Attualità
Crocifissi obbligatori: si fa avanti anche il Pd
di Cecilia M. Calamani[2 feb 2010]
Qualcuno lo chiama provocatoriamente Partitus Dei e in effetti il Pd, o almeno una sua parte consistente, dimostra in molte circostanze di essere asservito al verbo vaticano. Timoroso di assumere posizioni invise all’elettorato cattolico e cavalcando un’incertezza che spesso rischia di paralizzarne l’azione, il Pd oscilla tra l’anima laica riportata nero su bianco sul suo Manifesto dei valori e una dipendenza, che sembra vitale, dall’approvazione di oltretevere.
‘Vorrei ma non posso’, sembra sospirare su ogni questione di diritti e laicità, laddove non si capisce a cosa si riferisca il ‘vorrei’ e, di conseguenza, il ‘non posso’.
Il tema crocifissi ne è un fulgido esempio. 11 senatori del Pd (Ceccanti, Chiti, Chiaromonte, Del Vecchio, Di Giovan Paolo, Giaretta, Lumia, Maritati, Pinotti, Tonini e Treu) hanno presentato un disegno di legge dal titolo “Norme generali sulla affissione di crocifissi nelle aule scolastiche sulla base del principio di autonomia delle istituzioni scolastiche, in analogia alla legislazione bavarese e alla giurisprudenza castigliana”.
Già qui il ricorso alla legislazione bavarese e castigliana fa un po’ sorridere. Come dire, serve una pezza d’appoggio per evitare critiche dall’interno. Una excusatio non petita, direbbero i maligni.
Ma la cosa che più ci ha sorpresi è la lettura del testo, un unico articolo molto breve, quasi a temere che una parola di troppo potesse scardinare l’equilibrio della botta al cerchio e contemporaneamente alla botte. E per colpire sia il cerchio che la botte alla fine la proposta non colpisce nè l’uno nè l’altra.
1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.
Già non si capisce nulla. A parte una ‘cultura religiosa‘ non meglio specificata, chi avrebbe dato ‘contributo ai valori del costituzionalismo’? E che significa ‘in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso’? Sembra quasi che il dirigente scolastico sia obbligato a tale affissione, o che non ci sia dubbio che dia il suo assenso. Ma, ci diciamo, forse la spiegazione la troveremo più in là, perciò proseguiamo la lettura.
2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.
Avevamo capito bene. Il dirigente scolastico deve appendere un crocifisso e se qualcuno ha qualcosa da ridire, allora cercherà un ‘accordo in tempi brevi’. Quindi, ad esempio, se uno studente buddista contesterà il crocifisso, il dirigente disporrà di appendere anche un’immagine del Buddha. E se la contestazione viene da un ateo? Ma, ci diciamo, anche questo sarà chiarito nel prossimo comma.
3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.
Quindi, se non si raggiuge un accordo si dovrà adottare ‘una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe’. Chiarissimo. Un quarto comma al quale demandare la risposta alle nostre domande non esiste, la proposta di legge finisce qui.
Gli 11 senatori vogliono dunque il crocifisso nelle aule, ma si vergognano talmente di questa loro impopolare posizione da lasciare del tutto irrisolti i casi che via via si possono presentare. Sostengono l’obbligatorietà del crocifisso esattamente come i colleghi del Pdl ma, non avendo il coraggio di assumersene la responsabilità fino in fondo, assumono che:
(a) i presidi lo affiggano su tutti i muri scolastici senza battere ciglio;
(b) se qualche studente protesterà è solo perchè diversamente credente, e allora si provvederà ad affiancare al Cristo in croce altre immagini sacre, significasse anche riempire tutta l’aula di simboli diversi.
E se poi questi assiomi non risultassero sempre verificati (e c’è da giurare che sarà così), la soluzione la forniranno i colleghi del Pdl o della Lega. I senatori del Pd ce l’hanno messa tutta per salvare il crocifisso, più di così non possono fare. ‘Vorrei ma non posso’, per l’appunto.
A questo punto, sono più dignitose le proposte di legge della maggioranza: il crocifisso s’ha da tenere, punto. E chi non lo vuole rischia una multa e anche la galera. Ridicolo per ridicolo, almeno il senso è più chiaro.








































E’ il partiro del .. ma anche
Non è possibile accettare tutto e tutti, la Binetti se ne è andata, Rutelli se ne è andato – vadano anche loro per favore !
Una cosa è certa, prima di votare mi informerò dettagliatamente sulle idee del candidato !
Basta con gli eterni genuflessi !
Se questi sono i nostri cavalli, è meglio che ci diamo al salto della pulce!
“Write your representative” è sempre un modo di incidere.
