Diritto
L’inchiesta di Trani verso Roma, dall’Adriatico al “porto delle nebbie”
di Stefano Faraoni [20 mar 2010]
E la barca va. Salpa dai porti pugliesi e naviga verso i lidi caliginosi della foce del Tevere, dove s’arenavano i natanti, nelle acque basse a paludose di una terra che una volta offriva in loco malaria e umidità, inquietudine e fumigante incertezza sulle prospettive di arrivo. Come in un oscuro, incerto girone dantesco, o nello stile più puro dell’Ade di virgiliana memoria, ivi si arenano perfino i pensieri, rallentano i concetti e le visioni, le armi si placano e le giustizie e le ingiustizie non sono più tali.
Arduo è il cammino e incerto è il procedere degli uomini e degli atti che ne scandiscono la vita terrena. Pure quella giudiziaria. Lì si muovono anche ombre di uomini ed ombre di atti, che sono e non sono, potrebbero e non potrebbero essere, balugini lontane di un pensiero forse una volta fulgido e generoso.
In questa terra di mezzo, in questo porto delle nebbie, la parte dell’inchiesta Rai Agcom che riguarda il premier potrebbe sostare, svuotarsi, prescriversi, perdere quel moto che il flutti e i venti stessi avevano impresso ai fatti, difficilmente opinabili.
Altre volte, in altri tempi, lontani e vicini, il porto delle nebbie offriva garanzie d’incertezza. Né ad ora pare che un fresco Zefiro voglia muovere quelle acque paludose: il respiro del vento nuovo da est, vento dell’Adriatico, tarda ancora a venire. Attendiamo. Tutti si attende.
