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Nìguri: gli espulsi di Rosarno, gli invisibili di Sant’Anna

di Eleonora Gitto
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[12 gen 2010]
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niguri“Nìguri” in calabrese significa “neri”. E’ il nome con cui, per semplicità, la gente di Calabria identifica gli extracomunitari. Che siano albanesi, rumeni o africani, poco importa : sono tutti “nìguri”. ”Nìguri” è anche il titolo del documentario di Antonio Martino (documentario autoprodotto da Antonio Martino&Videoinflussi, e realizzato in compagnia di Leonida Maria e Peppe Cammarata) che racconta il CPA (Centro di Prima Accoglienza) di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Calabria), dove “parcheggiano” gli immigrati in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati politici.

A Sant’Anna subiscono e ignorano la loro presenza. Impantanati in una sorta di limbo, questi “invisibili” nìguri, possono muoversi, ma non andare via. Non sono né liberi né prigionieri, né ospiti regolari né clandestini, né carne né pesce. Possono solo andarsene a zonzo ma non possono lavorare, né studiare. Vegetano, e vegetano male, in casupole abbandonate dell’Opera Sila, in condizioni igieniche precarie, affamati e isolati.

Maroni dice che in Calabria “lo Stato c’è“. Probabile, ma sembra guardare da un’altra parte, perché non si accorge degli schiavi di Rosarno e non vede quelle sagome che girovagano silenziose per la statale 106 nel crotonese.

Maroni dice  che a  Rosarno “è avvenuto quello che noi temevamo. Dopo dieci anni senza fare nulla, e parlo delle autorità locali e territoriali, sono nate comunità di extracomunitari che erano delle vere e proprie bombe innescate“.

Mariastella Gelmini dice che “Non basta che un governo faccia le leggi se una parte dei magistrati”, come nel caso dell’immigrazione, “non le applica e si occupa di più di Berlusconi”.

Entrambi i Ministri sembrano ignorare, in queste loro “illuminanti” dichiarazioni, che l’organizzazione dei centri di accoglienza e le eventuali procedure di espulsione (tanto care a Maroni), competono esclusivamente allo Stato, ai suoi Ministeri.

Così, fra confusione e rimpalli di responsabilità, mentre si sbandiera con orgoglio che negli ultimi due anni, sono stati rimpatriati 40 mila clandestini, e si fanno minacce per il primo marzo (“Ciascuno ha diritto di scioperare, ma se il primo marzo scenderanno in piazza dei lavoratori clandestini, verranno espulsi”), a Sant’Anna Omar e Samir, due somali silenziosi e invisibili agli occhi dello Stato che “in Calabria c’è”, continuano  a sognare di andare in Francia o Germania per lavorare o studiare. E sono tanti gli Omar e i Samir che aspettano senza fare nulla. E mentre aspettano si ubriacano, ciondolano avanti e indietro per le poche strade di Sant’Anna; assediano l’unico autobus che porta a Crotone. Frugano nella spazzatura sotto gli occhi indifferenti di chi è abituato a non vederli. Solo le giovani donne nìgure (e solo di notte) diventano visibili, allorquando si prostituiscono ai Crotonesi per pochi euro.

Antonio Martino nel suo documentario, col rigore giornalistico e con la poesia dettata dall’amore per la sua terra, racconta cosa succede a Sant’Anna, suo paese natio. Racconta le inquietudini, i sogni e le frustrazioni degli immigrati in attesa di una vita. Racconta l’insofferenza e l’esasperazione degli abitanti costretti a convivere con un dramma più grande di loro. Così grande da averne paura. Abbandonati da quello Stato che “in Calabria c’è”,  sono così spaventati che sbattono le porte in faccia al “diverso”.

Paura, inquietudini e frustrazioni uguali e contrarie: quella degli ospiti del Centro e quella degli abitanti santannesi. Paure e inquietudini  che fanno presto a trasformarsi in rabbia. Quella stessa rabbia che ha già ucciso a Rosarno. Chissà se lo Stato, che “in Calabria c’è”, di questo è consapevole.

Tratto dal documentatio “Nìguri” di Antonio Martino

Testimonianza finale di due santannesi, Pietro e Roberto: due dei tanti che quarant’anni fa emigrarono in Germania alla ricerca di lavoro. “Quando li vedo – ammette Pietro – non posso non ripensare a me stesso, quarant’anni fa, quando ero nelle loro identiche condizioni”. Pietro, poi,  suggerisce di salutare i migranti tutte le volte che li incrociamo lungo la nostra strada: “Forse si sentiranno meno soli, meno lontani. E forse la convivenza, finché ci è imposta, risulterà a tutti meno difficile”.

Trailer di Nìguri, il film di Antonio Martino

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un commento
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  1. Sono molto d’accordo. Mi sembra molto opportuno scrivere di questi argomenti in maniera meno retorica possibile, ma al contempo “partecipata”. Perchè ho l’impresssione che queste stanno diventando pure e semplici, fredde notizie, al pari del gossip o delle veline. Al massimo qualche lacrimuccia (forse di coccodrillo).E poi cambiamo canale, tanto la nostra vita è un’altra cosa…