Critiche laiche
Sindonologi?
di Alessandro Chiometti, Civilità laica[10 gen 2010]
Il caso di Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR nonché uno degli ultimi difensori del creazionismo puro, che pur di difendere la parola di dio tout court si fa tirare le orecchie dall’Avvenire, è di certo eclatante ma non è l’unico esempio di individui esterni al clero cattolico, che pur di accattivarsene le simpatie non esitano a prendere posizioni che non sono più sostenibili neanche dentro la Chiesa stessa.
Ricorre in questi giorni infatti l’anniversario del secondo grande tentativo, fatto come consuetudine a mass media unificati, di invalidare, smentire o comunque mettere in dubbio l’attendibilità degli esami dell’isotopo C14 che nel 1988 hanno definitivamente stabilito che la Sacra Sindone spesso ostentata a Torino non è nient’altro che un falso medievale.
Per rinfrescar la memoria a chi volutamente si dimentica di certi misfatti ricordiamo che il 26 Gennaio 2008 fu annunciato in pompa magna che il direttore del laboratorio del Radiocarbonio di Oxford, uno dei tre insieme a quelli di Tucson e Zurigo che datò il lenzuolo come risalente al 1300, C.B. Ramsey sosteneva che probabilmente era da correggere quella datazione spostandola all’indietro.
L’articolo originale pubblicato dalla Stampa e ancora disponibile on line, fu ripreso con enfasi da tutti i mass media italici, i telegiornali si precipitarono a dar la notizia che la Sacra Sindone era autentica e fu organizzata sul tema l’immancabile puntata di Porta a Porta.
Poco conta che già dal giorno dopo era disponibile la furiosa smentita del Prof. Ramsey, che diceva testualmente che riteneva assolutamente improbabile che fosse sbagliata la datazione del lenzuolo torinese. Si sa, quando si mette in moto la macchina del fanatismo religioso è difficile da fermare.
Ma cos’era successo?
Occorre far un po’ di riepilogo: già alla fine degli anni ’90 un sedicente scienziato russo, tale D. Kuznetzov, pubblicò uno studio secondo cui gli esami del radiocarbonio furono falsati perché nel 1532 la Sacra Sindone fu esposta ad un incendio e così riassorbì una quantità di C14 tale da farla risultare 1300 anni più giovane.
Questo studio, non solo fu smentito, ma fu dimostrato che erano falsi quasi tutti i riferimenti bibliografici menzionati nello studio stesso. Per chi volesse approfondire basta che legga il Dossier Kuznetzov disponibile sul sito del CICAP.
Discorso chiuso? Macché, una pianta non muore senza dare frutti, e così all’inizio del 2008 J. Jackson, seguace dello scienziato russo caduto in disgrazia e che, evidentemente, non ha mai smesso di pensare a quell’incendio del 1532, ha tirato fuori l’ipotesi, molto poco scientifica, che i tessuti di lino esposti ad alte concentrazioni di monossido di Carbonio, possano dar luogo a datazioni falsate all’esame del C14.
Era un ipotesi da verificare, per quanto di partenza fosse poco verosimile, e fu così che Ramsey intervistato in proposito dichiarò che, se fosse stato provato, si sarebbe dovuto correggere le datazioni effettuate nel 1988 sulla Sindone.
Se fosse stato provato. Ma questo per la macchina del fanatismo religioso e in primis per quelle tristi figure quali i “sindonologi”, non aveva certo alcuna importanza, era sufficiente per dare il via alla pesante disinformazione che per i primi mesi del 2008 ha ammorbato tutti i canali con trasmissioni pseudoscientifici e dibattiti da bar della teologia.
Nel corso dello stesso 2008, le prove sono state fatte e i prevedibili risultati sono stati che non c’è esposizione, per quanto consistente, che possa far variare la quantità di C14 presente in un tessuto di Lino. Ovvero, la sindone è, fuori da ogni dubbio, un falso medievale risalente al 1300.
Della comunicazione di questi risultati da parte dei telegiornali che tanto spazio avevano dedicato al fraintendimento di un’intervista a Ramsey, stiamo tutt’ora aspettando notizia.
Ovviamente tutto questo di certo non ha meravigliato la Chiesa Cattolica Apostolica Romana che si è sempre ben guardata dal dichiarare autentico il lenzuolo torinese, anzi in realtà, per quanto mi risulta, per bocca di ben due papi lo ha dichiarato falso, ma si sà com’è la Chiesa. Ai signori oltreteverini non interessano i volgari battibecchi sul vero e falso, gli basta raccogliere la percentuale sull’introito derivante dall’ostensione della reliquia, vera o falsa che sia.
Il lavoro sporco, volto a rinvigorire periodicamente la superstizione e l’ignoranza, lo lasciano a buffi personaggi che non hanno lavori seri o sono accecati dal loro fanatismo religioso che non gli consente di vedere la realtà neanche quando ce l’hanno di fronte gli occhi.








































Sono solo dei frammenti. Li hanno trovati mesi fa, negli scavi di una tomba al Campo del Sangue, l’orto di Gerusalemme che Giuda comprò per trenta denari. Sono d’un sudario dell’epoca di Gesù, dice la squadra di archeologi israeliani, americani, canadesi, che li ha studiati a lungo per arrivare a una conclusione: “è un tessuto a trama molto semplice, ottenuto con l’uso soltanto di due fili intrecciati”, quanto basta a dimostrare che l’altro e ben più celebre sudario (la sacra sindone) sarebbe in realtà un falso, perché il suo ordito è molto più complesso e con più fili, fu introdotto solo in epoca successiva”. Tornano dunque i dubbi sulla fotografia del Cristo custodita nel Duomo di Torino. Il team internazionale, che ha pubblicato la sua ricerca negli Usa, sulla rivista PloS One della Public Library, ha trovato il nuovo sudario nei pressi della tomba di Hannah, il sacerdote che processò Cristo. Avvolgeva la salma d’un uomo morto di lebbra. E’ in cotone, tessuto a mano con un sistema semplicissimo usato nella Giudea del I secolo; secondo il professor Orot Shamir, un metodo ben diverso dalla torcitura della Sindone, tipica invece della Grecia o dell’Italia. La nuova scoperta arriva a pochi mesi dall’ostensione della reliquia di Torino, che dopo dieci anni verrà di nuovo mostrata ai fedeli. (Francesco Battistini, Corriere della Sera, 17.12.’09)