Critiche laiche Recensioni
Richard Dawkins: “Il più grande spettacolo della Terra – Perché Darwin aveva ragione”
di Claudio Tanari[2 mar 2010]
Pare che il 20% degli italiani neghi che l’uomo discenda in qualunque modo da altri animali; il 32% pensa che i primi uomini siano vissuti all’epoca dei dinosauri mentre il 24% è convinto che la Terra impieghi un mese a girare attorno al Sole… Usando un eufemismo: siamo un Paese in cui la cultura scientifica non appare propriamente generalizzata.
Verrebbe da dire che “Il più grande spettacolo della Terra” (Mondadori, 2010) di Richard Dawkins, arrivi a proposito: in un momento storico in cui le teorie di Darwin si trovano a dover fronteggiare un attacco senza precedenti da parte dei movimenti creazionisti, di alcuni ambienti clericali e di chi (anche dalle nostre parti…) vorrebbe che nelle scuole il Disegno Intelligente venisse insegnato in parallelo alla Selezione Naturale.
Biologo, esponente di punta di quella corrente di evoluzionisti che si definiscono Neo darwinisti, Richard Dawkins negli ultimi trent’anni ha firmato alcuni tra i più importanti volumi di divulgazione scientifica: tra gli altri “Il gene egoista” (1976), “L’orologiaio cieco” (1986), “L’illusione di Dio” (2007).
In “Il più grande spettacolo della Terra” lo scienziato inglese ha voluto tornare al suo argomento preferito perché, come spiega lui stesso, c’è bisogno di ricordare con fermezza che l’evoluzione non è solo un’affascinante teoria, ma una realtà scientifica ampiamente comprovata. Lungo quattrocento pagine di argomentazioni scientifiche rese fluide e leggibilissime da uno stile tutt’altro che accademico (com’è d’uso nella saggistica anglosassone), Dawkins ci spiega “Perché Darwin aveva ragione”.
Le prove? Per cominciare, le verifiche sperimentali della selezione naturale, ottenute attraverso la selezione artificiale, effettuata coscientemente nei laboratori oggi, ma in parte effettuata inconsciamente nel corso dei secoli da coltivatori e allevatori. O i dati che ai tempi di Darwin non avevano sufficiente evidenza, ad esempio i fossili: di animali ce n’erano già allora, naturalmente, ma difettavano quelli umani, è a quelli che ci si riferiva, parlando di “anelli mancanti”: in seguito ne sono stati trovati in gran numero, colmando numerosi passaggi dell’ominazione. In una recente intervista a cura di Piergiorgio Odifreddi (Repubblica, 19 Febbraio) Dawkins sfida chi insiste a non considerare quella di Darwin una teoria scientifica: «Sbagliano, perché invece è basata su evidenza sperimentale, predittiva, e verificabile o refutabile: ad esempio, l’evoluzionismo prevede che non si possano trovare fossili di mammiferi negli strati del Devoniano, e un loro ritrovamento sarebbe una confutazione della teoria».
Una buona idea per i Creazionisti, incrollabili oppositori del darwinismo. Potrebbero cominciare a scavare: sempre meglio dell’enciclica di Pio XII “Humani generis”, in cui si prescrive esplicitamente che un cattolico deve credere all’ esistenza reale – e non metaforica – di Adamo ed Eva.
Il più grande spettacolo della Terra. Perché Darwin aveva ragione
Richard Dawkins
Mondadori Saggi, euro 17,60








































Molto interessante, perchè scommetto che parli più approfonditamente di quel che avviene nelle scuole italiane.
Peccato sia edito dalla Mondadori
questo scrittore è bravissimo,ma quelli sò de coccio.
In realtà l’ evoluzionismo è perfettamente compatibile con la fede cattolica.
Il dio cattolico è onnipotente ed onnisciente. Tutto il tempo è insieme a lui noto. Perciò può avvalersi anche di un processo intrinsecamente casuale, di cui conosce l’ esito, per la realizzazione dei suoi disegni.
Per la dottrina cattolica la Bibbia intera è costituita da scritti umani ispirati da dio. Dunque è da evitare un’ interpretazione letterale e formalistica.
Interpretazione letterale e formalistica a maggior ragione inadeguata per le encicliche dei papi.
