Attualità
Chiesa e pedofilia, lo stravolgimento dell’etica
di Stefano Faraoni[7 apr 2010]
Ogni grande scandalo che si rispetti ha una sua ritualità, vive una serie di fasi prevedibili e come codificate da certi comportamenti sostanzialmente irrinunciabili, che fanno parte di un copione di natura probabilmente più antropologica che storica. Nel senso che questi comportamenti fanno parte della natura umana, del vissuto dell’uomo in quanto inserito nel contesto della società. Lo scandalo ormai planetario della pedofilia nella Chiesa non si sottrae a queste leggi comportamentali, e viene scandito da fatti tanto scontati quanto prevedibili. Proviamo a riassumerli didascalicamente.
1) C’è inizialmente la fase della negazione, del rifiuto: lo scandalo non esiste, ed anzi, è una pura invenzione.
2) Segue, di fronte all’evidenza e al susseguirsi dei fatti, il momento dello sconcerto, del “c’è forse stato”, ma lo scandalo si risolve con la contrizione e con la richiesta eventualmente di scuse.
3) Si arriva poi alla fase della minimizzazione, se il fenomeno tende vieppiù a crescere ed a diventare non controllabile: è il momento del “c’è stato” ma così fan molti, o del comunque “non siamo solo noi”.
4) Si affianca o segue immediatamente a quest’ultima fase, quella della indignazione, del “ma come si può pensare che…”
5) Si passa poi, da parte dei responsabili materiali o morali, al momento della chiusura nell’angolo di pugilistica memoria, dal quale, per difendersi ormai dai pugni che arrivano con forza da ogni dove, rimane la sola arma dell’invocazione dell’”attacco concentrico, del complotto”.
Tutti atteggiamenti, lo ripetiamo, scontati e prevedibili, fors’anche comprensibili da un punto di vista umano, pur se non giustificabili.
Eppure, nel caso dello scandalo della pedofilia nella Chiesa, esistono due notevoli aggravanti, aspetti ai quali sarebbe sbagliato non dare il giusto peso.
Il primo è l’atteggiamento di assoluta omertà che per decenni (probabilmente secoli) i vertici ecclesiastici hanno operato; omertà che ricorda alcuni gangli organizzati della società a base malavitosa, più che una organizzazione religiosa improntata su concetti tipo verità, solidarietà, compassione, giustizia.
Il secondo aspetto, fors’anche più inquietante e fondamentalmente di natura “eversiva”, è lo stravolgimento del concetto di morale, il quale, per convenzione e per antonomasia, dovrebbe storicamente ed ideologicamente essere appannaggio dell’autorità religiosa. Il venire meno in maniera così eclatante ai fondamenti etici che contraddistinguono l’azione religiosa cattolica, stride in maniera assordante con le quotidiane perorazioni di Papa Ratzinger in favore di un recupero dell’etica e dei principi fondamentali dell’umanesimo. Ormai appare sempre più evidente che la Chiesa non sia più titolata al recupero di questi tradizionali fondamenti, perché non credibile.
Non si tratta solo di ripercorrere storicamente errori, mali e nequizie che nel corso dei secoli l’istituzione religiosa cattolica ha perpetrato con somma impudenza; si tratta ora, hic et nunc, di valutare con serena razionalità che l’apice dell’immoralità è stato raggiunto proprio da chi invoca sani principi di moralità. E questo è vero sia da un punto di visto soggettivo, quando oltre ai semplici preti anche vescovi ed altri alti prelati si sono resi protagonisti dell’infame reato; sia da un punto di vista della responsabilità oggettiva di chi, Papa in testa, non ha vigilato, non ha parlato, e addirittura ha nascosto e coperto, consentendo la continuazione del reato moralmente più infamante inscritto nelle nostre tavole della legge: l’abuso dei minori.








































Il concerto di morale non è stato mai appannaggio dell’autorità religiosa, che, al contrario, ha fatto scempio della morale in ogni epoca storica.
Il titolo di maestri di morale se lo sono presi con le mene politiche e la complicità di partiti sempre più indegni di questo nome.
La libertà non te la regala nessuno. Bisogna ridare a Cesare quel che è di Cesare, prima che la Chiesa si rifaccia della perdita assoluta della sua credibilità cno l’acquisziione dello status di paDrona d’Italia.
Infatto ho detto che per convenzione e per antonomasia dovrebbe esserlo. La storia e i fatti, lo sappiamo tutti, sono un’altra cosa.
Morale?La chiesa toglie tutto agli altri, perchè qualunque cosa fai è peccato,mentre loro hanno fatto della menzogna la loro Verità,sono i meno affidabili al mondo eppure sono riusciti a plagiare e imporre(anche uccidendo,vedi tutte le crociate,le missioni e ancora oggi in afrrica in asia ci si uccide per le religioni,e mi sa che anche da noi si sta instaurando un clima di fondamentalismo che non so dove ci porterà con queste associazioni della vita che vogliono presidiare gli ospedali,non mi dice niente di buono e dovremo ringraziare i cattolici se succederà qualcosa di spiacevole)la loro favola di questo povero cristo che viene tirato in ballo a loro piacimento.
Chiesa. Ekklesia è il termine greco che definisce l’assemblea. Si dice nel Vangelo:”Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. La Chiesa è tutto il popolo cristiano.
Cattolico invece significa universale. Termine poco in voga negli ultimi tempi, vista la xenofobia e il razzismo dilaganti.
Con il termine Chiesa s’intendono ormai, erroneamente, le gerarchie ecclesistiche o il Vaticano. A proposito della corruzione all’interno delle istituzioni cattoliche, non solo oggi ma nei secoli, è stato detto tutto. Anche giustamente. Eppure il cattolicesimo ha saputo mantenere, nonostante il male interno, nonostante gli attacchi esterni, le scissioni, le eresie, una sua coerenza metastorica, per lo più grazie a personaggi piccolissimi (diciamo così) come frati poveretti e pastorelli. E ciò lo rende unico. Già Erasmo da Rotterdam si scagliava contro il marcio della Chiesa, ma fecendolo da cristiano cattolico, con la sua morale cristiana cattolica. Mi fanno sorridere coloro i quali si scagliano dall’alto del loro ateismo contro la Chiesa impugnando una morale che è e rimane cattolica. I bambini venivano (e vengono) venduti, usati, abusati! E se noi li difendiamo è anche per il nostro retaggio cristiano. Filosoficamente la morale borghese attuale non ha nessun fondamento. Che sia retaggio del paganesimo greco o del monoteismo giudaico-cristiano, che senso assume con l’ateismo? Nessuno. I deboli ateisticamente parlando non dovrebbero essere protetti. Non ci dovrebbero essere pensioni di invalidità. Le cure non dovrebbero essere assicurate a tutti. Solo i più forti dovrebbero vivere e procreare. Così agisce il mondo animale a cui gli atei sentono di appartenere. Una femmina di cane mangia i cuccioli più deboli. In quest’ottica un santo ateo dovrebbe essere Hitler.
Io sono consapevole e critico del male all’interno della Chiesa cattolica ma sono anche consapevole del bene che essa ha portato e porta. A voi Dante e Michelangielo non piaceranno perchè non potreste mai capirli ignorando la teologia cristiana e la morale da essa derivata. Io invece li apprezzo molto.