Attualità
Memorie, amnesie, rimozioni
di Claudio Tanari[26 gen 2010]
Il 27 gennaio, un paese smemorato celebrerà per la decima volta la Giornata della Memoria. “Attacco” provocatorio? Può darsi. Ma come descrivere una nazione dove il revisionismo storico ha fatto danni incalcolabili (qualcuno ricorda i panegirici sui “ragazzi di Salò?), spalmando di grigio le coscienze e la realtà storica? Dove sui banchi del governo siede un partito xenofobo come la Lega? Dove, solo qualche giorno fa, a Rosarno, abbiamo assistito al primo tentativo di pulizia etnica a danno di lavoratori immigrati? Devo continuare?
In questi anni si sono moltiplicati gli studi, gli articoli, le riflessioni, le pubblicazioni di studiosi e intellettuali che hanno tentato di ridefinire costantemente il senso della Memoria. Non sempre con onestà intellettuale. Qualcuno, ad esempio, ha celebrato il “sangue dei vinti” fingendo un’operazione di verità sulla barbarie della guerra civile italiana, in realtà andando surrettiziamente ad ingrossare le fila – non innocenti – dei revisionisti.
Pochi sono ormai i testimoni rimasti a raccontare la loro esperienza: una memoria fossilizzata, di eventi tragici ma lontani nel tempo, rischia di seppellire definitivamente la Shoah tra i capitoli di un libro scolastico. Eppure, di fronte all’insensibilità e alla rimozione, al riaffiorare sinistro dell’incubo, è di enorme importanza che soprattutto le nuove generazioni ricordino e discutano.
Mercoledì accompagnerò una classe di miei studenti sedicenni alle Fosse Ardeatine, la “cosa” più vicina all’orrore dello sterminio nella nostra città, Roma. Ho fatto precedere la visita dalla proiezione di “Nazi Concentration Camps”, un documentario montato con la supervisione di George Stevens che assemblò, nei mesi immediatamente seguenti l’occupazione della Germania e la fine della Seconda guerra mondiale, il materiale girato da operatori militari via via che le truppe alleate liberavano i campi. Immagini scabre, asciutte. Spietate, insostenibili a tratti. Alla fine della visione, molti ragazzi avevano le lacrime agli occhi. Anche qualcuno di coloro che poco prima avevano indicato nei partigiani dei Gap di Via Rasella i responsabili dell’eccidio delle Ardeatine. Discorsi ascoltati in famiglia o in qualche trasmissione “fuori dal coro”, probabilmente.
Scriveva la filosofa Hannah Arendt: “il male non ha profondità. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale”.
Ecco, negli occhi lucidi dei miei studenti ho letto l’incredulità, ma anche la domanda cui qualche generazione fa altri hanno tentato di fornire una risposta convincente: come era stato possibile, e quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accada di nuovo.
Theodor Adorno si era detto sicuro che dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”. Temo che dalle nostre parti in molti si siano impegnati e si impegnino a fare di peggio: a rimuovere. E non sono certo i poeti.








































Pezzo bellissimo. I miei più vivi complimenti.
Grazie, Steve!
L’unanimità che c’è intorno alla Giornata della Memoria mi sembra una questione di solo facciata.
Non solo per i fatti da te elencati ma anche per le letture non fatte in anni recenti che sembrano (o sembravano) miglior di oggi. Tra l’altro la questione i Pio XII e il mezzo (o meno di mezzo anche se la stampa vaticaliana ha letto in modo trionfalistico) riconoscimento fatto da B16 sembra aver assolto tutto un paese . Mi complimento comunque per aver fatto vedere almeno un film agli studenti. Un paio di anni fa ho accompagnato degli studenti romani ad Auschwitz . La loro preparazione ( e ahimè anche dei loro insegnanti) era tale che in molti pensavano che la II guerra mondiale era nata per una camerilla tra Hitler e gli ebrei tedeschi. Di seguito una cosa sull’argomento
http://www.nessundio.net/blog/2010/01/20/3467/
Forse, per rendere più credibile la memoria, bisognerebbe attualizzarla con gli olocausti attuali o, almeno, con quelli di soli dieci anni fa. Intendo dire che bisognerebbe evidenziare i meccanismi che portarono a far desiderare lo sterminio degli Ebrei in quanto tali e avere il coraggio di fare la similitudine con i meccanismi che attualmente portano a far odiare una etnia in quanto tale, gli appartenenti a una ideologia, a una religione, a una classe sociale. E, per ragioni “politiche”, a non far pressioni su governi dotati di eserciti forti e potere economico.E per il futuro, ad esempio, c’è qualcuno che difenderà i Serbi Kosovari quando la NATO ritirerà le truppe? I Rom Kosovari sono già stati cacciati.Qualcuno manifesta per gli Uiguri dello Xinjang? Spero che nessuno mi accusi di partigianeria, l’ elenco sarebbe lungo. Ho citato solo due esempi che, a mio giudizio, evidenziano come la vigliaccheria occidentale di fronte agli Hitlers esista ancora.
LINKATO QUI
http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm
Intanto chiamare la Shoah shoah e non olocausto, un termine fortemente rigettato dalle vittime che lo hanno subito. Poi non fare una miscellanea . La Shoah ha visto lo sterminio di ebrei e zingari, poi di omosessuali e handicappati , testimoni di Geova in percentuiale sempre altissima ma minore. La Shoah come dite sopra nei commenti, non è condivisa perchè in Italia se ne oscurano le motivazioni.
Caro Grano, la Shoah ha rappresentato (e rappresenta) qualcosa di archetipico. Un’operazione di sterminio che affondava le sue radici nel ventre stesso della “civiltà” europea, cui non era estranea la condanna per “deicidio” del popolo ebraico. Abbiamo bisogno di una par condicio degli stermini? Francamente, non lo credo.
Completamente in sintonia ( per quanto valga ! ) con il tuo pezzo ; la memoria di quello che è successo , uguale a tanti altri genocidi ma allo stesso completamente diverso , deve essere ribaltata fortemente e insistentemente sulle nuove generazioni specialmente quando le istituzioni sono reticenti .
Riprendo la citazione di Arendt , date ripresa . “…. il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose…. ” ; ecco questo però è il nocciolo della questione . Si deve andare oltre ! Proprio nel momento che il crimine si storicizza dobbiamo essere risoluti e scevri di sovrastrutture per capire “PERCHE’” .
Non si può ridurre tutto alla pazzia di un Hitler o al male che pervade l’animo umano . C’è dell’altro . C’è qualcosa di molto semplice ma anche di complesso che riguarda la storia precedente al fatto . Non sta a me , che non ho le competenze , affrontare questo tema . Ma , è giusto , dopo 70 anni attribuire responsabilità anche a chi punta il dito . Ciò , esclusivamente , per non ripetere gli stessi errori ; ma naturalmente per farne dei nuovi .
Un saluto a tutti