Sull’ evoluzione si veda ad esempio quanto affermato da Giovanni Paolo II nel 1996:
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/pont_messages/1996/documents/hf_jp-ii_mes_19961022_evoluzione_it.html
4.” Tenuto conto dello stato delle ricerche scientifiche a quell’epoca e anche delle esigenze proprie della teologia, l’Enciclica Humani generis considerava la dottrina dell’“evoluzionismo” un’ipotesi seria, degna di una ricerca e di una riflessione approfondite al pari dell’ipotesi opposta. Pio XII aggiungeva due condizioni di ordine metodologico: che non si adottasse questa opinione come se si trattasse di una dottrina certa e dimostrata e come se ci si potesse astrarre completamente dalla Rivelazione riguardo alle questioni da essa sollevate. Enunciava anche la condizione necessaria affinché questa opinione fosse compatibile con la fede cristiana, punto sul quale ritornerò.
Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza, non ricercata né provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per sé un argomento significativo a favore di questa teoria”.
Naturalmente, sull’ impresa scientifica, è corretto attenersi allo stato attuale del dibattito filosofico.
Da Popper a Lakatos, da Kuhn a Feyerabend, la filosofia della scienza contemporanea ha sempre una concezione critica e congetturale delle teorie scientifiche.
Si veda, come esempio di visione della scienza filosoficamente sostenibile, il seguente scritto del paleontologo Stephen J. Gould
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/01/darwin-per-ogni-bandiera.shtml?uuid=dd48824c-eef1-11dd-9c9c-821838d16869&DocRulesView=Libero
Caro Rossi, del suo dotto commento mi colpiscono soprattutto alcune sorprendenti affermazioni. La prima sulla Bibbia, di cui sarebbe “da evitare un’ interpretazione letterale e formalistica.” La seconda – a breve distanza dalla prima – secondo cui l’ “interpretazione letterale e formalistica” di cui sopra risulterebbe “a maggior ragione inadeguata per le encicliche dei papi”. Non si comprende allora perché prendersi la briga di scriverli, il Libro o le encicliche papali, se la loro esegesi può poggiare su interpretazioni mutevoli e vaghe come i responsi della Sibilla…
“Non si comprende allora perché prendersi la briga di scriverli, il Libro o le encicliche papali, se la loro esegesi può poggiare su interpretazioni mutevoli e vaghe come i responsi della Sibilla…”.
Beh, allora potremmo dire questo di tutte le leggi dello stato, delle opere letterarie, della letteratura scientifica quando non utilizza simboli matematici o logico-formali ecc. ecc. Tutto inchiostro sparso inutilmente?
Forse è importante chiarire un equivoco. Si sente spesso dire che il cristianesimo è una religione del “Libro”, come l’ Islamismo. Ma si tratta di una evidente sciocchezza.
Perchè nel cristianesimo la parola di dio non si incarna in un testo scritto ma in un uomo, Gesù.
Si tratta di una concezione già chiaramente presente nella primissima comunità cristiana, come si può ricavare dall’ inizio del vangelo di Giovanni.
http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVL.HTM
Gli evangelisti raccolgono la tradizione orale e la consolidano in racconti scritti. Chiare le parole in questo senso dell’ evangelista Luca, ad esempio.
http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PUX.HTM
Ma per la Bibbia intera, Vecchio e Nuovo Testamento, si possono dire le stesse cose.
Si tratta di scritti umani, per la dottrina cattolica interamente ispirati da dio, ma pur sempre documenti redatti da uomini fallibili, inseriti in un contesto storico culturale, influenzati da stili e modelli letterari.
Per questo, a differenza dell’ Islam, il cristianesimo cattolico è così incline ad una lettura critica, non fondamentalista, della Bibbia.
Questa attenzione per i limiti degli uomini deve naturalmente valere anche per le encicliche dei papi. Ed infatti Giovanni Paolo II legge in questo modo l’ insegnamento del suo predecessore.
Nel cattolicesimo la tradizione apostolica precede il testo della Bibbia non solo temporalmente ma anche logicamente. La cosiddetta Rivelazione si compie in Gesù, ma l’ individuazione della sua portata è un processo ancora aperto, in corso.
Naturalmente posso portare riferimenti precisi al Magistero della Chiesa, Catechismo ufficiale e quant’ altro. Ma mi pare di avere appesantito la discussione già troppo.
La Chiesa ha condannato Galileo poi consente al papa di far proprio il suo pensiero. Ma non perchè abbandona dogmi e punti di fede. Semplicemente perchè il nucleo della fede cristiana è altrove.
Spero di non essere stato troppo noioso.
Un saluto cordiale
Carlo