Mondo
Combattere la pedofilia? Preghiera e penitenze
di Roberto Bitetti [22 mar 2010]
Si potrebbe dire che le scuse della Chiesa Cattolica arrivano troppo tardi, a distanza di troppi anni dagli abusi sessuali su ragazzi. Si potrebbe dire che Papa Benedetto XVI, l’autore della “Lettera pastorale ai cattolici dell’Irlanda†è quel cardinale Joseph Ratzinger che nel 2001 firmò la “De Delictis Gravioribusâ€, che attribuiva alla Congregazione per la dottrina della fede una propria giurisdizione su particolari reati (tra cui la stessa pedofilia), situazioni oltretutto “coperte dal segreto pontificioâ€. Lo si potrebbe dire, e a ragione.
Ad ogni modo, il messaggio rivolto alle vittime degli abusi e alle loro famiglie, mostra finalmente e apertamente un rincrescimento (per quanto, ovviamente, tutto questo ora possa valere): “avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata†(paragrafo 6).
Tuttavia queste parole sono atti dovuti, nulla di particolarmente encomiabile. Quello che invece appare più interessante in questo lungo documento (suddiviso in quattordici paragrafi), è vedere quale sia il “cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione†(paragrafo 2) suggerito dal Pontefice.
Benedetto XVI osserva che “il problema dell’abuso dei minori non è specifico né dell’Irlanda né della Chiesa†(paragrafo 2), il che è senz’altro vero, ma è sintomatico il fatto che molti abusi siano stati commessi da persone facenti parte di un’istituzione che dovrebbe essere autorità e garante in fatto di morale (o meglio, sostiene di esserlo). Il che porta senz’altro a far riflettere.
Il Papa spende poi un intero paragrafo (il terzo) per ricordare lo spirito cristiano degli irlandesi nella storia (“in quasi tutte le famiglie dell’Irlanda vi è stato qualcuno – un figlio o una figlia, una zia o uno zio – che ha dato la propria vita alla Chiesaâ€), nella loro opera di evangelizzazione, o di quando furono perseguiti nei secoli passati. Tutto questo sarà anche vero, ma poco importa adesso, visto che nessuno vuole criminalizzare una comunità o un intero paese. Ciò che davvero preme è porre fine a questi abusi, punire i colpevoli secondo le leggi degli Stati sovrani, e far sì che tutto ciò non accada più.
Leggiamo che “c’è bisogno di perseveranza e di preghiera, con grande fiducia nella forza risanatrice della grazia di Dioâ€. C’è bisogno di molto di più di questo. Ci vogliono atti concreti. Non si tratta di spostare da una parrocchia a un’altra un sacerdote reo di atti di pedofilia (così il rimedio è anche peggiore del male, visto che con tutta probabilità ci sarà reiterazione del reato, e lo sconvolgimento dell’esistenza di altri bambini innocenti), ma di rimuoverli prontamente dal loro “incarico†e affidarli alla giustizia attraverso un regolare processo.
“Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti†, scrive Benedetto XVI (paragrafo otto). Prima di tutto ai tribunali, sarebbe da dire. E non è chiaro cosa si intenda per “debitamenteâ€, visto che più avanti leggiamo che bisogna “mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico nell’affrontare i casi di abuso dei ragazzi†e “cooperare con le autorità civili nell’ambito di loro competenza†(paragrafo 11). Loro competenza? Visto che si tratta delle vite di bambini, cittadini dello Stato in cui vivono, è lo Stato semmai che ha esclusiva competenza in merito, attraverso le leggi che sono fissate attraverso la costituzione, e non c’è diritto canonico che tenga.
Le parole del Papa invece rimangono vaghe, di chi non prende una netta posizione al riguardo, e quando leggiamo che questa situazione non “si risolverà in breve tempo†(paragrafo 2), c’è da crederci, proprio per via dell’immobilismo di questi anni e/o della omertà e negligenza di chi avrebbe potuto fare qualcosa e non l’ha fatto, gerarchie vaticane in primis.
