Diritti&Rovesci Discriminazioni
La Spagna dei diritti civili dice sì all’aborto. L’Italia è sempre più indietro
di Cecilia M. Calamani[1 mar 2010]
La legge sulla salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza, approvata nei giorni scorsi in Spagna, è l’ultima delle conquiste civili che in soli sei anni il Governo Zapatero ha messo a segno.
La legge prevede la possibilità di interrompere la gravidanza liberamente fino alla 14esima settimana e, in particolari condizioni, quali rischi per la salute della madre o malformazione del feto, fino alla 22esima. Il limite poi può slittare ulteriormente in caso di gravi anomalie del feto, ma dietro parere favorevole di una commissione di specialisti. Inoltre, l’aborto è permesso anche alle minorenni a partire dai 16 anni di età. Avranno l’obbligo di informarne i genitori – a meno che non si profili il rischio di eventuali violenze domestiche – ma questi ultimi non avranno diritto di veto sulla scelta delle figlie.
L’aborto, in Spagna, è stato fino a oggi un reato. Depenalizzato, dal 1985, in caso di violenza sessuale, di malformazione del feto o di grave rischio per la salute psichica o fisica della madre, ora è finalmente un diritto per tutte le donne. La legge del Governo socialista, in effetti, mira a rendere legale – e gratuito – ciò che fino ad oggi doveva essere giustificato con il ‘rischio psicologico’ della futura madre, ossia il 97% degli aborti annui, tutti effettuati in cliniche private.
Ma si sa, l’ipocrisia, specie nel mondo cattolico, regna sovrana. E quindi ecco la Chiesa spagnola scendere in campo contro la nuova legge con una campagna ‘punitiva’.
Manifesti pro-vita hanno imperversato nei mesi scorsi in tutta la Spagna, seguiti poi dall’annuncio della scomunica non solo per chi abortirà (prevista già latae sententiae dalla Chiesa) ma per i parlamentari che hanno votato la nuova legge, ad eccezione di re Juan Carlos di Borbone che dovrà promulgarla. Secondo la Chiesa, mentre il re è di fatto costretto a firmare la legge, i parlamentari hanno scelto volontariamente di votarla. Una gran bella differenza che assolve il sovrano.
La legge sull’aborto, che segue la legalizzazione dei matrimoni gay con possibilità di adozione, l’eliminazione dell’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, la semplificazione delle pratiche di divorzio, la vendita senza ricetta della pillola del giorno dopo anche alle minorenni, dimostra cosa può fare un vero Governo progressista in una manciata di anni. La Chiesa urla, sbraita, invoca anatemi e scomuniche, ma un vero Governo laico ne è immune.
E noi, che alcuni ‘diritti’ li abbiamo conquistati ben prima degli spagnoli – ad esempio la legge 194 sull’aborto – stiamo ancora qui a discettare sull’ospedalizzazione delle donne che assumono la pillola abortiva Ru486. Essendo una ‘banalizzazione’ dell’aborto per più di metà del nostro Parlamento (cosa dica la scienza conta poco), ci vuole almeno il ricovero come sanzione punitiva. Fosse mai che la donna sia agevolata in una scelta tragica come quella di abortire?
“Partorirai con dolore“, è scritto nella Genesi. E visto che i testi sacri tacciono sull’aborto (Dio non l’ha previsto), ci pensa la Chiesa per bocca della compiacente politica: se proprio non possiamo impedirtelo, che almeno tu soffra più del necessario.
Il ‘peccato’ cristiano, da noi, diventa sovente legge dello Stato. E la Spagna dei diritti, con la quale il paragone sorge spontaneo, è sempre più lontana.








































Mentre in Spagna il governo se ne sbatte della Chiesa che sbraita e minaccia, perché sa bene che non può opporsi alle sue decisioni, in Italia il governo si piega in due di fronte agli uomini in gonnella, chiede perdono per aver osato tanto e si rimangia la legge per compiacere un Papa disprezzato nel resto del mondo.
Il governo italiano cosa ha da temere dalla Chiesa? Meno che nulla. E allora perché si comporta in modo cosi stupido?
E’ una semplice questione di ignoranza.I politici italiani sono ignoranti da far paura. O ce ne liberiamo subito o ci porteranno indietro di secoli.
Facciamo convergere i voti del popolo viola su un solo partito e ci riusciremo.
Secondo me non è solo questione di ignoanza. La chiesa e il governo italiano sono alleati perchè fa comodo a entrambi. La chiesa aiuta il governo durante le elezioni e soprattutto contribuisce a tenere gli italiani in uno stato di sudditanza verso l’autorità. Il governo invece riempie le casse del vaticano.
Poi ovviamente è anche chiaro che i politici italiani siano ignoranti: su questo non ci piove!!
Pur condividendo che l’ignoranza regni sovrana tra i nostri politici, credo anche io che il problema sia la convenienza reciproca. Elettorale da un lato, economica e di privilegi dall’altro. Il problema è: come si può spezzare questa alleanza letale?
La Spagna ci è riuscita, grazie a una nuova generazione di politici che distanziano i nostri di anni luce. Ma è pur vero che non ha il Vaticano dentro casa, con tutto ciò che implica.
al pastore tedesco questi politici così sottomessi non piacciono, non l’avete sentito quando ha detto che ci vuole una classe dirigente più cattolica,perchè non si candida invece di dire che non fa politica e tutti i giorni non parla d’altro?E noi che speriamo in un nostro Zapatero per toglierci da questo oscurantismo strisciante che dobbiamo fare?Sarebbe bello far convergere i voti come dice Alessandro ma per Chi?Non è facile trovare chi è disposto a sfidare il papa,eppure io sono convinta che se ci fosse di voti ne prenderebbe molti,perchè siamo troppi gli scontenti che non votiamo più per questo motivo.