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Attualità   

Elezioni regionali, indicazioni a posteriori

di Stefano Faraoni
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[29 mar 2010]
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Se da questa tornata elettorale regionale si possono trarre alcune indicazioni complessive, forse è bene analizzarne due o tre che hanno un’incidenza non indifferente sul voto, e più in generale sulla politica nel nostro Paese.

Innanzitutto è bene sgombrare il campo dalla differenza fra elezioni politiche ed elezioni amministrative: è diventata una semplice separazione nominalistica. Eccezion fatta per le elezioni condominiali e del piccolo Comune montano sciolto per infiltrazioni mafiose, pressoché ogni tornata elettorale assume valenza politica, perché “mediatizzata” a dovere da stampa e televisioni, portate ad assumere toni e a preconizzare prospettive che travalicano quasi sempre aspetti localistici.

A questo tema si riallaccia quello dei meccanismi di formazione del consenso. Questo tende a separarsi sempre più dall’originario meccanismo di appartenenza (sovente ideologica) per orientarsi in base a livelli di convincimento che nascono e si formano direttamente dai mezzi d’informazione, nei mezzi d’informazione, prescindendo sovente dalla realtà, dalla sostanzialità del fatto potenzialmente generatore del consenso. L’informazione quindi che crea il fatto e non viceversa. L’esempio della gente che vota una persona (Berlusconi) che afferma che non ci sarà più un disoccupato o che in tre anni sconfiggerà il cancro, è sintomatico. In base ad un’indagine del Censis, il 69,3% degli elettori forma la propria scelta elettorale attraverso le notizie e i commenti dei telegiornali. Minzolini docet.

La cosiddetta questione cattolica. Con tutta probabilità non esiste più un voto cattolico, ma esiste un voto clericale. Nel senso che, venendo o quasi a mancare un partito di riferimento (forse eccezion fatta per l’Udc) il voto dei cattolici risente poco di appartenenze ideologiche; lo troviamo a destra e a sinistra in maniera più o meno diffusa. Anche qui, comunque, uno zoccolo duro rappresentato dalle gerarchie vaticane e proiettato ideologicamente verso il conservatorismo religioso, può far ancora sentire i propri effetti, come è probabile sia successo con la Polverini nella Regione Lazio.

Inoltre, una differenza forte fra il centrodestra e il centrosinistra è marcata dalla percezione della leadership. Il centrosinistra è carente ormai cronico di leadership. La vacanza di quest’elemento essenziale del consenso politico, produce frammentarietà, nel senso di non conoscibilità della strategia politica, della linea politica univoca cui dovrebbe far riferimento l’elettorato. Se Berlusconi lancia un messaggio politico, giusto o sbagliato che sia, corretto o assurdo (tipo sconfitta del cancro), lo fa in maniera univoca, solida, non contestata internamente; il messaggio che manda un leader del centrosinistra, per quanto buono possa essere, sovente è sfilacciato, corretto, rivisitato, se non annullato da mille altre dichiarazioni di mille altri leader. Manca il senso del leader come rappresentativo di un messaggio unitario e quindi forte. Non c’è l’esercizio di una leadership. In un mondo dove i media la fanno da padrone, mandare un messaggio sbagliato e mandarne uno giusto ma debole e sfilacciato, e quindi poco credibile, è  la stessa cosa. Anzi, spesso prevale il messaggio sbagliato ma unitario. Quindi la carenza di leadership forte, a forte contenuto unitario, è carenza politica di fondo.

Di qui l’esigenza, a centrosinistra, di un profondo rinnovamento della linea politica e della leadership che ne deve essere portatrice. Forse con l’esclusione di Nicky Vendola e di pochissimi altri, non c’è un leader politico in quest’area che non rechi con sé i segni netti della consunzione.

Questi alcuni dei mali e alcuni degli errori: alla politica e alla politologia l’indicazione dei percorsi concreti da intraprendere.

