Attualità
Donna, specie preziosa in via di estinzione. I dati Cofimp
di Eleonora Gitto[6 gen 2010]
“Per quanto riguarda il lavoro, negli ultimi dieci anni si è assistito a un sostanziale allineamento tra uomini e donne“, questo emerge dalla ricerca realizzata da Cofimp, società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna. L’ “allineamento” di cui si parla si traduce nel dato oggettivo che le donne sul lavoro “assomigliano sempre più agli uomini e viceversa“, cioè sono diventate più ciniche, più calcolatrici, meno empatiche e meno sensibili.
La ricerca sembra confermare la tesi che la giornalista Marina Terragni, in modo paradossale e provocatorio, porta avanti nel suo libro “La scomparsa delle donne”. Una tesi pessimista che lascia spazio a punte di amarezza. “La differenza femminile è sul punto di scomparire”, sostiene la Terragni, “Non c’è quasi più nessuna che voglia prendersi la briga di essere una donna. Siamo diventate tutti veri uomini”.
Certo non si può non tenere conto dell’evoluzione dei tempi. La realtà è in continua evoluzione e noi, uomini e donne, ci evolviamo con essa. Ma davvero tante lotte per la parità dei diritti devono avere come misero risultato il fatto che la donna debba sempre più “assomigliare” all’uomo?
C’è qualcosa di sbagliato e d’innaturale in questo. La parità di diritti e trattamento sociale è dovuta. Lottare per eliminare tutte le disuguaglianze imposte da una società fin troppo maschilista, è irrinunciabile. Ma scimmiottare l’uomo per affermarsi, o peggio, incutere timore per guadagnare una parvenza di rispetto, non rende giustizia all’ “essere donna”.
Esiste una differenza di genere che è naturale e che merita rispetto. All’uomo non viene chiesto mai per fare carriera di rinnegare la propria mascolinità. Per la donna, invece, pare che sia una condicio sine qua non rinnegare la propria “femminilità” se vuole diventare un “manager”.
Non è mai facile, seppure molto intrigante, parlare di differenze e uguaglianze delle due metà della mela. Non è facile definire l’essenza dell’uomo o della donna. Sono stati versati fiumi d’inchiostro, nei secoli, per provare a spiegare la “differenza di genere”. Tesi e teorie si sono rincorse, sposate e divise, avvicinate e contrapposte, seguendo il tempo, i costumi, le mode, le religioni, la politica del momento. Ma in ogni tempo, una cosa ha accomunato tutti i filosofi, i poeti, i pensatori, che hanno affrontato il tema: la donna è stata sempre, per sua natura, più sensibile, più comprensiva, più critica.
La donna rispetto all’uomo è più dotata di intelligenza emotiva (o emozionale) dicevano i due psicologi Peter Salovey e John Mayer, nel 1990. E questo tipo di intelligenza è stata definita come la “capacità di monitorare e dominare le emozioni proprie e altrui per guidare il pensiero e l’azione”. In seguito fu James Hillman a dire che l’intelligenza emozionale è formata da empatia; maturità emozionale, sensibilità, cordialità ed esteriorizzazione dei sentimenti. In poche parole, l’intelligenza emotiva è ciò che traccia l’identikit del codice dell’anima femminile, meglio detto, del suo carattere, della sua vocazione del suo destino.
Questa era un’equazione lineare, fino ad oggi. I dati pubblicati dalla Cofimp smentiscono clamorosamente (ahinoi!) l’associazione “donna-sensibilità”. E come se ciò non bastasse fotografano una donna non proiettata verso miglioramento di se stessa, ma protesa verso il suo abbrutimento. Cinica, egoista e calcolatrice: prende dagli uomini non pregi ma proprio quei difetti di cui la donna stessa lo ha sempre accusato.
E se la sensibilità delle donne è in calo quella degli uomini è in ascesa: passa da -0,1% a 5,7%. “E’ come se le due metà del cielo, anziché ottimizzare, valorizzandole, le differenze avessero perduto le rispettive caratteristiche peculiari con il risultato di mandare in scena comportamenti uniformi”, spiegano i ricercatori della Cofimp. “Stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne che per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro e persone chiuse in se stesse”.
Anche se questi dati sono riferiti ai luoghi di lavoro e soprattutto a livello manageriale, questi indici al ribasso non sono per nulla confortanti. Non lo sono perché negano la “parità” agognata. Non è imitando l’uomo che si conquista il rispetto di se stesse e un posto nella società. In una società maschilista atteggiarsi a “uomo” è dare, comunque, al genere maschile un ruolo di supremazia. Prendere la parola in questa società che continua, anche per colpa delle stesse donne, a essere dominata da patriarcato, significa parlare un linguaggio non “al femminile”, perciò il problema è come riuscire a trovare una nuova strada, a percorrere fino in fondo il tema della differenza e della libertà.