Le emails dei senatori suddetti sono (ammesso che usino la posta elettronica) sono in fondo.
A loro si può far notare come, al contrario della legislazione bavarese e castigliana (ecchissenefrega), la legislazione … americana … implica invece la separazione tra stato e chiesa e – soprattutto – la non prevalenza di una religione sull’altra (cosa invece implicata dall’Art. 1 del DDL). Il punto è che o vale il principio di uguaglianza tra religioni oltre a quello di separazione, oppure tanto vale che si dichiari una teocrazia cattolica (e perchè non russo-ortodossa?)
Forse che i fini giuristi non sappiano leggere l’Inglese?
http://en.wikipedia.org/wiki/Separation_of_church_and_state_in_the_United_States
Marco Antoniotti
ceccanti_s@posta.senato.it
chiti_v@posta.senato.it
chiaromonte_f@posta.senato.it
delvecchio_m@posta.senato.it
digiovanpaolo_r@posta.senato.it
giaretta_p@posta.senato.it
lumia_g@posta.senato.it
maritati_a@posta.senato.it
pinotti_r@posta.senato.it
tonini_g@posta.senato.it
treu_t@posta.senato.it
Questo è il testo che ho inviato ai suddetti.
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Onorevoli Senatori
ho appreso della vostra decisione di presentare un DDL riguardante l’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche (1947).
Voglio, con la presente farvi notare l’inopportunità del vostro sforzo e la capziosità degli argomenti dai voi addotti ed ora agli atti del Senato.
Basta un giro su Wikipedia per raccogliere informazioni ed argomenti contro la natura stessa del vostro DDL ed in particolare dell’Articolo 1 che prefigura comunque una prevalenza della religione Cristiana (che in Italia significa Cattolica) sulle altre.
http://en.wikipedia.org/wiki/Separation_of_church_and_state_in_the_United_States
La giurisprudenza statunitense è decisamente più avanzata delle nostre (bavareve e castigliana incluse) e, in ogni caso, non è detto che la legislazione bavarese e castigliana sopravviverebbero un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Sinceramente non mi sembra necessario essere un giurista (non lo sono) per leggere l’articolo di Wikipedia e trarne le debite conseguenze.
In altre parole, ritirate il DDL e scusatevi con i vostri elettori, gruppo di cui faccio parte, specie per il prossimo giro in cui esigerò primarie serie con tanto di “Lemon Test” (cfr. il link a Wikipedia).
A presto
@Marco,
raccolgo volentieri il tuo invito e spero che lo facciano in molti, elettori o no del Pd.
Anche io non sono un giurista, ma francamente mi sembra che la proposta di legge non si regga in piedi anche dal punto di vista strutturale. Oltre a parlare di religione in termini generici (non viene mai esplicitamente nominata la religione cattolica!) come se in Italia esistesse ancora una confessione di Stato, è talmente vaga e pasticciata nei contenuti da far sorgere dubbi anche a un bambino.
In ogni caso ben venga la tua missiva. Grazie per la segnalazione e l’invito.
(c) se qualche studente continua a protestare verra’ adottato il metodo “sezione disciplinare del CSM” (che gia’ ha dato i suoi frutti con il dott. Tosti).
Lettera aperta ai senatori CECCANTI, CHITI, CHIAROMONTE,
DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, GIARETTA, LUMIA, MARITATI, PINOTTI, TONINI e TREU
e per conoscenza agli organi di stampa e alla dirigenza del PD
Gentile Senatore,
ho appreso con grande sorpresa e dispiacere del disegno di legge (DL n.1947) presentato di Vostra iniziativa.
Sono rimasto sorpreso per il contenuto e l’opportunità della Vostra proposta.
Non riesco a spiegarmi come si possa sostenere che il simbolo di una specifica religione (quella Cattolica Apostolica Romana) possa divenire tramite una legge il simbolo della cultura religiosa, per non parlare di un suo presunto contributo al costituzionalismo (sempre per legge).
Ancora più grave trovo il sostenere che il simbolo di una singola religione (quella professata dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana) possa diventare “segno del valore e del limite delle costituzioni”, si sta forse sostenendo che gli insegnamenti della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nella versione continuamente aggiornata che ne danno i suoi vertici, siano superiori al dettato costituzionale, alle leggi nazionali e internazionali? Si sta dunque sostenendo che in Italia esiste una religione di stato cui la legge e i cittadini devono sottostare?
Personalmente trovo la Vostra proposta discriminatoria verso tutti i cittadini non cattolici, in particolar modo verso tutti quei cittadini che non si riconoscono in nessuna religione (quasi il 20% dell’intera popolazione italiana, oltre 10’000’000 d’italiani che si dichiarano apertamente atei o agnostici, secondo le ultime statistiche).
