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Attualità   

Pedofilia nella Chiesa, le vere responsabilità

di Stefano Faraoni
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[14 mar 2010]
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pedofiliachiesaSta accadendo, come d’altronde largamente previsto, che lo scandalo pedofilia nella Chiesa ha assunto i connotati di fenomeno pervasivo che colpisce senza distinzioni nazionali una buona parte del globo. 

Si tratta cioè di un fenomeno globale che può essere difficilmente riconducibile ad una mala pianta che attecchisce nel momento sbagliato e nel posto sbagliato, con prelati che si affrettano a ricoprire di terra quanto prima la piantina, prima che cresca.

In verità il problema era ed è che le piante esistono, sono molte e sono diventate adulte. Sono male piante che nessuno ha avuto il coraggio vero di sradicare, né da grandi né da piccole. Ora hanno i connotati della piena visibilità, ma restano là, piantate nel terreno dell’impunità e di un incerto perdonismo che raramente riceve la giusta e vera condanna. Al di là delle esecrazioni di prammatica di Benedetto XVI, molti preti pedofili non solo non sono stati perseguiti, come giusto che sia, dalla giustizia, ma addirittura fanno ancora i preti dopo essere stati debitamente coperti dalle gerarchie ecclesiastiche.

Dagli Stati Uniti al Sudamerica, dall’Irlanda all’Austria, alla Germania, alla Svizzera, all’Italia, alla Nuova Zelanda, la punta dell’iceberg viene sempre più a galla, mostrando, ne siamo convinti, ancora solo una minima parte di quello che è stato e che ancora è. Sappiamo tutti perfettamente che il sistema psicoteologico del ricatto sessuale ai fanciulli – sistema di abominevole abiezione – in realtà ha sempre funzionato: il sacerdote rappresenta la mediazione con dio, e per ciò stesso incute sacro timore, per cui tutto quello che fa e che ti fa, anche sotto il profilo sessuale, è giustificato o addirittura insondabile.

Si abusa della propria posizione di preminenza assoluta, mascherandosi dietro dio e la religione per compiere la maggiore delle nefandezze: la turpe violenza ai bambini. Aggravata dal fatto che essi sono esseri deboli per definizione. Proprio quei deboli che la Chiesa dovrebbe difendere per primi.

Ora, francamente a noi interessa relativamente l’ultima polemica sulla responsabilità più o meno diretta di Benedetto XVI sugli scandali sessuali ai bambini nel proprio territorio di competenza quando era ancora arcivescovo della diocesi di Monaco. Non è questo il punto, o almeno non è l’aspetto a nostro avviso più importante della questione. La cosa invece realmente inaccettabile di tutto ciò, è la parte più radicalmente ideologica di tutta la questione; è il rifiuto della corretta analisi e spiegazione del nesso di causalità che lega il fenomeno della pedofilia dei preti, alle sue radici, alle motivazioni che ne sono la causa.

Qui subentrano delle responsabilità tanto certe quanto dimostrabili della dottrina della Chiesa, incarnata dal suo principale latore, Papa Ratzinger, sia in quanto Papa, sia in quanto teologo.

Non più tardi di qualche giorno fa Benedetto XVI, in un intervento ufficiale, riaffermava con assoluta nettezza l’incompatibilità del sacerdozio col matrimonio. Errore di carattere storico, anzi, diremmo, errore astorico. Non solo il calo delle vocazioni è strettamente connesso anche a quest’importante riaffermazione dottrinaria, ma non c’è alcun dubbio che questo, comportando e ribadendo la tesi medievale dell’astinenza, produce disorientamento psicologico e fisiologico all’interno delle naturali pulsioni dell’essere umano; una compressione innaturale che, in determinate situazioni, genera mostri.

Concetto di astinenza-continenza, tra l’altro, riaffermato a più riprese, non ultima all’interno della ben nota questione dell’uso cosiddetto illecito degli anticoncezionali.

pretofilo1Se questo è vero, e riteniamo che non considerare ciò veritiero sia un vero e proprio insulto alla ragione, non c’è alcun dubbio che la responsabilità morale, e quindi anche culturale, circa le cause vere della pedofilia nella Chiesa, sta tutta in quest’atteggiamento veterodottrinario che non poteva non essere portato avanti da colui che, prima ancora di diventare Papa, è stato “Prefetto della congregazione per la dottrina della fede”, cioè a dire quell’istituzione che, negli interna corpora della Chiesa, prima si chiamava Sant’Uffizio: la Santa Inquisizione.

