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Diritti&Rovesci    Discriminazioni   

Il sogno di vivere in uno Stato di diritto

di Eleonora Gitto
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[5 mar 2010]
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vignettaC’è un sogno che accarezza l’uomo da sempre: vivere in uno Stato di diritto. E’ l’aspirazione di tutti vivere governati dalle leggi e non dall’arbitrio. Supremazia della legge, principi di libertà e uguaglianza, parole che l’uomo ha invocato, inseguito, conquistato.  E si vive in questa convinzione fino a quanto ci si sveglia un mattino e ci si accorge che allo stato di diritto si è sostituito lo stato d’eccezione.

Che bella sensazione di sicurezza dà il pensiero che esiste una supremazia del diritto e delle libertà dell’uomo a esso connesse. Che tranquillità sapere che l’agire dello Stato è sempre ossequioso e vincolato alle leggi vigenti.  Che sonni tranquilli si fanno sapendo che sopra di noi veglia rigorosa e saggia la Costituzione. Che piacere crogiolarsi nella rassicurante convinzione che “ogni cittadino è uguale davanti alla legge”.

Ma poi si aprono gli occhi e l’amara verità è che “ogni cittadino è uguale davanti alla legge… ma qualcuno è più uguale di tutti”. Si aprono gli occhi e il diritto scompare.  Al suo posto un vuoto inquietante. E così tornano angoscia, incertezze, paure. Non esiste più il diritto. Non esiste più la regola: esiste l’eccezione alla regola. Così, tutto di colpo diventa possibile.

E’ possibile che dall’esclusione delle liste da una competizione elettorale per difformità alle leggi in vigore, nasca un decreto che aggiri le norme sancite.  E’ possibile che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori venga “addomesticato” da furbetti colpi di penna, che annullano d’emblée articoli della Costituzione e leggi che disciplinano contratti e arbitrati. Diventano possibile il legittimo impedimento e il lodo Alfano.  Insomma, è davvero possibile tutto e il contrario di tutto.

E’ diventato davvero un Paese strano il nostro. Un Paese dove si deve mettere per iscritto che i condannati, gli indagati, i collusi, non possono essere candidati. Un Paese in cui, proprio i condannati, i collusi, gli indagati pretendono di essere candidati. Un Paese in cui le regole s’invocano o si bypassano a proprio uso e consumo. Un Paese in cui il giudizio autorevole della Corte d’Appello è messo continuamente in discussione, e si chiede l’intervento del Capo dello Stato per emettere un decreto che autorizzi un illecito.

Uno strano Paese  in cui tutti, tra l’altro, sembrano avere anche una memoria molto corta. Basterebbe ricordare ai signori del Pdl, per esempio, che ci sono stati molti casi, in un recente passato, in cui liste di personaggi illustri furono escluse dalla competizione elettorale di turno per le stesse irregolarità contestate alle liste Pdl 2010, come ci ricorda il Corriere della Sera, e che in quei casi furono proprio loro a puntare i piedi per far rispettare quella stessa legge che ora, altrettanto ostinatamente, sono decisi a ignorare.

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8 commenti
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  1. Vale il sogno a destra ed a sinistra del Tevere. Fa che niente niente il luogo meno corrotto è proprio il letto del Tevere ‘ Er barcarolo vaaa controcorenteeeee…”:
    La Curia vaticana, ha sospeso Angelo Balducci da ogni incarico di Gentiluomo di sua Santità. Lo ha fatto solo dopo le rivelazioni sulle sue pratiche sodomite… Sino a quando si trattava di “semplice” corruzione, poteva anche passare… c’è peccato e peccato. Già, i soldi sono sempre benedetti dal Signore, da qualsiasi luogo provengano, anche dal capo della banda della Magliana, soprattutto quando entrano nelle casse del Vaticano, e Balducci gliene ha fatti entrare di soldi nelle casse, soldi dello Stato Italiano… Per questo esistono i Galantuomini di sua Santità, sono scelti apposta tra i potentoni, mica santi franceschi o poveracci in genere che seguono la parola di Gesù! E così abbiamo stabilito che per la Santa Apostolica Romana Chiesa farselo mettere in culo è molto più peccaminoso che prendere per il culo la gente!
    Il progresso della responsabilità civica non ha neppure sfiorato la chiesa gerarchica; è sempre rimasta la solita struttura millenaria di potere, senza un Cristo da temere. Il Vangelo ed i moniti vengono letti solo per i fedeli. Saranno almeno 1700 anni che la parola di Gesù Cristo non ha più dimora sul colle Vaticano. Io credo che devono ringraziare che non esiste un Dio, altrimenti da mò avrebbe fatto cadere sul Vaticano una pioggia di fuoco. Forse per questo ne approfittano!?!

  2. In effetti il nostro è uno strano paese.
    Fino a pochi anni fa ai nostri studenti di giurisprudenza si faceva imparare il significato del principio costituzionale di eguaglianza sul manuale del nostro più autorevole costituzionalista, Costantino Mortati, a suo tempo costituente e redattore della carta costituzionale.
    Manuale che così presentava il principio costituzionale di eguaglianza:

    “è senz’ altro da escludere che il principio stesso imponga di dare alle leggi un contenuto eguale per tutti i cittadini così che tutti godano dello stesso trattamento, e ciò perchè esso esige invece che a diversità di situazioni corrisponda diversità di trattamento”.

