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La scuola in croce

di Gaspare Serra , Spazio Libero
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[4 mar 2010]
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crocifisso-200x216Lo scorso 3 novembre la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha sancito l’illegittimità dell’affissione dei crocifissi nelle aule delle scuole pubbliche italiane. La sentenza è stata pronunziata a seguito del ricorso presentato da Soile Lautsi, cittadina italiana ma originaria della Finlandia.

I giudici di Strasburgo, così, hanno obbligato lo Stato italiano a rimuovere i crocifissi da tutte le aule delle scuole pubbliche in Italia e a pagare alla ricorrente un risarcimento di cinquemila euro per “danni morali”.

Contro la sentenza, il Governo italiano ha immediatamente annunciato la propria intenzione di presentare ricorso (ancor prima di conoscerne le motivazioni!). Sarà, dunque, la “Grande Camera”, nel giudizio di Appello, a pronunciarsi definitivamente sulla materia.

I sette giudici europei hanno unanimemente condannato l’Italia per la violazione sia dell’art. 2 del Prot. n° 1 agg. alla Cedu, sul “Diritto all’istruzione” (che recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”) che dell’art. 9 della Cedu, sulla “Libertà di pensiero, di coscienza e di religione” (che recita: “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere oggetto di quelle sole restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui”).

Per i giudici di Strasburgo, dunque, l’affissione dei crocifissi nelle aule scolastiche è “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”.

La presenza dei crocifissi nelle aule, infatti, può facilmente essere interpretata dai ragazzi come un evidente “segno religioso” in grado di condizionarli. Condizionamento che, se può tradursi in un “incoraggiamento” per chi cattolico lo è già, può, invece, “disturbare” chiunque professi altre religioni o sia ateo.

La libertà di manifestare le proprie convinzioni religiose – afferma la Corte – comporta anche un aspetto negativo, ovverosia il diritto dell’individuo di non essere costretto a manifestare la propria confessione o i propri convincimenti religiosi e di non essere costretto ad agire in modo che si possa desumere che egli ha o non ha tali convincimenti”.

La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche – prosegue la Corte – potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione”.

La Corte, quindi, non è in grado di giustificare come “L’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto anche dalla Corte costituzionale italiana”.

La sentenza si pone, così, perfettamente in linea con quanto recita sia l’art. 7 della nostra Costituzione: “Lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (in pratica, una codificazione del principio cavouriano “libera Chiesa in libero Stato”) che l’art. 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”.

Togliere i crocifissi dalle aule scolastiche (ma non solo: anche da ogni altro pubblico ufficio) è, quindi, un’azione pienamente rispondente ai principi fondanti lo Stato di diritto: “libertà di religione e di culto”, “libertà di coscienza”, “uguaglianza” dei cittadini,  “laicità” dello Stato, “tolleranza” e “libertà delle minoranze”.

OTTO VALIDE RAGIONI PER DIRE NO AI CROCIFISSI IN AULA

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7 commenti
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  1. Secondo me la presenza o no del crocifisso in classe passa inosservata da parte degli studenti. Non gli importa se c’è oppure no. Ci sono le scuole e non di vecchia data, costruite male con le pareti di cartongesso (si chiama cosi?), con il tetto che tutte le volte avverte quando piove… Quello non passa inosservato di certo..Non sono daccordo con l’affermazione, che la presenza dei crocifissi nelle aule può essere inpterpretata dai ragazzi come un evidente segno religioso in grado di condizionarli. Vero è, invece che può disturbare chiunque professioni altri religioni o sia ateo. Ai tempi del regime comunista nel mio paese, in tutte le scuole e in tutte le classi c’era il quadro gigantesco con la foto di Stalin…..miraccomando!!!!! se c’è intenzione di togliere i crocifissi dalle aule, che non vi viene in mente mettere al loro posto qualche faccia di c…..o!!!!!!!

  2. Non capisco l’atteggiamento del commento precedente. Nessuno vuole sostituire una cosa con un’altra. Semplicemente togliere quello che non ci deve essere. Si tratta di una semplice e direi ovvia questione di libertà. E non è vero che i bambini non sono condizionati. Io sono convinto che nessuno di quelli che si battono per mantenere il crocifisso, ha un crocifisso appeso in casa sua nella sala per ricevere ospiti; vi diranno tutti che l’hanno in camera perchè è una cosa intima e privata. E allora perchè deve stare nei luoghi pubblici? Ognuno sia libero di onorare la divinità che crede, o di non onorarne alcuna, privatamente, senza coinvolgere o costringere gli altri.