La riaffermazione pedissequa e acritica di questi principi (celibato, astinenza, continenza) porta implicitamente alla giustificazione ideologica, e quindi anche morale, del fenomeno della pedofilia. A poco servono poi il biasimo e le condanne. Il giardiniere che di persona ha piantato la mala pianta, e che ha consentito pure che crescesse, può pure lamentarsi. Ma ormai le piante sono diventate alberi, e rimuoverli tutti è sempre più difficile.

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6 commenti
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  1. Consiglio la lettura di questo articolo sull’argomento, in cui si dice che in realtà il celibato non è la causa prima della pedofilia tra i preti, ma ce ne sono altre più nascoste: http://www.cristianesimo.it/pedopreti2.htm

  2. Grazie per la segnalazione, Emanuela…a presto

  3. “il Vaticano è la sede di Satana, come dimostra il fatto che in esso covano le pulsioni più vergognose dell’uomo, come il desiderio di sfarzo e onori, l’avidità di denaro e privilegi, la violenza, l’ipocrisia e la libidine sfrenata.” (Alessandro Capece).
    Anche se penso sia ormai troppo tardi, Vi invito a ragionare. Scrivo sul post di Stefano Faraoni, che è, tutto sommato, il più moderato. Ma l’ articolo di Paolo Izzo, cui ho scritto privatamente, mandandone una copia per conoscenza alla Vs/ Redazione, è un vero e proprio incitamento ad uccidere i Cattolici in quanto tali. Capece non è molto da meno e lo “psicoterapeuta” che scrive in modo vilmente anonimo sul sito di “cristianesimo.it”, che Emanuela ed Eleonora consigliano qui di leggere, arriva ad identificare nell’ Eucaristia, quello che noi Cattolici abbiamo di più Sacro, la radice di tutte le perversioni e di tutti i crimini della Chiesa Cattolica. La vignetta sui bambolotti gonfiabili è blasfema, oltre ad identificare la pedofilia con la tonaca (anche quella di Don Milani e di Don Santoro, entrambi grandi educatori di ragazzi, come Don Puglisi?)
    Forse, per rendervi conto del punto senza ritorno cui siete arrivati, dovreste leggere il Mein Kampf giovanile di Hitler nelle accuse che lancia agli Ebrei in quanto tali. E il proclama dei giovani ufficiali Turchi del 1915 nei riguardi degli Armeni. E “La criminalità in Sardegna”, del medico Alfredo Niceforo, allievo di Cesare Lombroso, del 1897, nei riguardi dei Sardi, razza criminale identificabile anche dal cranio. Forse, per farVi comprendere cosa state facendo e farVi tornare alla ragione, dovrei scrivere un articolo che, basandosi sulle imprese di Marc Dutroux. che godette di coperture ad altissimo livello, e sui crimini del periodo coloniale Belga in Congo, inviti a sterminare tutti i Belgi, compresa mia cugina Ilse, che abita a Bruxelles, e i suoi due figli, perchè nazione criminale.

  4. Aldo, blasfemo è un concetto che appartiene solo ai cattolici. Per tutti gli altri, una vignetta simile è blasfema quanto lo potrebbe essere una qualsiasi altra. Non vedo quale sia la differenza tra un cittadino italiano qualsiasi e un prete, dal punto di vista civile. E non vedo perchè l’ironia, per questi ultimi, non debba valere.
    Nelle parole di Paolo Izzo vedi un incitamento ad uccidere che francamente non trapela affatto.
    Non facciamo come il nostro presidente del Consiglio, per il quale ogni verità che lo scredita diventa un complotto!
    La Chiesa ha coperto la pedofilia e continuerebbe a farlo se solo lo scandalo non fosse trapelato fuori dal muro di omertà vaticano.
    Quale scusante trovi tu? Io nessuna, anzi trovo solo aggravanti, visto che la Chiesa è tenuta a coprire i casi di abuso. “Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia (a un prete pedofilo, ndr), ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale. Una cosa gravissima. Se lo facesse il confessore incorrerebbe nella scomunica ipso facto, immediata” dice monsignor Girotti mentre lancia strali contro le donne che abortiscono, per le quali la semplice confessione non basta (ma guarda un po’).
    Per un caso di pedofilia basta l’assoluzione del confessore!
    Che la ‘condanna’ ecclesiastica per i preti pedofili fosse quella di far loro cambiare parrocchia è cosa nota, e l’ultimo scandalo tedesco, se ce ne fosse ancora bisogno, ne è un’ulteriore prova.
    E ora il Papa si batte il petto cercando di ripulire la coscienza della Chiesa dagli abomini di cui si è macchiata per anni? Con quale credibilità? E come giustifica la copertura sistematica di tali casi?
    Ma, soprattutto, come potete giustificarli voi cattolici?