    Costantino MORTATI, Istituzioni di diritto pubblico, tomo II, pagg. 1019 e 1020 – edizione 1976

    Uno studente che avesse esposto il principio nei termini oggi ricorrenti -uguale trattamento per tutti – sarebbe stato bocciato all’ istante.

    Altro elemento di riflessione.
    Cercate su Wikipedia Arnaldo Forlani e Ciriaco De Mita.
    Questi due politici democristiani si sono alternati nei ruoli di presidente del consiglio dei ministri e di segretario della Democrazia Cristiana nello stesso periodo di tempo.
    Tempo con riferimento al quale la Magistratura ha applicato ai politici il principio “non poteva non sapere”.
    Bene, leggete attentamente Wikipedia e confrontate puntualmente il destino umano e politico dei due democristiani.
    Davvero molto, molto, molto istruttivo.
    Saluti
    Carlo

  3. Sinceramente non capisco questa osservazione. lo studio della Giurisprudenza universitaria serve a formare prima di tutto legali, la professione più di parte sulla faccia della Terra, per ciò non ha il primato della obiettività. Ovvio che tutte le leggi , inclusi gli articoli della Costituzioni vengono reinterpretati secondo i vantaggi dei propri clienti. E non si può studiare diversamente. Fossero studiate diversamente gli avvocati avrebbero un altro ruolo nella società, quello di difendere il cliente per salvaguardarlo dalle ingiustizie, più che dalla galera a priori. Invece come si sa, il cliente viene difeso sino alla negazione della verità, vedi il caso Taormina, grande professionista e professore che si è sputtanato nella difesa ad oltranza di Franzoni. Oppure lo stesso Ghedini che fa salti acrobatici per il suo indifendibile “assistito”, tanto da cambiare le leggi stesse. Oppure la Bongiorno che difendeva Andreotti, per non parlare degli estremismi americani, dove resterà emblematico il caso OJ Smpson. No, all’Università non si insegna la Giustizia, ma solo una professione a semplice scopo di lucro. Sono gli UOMINI a fare la differenza.

  4. Gentile Fabio,
    non capisco la tua osservazione.
    Gli operatori del diritto, qualsiasi ruolo ricoprano, dal giudice della Corte costituzionale al pubblico ministero, dall’ avvocato al consulente giuridico di un’ azienda o della Pubblica Amministrazione, si formano tutti nelle Università leggendo più o meno gli stessi libri ed imparando le stesse cose.
    In effetti l’ interpretazione della Costituzione italiana recentemente è mutata radicalmente in un contesto politico particolare. Mi basta che se ne prenda atto.
    Un saluto cordiale
    Carlo

  5. Non penso che tu abbia scritto ora una cosa contraddittoria alla mia. La formazione di base è
    chiaramente improntatata alla professione di avvocato, come e perché
    è dovuto al fatto che la maggior parte dei professori sono avvocati e loro sono i testi.
    Poi dipende dagli uomini. C’è chi vuole fare l’avvocato e chi vuole fare il Giudice.
    C’è una bella differenza… insomma l’avvocato e
    il giudice usano i testi di legge ed i codici in maniera diversa, ma questo è
    un altro discorso.
    Ognuno si sceglie il suo ruolo nella società…
    La legge e la Giustizia non sempre marciano sullo stesso binario,
    la legge a sua volta, anche se giusta, non sempre è interpretata secondo giustizia;
    Anche le sentenze fanno Giurisprudenza,
    le sentenze sono fatte da uomini, prima ancora che giudici.
    Il senso della Giustizia dipende dall’uomo, non dalla legge in sè,
    così la sua applicazione attraverso le leggi. Poi sull’interpretazione secondo i tempi,
    è certo che possiamo dire che tutto viene influenzato dall’ambiente temporale che ci circonda

    ciao

  6. Discussione interessante, ma chi non ha studiato legge fa riferimento al dettato costituzionale:
    Articolo 3 della Costituzione Italiana
    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali….!
    D’altra parte, quasi in ogni tribunale, dietro le spalle del giudice, campeggia la scritta “La legge è uguale per tutti”. Leggerla, di là delle disquisizioni filosofiche, è di grande conforto…ma poi ci sono le eccezioni di legge che arrivano a dare sgomento…
    Saluti

  7. Gentile Eleonora,
    comprendo l’ esigenza di chiarezza, ma il tradizionale contenuto del pricipio di eguaglianza (Mortati) insegnato ed applicato in Italia fino a poco tempo fa è in realtà qualcosa di ovvio e molto semplice.
    Trattando tutti nello stesso modo, anche in presenza di situazioni diverse, si disprezzano i principi della logica, del buon senso e della giustizia.
    Non viola il principio di eguaglianza una legge ordinaria che tratti in modo ragionevolmente diverso situazioni diverse. Ne fa anzi corretta applicazione.
    Tutto è cambiato quando per ragioni politiche si è cominciato a colpire la Costituzione del 1948 nei suoi equilibri più delicati, abbandonando una tradizione costituzionale consolidata e saggia.
    Ho invitato tutti ad esaminare e confrontare con attenzione i diversi destini umani e politici di Forlani e De Mita.
    Si tratta di un caso esemplare ed estremamente istruttivo. La vita di questi due politici, così uguale e così diversa, mostra a tutti dove può arrivare un paese che non ha più il senso della verità e della giustizia.
    E purtroppo il male è diffuso trasversalmente. Colpisce anche sedicenti difensori della legalità e della Costituzione.
    Un saluto cordiale
    Carlo

  8. no comment.