AttualitĂ 

Morgan e i cattivi maestri

di Eleonora Gitto [7 feb 2010]

“S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo; s’i fosse vento, lo tempestarei; s’i fosse acqua, i’ l’annegherei; s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo; s’i fosse papa, allor serei giocondo, ché tutti cristiani imbrigarei; s’i fosse ‘mperator, ben lo farei; a tutti tagliarei lo capo a tondo. S’i fosse morte, andarei a mi’ padre; s’i fosse vita, non starei con lui; similemente faria da mi’ madre. Si fosse Cecco com’i’ sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: le zoppe e vecchie lasserei altrui”. (Cecco Angiolieri)

kiodomorgan058ChissĂ  quale destino sarebbe toccato al grande Cecco Angiolieri, poeta maledetto che rigettava i valori della sua societĂ  e conduceva uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo consumando alcol e droghe, se si fosse ritrovato a vivere alle soglie del terzo millennio.

Se avesse vissuto, per esempio, nell’anno 2010  fra politici benpensanti e moralisti; in una società pronta a schierarsi secondo la volontà di media assetati di scoop; e con un  Bruno Vespa, improvvisato intercessore, impegnato a chiedere perdono per gli altrui peccati.  Ne avrebbe approfittato come ha fatto il caro Marco Castoldi, in arte Morgan, per far parlare di sé? Si sarebbe cosparso il capo di cenere e avrebbe recitato il mea culpa? Oppure imperterrito, da vero poeta maledetto, avrebbe continuato a mostrare sdegno per l’ipocrisia, la falsa morale e la menzogna, a rischio di finire sul rogo?

A noi piace pensare che il grande Cecco, avrebbe optato per la seconda soluzione, perché a tanta finzione, a tanta caciara, a tanta ostinazione a voler creare “il caso” anche quando questo non esiste, avrebbe preferito la verità della morte. Il solo modo per non rinnegare il suo essere, la sua vita. Avrebbe urlato il suo dissenso fino alla fine.

Ma siamo nell’epoca dei media e in quest’epoca non esiste il dissenso. Perché quando la ribellione entra nei media, (troppo spesso asserviti), è fagocitata dal sistema. Il dissenso così finisce per non esprimere alcuna contrarietà, anzi si placa e accetta le regole, diventando esso stesso “sistema”.

Morgan decide all’improvviso, dopo anni di carriera, di partecipare a Sanremo, manifestazione nazionale popolare che mal si coniuga, sembrerebbe, con la sua musica e la sua vita artistica. Lo fa e poi pensa bene di annunciare al mondo che fa uso di droga. E’ improvvisamente impazzito? Morgan è dotato di fine intelligenza e di una discreta cultura. Difficile credere che non avesse consapevolezza del vespaio che avrebbe sollevato. Non perchĂŠ non si possa fare uso di droga (crack, coca, ecc.), tant’è che lo fanno tutti e ne parlano tutti da sempre (vedi i veri grandi come Lou Reed – quello di Heroin, storia di un buco – Jim Morrison, Mick Jagger), ma perchĂŠ queste cose si fanno, ma non si dicono.

E si guardano bene dal dirlo i politici, avvezzi da sempre; non lo dicono gli artisti, la maggior parte dei quali ne fa uso quotidiano. Seppur non palesato, l’uso di droga in questi ambienti non è mai stato un mistero per nessuno.

Perciò, la dichiarazione di Morgan diventa la proverbiale scoperta dell’acqua calda. Ma quale buona occasione per inventarsi un caso? Un caso che tira dentro la diatriba “Morgan: Sanremo sì, Sanremo no”,  non solo colleghi e fan, ma anche i politici.

Ed ecco che Alessandra Mussolini chiede il test antidroga per tutti i cantanti. Gasparri e La Russa esultano all’espulsione di Morgan da Sanremo e lo additano come “cattivo maestro”. Il leghista Castelli dice che “Morgan è complice della mafia perché tutti i drogati sono complici della mafia”. E se la destra lo condanna, è ovvio che la sinistra voglia perdonarlo Bersani fa sapere che Morgan “ha sbagliato”, ma suvvia, che costa aprire le braccia e accogliere il figlio prodigo! E c’è anche chi nel Pd vuole disintossicarlo, infatti, Merlo vuole aprire al “drogato” le porte di una comunità.

