi per i corsi di recupero. Le ipotesi sono due: sei politico generale o tutti bocciati.”

I corsi di recupero – lo ricordiamo per i non addetti ai lavori – in vigore dal 2007 nelle scuole secondarie di secondo grado (le “superiori”), servono a superare le carenze didattiche degli alunni il cui giudizio resta “sospeso” negli scrutini di giugno, in vista di un esame da sostenere entro il 31 agosto, che permetterà di approdare alla classe successiva.

Finanziati in questi anni in misura pari a 50 euro l’ora da corrispondere ai docenti, i corsi hanno visto gradualmente ridurre gli stanziamenti ministeriali: il primo (Ministro Fioroni) fu di 210 milioni, calati poi, più recentemente, a 97. Oggi il Ministero ha diramato un comunicato in cui, nel rispedire al mittente il grido di allarme del Preside del Keplero, “ingiustificato, pretestuoso e finalizzato forse ad ottenere solo una maggiore visibilità personale”, annuncia uno stanziamento, a breve, di 50 milioni: solo un quarto rispetto al 2007, per un numero di studenti da recuperare in crescita, stimato in circa 735 mila.

Il che, con buona pace del Ministro, non fa che riproporre per intero il problema sollevato dal Prof. Panaccione. Già nelle settimane scorse la Rete degli studenti aveva denunciato, tra gli altri, il caso dell’Istituto Fermi di Verona, dove il dirigente scolastico aveva emesso una circolare in cui si avvisavano le famiglie che per poter coprire il costo dei corsi di recupero dovevano sborsare 100 euro per poter pagare corsi di 15 ore.

Il rischio, evidente, è quello di marciare a vele spiegate verso una Scuola classista, come si diceva un tempo, del finto merito, dove chi può pagherà ripetizioni private salatissime, in cui per far quadrare il bilancio si taglia il tagliabile, e si rimpalla ai presidi la responsabilità di rastrellare i soldi che mancano; la Scuola delle “Tre I”, insomma: Ignoranza, Inefficienza, Indigenza.

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4 commenti
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  1. [...] ci sono fondi per i corsi di recuperoLeggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Corsi di recupero: il piatto piangeSharePotrebbero interessarti anche questi post:Chateau Lafite Rothschild 1993, dall’attacco piatto [...]

  2. La scuola statale fa acqua da tutte le parti soprattutto per l’incompetenza dei dirigenti scolastici, pseudomanager improvvisati ed ei prof sessantottini entrati in ruolo grazie a leggine compiacenti. Finchè il personale della scuola statale non vedrà a rischio il proprio posto di lavoro e non vi sarà una vera parità tra la scuola pubblica statale e la scuola pubblica non statale (come in tutti i Paesi avanzati d’Europa), la cose continueranno a peggiorare.

  3. Vede, Robertus, io penso invece che proprio grazie alla passione e alla professionalità dei dirigenti scolastici e degli insegnanti (non se se “sessantottini”…) i cancelli delle scuole (pubbliche) possano aprire tutte le mattine. Malgrado “tagli, ritagli e frattaglie” a danno della Scuola di stato e i fiumi di denaro graziosamente versati agli istituti cattolici…

  4. Occhio alle scivolate demagogiche, Claudio. Qui non stiamo parlando di “poveri”, stiamo parlando di “somari”. Che poi un somaro possa anche essere povero è un attributo del tutto accidentale, a meno che tu non creda che le nostre scuole siano popolate da orde di piccole fiammiferaie lacere. Se la Gelmini non vuole spendere soldi pubblici per i somari fa benissimo: la sua colpa è semmai qualla di disattendere nei fatti i suoi stessi ordinamenti, che prevedevano per ogni studente al massimo un debito a cranio. Ma si sa, adesso è pure madre, e cuore di mamma…
    Quanto alla scuola di classe, sapere non è un diritto: è il risultato di un lavoro. L’idea che si possa acquisire gratis, questa sì è sessantottina. Del resto noi siamo l’unico paese occidentale in cui sembra ovvio accendere un mutuo per andare in vacanza a Ibiza, ma non per pagarsi un corso di studi. Se fosse per me io taglierei del tutto i corsi di recupero, e destinerei i fondi a premi e borse di studio ai meritevoli, potenziando l’Erasmus e così via. Forse avremmo un ‘Italia con un po’ meno ragionieri e qualche ragionatore in più.
    @Robertus: guarda che per questioni anagrafiche ormai i professori sessantottini sono pochissimi, e nell’arco di 3-4 anni saranno scomparsi del tutto.