  3. ALCUNE CONSIDERAZIONI…

    PRIMO:
    Molti accusano i giudici di Stasburgo (e chi difende la loro sentenza) di prendersela con un simbolo di pace, innocuo e innoffensivo, quale Cristo e la Croce.
    A questi vorrei rispondere che chiedere di togliere il crocifisso dalle aule scolastiche non è una mancanza di rispetto nei confronti di Cristo.
    Personalmente, infatti, ho pari considerazione nei confronti di personaggi come Socrate, Platone, Galileo, Copernico, Leonardo… tutti uomini che hanno dato un contributo fondamentale alla crescita umana e culturale non solo del nostro Paese ma dell’intera Umanità… Non per questo, però, rivendico il diritto di affiggere le loro effigi in un’aula scolastica o universitaria oppure in un ufficio comunale o di polizia!
    Il problema principale di questa vicenda è che le parti contrapposte (cattolici da un lato, laici o non cattolici dall’altro) hanno “esasperato” (o strumentalizzato) la decisione di Starsbuergo trasformandola in uno scontro di civiltà!
    Nessuno, invece, vuole disconoscere il contributo di Cristo nella storia.
    La religione, però, dovrebbe praticarsi in luoghi diversi dai pubblici uffici!

    SECONDO:
    Molti altri, inoltre, attaccano tale causa ritenendola un inutile problema…
    Quella della croce nelle aule, vorrei precisare:
    1- non è certo una “priorità nazionale” (essendo altre le priorità in un Paese in profonda crisi economico-sociale…)
    2- e non è nemmeno il “problema dei problemi” che sta distraendo il Governo dai suoi compiti tradizionali, impedendogli di dedicarsi a tempo pieno ad affrontare la vere priorità del Paese, anzitutto del lavoro e dell’economia (sono ben altre, infatti, le faccende in cui il centrodestra è da mesi “affaccendato”, e di cui in pochi ne sentono l’urgenza: lod alfano, legittimo impedimento, processo breve, intercettazioni, restrizione della libertà in rete, scudo fiscale, liberalizzazione della caccia, nucleare, censura Rai…).
    Un problema, qualsiasi esso sia, non si può, comunque, sempre sbrigativamente ridimensionare appellandosi ad altre priorità!
    La vera domanda da porsi è: il problema esiste? Ha un fondamento?
    A mio avviso si (come avallato dalla Corte Europea).
    Non è colpa nostra, dunque, affrontare “oggi” tal problema se è proprio “oggi” che si è espressa la Corte di Strasburgo (e che si è, dunque, sollevato il problema…).

    TERZO:
    Il tema dei crocifissi nei luoghi pubblici, ovviamente, è solo la punta dell’iceberg di un “malessere profondo” della lacità nel nostro Paese (il che non è sempre solo una questione di “principio”, se solo si pensa ai numerosi “privilegi economici” concessi alla Chiesa dal nostro Stato: finanziamenti alle Scuole Private -che tolgono possibili risorse alla dissestata Scuola Pubblica-, status privilegiato degli insegnanti di religione, esenzione dall’Ici per tutti gli edifici della Chiesa -anche a fini meramente commerciali!-, ecc…).
    E’ legittimo dire che questi temi non sono una priorità, oppure sostenere che le “radici cristiane” (non le sole, al dire il vero…) del nostro Paese giustificano tutto…
    E’ altrettanto legittimo, però, sollevare questi temi e farne oggetto di discussione.

  4. Alla fine degli anni’60 mi è capitato di svolgere il ruolo di segretaria particolare di un sottosegretario. Nella stanza che mi fu assegnata chiesi di non mettere il crocifisso non perché fossi atea od altro (sul mio letto, in casa mia, ho un bellissimo volto di Cristo in croce, ma perché ritenevo, e ritengo, che il mio credo non dovesse condizionare coloro che venivano da me e che potevano appartenere a qualsiasi religione, ceto sociale ed etnia.
    Continuo a pensarla in queato modo; credo si tratti di una questione di rispetto per il prossimo.
    Possibile che abbiamo bisogno di santini per essere delle persone oneste, pie ecc. ecc. ecc.?

