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Attualità   

Rosarno, cronaca di una strage annunciata

di Eleonora Gitto
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[9 gen 2010]
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rosarno

Strano come l’interesse e la solidarietà agli immigrati, nel nostro Bel Paese, si accende e si spegne quando i media decidono di azionare l’interruttore dei riflettori. Ma davvero c’è da meravigliarsi di quanto è successo a Rosarno. Davvero era imprevedibile? Solo chi si finge cieco e sordo non può sapere cosa significa essere immigrati in Italia e soprattutto al Sud.

Persino la stampa estera, che pare  avere più a cuore la questione dell’immigrazione italiana della stampa nazionale (ormai specializzata in gossip con veline, orge di palazzo e attentati più o meno costruiti a tavolino), più di una volta ha fotografato la realtà in cui sono costretti tanti che arrivano nella nostra penisola pieni di sogni e speranze.

Scriveva tempo fa, ad esempio, il francese L’Express: “Migliaia di migranti attirati in Italia con false promesse di impiego sono ridotti a vivere in condizioni prossime alla schiavitù, secondo uno studio dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM) (..) (che) descrive le dure condizioni di vita dei residenti di un centro di raccoglimento vicino a San Nicola Varco, a 100km a sud di Napoli. In questo campo, circa 1200 persone occupano degli edifici abbandonati, senza acqua corrente né elettricità, in mezzo all’immondizia. Questi immigrati, in maggioranza giovani marocchini, sono pagati dai 15 ai 25 euro per lavorare 12 ore al giorno nelle serre e nei terreni agricoli della regione, senza contratto di lavoro. I loro datori di lavoro affidano loro i compiti più gravosi, sotto il calore estremo dell’estate. Questa situazione coinvolge migliaia e migliaia d’immigrati”.

E poi ci sono i rapporti del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia che ci raccontano che nonostante il Nord ci sia più flusso di immigrati, la situazione è tranquilla perché è attivo e più ben disposto all’integrazione sociale. Mentre il Sud è una bomba a orologeria perché sussistono condizioni di lavoro estreme, senza alcuna tutela. Giornate infinite che iniziano quando è ancora notte e finiscono in luoghi squallidi, in condizioni igieniche più che precarie. Assistenza medica inesistente, paghe da fame. Una vita da paria, da schiavo, socialmente nulla. E se si prova a protestare sono botte e maltrattamenti. Punizioni esemplari, per educare anche gli altri.

“Un inferno” come lo ha definito Medici Senza Frontiere, che non hai mai mancato di far sentire la sua voce. Nel 2008 il quotidiano La Repubblica ha pubblicato le indagini di Medici Senza Frontiere sulle condizioni di salute, di vita e di lavoro degli stranieri impiegati come stagionali per la raccolta della frutta e della verdura nelle regioni meridionali.

Un dossier articolato,con tanto di Video e reportage fotografico. Immagini di un esercito di schiavi: “il 97 per cento – uomini che hanno tra i 20 e i 40 anni, rarissime le donne – si muove nell’ombra. Il 72 per cento non ha permesso di soggiorno, vive ai margini e in maggioranza si sposta seguendo le stagioni della raccolta. Finita la giornata, la sera si rifugia in squallidi tuguri, soprattutto strutture abbandonate, il 5 per cento addirittura per strada. Il 62 per cento delle sistemazioni non ha servizi igienici, nel 64 per cento manca l’acqua. La quasi totalità non ha riscaldamento”.

Una situazione drammatica e vergognosa per uno stato di diritto e membro dell’Unione Europea, su cui il silenzio è assordante“, aveva commentato Antonio Virgilio, responsabile dei progetti italiani di Medici Senza Frontiere, che già allora lanciava un allarme “ Sono sempre più frequenti gli episodi di intolleranza e violenza”.

E proprio il lager di Rosarno è stato oggetto di un servizio trasmesso dalla Rai tempo fa. E su youtube c’è un video illuminante (“Viaggio nella baraccopoli, nel rifugio lager di Rosarno) su come vivono gli immigrati a Rosarno.

