Diritto
Fecondazione eterologa, partono i ricorsi
di Cecilia M. Calamani [6 feb 2010]
Pezzo dopo pezzo, la legge 40 sulla procreazione assistita in vigore dal 2004 si sta frantumando a causa della sua stessa (e prevedibile) incostituzionalità .
Se i referendum abrogativi del 2005 non hanno avuto alcun esito per mancato raggiungimento del quorum, i ricorsi presentati negli anni hanno ottenuto un maggiore successo portando alla abrogazione, con la sentenza della Corte costituzionale dell’aprile 2009, del limite di produzione degli embrioni (“non superiore a tre“), dell’”unico e contemporaneo impianto” da effettuare “non appena possibile†a prescindere dalla salute della donna e, di conseguenza, della crioconservazione degli embrioni stessi.
Ma un’ulteriore spallata è arrivata anche, nel gennaio scorso, dal Tribunale di Salerno, che ha stabilito la liceità della diagnosi preimpianto anche per coppie fertili, al fine di evitare l’insorgenza di gravi malattie genetiche per il nascituro.
Ora sono al via i ricorsi contro il divieto di donazione di gameti maschili e femminili, ossia di fecondazione eterologa (articolo 4). L’avvocato Maria Paola Costantini, curatrice dei ricorsi che hanno portato alla sentenza della Corte costituzionale del 2009, a fine marzo presenterà in vari tribunali italiani le istanze di alcune coppie che, affette da varie patologie genetiche, chiedono di poter effettuare la fecondazione eterologa per ovviare all’ereditarietà delle loro malattie.
Il famigerato articolo 4 violerebbe l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza tra cittadini. Quelli fertili, o geneticamente sani, sarebbero più ‘uguali’ degli altri, ai quali è negata la possibilità , per legge, di avere figli o di averli sani. Inoltre favorirebbe il ‘turismo procreativo’ delle coppie, o meglio di quelle coppie che possono permettersi facoltose trasferte all’estero per aggirare i divieti della legge. Un’altra discriminazione dunque, e tutta italiana.
La legge 40 è nata sotto il segno dello scellerato patto politica-religione (cattolica). Ha applicato, nudi e crudi, i precetti di Santa Romana Chiesa: l’embrione è una vita e come tale non può essere congelato; un figlio è l’unione dei gameti della coppia, guai a ricorrere a donatori esterni (traslando così il concetto di fedeltà coniugale); la diagnosi preimpianto può portare alla scelta inammissibile di eliminare una vita.
Pazienza se tutto ciò ha messo a serio repentaglio la salute delle donne, sottoposte a una (devastante) stimolazione ormonale per ogni impianto; pazienza se chi ha potuto è andato in Paesi più civili ad affermare un diritto negato nel suo; pazienza se molte donne si sono dovute sottoporre a diagnosi post impianto – magari vanificando, con un aborto terapeutico, il frutto di tanti sacrifici – perché la diagnosi preimpianto è paragonata all’eugenetica. Pazienza, infine, se tutto ciò ha creato enormi discriminazioni tra i cittadini.
Impossibile pensare che chi ha varato la legge, l’allora Governo Berlusconi II, fosse in buona fede. Difficile credere che gli stessi promotori non fossero al corrente della sua incostituzionalità . Eppure, con l’intento di accontentare le gerarchie vaticane, hanno tentato il colpo di mano, sperando che un eventuale referendum non raggiungesse il quorum (come poi è stato, grazie alla campagna battente della Cei) e che i cittadini italiani si sarebbero presto assuefatti a una legge inumana, discriminatoria, ingiusta e finanche ridicola.
Ma, in ogni caso, il messaggio alla Chiesa è arrivato chiaro e forte: i vostri valori sono anche i nostri, noi li difendiamo e li difenderemo sempre. E i voti non si sono fatti attendere. Come non si faranno attendere ora, alla prossima tornata elettorale.
