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Curare la malattia dolore

di redazione
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[19 mar 2010]
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Riceviamo da NoPain, l’Associazione italiana per la cura della malattia dolore, e volentieri pubblichiamo.

sole-TIBELa legge 1771 sulla terapia del dolore e cure palliative   approvata in via definitiva il 9 marzo scorso, sancisce  il diritto, di ogni cittadino di qualsiasi età, di accedere alla cura del dolore in tutte le sue forme, ma sembra siano pochi i soldi a disposizione per finanziare l’applicazione della legge. Inoltre, l’organizzazione e le problematiche relative alle risorse economiche da reperire per l’attuazione della legge rischiano di essere prevalentemente a carico delle Regioni”. E’ questo il commento del dottor Paolo Notaro, presidente dell’associazione NOPAIN Onlus e responsabile della Struttura di Terapia del Dolore dell’A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda  di Milano, invitato ad assistere all’incontro ‘Prospettive e impatto delle nuove disposizioni in materia di cure palliative e terapia del dolore’, che si è tenuto martedì 16 marzo scorso a Roma presso la biblioteca del Senato.

Secondo il presidente di NOPAIN Onlus – nonostante la legge sulla terapia del dolore e sulle cure palliative appena approvata dalla Camera dei deputati abbia indiscutibilmente il merito di aver abbattuto le barriere ideologiche che impedivano di riconoscere il dolore cronico come malattia e non più come sintomo, riformando di fatto una cultura che impediva l’applicazione di un diritto – la realizzabilità di questi principi è tutta da vedere visto che le cifre stanziate non sono certo entusiasmanti e il reperimento delle risorse economiche sarà prevalentemente a carico delle Regioni.

Il principale ostacolo per l’applicabilità della legge potrebbe infatti essere rappresentato proprio dalle differenze già esistenti sul territorio nazionale, se si pensa per esempio alla diversità di utilizzo che hanno già effettuato le diverse regioni italiane per applicare la Rete delle cure palliative, creando clamorose disomogeneità di servizi, pur avendo ottenuti tutti i finanziamenti dedicati

Riusciranno le Regioni ad applicare i modo uniforme la legge per la creazione delle due Reti per cure palliative e terapia del dolore, così come prevedono le nuove disposizioni (art. 5 – Reti nazionali per le cure palliative e la terapia del dolore)? E come faranno le Regioni cosiddette “economicamente non virtuose”, a trovare le necessarie risorse economiche per rispettare almeno gli standard minimi purtroppo ancora da definire ?”, si interroga il presidente di NOPAIN Onlus augurandosi che nella maglie della Finanziaria possa esserci la possibilità di recuperare ulteriori risorse.

“E come si potrà aumentare il numero dei medici competenti completamente dedicati alla terapia del dolore se attualmente in Italia  sono disponibili solo 1, 2 medici specializzati ogni 250.000 abitanti in prevalenza di formazione anestesiologica? (fonte: Libro Bianco NOPAIN 2009)?”, aggiunge il dottor Notaro, sottolinando inoltre che la mera prescrizione di farmaci oppiacei non è certo la soluzione del problema, poiché non sempre sono efficaci in tutte le sintomatologie dolorose e non sono neppure privi di effetti collaterali maggiori.

 

“Con quale risorse anche in Italia si potranno creare  le Pain Clinic per la ricerca, diagnosi, cura e gestione del dolore in tutte le sue forme?”, si chiede ancora il presidente di NOPAIN Onlus.

Poiché alla base di questa legge ci sono indiscutibilmente state persone audaci – e un grande merito in questo senso va riconosciuto alle associazioni di volontariato – il presidente di NOPAIN Onlus si fa portavoce di una proposta che dovrebbe coinvolgere il Terzo settore.