Raccoglitori africani di agrumi, sfruttati per dodici ore al giorno per meno di 20 euro, costretti a pagarsi anche il trasporto per raggiungere il luogo di lavoro. Vivono nella “Rognetta”, dentro baracche di cartone e bambù, nell’ex deposito alimentare diroccato, senza neanche il tetto, in pieno centro di Rosarno. Tutti sapevano e tutti sanno. Purtroppo, gli immigrati, come i precari, i cassaintegrati della Fiat e di altre realtà in crisi, i disoccupati, sono solo argomenti che servono a una politica miope e arruffona come argomenti di campagna elettorale. C’è chi vuole risolvere i problemi e inneggia all’integrazione per la gioia di quanti aspettano questo miracolo, e c’è chi vuole usare il bastone e le “maniere forti” per soddisfare le esigenze dei nostalgici di regimi dittatoriali. Ma in fin dei conti, nessuno muove un dito.

Pura demagogia, mera finzione scenica, arti per le quali i politici del terzo millennio mostrano di avere grande predisposizione. E poco importa adesso commentare le frasi deliranti di Maroni, le accuse che gli sono mosse dagli avversari politici.La verità è che una situazione così disumana non doveva essere nemmeno immaginata in un paese che inneggia alla solidarietà, ai diritti, alla cooperazione, alla democrazia e alla pace. La verità è che anni di denunce, di proteste, sono rimasti inascoltati. La verità è che in quei lager vivono, anzi cercano di sopravvivere, esseri umani. La verità è che i nomi di queste vittime, esattamente come gli immigrati uccisi nella strage di Castelvolturno, spenti i riflettori, andranno solo a riempire quelle liste che si rispolverano nei momenti solenni di commemorazione; poi ritorneranno tristemente a riempire polverosi cassetti. L a verità è che, ancora una volta, nessuno pagherà per quelle vittime, perché non sono solo gli esecutori materiali dei delitti, i veri carnefici. La verità è che il delirio di onnipotenza è un virus dilagante che attacca sempre più persone, trasformandole in mostri in giacca e cravatta che si convincono sempre di più di essere “una razza eletta”.

L’immigrato, il gay, il disoccupato, il precario, le minoranze di colore sono esseri inferiori, pertanto devono rimanere ai margini della società, e se muoiono, sono più utili perché si possono sfoggiare in discorsi “strappalacrime” e convincenti. E nessuno appare immune da questo virus, anche chi mostra raccapriccio per ciò che è successo a Rosarno o a Castelvolturno. Così un dramma umano si trasforma in un mero argomento di conversazione. Se così non fosse, se tutti quelli che hanno urlato allo “scandalo”, che hanno affollato i siti internet con articoli, riflessioni, denunce, fossero convinti davvero che questo mondo deve essere cambiato, sarebbero stati da anni in prima linea, e forse oggi non saremmo qui a parlare di “stragi”. Non bastano le chiacchiere, dette o scritte, a trasformare questo in un mondo in cui vivere è ancora possibile, perché le parole da sole, se non accompagnate dai fatti, non hanno mai mutato e non muteranno il corso della nostra la storia.

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5 commenti
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  1. Due donne a scrivere due begli articoli “a caldo” su una situazione che può anche questa volta risolversi all’ italiana: leggi deportazione forzata di tutte le scomode persone di colore di Rosano. Ma che, prima o poi, esploderà in disordini con morti, magari non a Rosano. Il mio pensiero, a chi interessa, l’ ho già espresso sotto l’ articolo di Cecilia, ora sto ascoltando la cronaca di Rai 3.

  2. Caro Aldo, sì, c’è una bella squadra al femminile, con idee chiare,con preparazione e visione a carattere generale non indifferente. Basta leggere gli articoli e te ne rendi conto. Su Rossano non sono molto ottimista; successe anche in Campania l’altr’anno. I ministeri cardine sull’ordine pubblico e materie collegate purtroppo sono in mano al centrodestra, e quello degli Interni addirittura alla Lega. Temo che prima o poi succeda qualcosa di grave.

  3. Chiedo scusa, per l’ errore che ha forse fatto da “tracking” anche per Stefano: Rosarno, non Rosano, o Rossano Calabro.

