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Michele Ainis : “Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti Lateranensi ad oggi”

di Alessandra Maiorino
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[9 feb 2010]
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chiesa padrona«Il Vaticano, nei confronti della Repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una mano aperta a palma larga per chiedere quattrini, l’altra mano svolazzante per suonar ceffoni in faccia alla politica. Questo doppio registro si consuma all’ombra del diritto, trova nella legge il proprio schermo protettivo. Anzi: l’alibi perfetto è la legge più alta, quella scolpita sulle tavole della Costituzione».

Questo l’incipit con cui Michele Ainis, docente di diritto pubblico presso l’università di Roma Tre, ha scelto di dare avvio al proprio saggio. Lungi dall’essere una provocazione, l’affermazione è immediatamente confortata da dati reali, che colpiscono il lettore là dove egli è sovente più sensibile: dritto al portafoglio. Le prime pagine sono infatti dedicate a produrre un sintetico elenco delle molte leggi che, dal 2000 ad oggi, sono state promulgate dalle regioni o dai vari governi nazionali per devolvere denaro a parrocchie, oratori, scuole private e fondazioni religiose. Tutte rigorosamente cattoliche. Dall’esenzione totale dell’Ici, alle bollette dell’Acea che lo Stato italiano paga al Vaticano dal 1929; dal subdolo marchingegno della distribuzione dell’8 per mille, alle sovvenzioni accreditate ad emittenti radiofoniche private quali Radio Maria, un fiume di soldi viene continuamente drenato dalle casse dello Stato per dirigersi verso quelle del Vaticano.

Illustrati i costi che i contribuenti italiani sopportano per finanziare lo Stato Vaticano e le sue attività – che lo studioso non esita a definire come più ingenti di quelli sborsati per il mantenimento della «casta» politica –, l’autore passa poi in rassegna le più eclatanti manifestazioni di ingerenza da parte delle gerarchie ecclesiastiche in materia di politica interna, portando così a compimento la dimostrazione del suo assunto d’esordio: la Chiesa avanza, nei confronti della Repubblica italiana, notevoli pretese economiche ed esercita, sulle istituzioni della stessa, una forte pressione politica.

Le cause di questa situazione sono da ricercarsi all’interno della stessa Costituzione e, in particolar modo, nelle norme che regolano i rapporti tra Stato, confessioni religiose e Chiesa cattolica. In base all’analisi condotta dal professor Ainis, tali norme sono inficiate da una contraddizione intrinseca e da un’interpretazione di comodo. L’articolo 7, ad esempio, che riguarda esclusivamente la Chiesa cattolica e si richiama ai Patti Lateranensi, si va a configurare come una norma eccezionale e temporanea. In primo luogo, in quanto esso smentisce, o limita, ciò che invece l’articolo 8 afferma: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge»; in secondo luogo, in quanto «infligge una deroga ai principi costituzionali in materia religiosa, sicché la regola va cercata altrove». Proprio il richiamo ai Patti Lateranensi, inoltre, rende tale articolo decaduto, o meglio, dovrebbero renderlo tale, dal momento che i Patti Lateranensi sono stati rinnovati con il Concordato del 1984 e l’articolo non può, pertanto, «coprire nuovi Patti su nuove materie».

Con un ragionamento piano e un linguaggio accessibile, l’autore illustra da un punto di vista giuridico il problema e la sua soluzione, rintracciabili entrambi all’interno della Carta costituzionale.
Chiesa padrona, alla sua seconda edizione, si rivela un agile e utile strumento per quanti vogliano ancorare i propri giudizi in materia di diritto e libertà religiosa a concreti fatti giuridici, piuttosto che a semplici opinioni.

Chiesa padrona. Un falso giuridico
Michele Ainis, docente di diritto pubblico presso l’Università di Roma Tre.
Garzanti, 2009. Euro 13

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