Dopo la legge 40 i crocifissi per legge, il no alle coppie di fatto, la negazione dell’autodeterminazione della persona, i finanziamenti alle scuole paritarie (cattoliche), vogliamo continuare?
Il medioevo italiano, all’alba del XXI secolo, è in pieno corso. Ci salva solo una carta costituzionale che qualche illuminato uomo di Stato, reduce da uno dei periodi più infamanti della nostra storia, ha redatto con ammirevole lungimiranza. Ma ora si sta tentando di manomettere anche quella, l’unica garanzia che ci rende degni di essere annoverati, sebbene agli ultimi posti, tra i Paesi civili.

Da quando è entrata in vigore la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita ci si domanda come sia stato possibile approvare e promulgare un provvedimento legislativo che, come ha denunciato in aula la deputata Mussolini (giusto per fare un nome non propriamente associabile alla sinistra), sembra tra le altre cose arrivare a prospettare un trattamento sanitario obbligatorio in violazione dei “limiti imposti dal rispetto della persona umana†voluti dalla costituzione. Quello che deve fare più riflettere, secondo me, è il duplice richiamo fatto dalla legge 40 alla legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Tali richiami sembrano inutili all’interno della legge 40 e totalmente incoerenti con la legge sull’IVG, in quanto la strategia di riduzione del danno e la gradualità che caratterizzano la 194 sono completamente sovvertite dalla 40: in sintesi, si consideri che in base alla 194 una gravidanza di quasi tre mesi può essere interrotta per seri motivi di salute della donna, mentre stando alla 40 un embrione appena formato deve essere senz’altro trasferito nell’utero anche in caso di ripensamento della donna, e il trasferimento può essere al massimo rinviato, non evitato, e unicamente per motivi di salute gravi! Quel che appare evidente, considerando anche la perdurante opposizione da parte catto-berlusconiana alla RU486, è la preferenza sfacciatamente accordata ai metodi più dolorosi e degradanti per non portare a termine una gravidanza indesiderata. Mezzi meno invasivi tenderebbero infatti “a non far percepire la reale natura dell’aborto†(Ruini, se ben ricordo. Scusate se non controllo la citazione ma ho uno stomaco da tutelare). Io però avanzo anche un’altra ipotesi. Secondo me quello che è successo e sta succedendo (il referendum, benché non vinto, e la raffica di sentenze anche della Consulta) era previsto e voluto. Ritengo che la legge 40 sia stata una legge kamikaze, a quanto mi risulta la prima, destinata a suicidarsi trascinando con sé la 194. Aspettiamoci il peggio: alla fine resterà qualche brandello della legge 40, tra una norma annullata e l’altra, e il parlamento catto-berlusconiano “si vedrà costretto†(dalla Consulta, ci racconteranno: i soliti comunisti!) a una sua revisione. E visto che la 40 chiama in causa la 194, la revisione sarà globale, in nome della coerenza… due piccioni con una fava. Un giochetto, con la maggioranza attuale. Quanto ai nostri amici del PD, ci spacceranno probabilmente per una vittoria storica l’aver mantenuto l’IVG in caso di grave pericolo per la vita della donna o in caso di violenza carnale (ma solo se ad opera di un extracomunitario, beninteso)!
[...] Articolo completo fonte: Fecondazione eterologa, partono i ricorsi – Cronache Laiche [...]
in base a quanto ho letto su questo articolo vorrei intervenire personalmente con l’avvocato maria paola costantini … pertanto vorrei chiedere allo staff del sito come la posso contattare … vi ringrazio anticipatamente un saluto
Matilde
@Matilde
Purtroppo non abbiamo il suo indirizzo email, ma questi sono i dati per cercarla in rete:
avv. Maria Paola Costantini del Foro di Firenze e vicesegretario di Cittadinanzattiva -Tribunale per i diritti del malato della Toscana.
Potresti provare a contattare Cittadinanza attiva, i contatti sono qui:
http://www.cittadinanzattiva.it/contatti.html
Spero di esserti stata in qualche modo utile… facci sapere!