Se lo stato non vuole discriminare alcun cittadino dovrebbe esporre solo i simboli che rappresentano lo stato e dunque tutti i cittadini, di qualsiasi religione od orientamento filosofico essi siano. Lo stato potrebbe dunque esporre lo stemma della repubblica piuttosto che il crocefisso.
Comprenderà dunque la sorpresa ed il dispiacere nell’apprendere della vostra proposta di legge, spero che queste righe possano farla riflettere sull’opportunità di ritirare tale proposta quanto prima.
Cordialmente, Fabio Milito Pagliara
Attivista per diritti dei non credenti
Coordinatore del Circolo UAAR di Salerno
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DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei senatori CECCANTI, CHITI, CHIAROMONTE,
DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, GIARETTA, LUMIA, MARITATI, PINOTTI, TONINI e TREU
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 DICEMBRE 2009
Norme generali sulla affissione di crocifissi nelle aule scolastiche sulla base del principio di autonomia delle istituzioni scolastiche, in analogia alla legislazione bavarese e alla giurisprudenza castigliana
Legislatura 16º – Disegno di legge N. 1947
DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.
2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.
3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.
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Bravo Marco questo è un modo corretto di farsi sentire da questi politicanti che dovrebbero rappresentarci ma che mal rappresentano, in primis, loro stessi.
Quanto al PD. La loro è stata una fasulla “fusione a freddo” fra due chiese, quella comunista e quella cattolica. Chi più di loro si intende di ortodossia cattocomunista? Nessuno.
Basta vedere la loro storia, basta rivedere le posizioni di Togliatti, colui che volle l’art. 7 della Costituzione, la posizione indecisa fino all’ultimo del PCI sul referendum sul divorzio del 73 per capire che i comunisti italiani sono sempre stati incapaci di essere laici.
I soliti compromessi, meglio, cedimenti codini alla Chiesa cattolica.
I rappresentanti dello stato sovrano italiano assolvono bene il loro ruolo di diaconizzati.
La “cultura religiosa”? Quale? e poi la scuola è la sede delle culture, non può sussistere la rilevanza di una di esse, in esclusiva, salvo aggiunte o conflitti senza risoluzioni.
“Patrimonio storico”, pieno di oppressioni di monarca e papi, pieno di spinte all’autonomia, sempre combattute della chiesa: Federico secondo, la Repubblica Fiorentina, il Risorgimento.
“Contributo al Costituzionalismo”, ma se i costituenti evitarono di inserire un riferimento a Dio?
Bando ai fondamentalismi dal burqa al crocidfisso, Viva la Costituzione Laica.
Sembra che le caselle di posta dei nostri senatori siano strapiene, la lettera che ho mandato è tornata indietro. Ciò significa, con buona approssimazione, che la posta elettronica che arriva in Senato non la leggono mai…
Abbiamo veramente dei degni rappresentanti, attenti, per di più, al rapporto con i cittadini.
testo apparso sul sito http://www.italilaica.it)
NOSTALGIA DI COMPROMESSO STORICO (
Battuto dalla storia, oltre che dalla politica, torna a spirare per consentire alla componente cattolica di esorcizzare ogni sospetto di cedere al “laicismo”
di Marcello Vigli
La Corte di Strasburgo ha detto una parola chiara e definitiva sull’uso in pubblico dei simboli religiosi. Ne chiedono il rispetto e l’applicazione le Associazioni laiche, i politici legalitari, i cittadini di buon senso, cominciato ad imporre la presenza del crocefisso a colpi di maggioranza non solo nelle scuole, ma anche in tutti i pubblici uffici. Non hanno ancora pensato ai gabinetti comunali, ma presto lo faranno perché anche lì è necessario che ci si senta al cospetto di dio !!!! Per lo stesso motivo alcuni parlamentari del PD condividendo un giudizio di Augusto Barbera che misconosce il valore del pronunciamento della Corte – lo considera sorprendente. Essa fa propria una lettura della laicità che appartiene ad altri ordinamenti, in particolare alla Francia e alla Turchia – hanno presentato un disegno di legge che prevede come regola generale: in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.(ndr vedi: DISEGNO DI LEGGE N. 1947 )
Per giustificarla ricorrono alla somma delle motivazioni addotte da diverse parti: il valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo. Questo riferimento alla Costituzione appare un po’ forzato, ma ancor più arzigogolato appare il secondo comma dell’unico articolo del progetto. Se non c’è il consenso di tutti e se la presenza viene contestata per motivi religiosi o di coscienza, il dirigente scolastico cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.
Se l’accordo non si raggiunge, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.
