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Eutanasia: il caso Gosling

di Claudio Tanari
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[19 feb 2010]
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eutanasia3All’alba del 17 Febbraio Ray Gosling, settant’anni, è stato arrestato dalla polizia di Nottingham con l’accusa di omicidio. L’anchorman della Bbc, uno dei volti più famosi della tv inglese, aveva raccontato tre giorni prima di aver aiutato a morire il compagno, malato terminale di Aids, ormai una ventina di anni orsono.

La Gran Bretagna è nel bel mezzo di un’ampia discussione sull’eutanasia: tra qualche settimana il Procuratore generale Starmer potrebbe depenalizzare, in casi specifici, il suicidio assistito: la drammatica testimonianza di Gosling, che peraltro si rifiuta di rivelare l’dentità dell’ex compagno, ha naturalmente drammatizzato i toni del dibattito.
Pur in presenza di gruppi di “difensori della vita” a tutti i costi, la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica britannica pensa che debba essere consentito ai familiari dei malati terminali di accompagnarli alla morte.

Vista da qui, Londra è davvero lontana: i casi Welby ed Englaro hanno evidenziato impietosamente l’ipocrisia tutta cattolica con cui a queste latitudini si affrontano argomenti del genere. La triste, inaccettabile realtà è che chi ha gli strumenti culturali ed economici per provvedere, in silenzio, alla “buona morte”, può rivolgersi ad un medico amico o ad associazioni come la Dignitas di Zurigo. Per tutti gli altri, la possibilità di scelta è semplicemente negata: da noi vige l’assurdo integralismo – figlio delle polemiche sull’aborto – per cui è la mera e spesso inumana sopravvivenza fisica a dover essere difesa a tutti i costi. «Voglio che la gente viva pienamente finché è possibile; ma quando si soffre così tanto, non è davvero più una vita. Se capita a un amante, a un amico o a una moglie, e purtroppo succede, bisogna fare un gesto coraggioso», ha detto Gosling agli inevitabili idioti che lo hanno accusato di omicidio.

Soffrire dentro un corpo divenuto impietosa prigione, nell’attesa che l’orologio biologico si fermi; una prospettiva che nega dignità all’ultimo atto dell’esistenza riducendola a un tracciato strumentale: la vita, quella vera, è un’altra cosa.

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  1. Apprezzo molto Ray Gosling, e ne ammiro il grande coraggio. Si deve amare molto una persona per decidere di aiutarla a morire e vivere poi il resto della propria vita con un peso simile. Ci vuole coraggio anche a raccontarlo. Ed il gesto e’ ancora piu’ importante visto il dibattito in corso in Inghilterra : nei paesi democratici e civili, le leggi seguono le evoluzioni della societa’, nelle dittature (militari, politiche o religiose) sono le leggi che inquadrano e delimitano tali evoluzioni.