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Diritti&Rovesci    Discriminazioni   

La rivolta degli schiavi, attendendo il primo marzo

di Cecilia M. Calamani
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[9 gen 2010]
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schiavitu25 euro al giorno per spaccarsi la schiena, ammassati in capannoni fatiscenti da condividere con i topi, senza assistenza sanitaria, contratto, diritti.
Sono gli africani di Rosarno, gli schiavi del nostro tempo. In un sussulto di orgoglio si sono ribellati alla ‘nrangheta che li sfrutta per la raccolta degli agrumi, mostrando in questo un coraggio che gli italiani non hanno mostrato mai, come ha rimarcato Roberto Saviano.

Le parole del ministro dell’Interno Maroni arrivano come un incoraggiamento ulteriore alla ‘caccia al nero’: la colpa dei disordini di Rosarno è della “troppa tolleranza” nei confronti degli extracomunitari.
Ma di quale “tolleranza” parla Maroni, se il suo partito, la Lega, è stato il promotore della legge Bossi-Fini che regola a tutt’oggi l’immigrazione?

Se c’è tolleranza in Italia è verso le associazioni mafiose che tengono in mano le redini del ciclo produttivo del Sud assoldando gli schiavi giornalieri senza alcun controllo da parte dello Stato. Quello Stato che in alcuni luoghi – e la piana di Gioia Tauro è uno -  si è  completamente ‘tirato fuori’.
Maroni, degno rappresentante di quello Stato che non c’è e di un partito xenofobo, coglie l’occasione, ancora una volta, per puntare il dito contro gli immigrati.

L’ipocrita Italia forse non sa ancora che senza il lavoro sporco degli extracomunitari – che più nessun italiano è disposto a fare – il Paese si fermerebbe.

E’ quello che gli stranieri trapiantati nel Bel Paese vorrebbero dimostrare il prossimo 1 marzo, sulla scia di un’analoga idea francese. “Ventiquattro ore senza di noi”, titola l’iniziativa. Il primo sciopero nazionale dei migranti per farci vedere che sono in grado, da soli, di mettere il Paese in ginocchio. E chissà se i tanti razzisti nostrani che pendono dalle labbra della nostra disinformazione televisiva, pronti a urlare contro gli stranieri che ci ruberebbero i posti nelle scuole, il lavoro e l’assistenza sanitaria, si ricrederanno? Niente badanti, braccianti, manovali per un giorno intero.

Nessuno disposto, per una paga da fame, a fare lo schiavo. Peccato che durerà solo ventiquattr’ore.

Cecilia M. Calamani

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4 commenti
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  1. A proposito dell’iniziativa del prossimo 1 marzo, segnalo un video da vedere: “Blacks-out – Un giorno senza immigrati”:
    http://www.youtube.com/user/BlacksOutChannel

  2. Premetto che qualcuno deve pur difendere quelle persone, e quindi ben venga l’ articolo di Cecilia. Bisognerebbe cercare, però, di non esasperare una popolazione, come quella di Rosarno, che in grande maggioranza vive peggio di noi del Centro-Nord. Non sono tutti mafiosi, la percentuale dei pregiudicati e dei membri di famiglie che da secoli (ripeto: secoli) vivono nell’ illegalità, è a Rosarno, come a Gioia Tauro, come a Castel Volturno,come a Torre Annunziata, non superiore al 10%. Ma se vedono che solo la Mafia e la Lega li difendono… E non è nemmeno vero, come sostiene Saviano, che gli Italiani non hanno mai avuto il coraggio di ribellarsi: le manifestazioni sono state centinaia, negli ultimi 30 anni, e anche i morti che hanno avuto il coraggio di ribellarsi o che si sono esposti come servitori dello Stato sono stati, purtroppo, centinaia. Ma non tutti hanno avuto la scorta o la possibilità di scappare, come Saviano. Una domanda provocatoria, che negli anni ho rivolto a tutti: atei, cattolici, destra e sinistra: SIETE DISPOSTI A RINUNCIARE AL BENESSERE E ALAL LIBERTA’, pur di sconfiggere la Mafia e tutte le criminalità organizzate? Io si: sono nato a Catania, da padre catanese, e siamo scappati a Bologna negli anni 50. Mia moglie è di Torre Annunziata ed è scappata a Firenze negli anni ’70. Anche il fatto che gli Italiani non sono disposti a fare più certi lavori è completamente falso: smisero di farli negli anni 70 perchè chi offriva quei lavori voleva gente che lavorasse senza contributi e senza Statuto dei Lavoratori. E quelle stesse persone (gli sfruttatori) hanno contribuito a facilitare l’ importazione dei poveri da sfruttare. Provate a pagare la servitù, agricola o casalinga, secondo i contratti di lavoro e vedrete quanti Italiani saranno disposti a farlo.