Si, questi dati sconfortano per tutto ciò che essi significano e perché disconoscono quella differenza di genere che segna la distinzione fra uomo e donna e che è motivo di arricchimento per l’intera Umanità.








































Sono d’ accordo e, quindi, ringrazio sia Marina Terragni che Eleonora Gitto. La mia esperienza aziendale mi porta ad affermare che le fabbriche e gli uffici assomigliano sempre più a caserme e che si sono riempite di donne soldato e donne sottufficiale (gli alti gradi rimangono in maggioranza maschi). La Democrazia e la Costituzione sono state abolite prima in Azienda, poi nella Società. Ovviamente di questa mia affermazione non ho prove scientifiche e statistiche, quindi chi non la condivide avrà i suoi argomenti forti quanto i miei. Come argomento di discussione aggiungerei che Cinema e TV da decenni ormai esaltano una donna sempre più “stronza come un uomo”. Non possono non creare grandi sorelle e agentesse James Bond, nonchè delle Berluscone. Sul fatto che gli spermatozoi dei maschi occidentali calino e che la fertilità femminile sia in declino in occidente, ho invece studi clinici, anche se quasi tutti statunitensi. Ma loro sono gli unici che spendono quattrini per queste ricerche.
non sono molto d’accordo.
come giustamente scritto è praticamente impossibile parlare di natura maschile e natura femminile.
il problema è che quando se ne parla si fa sempre riferimento a qualcos’altro, specialmente per quel che riguarda la natura femminile. Per cui di una donna stronza non si dice è stronza ma è stronza COME un uomo. Perché? La femmina e il maschio della specie umana sono due esseri in sè, non si definiscono l’uno in rapporto all’altro.
E’ vero che molti studi hanno rilevato una maggiore intelligenza emotive alle donne, ma come poteva non essere dopo millenni in cui l’intelligenza astratta, quella razionale, è stata riservata esclusivamente agli uomini?
Le donne, tagliate fuori da qualsiasi decisione politica, dal potere ecc, non hanno potuto altro che sviluppare l’unica cosa che era loro concessa dagli uomini.
In sintesi, io non credo nella dicotomia maschio tutte qualità negative, femmina tutte qualità positive. Appartieniamo alla stessa razza, le differenze di genere si possono spiegare con l’evoluzione culturale, visto che siamo animali culturali.
Quello che mi chiedo e che mi preoccupa sempre più è: come mai per fare carriera bisogna essere per forza stronzi? Perché per sopravvivere in un’azienda ti devi per forza adeguare al regime da caserma?
E quel che accade all’interno dall’azienda è molto diverso da quel che accade fuori nella società?
Perché l’essere umano è così?
Trovo molto interessante l’argomento del declino della fertilità maschile e femminile in occidente. Occorrerebbe porre in relazione tali studi scientifici con l’evoluzione culturale dei ruoli tradizionalmente rivestiti dal maschio e dalla femmina in occidente.
“Quello che mi chiedo e che mi preoccupa sempre più è: come mai per fare carriera bisogna essere per forza stronzi? Perché per sopravvivere in un’azienda ti devi per forza adeguare al regime da caserma?”
E’ questa la domanda a cui bisogna dare una risposta…E’ in questo che le donne sbagliano. Nessuno parla di supremazia al femminile. Concordo con il fatto che l’umanità intera ha pregi e difetti. Ma la base per ottenere le pari opportunità e quella di essere se stessi non rinnegando nulla del propriio essere. Per cui non vedo perchè la donna, per “affermarsi” debba rinunciare alla propria femminilità. Di rimando, proprio perchè credo nelle pari opportunità, diritto di tutti (uomini, donne, gay, gialli, neri, rossi…eccc.) , credo che per affermarsi nel sociale bisogna essere dotati di competenza, preparazione e professionalità. Doti che possono avere sia gli uomini che le donne. Ai posti di responsabilità, come in politica, devono sedere le persone che meritano, per questo inorridisco davanti alle quote rosa, che ritengo portano in sè lo stesso germe della discriminazione che per anni ha mietuto solo vittime donne. Se era contro la discriminazone e la supremazia di un sesso rispetto all’altro che abbiamo tanto lottato, non possiamo cadere nello stesso errore. Se non vogliamo discriminazioni non dobbiamo discriminare. Se voglliamo rispetto dobbiamo rispettare. E’ motlo semplice in fondo.