Cosa aspettarsi quindi in futuro dalla Chiesa in merito a tali questioni? Poco e niente. Poco se leggiamo che tra le cause di questi abusi il Papa intravede “procedure inadeguate per determinare l’idoneità dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa; insufficiente formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari e nei noviziati†(paragrafo 4), senza poi specificare nel dettaglio che cosa intenda. Quali sarebbero queste procedure adeguate? In cosa consisterebbe una sufficiente formazione morale, se tante volte è proprio il celibato forzato ad essere almeno una delle cause di questi fenomeni?
O forse non c’è da aspettarsi proprio niente se l’ultima e ampia parte della lettera è dedicata alle “iniziative concrete per affrontare la situazione†(paragrafo 14). Benedetto XVI propone: “la quaresima di quest’anno sia considerata tempo di preghiera per una effusione della misericordia di Dio e dei doni di santità e di forza dello Spirito Santo sulla Chiesa nel vostro Paese. Invito ora voi tutti a dedicare le vostre penitenze del venerdì, per un intero anno, da ora fino alla Pasqua del 2011, per questa finalità . Vi chiedo di offrire il vostro digiuno, la vostra preghiera, la vostra lettura della Sacra Scrittura e le vostre opere di misericordia per ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento per la Chiesa in Irlanda. […] Particolare attenzione dovrà anche essere riservata all’adorazione eucaristica, e in ogni diocesi vi dovranno essere chiese o cappelle specificamente riservate a questo fine. Chiedo che le parrocchie, i seminari, le case religiose e i monasteri organizzino tempi per l’adorazione eucaristica, in modo che tutti abbiano la possibilità di prendervi parte. […] Sono fiducioso che questo programma porterà ad una rinascita della Chiesa in Irlandaâ€.
Penitenze e digiuni, allestimenti pasquali di cappelle e chiese, ecco gli atti concreti. E, dulcis in fundo, una preghiera da recitare tutti insieme per promuovere “una nuova primavera di santità e di zelo apostolico per la Chiesa in Irlandaâ€. Tornano in mente le parole del controverso personaggio Paul Marcinkus, (cardinale e presidente dello IOR, l’Istituto per le Opere Religiose, tra gli anni ’70 e ’80), che disse che “non si può governare la Chiesa con le Ave Mariaâ€.
Se questo è il massimo impegno profuso dalla Chiesa Cattolica, allora è lecito ipotizzare che poche cose cambieranno. Ciò che è invece auspicabile è che ogni singolo Stato, attraverso le sue leggi, abbia finalmente il coraggio di intervenire direttamente in queste questioni, e inizi (e abbia interesse) ad indagare e processare per pedofilia non solo “guru†di fantomatiche sette ma anche persone in abito talare, perché dovremmo essere tutti uguali di fronte alla legge. E anche a Dio, per chi ci crede.

Mi sembra che per le vittime non c’è spazio,è proprio bravo il pastore tedesco mi sembra Gionni stecchino che dopo aver ucciso la moglie del capo se la vuole cavare con delle scuse.Non c’è niente da fare con i preti non hanno senso di responsabilità nemmeno con i piccoli,o forse quel versetto “lasciate che i piccoli vengano a me” lo hanno preso in quel senso,altrimenti non si capisce perchè difendano esclusivamente la chiesa e loro stessi.Mi auguro che le famiglie proteggano i loro figli non mandandoli nei covi dei preti,che si capisca una volta per tutte che cos’è la chiesa ,quella che toglie la comunione ai divorziati,quella che non ti fa vivere perchè qualsiasi cosa è peccato,quella che entra a gamba tesa in campagna elettorale per continuare a toglierti diritti civili,MA ai suoi preti assolve tutto anche quell’abominio dell’abuso sessuale sui minori.