  5. Il crocifisso non è una “offesa in sé”, credo per nessuno.
    METTE, però, profondamente “IN IMBARAZZO” (almeno chi non è credente o è diversamente credente) L’IMPOSIZIONE DI UN “SIMBOLO RELIGIOSO DI PARTE” in un luogo (quale la Scuola, almeno quella Pubblica) che dovrebbe, per definizione, essere “aperto”:
    a- a tutti;
    b- ed a tutte le culture, le tradizioni e le religioni!
    Ci desidera educare i figli solo secondo i “canoni” di una religione, infatti, è libero, nel nostro Paese, di iscriverli in apposite scuole private (lautamente co-finanziate dallo Stato!).

    Parlando di crocifisso, in molti, a mio avviso impropriamente, si appellano alla necessità di una “difesa della civiltà” (ovviamente, la nostra…) dal pericolo di una presunta “contaminazione” (se non invasione) islamica!
    Sembra quasi il riecheggiare di posizioni di chiusura “medievali” proprie di una civiltà in profondo declino e decadenza, insicura di sé!
    LA GRANDEZZA DI UNA CIVILTA’, nella storia, non E’ mai DIPESA dal loro atteggiamento di “chiusura e superiorità”, bensì DALLA LORO DISPONIBILITA’ DI APERTURA E “CONTAMINAZIONE” (una parola “culturalmente positiva”, ma sempre connotata negativamente dal linguaggio comune!).
    Si veda la storia dell’Impero romano, che ha fatto le sue fortune (ultra-secolari):
    a- riconoscendo i valori (ed, a volte, la superiorità in certi campi) di altre civiltà (in primis, quella greca);
    b- ed estendendo la “civitas romana” (la cittadinanza di Roma) a tutti i popoli dell’Impero!

    Ritornando al tema del crocifisso e della laicità delle Istituzioni, onestamente CIO’ CHE MI OFFENDE DAVVERO (che mi ha offeso per ben 13 anni!) E’ stato, PIUTTOSTO, l’esser “di fatto” costretto a subire L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLE SCUOLE (dalle Elementari passando per le Medie e finendo con le Superiori!):

    1- “di fatto” costretto perché:
    a- un bambino, alle Elementari, non può avere la personalità tale da essere l’unico a rifiutare l’Irc nella propria classe (specie se appartiene ad una famiglia cattolica);
    b- ed un ragazzo (almeno un ragazzo serio e maturo), alle Medie e Superiori, tra il restare in classe ed il “vivacchiare” tra i corridoi scolastici (unica alternativa, in molti casi, all’Irc!), non può che preferire la prima soluzione!

    2- “offeso” perché costretto a subire lezioni:
    a- “faziose e di parte”, in quanto incapaci di offrire agli alunni la conoscenza, la storia, le prospettive e le “affinità” tra le diverse religioni (compresa quella islamica);
    b- e condotte da un insegnante qualificato come tale solo per il placet (o benestare) della Curia!
    LA VERA INTEGRAZIONE, invece, ANDREBBE COSTRUITA, fin dalle Elementari, CONTRASTANDO (piuttosto che istigando) LA PAURA DEL DIVERSO!

    Saluti…

  6. continuate cosi….fra poco il latino sarà la lingua come offesa per chi non esercita la religione cattolica…siamo arrivati alla frutta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  7. Non siamo alla frutta,siamo andati oltre.La lezione di religione è catechismo e se rispettassero il prossimo se lo farebbare in chiesa,ora siamo al ridicolo “le bestemmie sui campi di calcio”ma dove ci tocca vivere,fanno un passo avanti agni giorno con l’avallo dei politici che li mandiamo là per tutelarci.Via la religione dalle scuole,non si può accedere a niente se non si hanno 18 anni, quindi perchè fare religione,se ci sono le famiglie che ci tengono,portino i loro figli in chiesa e coi soldi dei maestri di religione ripariamo le scuole che di quelle loro se ne fregano altamente,sono così umani loro.