Seguimi su Libero Mobile
   

Attualità   

Incontro Berlusconi-Ruini. Il limite della decenza

di Alessandra Maiorino
Bookmark and Share

[23 gen 2010]
Print Friendly

berlusconi_casiniLe risposte arrivano, a chi le sa aspettare.
L’incontro del 20 gennaio tra Silvio Berlusconi e il cardinal Ruini, avvenuto sotto l’ala protettrice dell’ineffabile Gianni Letta, è stato definito dal titolare di palazzo Chigi: «una visita di tipo personale», in cui «la politica non c’entra niente». Che la politica c’entrasse poco con Berlusconi, era già il sospetto di qualcuno; che c’entri poco con Ruini, è chiaramente un’idea insensata. Battute a parte, e nonostante ciò che i protagonisti di questo incontro si sono affrettati a dichiarare, esso rappresenta un’eloquente risposta a tutti quei cattolici che, solo pochi mesi fa, di fronte alla spudoratezza dei comportamenti neanche tanto privati del Primo Ministro, si erano chiesti se non si fosse oltrepassato il limite della decenza.

Il problema, tuttavia, è: siamo sicuri che i cattolici italiani si ricordino ancora quale fosse la domanda? L’umana memoria è breve, e quella degli italiani dura appena il tempo di cambiare canale. Proviamo, dunque, a ripercorrere molto succintamente le tappe dei rapporti tra il governo PdL-Lega e le gerarchie cattoliche italiane da un anno a questa parte.

L’amore sembra sbocciare all’inizio del 2009, quando una tragedia tutta privata, grazie all’impegno del Vaticano e alla cassa di risonanza offertagli dal centro-destra, diviene un dramma nazionale: Eluana Englaro. Per i 17 lunghi anni del suo stato comatoso irreversibile, nessuno ha sentito parlare di lei. A gennaio 2009 non si parla di altro, e il Parlamento si affretta a discutere una legge sul testamento biologico, nel dichiarato intento di impedire al padre, Beppino Englaro, di compiere dolorosamente la volontà della figlia. Nell’arco di pochi giorni viene prodotto il DdL sul fine vita con il quale si afferma che «l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento». Uno a zero per l’alleanza Berlusconi-Vaticano, a danno della laicità e del diritto all’autodeterminazione dell’individuo sancito dalla Costituzione italiana.

Purtroppo, però, ben presto una crepa avrebbe incrinato l’idillio: come un fulmine arriva sul sintetico capo del Primo Ministro la richiesta di divorzio, operata a mezzo stampa, di sua moglie Veronica Lario, la quale accusa il consorte ultrasettantenne di frequentare, nientemeno, che «le minorenni». Siamo in aprile, e mentre ancora si cerca di marginalizzare, banalizzare e mistificare le pesantissime parole della Lario, delegittimandola e mostrandola come una soubrette di ultim’ordine a seno al vento sulla prima pagina del quotidiano Libero, ecco addensarsi nuove nere nubi sul cavaliere: scatti «rubati» a Villa Certosa mostrano allegri convegni tra palme e piscine, dove frotte di bellezze nude si bagnano, e ministri europei si concedono «normali», casalinghe libertà.

A chi riamane perplesso, scandalizzato o francamente indignato, il PdL, a ranghi compatti, risponde dandogli del bigotto, del voyeur e dell’ipocrita.
Si tira avanti senza un imbarazzo, decisi a fingere che sia molto moderno e democratico separare vita privata da vita pubblica. Si arriva, così, dritti al «lettone grande di Putin», dal quale la D’Addario, di professione escort e candidata, in compagnia di molte altre preparatissime colleghe, alle elezioni comunali in Puglia per il PdL, ci fa vivere momenti di indimenticabile levatura politica.

È a questo punto che don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, dando voce ai molti lettori sbigottiti e disorientati che scrivono alla sua redazione lamentando il proprio sconcerto, lancia strali acuminati alla volta dell’«utilizzatore finale» di Arcore: «chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il “classico” piatto di lenticchie da respingere al mittente», afferma il direttore del settimanale cattolico. E continua: «La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia». Ad intervenire, però, non sono i vescovi direttamente. Essi lasciano che sia il loro braccio secolare, dalle colonne dell’Avvenire, ad esprimere giudizi non proprio di simpatia nei confronti delle abitudini di Silvio Berlusconi.

