Sacro&Profano
Humanæ nebulosæ
di Maurizio Fiumara[13 mar 2010]
Per i credenti ortodossi (o bigotti?!) c’è odore di zolfo, per gli appassionati di fantascienza il 2012 è alle porte. Per le menti secolarizzate, un inevitabile effetto della necessità, frutto di una costante connaturata che prepotentemente rimarca la propria ragion d’essere, l’egoismo, e di una più acuminata ipersensibilità alle prevaricazioni.
Nei fatti, si stanno sgretolando i pilastri delle nostre certezze.
Comportamenti (dis)onorevoli, dagli squilli intercettati alle squillo prepagate, distrazioni “stupefacenti”, politici oltremisura (trans)itori, pedofilia obliqua, dai ministri del culto (paterno) alle maestre di scuola (materna), indomabili passioni vaticane per tutto ciò che è oscuro e sotterraneo, cripte, confessioni, codici… finanze, crisi economiche globali. Ma anche eventi naturali dolenti e dolosi: terremoti, tsunami, inondazioni, frane, iceberg alla deriva, spiaggiamento di cetacei. Madri infanticide e suicide. Cadaveri mutilati.
Anche nei terremoti, che nessuno si sognerebbe di attribuire a comportamenti umani scorretti, c’è una grossa componente individualista: se il denaro complessivo fosse (stato) distribuito in modo più perequato tra i paesi, Haiti avrebbe beneficiato di un’edilizia più idonea, con notevole risparmio di crepe inguaribili. La gente comincia a capirlo e la notizia, oggi, indigna.
L’umanità è cresciuta in cattività, dominata da iniquità e spietatezza al servizio del potere, ed i continui tentativi di ribellione del passato stanno finalmente sortendo il loro risultato verso una maggiore consapevolezza, irrobustito da un’informazione traboccante, sempre più precisa e sempre più veloce. Stiamo facendo i conti con una fase storica di ravvedimento, utile per le generazioni future, anche se gravosa nel presente, perché nuova ed impreparata.
Purtroppo la cognizione del sé è un’arma a doppio taglio perché sul lungo periodo libera, ma nell’immediato provoca una frattura con le abitudini, conducendo ad una ristrutturazione salvifica dolorosa.
Una dopo l’altra vediamo frantumarsi quelle fasulle verità, create col solo scopo di controllare la specie. L’Uomo è trascinato in alto mare da cui non riesce a scorgere appigli. Una sensazione claustrofobica che amplifica la corrosione delle sue fondamenta, accentuando comportamenti riprovevoli, egoistici e rivoltosi, determinando un circolo vizioso.
Il rischio è quello di rimpiangere i tempi andati, sostituendo l’indispensabile “rinnovamento” con la meno coraggiosa “restaurazione”, per non considerare che nell’opacità del passato è nascosto il germe della rovina, in cui è stata vissuta una vita virtuale, artefatta, che ha permesso ai furbi di arricchirsi, spostando nel tempo e sulla collettività, costi personali ed inganni portentosi.
E oggi è arrivato il conto delle differenze accantonate, a cui fare fronte con prezzi più alti per recuperare le ruberie e con controlli più rigorosi per arginare gli sprechi, ripercuotendosi sul mercato che non potendo più arrotondare su prezzi costituiti ripiega sulla qualità scadente, secondo l’equazione “se non riesco a guadagnare più del prezzo lavoro meno del prezzo”, raddoppiando la sensazione generale di impoverimento, incrementando la quantità di persone scontente, truffate e senza tutela, corroborando lo stress ed il numero di chi sotto stress uccide.
In summa, presente come scotto del passato.
E intanto, un po’ impotente e un po’ compiaciuto, osservo l’affondamento di una cultura.








































“Nei fatti, si stanno sgretolando i pilastri delle nostre certezze.”
“In summa, presente come scotto del passato.
E intanto, un po’ impotente e un po’ compiaciuto, osservo l’affondamento di una cultura.”
Gentile Fiumara,
lei vede pilastri che si sgretolano, culture che affondano, aspirazioni palingenetiche.
Ho l’ impressione che questo tipo di analisi, da sempre presenti nel pensiero umano, siano particolarmente inadeguate nelle società contemporanee.
Sono davvero così diffuse tra noi certezze, visioni del mondo granitiche, strutture sociali tanto poco elastiche da crollare sotto i colpi di crisi improvvise?
Fortunatamente, a mio parere, no.
La modernità ha portato con sè la fretta, l’ approssimazione, la superficialità.
Tocqueville ( La Democrazia in America, ed. 1982, pag. 641) già più di un secolo e mezzo fa colse nel segno:
“Nelle democrazie gli uomini non stanno mai fermi, mille occasioni li fanno continuamente cambiar di posto; regna nella loro vita quasi sempre qualcosa di imprevisto e, per così dire, di improvvisato. Così, essi sono spesso costretti a fare ciò che conoscono male, a parlare di ciò che non comprendono e dedicarsi a lavori cui non sono preparati affatto”
“Quando l’ abitante dei paesi democratici non è spinto dai bisogni, lo è almeno dai desideri, poichè fra tutti i beni che lo circondano non ne vede alcuno che sia interamente fuori della sua portata. Egli fa dunque tutto in fretta, si contenta sempre dell’ approssimazione e si ferma sempre solo un momento per considerare ogni suo atto”
“La sua curiosità è a un tempo insaziabile e soddisfatta con poco, poichè preferisce imparare presto piuttosto che imparare bene.
Non ha tempo e perde presto il gusto di approfondire”
“L’ abitudine alla disattenzione deve essere considerata come il grande difetto dello spirito democratico”
Questo mi pare l’ atteggiamento prevalente.
C’ è chi, da tempo e da ogni lato, prende atto di questa situazione, come dire, di apertura permanente, per tentare di ricostruire chiusure e certezze che non esistono più. Ed il poco noto grande maestro di queste operazioni è stato Willi Munzenberg
http://it.wikipedia.org/wiki/Willi_M%C3%BCnzenberg
Ma chi spera o teme terremoti sociali, economici e culturali forse sopravvaluta la serietà e l’ impegno dell’ uomo occidentale contemporaneo, superficiale e debole non solo nel bene ma anche nel male.
Grazie al cielo la società non è un monolite, come le chiese vorrebbero. e’ in continua evoluzione, e a volte per evolversi occorrono crisi molto gravi che mettono in discussione le certezze di molti.