  5. Per un radicale nonviolento come il sottoscritto, l’accusa di incitamento ad uccidere un altro essere umano è veramente offensivo e ai limiti della denuncia penale (dal momento che quella accusa adesso è anche pubblica). Ma diciamo che la prendo come libertà di parola, in questo paese delle libertà (anche se mi aspetto delle scuse altrettanto pubbliche, grazie)…
    Ciò detto, continuo a pensare che la pedofilia uccida i bambini, anche se non sempre fisicamente: mentalmente, per sempre. Penso anche che, per la dinamica psichica che pone in essere, sia “tentato omicidio” anche l’accusa che la Chiesa rivolge alle donne che abortiscono, dando loro delle assassine in più di una occasione. Penso anche che la battaglia contro la contraccezione sia paragonabile a una vera strage, per i suoi effetti nei Paesi del Terzo mondo. Poi ci sono gli omicidi diretti, perpetrati in nome delle religioni nei secoli (e quella cattolica temo che sia la prima per numero di morti procurate). Potrei continuare per pagine, ma preferisco conservare le energie per un articolo su Cronache Laiche, eventualmente. Ribadisco che coloro i quali si macchiano di delitti, coprono delitti, insabbiano prove di delitti, si rendono complici di delitti, depistano le possibili indagini sui delitti, come ha fatto il Vaticano fino ad oggi, debbano essere perseguiti e puniti dalla legge… Moralmente, visto che loro hanno la scomunica facile, mi sono permesso di proporre che stavolta li scomunichiamo noi. Tutto qui… “Affinché sangue non sia versato”, come disse la Chiesa alla fine della sentenza con cui mandava al rogo Giordano Bruno.

  6. Caro Aldo,

    purtroppo le categorie di giudizio della religione sovente non coincidono con quelle dello Stato di diritto. Io mi attengo all’etica dello stato di diritto, col quale ho stipulato un contratto iure naturale (e non divino) dalla mia nascita. Sono il suo figlio legittimo. In esso sono nato e in esso mi riconosco. Sbaglio, mi correggo, poi risbaglio, ma sempre cercando di rispettare le regole che lo governano, dentro quindi questo contenitore. Il diritto di critica, l’ironia, il sarcasmo, la satira ecc. sono ricomprese nello Stato di diritto. Al di fuori di queste libertà di espressione,esistono sistemi e modi di pensare che non ci appartengono: gli assolutismi e a volte gli assolutismi religiosi. La blasfemia è categoria religiosa, riconducibile esclusivamente alla morale religiosa, non all’etica statuale, e tanto meno alle sue regole ed alle sue leggi. Non esiste il reato di blasfemia; semmai esiste ancora (ma ridotto davvero ai minimi termini, tanto da essere sostanzialmente stato espulso nei fatti dal nostro ordinamento) il reato di vilipendio della religione. Da umile operatore del diritto posso dirti con grande tranquillità che nemmeno nell’occasione delle vignette di cui sopra rientriamo in questa casistica. Ma neppure la sfioriamo da lontano. Se poi vuoi trattare il tema “etico” del rispetto delle altrui idee (fermo restando il sacrosanto diritto alla critica di cui sopra) credo di poter dire che non rispettare la volontà di una persona che decide di non vivere più una vita che già non c’è più, è mille volte più grave di una barzelletta sui preti. E’ l’obliterazione del rispetto. Così come battezzare una persona (un bimbo) che non ha l’uso della ragione,segnandola per tutta la vita, è un milione di volte più grave di una vignetta. E così continuando, imporre ad un bimbo o ad un ragazzino di formazione religiosa diversa o di estrazione culturale atea, la presenza della croce, è un miliardo di volte più offensivo di un disegnino sarcastico. Potrei aggiungere decine di questi esempi, ma reputo tu sia persona intelligente, e sicuramente avrai capito.
    Ti inviterei, da ultimo, ad allargare i tuoi orizzonti culturali nel segno di una più approfondita conoscenza storica dei mali che i cristiani hanno perpetrato nel corso dei secoli; e più di tutti, la Chiesa stessa come isituzione. Se lo desideri,di volta in volta posso darti le indicazioni e le fonti per riflettere profondamente su quello che, ad un’analisi approssimativa, può sembrare una forzatura critica, ma che a ben vedere, e a ben studiare, non è altro che una patente realtà.

    Sei ancora in tempo per convertirti, caro Aldo. Non è mai troppo tardi, come diceva il maestro Manzi.