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Diritti&Rovesci   

La lotta al libero arbitrio digitale

di Carlo Consoli
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[5 feb 2010]
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BavaglioReteIl pensiero libero, si sa, è lo strumento critico più efficace di cui una persona possa disporre. E l’uomo ha fatto di tutto, nella storia, per privare altri uomini – suoi fratelli – della libertà in tutte le forme: di pensiero, di espressione, di azione. C’è stato insegnato ad avere senso di colpa quando – seppur timidamente – tentiamo di esercitare il libero arbitrio e affermare, quindi, la nostra persona.

Negli ultimi anni, la rivoluzione digitale ha posto serie sfide all’establishment. Eh già, perché oggi siamo in grado di esprimerci nelle forme più disparate, attraverso Internet.

Il decreto Romani, che sta vivendo fortunatamente una lunga e travagliata gestazione, prevede l’equiparazione dei siti internet che forniscono contenuti multimediali, tra cui YouTube, all’editoria stampata o audiovisiva. Il primo effetto di questa norma è di subordinare il materiale pubblicato su internet agli stessi organi di controllo, centralizzati, della televisione.

E’ un provvedimento di una gravità inaudita, perché tappa praticamente la bocca a quanti di noi vogliano condividere spezzoni di filmati o informazioni recepite tramite i canali ufficiali, ma resi fruibili secondo la nostra sensibilità o gusto personale. La condivisione di un filmato o di una informazione è – di fatto – l’unica forma di resistenza all’informazione “ufficiale”, pubblicamente costituita, oggi possibile in Italia.

Gutenberg, nel XV secolo ha inventato la stampa a caratteri mobili: da lì in poi, il mondo non è più stato lo stesso. L’informazione, replicabile e condivisibile, è stata alla base di uno sviluppo drammatico dell’umanità in tutti i suoi aspetti, dalla scienza alle attività ludiche. L’avvento di Internet, per via della velocità di condivisione dell’informazione che naturalmente porta con sé, produrrà una seconda violentissima accelerazione della conoscenza di tutto il genere umano. Sappiamo come le dittature, tra cui la Cina, si prodighino ad applicare filtri proprio perché questa conoscenza – e l’inevitabile coscienza che ne deriva – non venga messa in circolo.

Ma perché tanta ostinazione nel voler colpire la nostra libertà di espressione nel dominio del digitale ? Perché Internet è il luogo dove ciascuno di noi può mettere a fattor comune la propria esperienza, condividendola istantaneamente con il resto della comunità di riferimento e, per estensione, di tutto il pianeta. Questa libertà è effettivamente pericolosa perché sovverte il principio fondante del controllo sull’informazione: presentare non informazioni false, ma una selezione delle informazioni in un ordine tale da indurre il fruitore a specifiche deduzioni o catene di ragionamento. Nel momento in cui, ciascuno di noi, smonta questo processo ed accosta informazioni prese da varie fonti, l’intero apparato di controllo dell’informazione cade inevitabilmente.

Così, mentre l’intero pianeta è in corso di sviluppo, noi italiani mettiamo in atto queste pericolosissime “prove generali di marcia indietro”. E’ inevitabile osservare quanto restrizioni di questo genere siano in linea con un processo generalmente configurabile come censorio. La novità di questo tipo di censura è però singolare: non viene censurata l’espressione del singolo, ma si creano le condizioni per cui a poter esprimersi siano solamente persone in grado di sostenere le complicazioni legali che la stessa espressione comporta. E, a parlare, saremo sempre in meno.

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  1. Su internet si assiste anche ad un turpiloquio con insulti che dovrebbe essere evitato, ma non è tanto questo che fa paura, quanto la possibilità di esprimere idee in forma mediatica non controllata da chi possiede il potere.
    Si vorrebbe un sistema alla cinese.
    Per contribuire ad evitare questo si dovrebbe usare anche un pò di automoderazione.