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Il Papa sdogana Internet

di Eleonora Gitto
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[24 gen 2010]
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internet_chiesaUn discorso in molte parti condivisibile quello del Papa nel messaggio per la 43esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali.  Condivisibile quando parla dell’uso di internet, delle opportunità, della sua accessibilità

Fra le altre cose, però, dice anche: “Una pastorale nel mondo digitale è chiamata a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura”. E qui due considerazioni vanno fatte.

La prima è che il Papa si rivolge a quanti “hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche”. Cioè a chi? A quanti non accettano i dogmi precostituiti? A quanti credono che le verità sono solo quelle scientificamente provate? Se è così come si concilia questo con l’accettazione per “fede”? La ricerca della verità è appannaggio di coloro che vogliono andare in fondo e alle origini. E spesso chi persegue questa strada ha la convinzione che all’origine non c’è un Dio.

La seconda considerazione attiene al fatto che l’attenzione del Papa è sempre di più rivolta ai “non credenti”, gruppo che, forse anche grazie a Internet si infoltisce sempre di più.

E’ normale per il massimo esponente della Chiesa attivarsi per ricondurre all’ovile quelle che per lui sono “pecorelle smarrite”. Ma perché gli atei devono essere “smarriti”? Come dire che sono incapaci d’intendere e di volere. Ci si rivolge loro sempre con un tono pietistico come se fossero malati terminali, e bisogna “salvarli”. Ma da cosa?

E’ troppo sconvolgente il pensiero che ci possono essere (e sono sempre di più) esseri umani che scelgono di non riporre il cervello in naftalina e che, esercitando il libero arbitrio, decidono di non mettere il proprio destino nelle mani di un ipotetico Dio che fa il bello e il cattivo tempo? E’ troppo  impensabile l’idea che ci sia qualcuno che vada in giro a costruirselo e a gestirselo da solo il proprio destino? E’ raccapricciante il pensiero che gli atei possano mettere in giro, anche su internet, il virus contagioso del dubbio? E perché dovrebbero essere convertiti? A un vero laico non viene mai in mente di convertire un religioso all’ateismo perché ha rispetto del pensiero altrui.

Il riferimento agli sfiduciati forse è più plausibile. Internet ha messo a conoscenza del mondo le violenze della Chiesa, ha scoperto gli altarini della sua evasione fiscale, ha amplificato gli episodi di pedofilia ecclesiastica. Come non perdere fiducia.

Non è chiaro, però, come vogliono riconquistare questa fiducia, come portare dalla loro parte i credenti di altre religioni, gli anticlericali e gli atei. Ma noi siamo curiosi e staremo a vedere, sperando che l’invasione in rete della Chiesa non provochi i danni che hanno fatto le loro potenti emittenti radiofoniche.

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