AttualitĂ
Lettera aperta ai giudici di Milano del processo Mediaset
di Stefano Faraoni [8 mar 2010]
Signori giudici di Milano,
siamo venuti a conoscenza del fatto che oggi c’è stato l’ennesimo rinvio del processo Mediaset. A data da destinarsi, ovviamente, visto che le date da voi fissate non vengono mai tenute in considerazione.
Io lo so che voi applicate la legge, e so anche perfettamente che i vostri ambiti di movimento, le vostre decisioni, sono legate e dipendono dalle regole. Ma l’esercizio delle regole non prescinde dalla dignità , elemento forse astratto, ma inseparabile da quello della credibilità .
Un’istituzione messa alla berlina perde di dignità , non è più credibile, in buona sostanza perde della propria connotazione di “istituzione”, se non viene trattata e considerata come tale, col dovuto rispetto, tenendo in somma considerazione il ruolo che svolge, sovente in mezzo a mille difficoltà . Questo è quello che, tra l’altro, pressoché quotidianamente ripete anche il Presidente della Repubblica.
Nessuno è perfetto, ognuno di noi sbaglia e anche i giudici sbagliano; ognuno di noi anela a fare meglio il proprio lavoro: qualche volta ci riesce e qualche volta no; ma un lavoro è sempre un lavoro, e i nostri padri e i nostri nonni ci hanno insegnato che, umile o sofisticato che sia, ogni mestiere è degno di rispetto in quanto lavoro, in quanto parte, piccola o grande che sia, di un contributo che ognuno di noi può dare per far crescere questa società , il vivere civile.
Per questo non è accettabile, signori giudici, che voi, col vostro e nel vostro lavoro, veniate scherniti, derisi, da comportamenti che solo i prepotenti possono avere nei vostri confronti A scuola la prima cosa che ci insegnano è rispettare le regole, la seconda a non schernire gli altri, la terza a non essere prepotenti: principi, modi di essere e di fare, che vengono ancor prima dell’apprendimento delle nozioni d’italiano o di matematica.
Leggendo le dichiarazioni dell’avvocato Ghedini, ogni persona dotata di un minimo di buon senso capisce che, in barba ad ogni più elementare principio di uguaglianza nei confronti degli altri cittadini e di rispetto nei confronti di voi stessi, il Presidente del Consiglio, e per lui i suoi legali, vi stanno prendendo in giro. Avrei voluto trovare una locuzione più elegante, forse meno diretta, forse più conferente col linguaggio giuridico cui a volte bisogna attenersi, ma non ne trovo altra.
Quando, dopo l’ennesimo rinvio, l’avvocato Ghedini si permette di dire che “per quella data il presidente del Consiglio ha in programma un viaggio a Washington ma non è detto che ci vada sicuramente – oggi per esempio doveva essere in Brasile e invece non è così - noi non siamo però in grado di indicare un’altra data” allora non c’è altra espressione che renda l’idea.
Il signor Silvio Berlusconi può vantarsi di essere stato eletto a maggioranza nel Paese; voi non siete stati eletti a maggioranza. Anche se si picca di rappresentare tutti gli Italiani, ne rappresenta solo una parte, come ormai evidente. Voi non avete problemi di maggioranza e minoranza, voi in ogni caso rappresentate il Paese, tutto il Paese quando decidete. In nessuna Nazione Democratica un Presidente del Consiglio può permettersi di deridere i propri giudici come sta facendo questo signore. Perché prendendo in giro i singoli giudici di questo processo, ad uno ad uno, prende in giro il Paese intero, nella sua unità ed interezza; quell’unità cui il Presidente Napolitano tiene così tanto è messa a repentaglio da chi conosce, alla fin fine, solo una legge, quella che non sta scritta da nessuna parte e contro la quale il diritto e la civiltà giuridica lottano ormai sistematicamente da secoli e secoli: la legge del più forte.

ma che sciocca sciocchezza