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Attualità   

Il Giornale di Feltri e il rampollo ferito

di Eleonora Gitto
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[23 feb 2010]
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sanremo_savoia“Quanto razzismo contro il Principe”, così titola Il Giornale di Feltri. L’articolo è di Tony Damascelli e porta un sottotitolo “Ultima moda dell’intolleranza intelligente: a Sanremo fischi e insulti al giovane Savoia”.
Mettiamo da parte il testo della canzone (“Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio. Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”), testo scritto da cotanto blasonato personaggio che sembra una svenevole piageria per ingraziarsi il pubblico italiano. Ma Sanremo ci ha abituato a certi testi. Quindi, non è il testo che meraviglia. Ascoltiamo la voce. Quella sì che ci meraviglia.  Sanremo, però, ci ha abituato anche a voci peggiori. Per cui tutto sembra essere in linea.

Ciò che meraviglia è come sia riuscito Emanule Filiberto, insieme a Pupo e Canonici, a salire sul podio, considerato che erano stati esclusi subito.  Ciò che meraviglia è la valanga di lettere di protesta inviata da cittadini di tutt’Italia sia contro il ripescaggio, sia contro la vittoria del trio. Una protesta così plateale da far scattare le indagini della Guardia di Finanza e del Codacons sulla legittimità del televoto.

E’ passato per la mente al cronista de Il Giornale che probabilmente i fischi erano scatenati dal fatto che fosse troppo palese che il  “povero” principe, tanto fischiato sotto gli occhi mamma e papà (quale umiliazione!), fosse un raccomandato di ferro? Ma davvero può pensare di tornare in Italia, lui e la sua famiglia, e prendere per i fondelli tutti gli italiani? Ha pensato il cronista che tale atteggiamento di assoluta mancanza di rispetto, doveva per forza scatenare delle reazioni? Cà nisciuno è fesso, direbbe il grande Totò.
E anche se la protesta per qualcuno fosse stata davvero (ma così non è) contro i Savoia, non sarebbe una reazione razzista e intollerante, ma solo un modo di stigmatizzare il comportamento irriverente nei confronti del popolo italiano di questi signori, perché esiliati per giusta causa, al loro rientro per gentile concessione, subito dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, hanno chiesto un risarcimento di milioni di euro per il loro esilio “forzato”?

Ma chi difende Il Giornale ? Troppi fischi, troppe contestazioni, in rete è un coro unanime, le pagine di Facebook si sprecano contro il principe ferito a morte. E se tutti gli “intolleranti intelligenti” fossero di sinistra, il centro sinistra avrebbe tale e tanti di quei seguaci che sarebbe al governo e per il futuro potrebbe dormire sonni tranquilli. Ma si baglia di grosso il cronista in questa sua analisi.  E’ insorta quasi l’Italia intera contro questa vergogna di Sanremo. Certo, avrà avuto qualche sostenitore il caro principe, ma i fischi arrivano anche da quell’Italia che ha dato un voto plebiscitario al centro destra.

Per questo era necessario che ci fosse  almeno qualcuno a soccorrere Emanuele Filiberto. E guarda caso lo fa Il Giornale, guardandosi bene dall’esprimere giudizi sulla performance sanremense del principe, che per difendere il rampollo di casa Savoia lo trasforma in vittima sacrificale di italiani intolleranti e razzisti. La miglior difesa è l’attacco direbbe qualcuno. Chissà perché tanta veemenza non è usata contro il razzismo vero, come quello palese cui invita reiteratamente Radio Padania.

Ma il principe è il principe, e qualcuno deve pur spianargli la strada della televisione. E ne sono tanto convinti tutti che lui, mostrando di avere l’ego ipertrofico tipico dei blasonati, afferma con sicurezza che sarà il nuovo Fiorello.

Intanto, artisticamente parlando, è quasi blasfemo per il principe fare il nome Fiorello. Anni di gavetta, di esperienza, di bravura hanno fatto di Fiorello il personaggio che è. Non aveva il blasone Fiorello e ai sui  livelli si arriva con sacrifici e lavoro. Parole che, ci consenta Il Giornale, al principe sono sconosciute. I deliri di onnipotenza sono sempre il segno di qualche malessere. Chissà, forse sarebbe giusto avvisare la famiglia, tanto rattristata per la magra figura del caro rampollo, che probabilmente questo ragazzo ha bisogno di essere aiutato.

A Il Giornale di Feltri, se possiamo permetterci con la dovuta umiltà, qualche consiglio e una domanda. Intanto abusare delle parole razzismo e intolleranza, è eticamente scorretto, quando si tratta solo di mero dissenso per un cantante o una canzone. Tra l’altro, se quasi tutti gli italiani sono intolleranti e razzisti quando bocciano un cantante, come chiamerebbe il cronista de Il Giornale, quanti lasciano a casa veri talenti per favorire lo “sponsorizzato di turno”? E poi quando un dissenso è popolare si dovrebbe cercare di capirne le ragioni. Non ci si scaglia contro l’intero Paese per difendere, chi, almeno a Sanremo, è stato indifendibile. Non giova al vostro giornale, e men che meno  giova a quella democrazia che nell’articolo si cita.

La domanda? Ci piacerebbe sapere una cosa dal cronista paladino dei Savoia: ma a  lei la canzone del principe è piaciuta?

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2 commenti
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  1. Il principe si commenta da sè, ma bisognerebbe seriamente approfondire come e perchè è arrivato sul podio

  2. Beh, fischiarlo mi è sembrato anche poco, non fosse stato a Sanremo ma in un teatrino di provincia lo avrebbero sommerso di pomodori, ortaggi vari ed uova marce.