Per garantire i diritti dei cittadini nella cura del dolore, proponiamo la creazione di standard minimi per il dolore cronico che vengano rispettati in tutte le Regioni. Inadempienze e non applicazioni dovrebbero essere monitorate  anche dal Terzo settore che potrebbe aiutare e favorire la creazione della Rete. La stessa NOPAIN  può contribuire e  fare da collante tra volontariato, pazienti e strutture, poiché è un’associazione che lavora sul terreno e ha ben presente i bisogni dei pazienti e delle loro famiglie”, conclude il presidente di NOPAIN Onlus.

NOPAIN – Associazione italiana per la cura della malattia dolore
www.nopain.it

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4 commenti
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  1. Al di là del principio sancito, la Legge ha notevolmente alleggerito le incombenze burocratiche dei Medici, dei Grossisti e dei Farmacisti nella dispensazione degli oppiacei e degli altri antidolorifici presenti nella Tabella degli stupefacenti, il che dovrebbe facilitarne la consegna ai malati. Con qualche rischio di abuso e di contrababndo, ma questo è un male inevitabile.Non credo poi che occorrano ulteriori risorse economiche: i Farmaci oppiacei sono a volte mancati, in passato, proprio per le incombenze burocratiche. Il problema del prezzo poco remunerativo per le industrie, che le portò a non produrne più, è stato superato da diversi anni, consentendo di aumentarne il prezzo (fin troppo, a mio parere). Quanto alla Chiesa, che si sia opposta alla terapia del dolore, in nome della soffferenza necessaria, è una pura Vostra invenzione. La cultura del dolore come scuola di vita non fu cattolica ma trasversale, tra credenti e non credenti: quando ero bambino tutti i genitori, cattolici o no, erano convinti che dovessimo abituarci a essere curati con dolore e iniezioni, clisteri, disinfezione di ferite con alcool bruciante erano considerati sani ed educativi. Per non parlare di ceffoni e percosse con bacchette. 50 anni fa, non mille anni fa. Dove mancano i fondi è per le strutture Hospice, (per malati che una volta venivano chiamati incurabili) e per infermiere/i e assistenti sociali, nella terapia domiciliare.

  2. [...] Guarda Originale:  Curare la malattia dolore – Cronache Laiche [...]

  3. Caro Aldo, le cose non stanno così. Comprendo il tuo giustificazionismo, seppure non lo condivido; tuttavia la realtà è che per duemila anni siamo stati imbevuti di cultura cristiana. Nemmeno il risorgimento e l’illuminismo ne sono stati alieni. Consciamente o inconsciamente, il concetto di dolore, che trova le sue radici più profondamente cristologiche nella sofferenza in Croce, passa attraverso la raccomandazione della donna che partorirà con dolore, trova il suo acme nell’autoflagellazione dei mistici intorno all’anno mille, è in realtà uno dei capisaldi ideologici del pensiero cristiano e del modus vivendi delle persone.
    Non esiste la trasversalità, semplicemente per il fatto che non esistevano altre culture che si contrapponessero a quella dominante e totalizzante cristiana. In questo senso, tra l’altro, per paradosso, mi trovo anche d’accordo con chi dice che le nostre radici sono priofondamente cristiane. Ma con un paio di osservazioni di non scarso rilievo: la prima è che buona parte dell’ideologia cristiana, (non tutta) ha prodotto più danni che cose buone – sarebbe troppo lungo enumerarli – ; la seconda è che l’istituzione cattolica si è sovente sovrapposta ed interposta alla vera ed originaria ideologia cristiana, deviandone e spesso stravolgendone i contenuti, come ormai evidente, a proprio uso e consumo.
    Per queste ragioni c’è una responsabilità di fondo, che purtroppo viene scalfita solo di recente, grazie anche al necessario allineamento del nostro Paese a canoni e parametri medici di altri Paese a moderna democrazia occidentale.

  4. Impressionante è un sistema medioevale, il fatto di avere accesso a tecnologie non significa che l’italia sia una società evoluta. Spero di fuggire il piu’ lontano possibile da questi torturatori, altrimenti sarebbe dalla padella alla brace.