  3. Gli immigrati sono sfruttati sia dai datori di lavoro,dai caporali dalle vari mafie,tutto vero ma con quel clima che si è creato arriva un certo ministro Maroni e si spara una balla spaziale dicendo che sono stati tolleranti vuoldire alzare di più lo scontro,bel ministro che facendo pare del partito dell’amore istiga al razzismo come se niente fosse ,mi congratulo con lui e tutta la sua coalizione che creano il clima d’odio del quale dopo si sentono vittime,proprio bravi,assumetevi la colpa di aver portato il paese allo stato di degrado in cui si trova per non parlare di tutta quella zona del napoletano dove veramente lo stato è latitante da sempre.

  4. @Aldo
    E’ vero, ci sono state ribellioni alla mafia, ma sono per lo più ascrivibili a singole persone (che spesso ci hanno rimesso la vita) e, ultimamente, a gruppi di giovani. Difficilmente abbiamo assistito a fenomeni di massa trasversali per età, formazione culturale, stato sociale. Ne è un esempio la popolazione di Rosarno: invece di ribellarsi alla ‘ngrangheta si sono accaniti contro le prime vittime della ‘ndrangheta stessa, morti di fame più morti di fame di loro.
    Stante il fatto che sono più che d’accordo con te sul lavoro nero, non credo però che gli italiani, seppur messi in regola, farebbero più certi mestieri. La badante, ad esempio. Quale donna italiana vivrebbe con una persona anziana e malata 24 ore al giorno, senza la possibilità di fare una vita socialmente normale (se non il giovedì sera e la domenica) rinunciado a vedere, ad esempio, figli e marito? Quale operaio italiano andrebbe a spaccarsi la schiena 12 ore al giorno per raccogliere arance?
    A questi mestieri ti spinge solo la fame, quella vera, quella che (per fortuna) in Italia non c’è più.
    Un’ultima cosa: non dubito delle cifre che porti riguardo i pregiudicati per mafia al Sud. Tuttavia c’è una larghissima fascia di popolazione connivente. Non vivono nell’illegalità, magari, ma avallano per mentalità e costume lo stato mafioso. La loro ‘normalità’ è il sistema clientelare. Mafia, Aldo, è anche la raccomandazione per lavorare, chiamare l’amico dell’amico perchè faccia pressioni sul vigile del caso affinchè ti tolga una contravvenzione, ‘velocizzare’ una pratica perchè conosci l’impiegato (o conosci chi lo conosce), vivere insomma in un sistema di ‘amicizie’, conoscenze e appoggi dal quale la tua vita non può prescindere. Il sistema mafioso non si basa solo sui boss, ma anche, e soprattutto, sul silenzio, l’omertà e la connivenza della gente comune, parte della quale è talmente immersa nel sistema da reputarlo ‘la norma’. E lo Stato sta a guardare, salvo quando la gente inizia a spararsi per strada. Fioccano proclami e paroloni, ma scommettiamo che tra un mesetto tutto tornerà com’era?