Ed è qui che esplode un’altra bomba: il direttore del giornale dei vescovi, Dino Boffo, è accusato di molestie sessuali a carico di uomini sposati sulle pagine del Giornale, il cui direttore è ora, di nuovo, Vittorio Feltri, il quale, non pago aver sbattuto le tette di Veronica in prima pagina, va sbandierando di essere venuto in possesso di carte giudiziarie che testimoniano i comportamenti deviati di Boffo. Il direttore di Avvenire si dimette. Poco dopo, si saprà che le carte in possesso della redazione del Giornale erano un palese falso.

Siamo giunti, così alla fine di un’estate bollente, e con il calare delle temperature si cerca di stabilire una cauta strategia per ricucire gli strappi tra Santa Sede e palazzo Chigi. È quasi commovente l’immagine del premier che, sul finire di settembre, si precipita a Ciampino ad elemosinare una parola del papa, accompagnandolo saltellante fino alla scaletta del velivolo che lo attende per condurlo a Praga. Cosa si siano detti, non è dato sapere, ma poco importa: le fotografie di Berlusconi ritratto accanto all’uomo vestito di bianco sono riprese da tutte le tv e da tutti i giornali: tanto basta, per la società dell’immagine, per cominciare a ricostruire la sua immagine.

In effetti, su una cosa don Sciortino aveva ragione: la Chiesa non si accontenta di un piatto di lenticchie per barattare la morale, non l’ha mai fatto. E infatti in pentola bollono pietanze molto più  succulente degli sciapiti polpettoni etici: c’è, ad esempio, l’italico ricorso contro la sentenza della Corte di Strasburgo, che ci condanna crudelmente a staccare i crocifissi dalle aule dei nostri pargoli, cosicché essi crescano senza Dio e rischino di divenire delle persone amorali; e ci sono le Elezioni Regionali, in cui il povero Casini, non sapendo che pesci prendere, si appella alla libertà e all’indipendenza politica per giustificare alleanze con l’uno o l’altro schieramento, a seconda, è evidente, di quale offra maggiore libertà e indipendenza politica. Ci sarebbe da chiedersi da chi si ritenga indipendente Casini. Dalla propria coscienza, sembra assodato. Probabilmente, però, anche dalla volontà dell’elettorato cui sostiene di rivolgersi, cioè quello cattolico. È infatti, all’elettorato cattolico che egli si rivolgerà se, come pare, decidesse di sostenere Renata Polverini, candidata per il PdL, contro la nota e pericolosa laica Emma Bonino.

È pienamente condivisibile, a questo riguardo, l’analisi di Marco Politi circa la capacità della Chiesa di spostare o meno l’esito di un’elezione. Il vaticanista ha dichiarato a Radio radicale che la Chiesa è in grado di muovere solo un modesto punto percentuale di voti, il che, nel caso di un grosso divario, non è di alcuna utilità. Al contrario, nel caso di un possibile testa a testa, come molti prefigurano sarà quello della Bonino e della Polverini nel Lazio, la chiesa potrebbe fare la differenza. Ed è qui che Casini entra in gioco, appoggiato da Ruini.

Che l’incontro tra Berlusconi e il cardinale Ruini non sia stata un’allegra rimpatriata tra amici è chiaro, soprattutto dal momento che esso è avvenuto tre giorni dopo l’incontro tra Fini, Casini e lo stesso Ruini. Ancora una volta, ciò che conta, non è cosa si siano detti; il messaggio non è contenuto nelle parole che si sono scambiati, ma nel gesto stesso dell’incontro.

