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Scuola, i genitori di Mestre annunciano lo sciopero dall’ora di religione

di Cecilia M. Calamani
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[10 mar 2010]
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oggi-sciopero2Che l’ora alternativa a quella di insegnamento della religione cattolica sia un diritto degli studenti, non è noto a tutti. Molti cittadini, infatti, mantengono la concezione precedente alla revisione concordataria del 1984, quando chi non voleva usufruire dell’ora di religione poteva essere ‘esonerato’, al pari degli studenti che, per motivi di salute, dovevano rinunciare alle ore di educazione fisica.

Da 26 anni l’ora di religione – almeno sulla carta – è un’ora facoltativa, il che significa che gli studenti possono avvalersene oppure no, cosa ben diversa da un eventuale esonero. I non avvalentisi “hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici” (circolare ministeriale 316 del 1987).

Ma ‘diritto’ è una parola che nel nostro Paese assume sempre più un significato vago, elastico, interpretabile. Tant’è che sono pochissime le scuole di ogni ordine e grado che garantiscono una ‘attività didattica e formativa‘ in alternativa all’ora di religione. Finora, a parte le proteste sparute di pochi gruppi o associazioni di cittadini, il disinteresse sulla questione ha regnato sovrano. Non è certo un problema dei cattolici, i cui figli frequentano le ore di religione, e anche i non credenti, alzando le spalle, spesso si adeguano all’ennesimo sopruso, veder razzolare i propri figli per i corridoi.

Per questo, la protesta partita nei giorni scorsi a Mestre ci ha colti di sorpresa. I genitori cattolici del circolo didattico Tintoretto, a sostegno dei genitori non credenti, hanno lanciato una sorta di sciopero: minacciano di non far più avvalere i loro figli dell’ora di religione se non verrà istituita un’attività alternativa per i bambini non, o diversamente, credenti. La protesta sta dilagando in tutta la provincia di Venezia, tanto che è già nato il “Comitato genitori per l’ora di alternativa” (oradialternativa@gmail.it) con lo scopo di effettuare un monitoraggio delle scuole e rappresentare così le istanze delle famiglie che non si avvalgono dell’insegnamento religioso.

La protesta veneziana, che ci auguriamo si estenda in tutta Italia, sostiene un principio elementare: negare un diritto, qualsiasi esso sia, è un danno per le collettività. E, ancor peggio, legare un diritto all’orientamento religioso non ripara nessuno da possibili prevaricazioni, cattolici compresi.

Ciò per cui si battono i genitori, credenti e non, del circolo Tintoretto, non è altro che il principio di  laicità dello Stato, quell’unico contenitore possibile che raccoglie e rispetta i diritti e le scelte personali di tutti i cittadini.

Molta la strada da fare per combattere un insegnamento che per la sua sola esistenza discrimina gli studenti (per il credito formativo derivante dalla frequenza, di cui gli altri non usufruiscono), gli insegnanti delle altre discipline (i docenti di religione ai quali non viene rinnovato l’incarico dalla Curia possono accedere ad altre cattedre senza aver superato il concorso di abilitazione statale) e i cittadini (gli insegnanti di religione vengono pagati dallo Stato italiano con le tasse di tutti, cattolici e non).

La protesta di Mestre apre finalmente uno spiraglio a un’idea di giustizia e di diritto, primo passo di un percorso lungo ma doveroso in uno Stato laico che, per dettami costituzionali, deve garantire parità e diritti a tutti i cittadini e a tutte le confessioni religiose.

Il nostro, invece, non solo destìna ingenti somme per l’insegnamento di una sola religione e senza garantire un’alternativa di pari dignità ma, nel contempo, continua a tagliare i fondi per l’insegnamento delle discipline curriculari. La riforma delle scuole superiori, che grazie alla ministra Gelmini prenderà il via con il prossimo anno scolastico, ne è un fulgido esempio. Il monte ore di lezione per i nostri studenti diminuirà; studieranno meno italiano, latino, inglese, matematica, scienze, arte… ma della religione cattolica – un insegnamento facoltativo, discriminatorio e dispendioso – proprio non si potrà fare a meno.

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5 commenti
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  1. Finalmente qualcuno si muove, anche se avrei preferito che piuttosto che per l’uguaglianza di tempo questi genitori si fossero mossi per il principio di laicità . Infatti non si comprende proprio perchè la scuola pubblica – per intenderci quella che finanzio pure io con le mie tasse – debba derogare alla laicità dello Stato offrendo unora confessionale. Tra l’altro se la religione venisse giudicata importante da questi genitori, non preferirebbero impartirla loro o con insegnanti scelti da loro? L’ora di religione oltre ad essere una ingiustizia è un costo enorme, e piuttosto che ricercare alchimie per renderla meno indigesta alle persone che non la fanno , credo sarebeb meglio muoversi per spostarla al di fuori dell’orario scolastico. Diminuirebbero sensibilmente gli avvalentesi e di conseguenza le spese. Unpercorso lungo ma secondo me l’unico percorrible allo stato attuale.
    http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm

  2. Sono d’accordo con il commento che mi precede.
    Perchè sia chiaro che le tasse i cittadini le pagano per far studiare i bambini e i giovani, non per farli diventare pretini (non ho detto cretini come Odifreddi che non mi permetto tali cialtronate) , che a quello ci pensano le famiglie se vogliono.

  3. Che l’ora di religione vada eliminata, siamo tutti d’accordo. Tuttavia, allo stato attuale delle cose, c’è, così come dovrebbe esserci per legge l’ora di didattica alternativa, un diritto degli studenti che almeno riduce la discriminazione sull’attribuzione del credito scolastico alle superiori.
    Il fatto che siamo contrari all’ora di religione e che l’istituzione dell’ora alternativa non risolva affatto il problema non significa non reclamare un diritto sancito dallo stesso Ministero. I diritti sono diritti, a prescindere dal giudizio che possiamo avere su di essi.

  4. Per smuovere lo status quo credo che l’unica strada da percorrere sia quella indicata da Tiziana.

  5. necessita di verificare:)