Autodeterminazione

Biotestamento alla riscossa, si moltiplicano i registri comunali

di Cecilia M. Calamani [8 feb 2010]

test biologicoIl 9 febbraio dello scorso anno finiva, con la sua morte, la lotta di Eluana Englaro e della sua famiglia. Una lotta di giustizia, di dignità, di libertà tesa ad affermare l’inviolabile diritto di autodeterminazione della persona.

Come molti ricorderanno, la vicenda Englaro ha scatenato dapprima una corsa del Governo per ‘salvarle la vita’, e poi la stesura di una proposta di legge sulla Dichiarazione anticipata di trattamento (il ddl Calabrò) che, nonostante il nome, nega a ogni cittadino il diritto di decidere della sua stessa vita nel caso in cui non dovesse più avere la possibilità di farlo.

Non solo alimentazione e idratazione forzate “non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento†(art.5 comma 6) perché non considerate terapie bensìsostegni vitali“, ma delle dichiarazioni del cittadino si “terrà†semplicemente “conto†(art. 7 comma 4), ossia non sono da considerare vincolanti. Una legge, insomma, contro – e non per – il testamento biologico.

Ma il nostro parlamento è troppo impegnato a legiferare a uso e consumo del presidente del Consiglio per occuparsi anche di questa legge liberticida, e così, nell’attesa di un assodato via libera alla Camera, molte amministrazioni comunali hanno avuto modo di far sentire la loro voce discordante istituendo registri per la raccolta dei testamenti biologici dei cittadini. Testamenti biologici veri, non le dichiarazioni farsa previste dal ddl Calabrò.

Seguendo gli esempi di Bologna, Pisa, Genova, La Spezia, Lecco, Massa, Torino, Roma (solo in alcuni municipi, in netto contrasto con le indicazioni comunali) e di altri Comuni minori (Calzano, Fiesole, Ciampino, Cerveteri, Caserta, Polistena, …), anche la giunta comunale di Firenze ha approvato, nei giorni scorsi, l’istituzione del registro.

Ma la raccolta di firme prosegue instancabile in molti Comuni e registri ‘diversi’ compaiono in altre città: ad Udine, ad esempio, dove i notai della Provincia si sono offerti di registrare gratuitamente le volontà dei cittadini o a Milano, dove la Chiesa Valdese ha istituito un proprio registro aperto a tutti gli abitanti.

Il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella così commenta queste iniziative: “E’ molto discutibile che questi registri possano avere un valore, si vuole solo creare un altro caso giudiziario. Noi comunque approveremo la legge entro l’estateâ€. Ossia c’è poco da discutere, visto che il punto “qualificante†della legge, secondo la stessa Roccella, è proprio che idratazione e alimentazione non si possano sospendere in nessun caso.

Quale sarà, dunque, lo scenario futuro? Probabilmente ricalcherà passo dopo passo la genesi della legge 40 sulla procreazione assistita. Dopo l’approvazione, cominceranno ad arrivare i primi ricorsi per violazione della Costituzione, in particolare degli articoli 13 (“La libertà personale è inviolabileâ€) e 32 (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umanaâ€). I tribunali, quindi, smonteranno la legge pezzo a pezzo ma ci vorranno anni.

Nel frattempo uomini e donne la cui dignità è prigioniera di corpi che non rispondono più ad alcuna sollecitazione continueranno a soffrire, espropriati del primario diritto di ogni essere umano, la libertà.

Cecilia M. Calamani

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3 commenti
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  1. Ciao, Cecilia.
    Il braccio di ferro tra la maggioranza degli italiani, che si sentono cittadini del mondo, da una parte e la maggioranza dei parlamentari, in combutta con le gerarchie ecclesiastiche, dall’altra andrà avanti per mesi e forse anni, ma non potrà che vedere la nostra vittoria, perché noi samo dalla parte della ragione e siamo decisi a farla valere, mentre loro combattono solo per non perdere il controllo delle masse.
    Per avvicinare l’ora della verità, dobbiamo rivolgerci ai Comuni che ancora non hanno istituito il registro per la raccolta dei testamenti biologici, coinvolgere le persone che conosciamo e ribattere sull’argomento, fino a quando le coscienze delle minoranze addormentate da secoli di arroganza clericale non si sveglieranno .
    Penso che sarebbe una mossa vincente quella di allearci a Democrazia Atea, che combatte le nostre stesse battaglie.

  2. Io credo che i registri comunali non servano a nulla, se non forse ad illudere le persone che si registrano. I municipi, i comuni, sono composti da politici che dovrebbero quanto meno chiedere (e stimolare) ai loro colleghi in parlamento di presentare richieste nell’interesse dei cittadini. Quanto ai municipi che spendono il loro tempo ad aprire registri, dovrebbero fare il lavoro al quale sono chiamati: ad esempio a Roma contrastare l’abusivismo, i cartelloni, la raccolta della spazzatura. Purtroppo il fatto che nessuno fa quello che è il lavoro al quale è stato chiamato – anche con l’elezione – credo sia il danno e la degenerazione della società.

  3. Sono d’accordo con Alessandro, se i registri comunali fiorissero in tutta la penisola, la spaccatura profonda che divide la società da chi la governa non sarebbe più sottovalutabile e l’ipocrisia di una asservimento ai soli dettami della religione maggioritaria verrebbe fuori in tutta la sua evidenza.
    La maggioranza parlamentare è forte, a nulla valgono iniziative politiche di modifica al ddl Calabrò: ne sono state presentate a decine e sono state tutte respinte. Solo dal basso, a mio avviso, si può tentare qualcosa in questo periodo di totale oscurantismo.
    Quanto a Democrazia atea, ho letto il programma che condivido pienamente, ma sono perplessa sul nome: tranne che in Italia, la democrazia è democrazia, senza bisogno di ulteriori caratterizzazioni. Ricalcare i passi della Democrazia cristiana per dare una connotazione ‘di coscienza’ a un partito mi sembra perdente.
    Per tornare ai registri, sono convinta che l’insieme di tutte le associazioni laiche avrebbe la forza per sollevare la questione nei vari comuni, il problema è la spaccatura che divide il mondo laico, arroccato, come certa politica nostrana, a personali castelletti. Se non saltano queste barriere saremo sempre perdenti, esattamente come ci dimostra ormai da tempo la sinistra: sottili e ininfluenti divergenze disperdono solo le forze.