Si configurano così soluzioni destinate ad aprire un contenzioso senza fine perché non eviteranno conflitti sulle decisioni dei dirigenti scolastici in merito a quel giusto contemperamento. Dovrebbe, secondo i proponenti, seguire il criterio di affidarsi a maggioranze non ristrette (quale ne è il limite?) senza riconoscere a nessun singolo il diritto di veto illimitato. Non basterà certo il ricorso al “parere”, evidentemente non vincolante, del Consiglio di Circolo o d’Istituto a sanare i dissidi provocati da questa insindacabile discrezionalità attribuita al dirigente scolastico in nome di una malintesa “autonomia scolastica”. Si sposta solo a livello locale la negazione del valore dell’obiezione di coscienza. Anche se approvata, quindi, la legge non risolverebbe “l’annosa questione”.
È del tutto evidente, che per intendere il senso dell’iniziativa bisogna prescindere dal suo contenuto, se non si vuole attribuire ai proponenti l’intento perverso di avallare per legge la guerra di religione all’interno delle scuole della Repubblica.
La motivazione sembra da ricercare nei tentativi interni al Partito democratico per costruire un’identità culturale condivisa: in questo sembra aleggiare lo spirito del compromesso storico.
Battuto dalla storia, oltre che dalla politica, torna a spirare per consentire alla componente cattolica di esorcizzare ogni sospetto di cedere al “laicismo”.
Nulla contro le mediazioni, tutto contro i compromessi, specie se “ex storici”. La politica è l’arte del possibile proprio perché cerca di mediare fra diversi interessi, in una prospettiva di giustizia, e di aprire vie nuove per consentire a tutti di andare avanti. Altra cosa il compromesso: niente a che fare con la giustizia, né con l’interesse collettivo.
La via possibile per avviare a maturare nel Pd una nuova cultura condivisa evitando il fantasma berlingueriano è la via della contaminazione indicata da Rosy Bindi. Questa, però, presuppone la laicità senza aggettivi. Una laicità per la quale nessuna cultura è più uguale delle altre, che non riconosce superiorità per le narrazioni teologiche su quelle filosofiche o ideologiche, tanto meno legittima condizioni di privilegio per i centri di potere che si proclamano rappresentanti di dio in terra.
Alla costruzione di questa cultura della laicità dovrebbero spendere le loro energie gli intellettuali interni al Pd piuttosto che proporsi un’indifendibile legittimazione della presenza del crocefisso fuori delle sedi in cui è testimone di un’autentica fede nella resurrezione.
Roma, 21 gennaio 2010
I politici pensano solo alle loro poltrone, è evidente.
Personalmente sono convinto che il ritardo laico dell’Italia sia dovuto in buona parte al conservatorismo religioso formale del Sud, ripeto formale ma anche sostanziale quando il sud vota, nei referundum su divorzio e aborto il sud è stato conservatore.
Non è un caso che laicità e PIL vadano di pari passo e al sud il PIL è basso, tra i più bassi d’Europa, persino più basso del Portogallo (fondazione Edison – professor Fortis).
Hanno fatto il pieno di genuflessioni,non hanno il coraggio di dire chiaramente che stanno anche loro attaccati alle tonache vaticane;non ne hanno azzeccata una,dalla Sapienza dove mi sarei aspettata la difesa dei professori,alla englaro e a tutte le volte che il papa dice la qualsiasi, stanno sempre dalla parte opposta a quella che ogni volta spero di sentire,quindi adesso basta “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”e se loro non sentono di rappresentaci pazienza,per me la chiesa deve stare fuori dalle istituzioni.Addio PD.
Come dire alle scuole: arrangiatevi. Tanto per cambiare. E’ il solito spirito dell’8 settembre che ancora aleggia, essendosi quello del 20 settembre dissipato da decenni. Immaginiamo poi che uno studente ritenga per motivi religiosi comunque oltraggiosa la rappresentazione di un dio con sembianze umane (in effetti c’è chi sembra non gradirla troppo: “Non farti scultura, né immagine alcuna…” Ricordate? E’ il primo comandamento, sempre dimenticato dai cristiani). Che fa in questo caso il consiglio di istituto? Impagabile poi il riferimento alla giurisprudenza castigliana, moderna riedizione della supercazzola. In conclusione: GRAZIE, Cecilia Calamani, mi hai confermato che, se anche nella mia vita posso aver fatto tante cazzate, una, due anni fa, in occasione delle elezioni politiche, l’ho evitata standomene a casa. E poi, diciamocelo, cos’è tutta questa antipatia per i crocifissi? Lanciamo piuttosto una campagna per la libertà di crocifissione, facciamo un po’ di pulizia!
…e da un senatore che si chiama “Di Giovan Paolo” cosa vi aspettavate???
Partitus Dei lo chiama l’amico Vallocchia. Il fatto è che bisogna essere conseguenti, ad esempio non votare il Pd. Invece basta che un prete vestito da medico che impugna il testamento biologico tenta le primarie che ecco pronti a sccorrerlo.