Attualità
La Francia di Sarkozy vira a sinistra
di Eleonora Gitto[23 mar 2010]
Grande vittoria della sinistra in Francia. Già al primo turno i risultati erano stati impietosi per Sarkozy, al secondo turno c’è stato il colpo finale. Ventitre regioni francesi su ventisei: questo il bottino conquistato dalla sinistra unita. Chapeau per Martine Aubry, leader dei socialisti francesi, che è riuscita, nelle sole quarantotto ore precedenti al secondo turno di voto delle elezioni regionali, a mettere insieme il suo partito, gli ambientalisti di Europe Ecologie e il Front de Gauche. Un’operazione che ha consentito di raggiungere la percentuale di tutto rispetto del 54,3%.
Passa al partito socialista perfino la conservatrice Corsica. L’unico baluardo che rimane alla destra è l’Alsazia. Ciò che è accaduto in Francia è la prova, ove mai ve ne fosse bisogno, che la sinistra unita vince. Anche se, ad onor del vero, bisogna ammettere che il vero vincitore è stato il partito delle astensioni, che al primo turno aveva raggiunto la ragguardevole percentuale del 53%. Al secondo turno si è ridotta di qualche punto percentuale, ma è rimasta sempre molto alta. Al blocco di destra guidato dall’Ump di Nicolas Sarkozy è andato il 36,1%. Anche il Fronte Nazionale di estrema destra Jean Marie Le Pen ha fatto un balzo in avanti, guadagnando un soddisfacente 8,7%.
Il risultato di questo voto è dipeso soprattutto dalla “grave crisi finanziaria in cui si trova la Francia”, hanno detto i portavoce e i rappresentanti della destra francese. Cosa significa? Perché la crisi dovrebbe avere influenza sul voto? Forse si sono espressi male: probabilmente, cosa più realistica, la motivazione giusta è che sia il voto espresso dagli elettori, sia quello non espresso (dagli astensionisti) sono un chiaro segnale di dissenso verso le politiche messe in campo dal governo Sarkosy per affrontare la crisi.
In Francia come in Italia, è probabile che lo scudo fiscale introdotto nelle misure anticrisi, sia stato visto da molti cittadini (e non solo di sinistra) come un “un regalo fatto ai ricchi a discapito dei poveri”. Così come non saranno piaciute molte altre riforme liberali che non erano dirette a mitigare i disagi che la crisi globale ha portato nella vita dei cittadini.
I cittadini non hanno gradito. Ma in politica non c’è l’abitudine di fare delle sane autocritiche. Nessuno dice mai che ha perso, nessuno si assume mai le proprie responsabilità, nessuno ha imparato ancora a recitare il mea culpa. E se proprio i dati non possono essere smentiti, come nel caso della schiacciante vittoria della sinistra in Francia, non è mai colpa di una cattiva gestione della res publica: le cause sono sempre esterne al proprio operato. Vittime sempre di circostanze nefaste, di congiure, di malelingue, di complotti, di invidia e di cattiveria gratuita. Ed ecco allora che anche per i politici della destra francese la colpa della debacle diventa la “crisi globale”. Bontà loro.
Il voto francese potrebbe influenzare quello dell’imminente tornata elettorale italiana? Difficile a dirsi. In Italia la situazione è diversa. Intanto la sinistra non si presenta unita. Anche se il Partito Democratico intercettasse i Verdi, i residui di Rifondazione Comunista e dei Comunisti italiani, Italia dei Valori e altri pezzi di società civile, senza Sinistra Ecologia Libertà, e tutte gli altri piccolissimi atomi in cui si è scisso il corpo della sinistra cosiddetta radicale italiana, che hanno dato vita a miriadi di invisibili molecole chiamate federazioni o movimenti, non riuscirebbe a raggranellare nemmeno un 35%. A destra il Popolo della libertà, Lega e i partiti di centro, probabilmente hanno ancora i numeri per governare ma, in questa tornata elettorale devono fare i conti con il partito delle astensioni che potrebbe privilegiare (o penalizzare) l’una o l’altra coalizione.
Staremo a vedere. Intanto registriamo il dato, che nonostante l’imponente macchina elettorale messa in moto da Sarkozy, la destra ha perso. I cittadini hanno scelto di voltare pagina, non cadendo nella trappola dei falsi proclami e dei provvedimenti “salva ricchi” fatti passare per provvedimenti anticrisi. In Francia hanno saputo dimostrare che il voto è l’unica arma democratica veramente efficace per sovvertire un sistema non gradito. Questo lascia ben sperare. Che il vento stia davvero cambiando direzione nel nostro Vecchio Continente? E’ presto per dirlo. Per sapere, però, in che direzione spira in l’Italia, mancano solo sette giorni all’alba.








































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In tutto il mondo c’è un ripensamento sulle politiche suicide della sinistra, che aveva scommesso sulle potenzialità della globalizzazione, ma poi si è resa conto che questa, invece di salvare l’economia modiale, l’ha irrimediabilmente affossata.
C’è una forte esigenza di tornare al pubblico, al sociale, alla solidarietà, alla cultura, alle relazioni sociali, ai sentimenti, alla gioia di vivere, distrutte da Berlusconi e dai suoi compagni di merende, che hanno ingannato gli italiani con promesse che non potevano mantenere.
Le cose cambieranno solo quando la sinistra – che si è venduta ai suoi avversari, distruggendo ogni parvenza di politica di sinistra, eliminando scioccamente i partiti che l’avevano fatta grande, creando il Partito Democristiano (non democratico) e negandosi ogni possibilità di costruire una opposizione – permetterà ai giovani di formare un partito unico, che rimetta il lavoro nella sua posizione centrale, promuova i diritti civili e si ritiri da tutti i fronti di guerra.