  4. E’ verissimo solo fiumi di parole per questi esseri umani sia questi che lavorano nei campi che quelli che restano in africa o altrove,questi che sono da noi credo vengano trattati da bestie e nessuno dico nessuno fa qualcosa oltre alle parole,oltre al governo che se ne sbatte tranne quando deve intervenire coi manganelli mi riferisco a chi dovrebbe per sua missione cristiana occuparsene cioè la chiesa,ma anche loro vanno a parole(bisogna aiutare i poveri,dargli lavoro,alloggiarli,dargli da mangiare,sono fratelli )avete mai visto dei preti che fanno una minima parte di quello che predicano?Potrebbero cominciare dandogli alloggio aprendo le chiese che sarebbero almeno utili a togliere un pò di soffernza a questi poveri Cristi,invece se le tengono belle vuote forse hanno paura che gli rubino i loro averi?E la roba è roba e loro non si fanno fregare nemmeno quando succede quello che è successo a Rosarno,perchè anche loro sapevano la situazione ma se ne guardano bene dall’intervenire e meglio addossare tutto agli altri si scaricano la coscienza ma restano complici di queste efferatezze perchè loro possono eccome se possono ma dall’alto della loro ricchezza preferiscono fare come i signori politici sono della stessa razza,parole parole e scaricabarile e continuiamo così.Dire che sono solidale con queste persone non risolve niente ma voglio farlo lo stesso,ciao ragazzi.

  5. In Italia sulla questione immigrati la politica oscilla tra il buonismo e la persecuzione.
    Gli ultimi dispositivi normativi messi in campo dal Governo su pressione della Lega sono stati propagandati come il massimo della rigidità contro i clandestini: la clandestinità è stata considerata reato e l’affitto di case agli immigrati irregolari è stato considerato come favoreggiamento di un reato.
    Ma il nodo del problema è il lavoro nero: diffuso nel nostro paese tra clandestini, tra immigrati regolari e tra gli stessi italiani.
    Il lavoro nero è una specie di terza economia nel nostro paese, tutti i politici ne parlano male da tanti anni, e nessuno si vuole assumere la responsabilità politica di mettere in campo dei dispositivi normativi per contrastarlo. I dispositivi normativi debbono essere necessariamente rigidi prevedendo delle penalità scoraggianti per i datori di lavoro in nero; la mancata dichiarazione dell’assunzione anche per un solo giorno di un lavoratore deve essere considerata reato. Non si possono perseguitare i disperati,vanno ostacolati quelli che si arricchiscono sulle loro spalle.
    Occorre anche avere il coraggio di affrontare i meccanismi del collocamento al lavoro, non si può accettare che il collocamento sia fatto arbitrariamente da privati al di fuori di ogni controllo. I comuni debbono farsi promotori di uffici di collocamento per tutti i cittadini ed in particolare per gli stessi immigrati che debbono poter accedere al lavoro attraverso uffici di lavoro pubblici.
    Solo con un lavoro liberato dai meccanismi di ricatto si può cominciare ad affrontare il problema dell’immigrazione nei giusti termini di integrazione. Altrimenti rischiamo di dare fette di territorio alle mafie locali e incrementiamo i fenomeni di razzismo.
    Della eliminazione del lavoro nero ne trarranno un sicuro beneficio i lavoratori italiani, l’intera collettività per gli aspetti fiscali (poiché dietro il lavoro nero si nasconde la fetta più cospicua dell’evasione), gli stessi immigrati che potranno valutare le condizioni del loro soggiorno in Italia in modo chiaro e alla luce del sole.
    Pare che la classe politica nel nostro paese sia in gran parte ostaggio delle componenti sociali che sul lavoro nero hanno trovato possibilità di arricchimento o si è adagiata per pigrizia mentale su una prassi consuetudinaria . Esiste una specie di ricatto strisciante per la politica che si manifesta con la paura delle conseguenze economiche negative che si possono ipoteticamente determinare con l’eliminazione dell’economia in nero. Le conseguenze possono essere solo positive se il problema si affronta con qualche misura appropriata sul piano dei contributi sociali e sul piano fiscale.
    Il sindacato deve assumere il coraggio di farsi principale artefice di questa battaglia: lavoro nero, precariato diffuso e disoccupazione sono la cancrena del nostro paese.

    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com