Attualità

‘Sgarbi’ alla Costituzione

di Ilaria Garosi [6 feb 2010]

VITTORIO-SGARBI2Appare sbalorditivo  come certi  eruditi che propinano cultura in beneamati ambienti televisivi si ritrovino a rimediare parche figure sui medesimi campi di battaglia, dopo che poco prima venivano incensati ed allo stesso tempo detestati da un pubblico più o meno compiacente.

A rivelare la fragile consistenza di certa cultura è l’irriverente programma “Le ieneâ€, seguito dai consueti spettatori di “Italia 1â€.  Stavolta a fare da protagonista, insieme ad altri malcapitati parlamentari di una considerevole rilevanza, è proprio l’ex onorevole “Vittorio Sgarbiâ€.

L’ospite indesiderato, ma allo stesso comodo, di ogni trasmissione che voglia mostrare una façade pulita e perbenista, ma allo stesso tempo alzare l’indice di ascolti, questa volta non ha potuto sguainare la spada del sapere dato che, a differenza di alcuni suoi compari, si è meritato una sonora bocciatura.

Il quesito incriminato per aver colto impreparato  il più discusso critico di arte italiano – che nella sua lunga carriera ha potuto rivestire anche  cariche politiche di una certa rilevanza –  concerne niente di meno che la base della democrazia, la legge delle leggi: la Costituzione italiana.

Passi il manager, passi l’ingegnere e pure lo scienziato, ma come è possibile che un ex difensore del “popolo†mostri una così parca cultura in un ambito a dir poco fondamentale?

Forse la pecca sarebbe potuta passare inosservata se, anche il soggetto in questione, fosse stato più clemente nei confronti dei suoi colleghi televisivi, spesso appellati  con epiteti poco lusinghieri a seguito di qualche “imprecisioneâ€.  Mai imprecisione fu però più grande della lacuna mostrata da Sgarbi di fronte alla semplice richiesta di elencare, almeno il concetto, dei primi tre articoli della Costituzione, noti per essere l’incipit dei principi fondamentali dell’ordinamento.

Dunque, al fine di evitare il ripresentarsi di situazioni palesemente imbarazzanti , cogliamo l’occasione per rinfrescare la memoria anche a chi, senza però farne una colpa, non vive di pane e politica:

Articolo 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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2 commenti
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  1. l’ho visto anch’io. e ho goduto. gli sta proprio bene a un presuntuoso e maleducato come lui.

  2. Ciao, Ilaria.
    Di cosa ti stupisci? Oramai è un luogo comune che i politici nostrani sono i più ignavi, incompetenti, menefreghisti e ignoranti del mondo.
    Se non fosse così non saremmo in questa situazione.