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Matrimoni gay, l’appello di ‘Affermazione civile’

di Cecilia M. Calamani
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[8 mar 2010]
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logo-AFFERMAZIONE-CIVILE_webIl prossimo 23 marzo la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sulle norme del Codice civile che vietano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. In occasione dell’appuntamento, Affermazione civile ha  pubblicato l’appello “Sì, lo voglio” che vede come primi firmatari Ivan Scalfarotto, vice presidente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico, e Sergio Rovasio, segretario dell’Associazione radicale Certi Diritti.

Il problema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso  sta diventando sempre più preponderante nel mondo omosessuale, anche in relazione al vuoto legislativo sulla tutela delle coppie di fatto. Se le coppie eterosessuali, per ottenere i diritti familiari (pensione, eredità, tasse, immigrazione, abitazione), possono sempre ricorrere al matrimonio civile, le coppie omosessuali sono ad oggi escluse da qualsiasi diritto e dovere reciproco. Eppure, sono unite dallo stesso vincolo delle altre, l’amore, il desiderio di costituire una famiglia, la condivisione di un progetto di vita insieme.

Ad agosto dello scorso anno, il Tribunale di Venezia, a seguito del ricorso di una coppia gay alla quale era stato negato il permesso di contrarre matrimonio, aveva sollevato alla Consulta il problema, asserendo che non ha “alcuna giustificazione razionale” la norma, “implicita nel nostro sistema, che esclude gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso”. Secondo il tribunale, “il diritto di sposarsi configura un diritto fondamentale della persona, riconosciuto sia dalla Costituzione sia a livello sovranazionale“ e “la libertà di sposarsi (o di non sposarsi) e di scegliere il coniuge autonomamente riguarda la sfera dell’individualità. E’ quindi una scelta sulla quale lo Stato non può interferire, a meno che non vi siano interessi prevalenti incompatibili“.

I diritti delle coppie omosessuali sono sanciti anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ma nulla di tutto ciò è stato ereditato dal nostro Codice civile.

Inoltre, lo stesso Parlamento europeo, con la Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani, ha chiesto agli Stati membri di “garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali“.

E in effetti, moltissimi sono gli stati membri che prevedono già il matrimonio omosessuale o che almeno regolamentano i diritti delle coppie dello stesso sesso.

L’Italia, anche su questo, latita, traducendo il peccato cattolico (per la Chiesa l’omosessualità è uno dei peggiori) in divieto civile per tutti.

La famiglia è quella formata da un uomo e da una donna!’, si sente tuonare ogni tre per due non solo dalla Chiesa, ma anche dai politici compiacenti. Per toglierci dall’imbarazzo sul significato di famiglia, ecco cosa suggerisce il Dpr 223/89 (Regolamento anagrafico del 30 maggio 1989): “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune” (art. 4).

Il che significa che una coppia omosessuale convivente è già una famiglia. Continuare a privarla dei diritti che hanno tutti i cittadini (eterosessuali) è solo una ingiustificabile  discriminazione in barba al principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“.

Cecilia M. Calamani

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5 commenti
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  1. Mi spiegate perché mai tanto bisogno di riconoscimento legislativo delle ‘coppie di fatto’ o dei ‘matrimoni gay’?
    Il problema non sta nella convalida o meno, da parte dello Stato, di coppie omosessuali, ma nel negare per legge determinati diritti, come quello di successione o il semplice andare a trovare il proprio partner in ospedale in caso di incidente grave. Ergo, qui non è questione di riconoscere coppie di fatto o istituire i matrimoni gay, ma di riformare le ridicole e ipocrite leggi già esistenti, e non è la stessa cosa. Allora, mi chiedo, perché accanirsi a volere delle soluzioni in un certo modo, se poi basterebbe molto meno per arrivare alle stesse?

    Mi auguro di poter dialogare senza arrivare agli insulti, come altrove mi è già capitato, purtroppo.

  2. Non voglio neanche pensare all’eventualità che la Corte Costituzionale si pronunci contro. Se lo facesse, l’Italia meriterebbe di essere cacciata dal’Europa e di entrare in Afghanistan….

  3. @Laurentius: per il semplice motivo che TUTTI dovrebbero avere gli stessi diritti. Se io etero mi posso sposare, non vedo perchè un gay non lo possa fare. E’ la stessa cosa che negare il diritto di voto a qualcuno.

  4. @Laurentius
    Scusa, ma ti sei risposto già da solo. I diritti di cui parli (successione, pensione, casa, ecc) vengono sanciti o dal matrimonio civile o da una legge sulle coppie di fatto, ad oggi in Italia (quasi l’unica in Europa) inesistente.
    Ma anche se questa legge ci fosse, non si capisce veramente perchè il matrimonio civile debba essere negato agli omosessuali. E non è solo un problema di punti di vista, ma di dettami costituzionali: l’orientamento sessuale non può costituire una discriminante.

  5. @Laurentius
    Sono metà :-) di una delle coppie che ha fatto affermazione civile.
    Vedo che qualcuno prima di me ha già risposto.
    Qui il problema non è di cambiare le leggi per fare in modo che noi come omosessuali possiamo
    arrivare ad avere un qualche straccio di diritto (dato che al momento non ne abbiamo nessuno).
    Il problema semplicemente è che l’articolo 3 della costituzione recita testualmente: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
    Allora o si dice che gli omosessuali non rientrano in queste categorie e quindi non devono essere tutelati (sarei curioso di sentire l’Europa cosa avrebbe da dire) oppure semplicemente
    si estende a tutti senza alcuna distinzione la possibilità di essere uguali.
    Quindi per esempio il DIRITTO di matrimonio o il DOVERE di occuparsi del coniuge in caso
    di bisogno (questa è una cosa che spesso si dimentica, noi vogliamo gli stessi diritti di tutti ma anche
    gli stessi doveri)
    Quello per cui ci battiamo non è una legge specifica, ma è la piena uguaglianza.