E mentre ognuno dice la sua, l’attesa e la pubblicità per Sanremo crescono. Non c’è che dire, gli esperti della comunicazione ( manipolatori di cervelli) sanno bene come destare la curiosità. E come resistere al desiderio di vedere in che modo si comporterà il “pentito” Morgan, che smette i panni di poeta maledetto per vestire quelli, meno interessanti e un pò più insulsi, di bacchettone sanremese. Così fa contenti tutti: mamma Rai, Masi, Mazza, Pd, Pdl… e se stesso.

Se fossimo in una favola, potremmo finire con la fatidica frase “e tutti vissero felici e contenti”. Ma non siamo in una favola.

Morgan avrà le sue debolezze. Perché faccia uso di droga, è problema suo, che certo farebbe meglio a risolvere. E Morgan, come dice Ivano Fossati, è solo “un musicista bravo quanto altri possono esserlo… un artista raro e prezioso…Ho visto Morgan con i miei occhi suonare e poi spiegare frammenti della musica di Rachmaninov a migliaia di ragazzi a bocca aperta durante un suo concerto estivo e mi domando se questo può essere un cattivo maestro”.

Come Fossati, siamo convinti che Morgan non sia un cattivo maestro, perchè abbiamo un’idea diversa di cattivo maestro.
I cattivi maestri sono, per esempio, quei politici che mentono e che forti del loro status, si trastullano con escort, veline, trans mentre il loro Paese va allo sfascio.
I cattivi maestri sono quelli, che chiamati a gestire le nostre vite a tutti i livelli, si crogiolano nella loro ignoranza e ne vanno così fieri che continuano, complici i media e i programmi spazzatura, a far passare l’idea che nella vita non serve la cultura, ma i soldi. Non importa se non si sa dove si trova Catania (per saperlo si deve studiare e studiare costa fatica), meglio far vedere le tette al Grande Fratello, così successo e soldi sono assicurati.
I cattivi maestri sono quei ministri che, relegando la cultura a cenerentola della società, tagliano allegramente i fondi per la scuola pubblica mentre ne elargiscono alle private, facedo diventare l’istruzione un privilegio per pochi e non un diritto di tutti. Bell’esempio per le future generazioni, non c’è che dire.
I cattivi maestri sono quelli che veicolano l’idea che la politica è potere e il potere legittima tutto, perché il potente non si tocca mai e non paga i suoi crimini.
I cattivi maestri sono i collusi con la camorra, la mafia e che insieme al malaffare si rendono complici di assassini.
I cattivi maestri sono quanti incitano alla violenza e al razzismo provocando stragi che mietono decine di vittime.
I cattivi maestri sono quelli che per gonfiare l’attesa per Sanremo, mettono in piedi il “caso” Morgan e lasciano che passi inosservata la notizia che in provincia di Torino Giorgio, un quindicenne rumeno è stato sgozzato per una sigaretta.

Nessun “caso” per quest’ennesima vita negata. Nessuna diatriba politica, nessuna dichiarazione dai leaders politici. Solo un trafiletto: meglio non correre il rischio che a Sanremo e Morgan, la scena potesse essere rubata da Giorgio e dalla sua morte tanto violenta quanto assurda.

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2 commenti
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  1. Hai ragione, Eleonora, quando dici che quello che importa ai politici oggi è la visibilitĂ . Tutto il resto può andare benissimo a carte quarantotto. Tanto la societĂ  odierna è liquida, non ha piĂš punti di riferimento, tradizioni, legami di qualsiasi tipo, raccordi con il passato e se ne sbatte del futuro, come della cultura, dell’arte e di tante altre belle cose.
    Oggi è importante mettersi in mostra, rinunciando non solo alla verità o alla moralità, ma persino alla propria dignità.
    E’ questo che mi fa orrore per quanto riguarda la mia persona, mentre mi terrorizza per quanto riguarda la societĂ  futura.
    Quando ho avuto testimonianza di quello che succede in tanti altri Paesi, ti assicuro che sono rimasto scioccato. Ora, con la crisi economica che galoppa, sono convinto che faremo la stessa fine anche noi.

  2. Si potrebbe aggiungere che cattivi maestri sono tutti quelli che perdono tempo a considerare Morgan un maestro. In realtà credo che sarebbe sempre il caso di ricordare che assumere coca non è un reato, e che, soprattutto, considerare che la assumano solo i sedicenti artisti è una cretineria senza fine