La candidata Emma Bonino non ha mai nascosto il proprio favore per una legge sulle coppie di fatto, sulle unioni omosessuali e per la conquista di una vera laicità dello Stato. Per quanto Berlusconi non veda di buon occhio l’alleanza con l’UDC, che è stato ultimamente poco benevolo nei suoi confronti, non potrà negare questo favore alla chiesa. C’è un tacito braccio di ferro in atto tra la destra che governa questo Paese e le gerarchie cattoliche, fatto di ricatti neanche troppo nascosti, per chi ha gli occhi per vedere. Si tratta solo rimettere insieme i pezzi di un puzzle, come abbiamo cercato di fare. L’immagine che se ne ottiene è sempre la stessa, quella amorale e spregiudicata del potere.

La Bonino alla presidenza del Lazio è una iattura da evitare a tutti i costi. E pazienza se questo è lo stesso governo delle D’Addario, delle minorenni sì e minorenni no, e delle mogli mortificate; se è lo stesso governo dei direttori di giornali calunniati e costretti alle dimissioni; e se è anche lo stesso Governo dei respingimenti in mare dei barconi dei migranti, del trattato per la sicurezza con la Libia e delle violazioni dei diritti dei rifugiati.

Sarà bene ricordare, a questo punto, che a sconsigliare un troppo stretto riavvicinamento tra la Santa Sede e il centro destra di Berlusconi e Bossi, non ci sono solo questioni di moralità «privata», ma questioni ben più rilevanti. Di recente, i vescovi, in un sussulto di risveglio di coscienza – probabilmente si erano riletti di fresco il vangelo di Matteo e il Discorso della montagna di Gesù: «beati gli afflitti, perché», etc. (Mt 5,1-7,29) – hanno, più volte, levato la loro voce contro le politiche messe in atto dal governo Berlusconi, e dal ministro leghista Maroni, nei confronti degli immigrati e dei Rom, nei confronti di quegli «ultimi» cui per primi spetta il Regno dei Cieli. L’arroganza del leader del Carroccio Umberto Bossi, nel rispondere alle proteste dei religiosi, non ha eguali, forse, nella storia della Repubblica, e sono scolpite nella memoria di quegli italiani che una memoria ancora ce l’hanno: «Quelle dei vescovi sono parole di poco senso. Le porte le apra il Vaticano, che ha il reato di immigrazione, che dia lui il buon esempio».

Se una risposta del genere l’avesse data un leader della sinistra, non vi è alcun dubbio che sarebbe stato linciato mediaticamente e, forse, anche fisicamente. Ma, ancora una volta, quello che conta non è quel che si dice, ma il messaggio che si lancia quando lo si dice.

Affermare di credere in Dio, come sostengono molti sociologi, non è enunciazione di contenuto, ma una dichiarazione di appartenenza: io e te, siamo dalla stessa parte, anche se tu la sera reciti il rosario, e io vado a puttane. Così si sposta il limite della decenza.

Bookmark and Share


Tags: , , , , , , , , , , ,

4 commenti
Lascia un commento »

  1. [...] Guarda Originale: Incontro Berlusconi-Ruini. Il limite della decenza – Cronache Laiche [...]

  2. Incredibile! Ruini si è convertito!
    Ha chiesto in privato il telefono di na velina!
    Bokassa

  3. Sono indignatissima.ci mancano solo un paio di cardinali in parlamento.
    Il clientelismo tra chiesa e Berlusconi é davvero indecente.
    Mi stanno facendo perdere tutta la fede che mi é rimasta nella chiesa cattolica e sono sicura che Dio la pensa come me..

  4. la chiesa segue solo L’ODORE DEI SOLDI,lo stato italiano non trova soldi per le famiglie indigenti che lavorano,ma trova i soldi(e tantissimi)per mantenere questi che non fanno niente, anzi tolgono il pane di bocca a chi ne avrebbe certamente bisogno.Sono dei parassiti,ognuno di noi lavorando produce qualcosa,questi perchè li dobbiamo mantenere noi che fra l’altro fanno gli interessi del loro stato che è il vaticano e il loro scopo è di rovinare la vita a tutti noi?Lo stato italiano è di un masochismo bestiale.Poveri noi che dobbiamo subire queste nefandezze,perchè una cosa è certa a pagare siamo noi popolo non i nostri politici che strisciano lungo la via d’oltretevere per portargli i nostri soldi lavorati.