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3 commenti
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  1. Però, Berlusconi ha perso le elezioni e la sinistra non ha vinto. Questo è il dato di fatto. Dal risultato del 37,4% delle politiche del 2008 il PDL è passato al 26,7%. Quando si perde il 10,7 % dei voti significa che si è perso. Riferirsi alla vittoria dell’ alleato Lega Nord e spacciarla come propria vittoria è la cosa più stupida che esiste e Berlusconi, che non è stupido, lo sa bene; non ha dietro di sé il vantato partito del 38% dei sondaggi, ma un magro partito del 26,7% (tra l’altro molto litigioso al suo interno al punto di non mettersi d’accordo sui candidati da presentare nel Lazio fino all’ultimo momento), ora cercherà di attrezzarsi per salvare se stesso, e marcerà a grandi passi verso la repubblica presidenziale.
    La sinistra non ha vinto. Tranne il caso Vendola in Puglia, per il resto si dimostra incapace di proporre una politica per il Nord ed anche per il Sud dove era stata precedentemente premiata. Rimangono alla sinistra le regioni storiche del centro, dove si registra anche un diffuso scontento e lo testimonia l’affermazione delle liste del movimento di Grillo.
    Nonostante la meno litigiosità della sinistra che abbiamo osservato il 13 marzo, la sinistra continua ad essere un magma fluido che necessita di un processo di unificazione su contenuti essenziali.
    Il centro non ha vinto, il partito di Casini è rimasto inchiodato a strette percentuali, il bipolarismo continua ad avere una maggiore forza attrattiva, e non è stato apprezzato il gioco su più tavoli.
    Il partito che non c’è dell’astensione ottiene la percentuale più elevata del 35,80%; si badi bene che trattasi di percentuale sugli aventi diritto al voto, di conseguenza se si misura il risultato del maggior partito (PDL 26,7%, percentuale sui voti espressi) e lo si rapporta agli aventi diritto di voto si scopre che le percentuale dei consensi degli italiani a Berlusconi è molto misera; nonostante tutto marcerà verso il presidenzialismo, e forse avrà come alleato il vincitore di questa ultima partita a carte che è stato Bossi.
    Sul perché la Lega ha aumentato i suoi consensi al Nord, si possono fare tutte le riflessioni che si vogliono, ma è certo che una parte di voto popolare che prima premiava la sinistra si è spostato verso la Lega.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  2. Sinceramente condivido poco le argomentazioni che Stefano Faraoni svolge sull’influenza mediatica.
    E’ vero che l’influenza mediatica ha costituito un asse portante e senza dubbio il più importante negli ultimi 15 anni. Però è doveroso mettere in luce che mentre gli schieramento riconducibili a Berlusconi per il centrodestra ed a Bersani-Di Pietro per il centrosinistra, sono necessariamente inquadrabili in questa logica di prevalenza mediatica, è dirompente il risultato Lega, il vero vincitore della contesa elettorale-politica. Il risultato conseguito dalla Lega non è dovuto ad influenze mediatiche. La lega si attesta sul territorio e presenta tutti volti nuovi e di età giovanile.
    Sarei portato a concludere che la preminenza che ha assunto l’informazione mediatica soddisfa le necessità di una classe politica che non è più in grado di essere sul territorio, di recepire i reali bisogni e le reali pulsioni. Tutto va bene fino a che si rispettano queste regole non scritte di un confronto mediatico.
    Quando qualcuno esce fuori da questo schema e riesce a trovare una propria strada di comunicazione diretta, i conti non ritornano più e risultano evidenti i limiti di una classe politica autoreferente.

    Gianfranco Tulini

  3. Caro Gianfranco, hai individuato una possibile, ma solo apparente, anomalia. La Lega, in realtà, è quella che ha beneficiato più di tutti del pressing mediatico dei telegiornali. Il martellamento sui temi della sicurezza e dell’immigrazione clandestina, è stato asfissiante ed ha avvantaggiato in maniera spropositata questo partito, tradizionalmente xenofobo. L’informazione è subdola per questo, non solo perchè fa vedere Berlusconi al comizio per dieci minuti ai telegiornali. Ora, guarda caso, Maroni regnante al dicastero dell’interno, il problema sicurezza legato all’immigrazione pare scomparso. E la gente percepisce che Maroni, cioè la Lega, ha risolto il problema (che invece, come noto non esisteva più di quanto non esistesse il problema criminalità con gli italiani). Il radicamento sul territorio sarà pur vero, ma a me sembra che i consensi a questo partito arrivino in gran parte da questi problemi.