Sacro&Profano Scienze
Sì alla diagnosi preimpianto per coppie fertili. Roccella: “Si introduce l’eugenetica”
di Stefano Faraoni[14 gen 2010]
Il Tribunale di Salerno ha stabilito che la diagnosi preimpianto è possibile anche per coppie fertili, al fine di evitare l’insorgenza di gravissime malattie genetiche per il nascituro. Questo uno stralcio delle motivazioni della sentenza, su ricorso di una coppia che non aveva potuto accedere alla procreazione medicalmente assistita, in quanto la legge 40 del 2004 lo consente solo alle coppie non fertili:
“Il diritto a procreare e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di pma (procreazione medicalmente assistita) da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la pma, attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l’impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura “costituzionalmente” orientata dell’art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio”.
La coppia è portatrice di Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1 (SMA1). Questa malattia causa la paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica e costituisce la più comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita, con un decesso per asfissia. La figliola di sette mesi era morta, per questa malattia, nel 2003.
Per tutta risposta, la Sottosegretaria alla salute Eugenia Roccella, sulla sentenza dichiara: «Conferma la tendenza della magistratura a invadere campi che non sono suoi: la magistratura non ha compiti creativi, deve applicare le leggi. Non può contraddirle palesemente come fatto dal giudice di Salerno. Eppure abbiamo un giudice che decide che una legge votata dal Parlamento è carta straccia. Se si vuole introdurre l’eugenetica, lo si dica chiaramente e si voti una legge in Parlamento, e non in tribunale, e vedremo se gli italiani daranno il loro consenso».
Se questi sono i fatti – e questi sono – il problema è di ordine morale: preferisco l’ideologia religiosa alla possibile sofferenza, inaudita, di un bimbo che rischia di morire per soffocamento ad un anno di vita. Questa è l’ideologia religiosa di un certo tipo, questa è la cultura politica del Sottosegretario Eugenia Roccella, la quale non solo merita tutto il disprezzo possibile e immaginabile (l’ultima cosa che ognuno di noi vorrebbe è la sofferenza di un bimbo senza colpe) ma configura atteggiamenti paracriminali, perché giustificano e sostengono linee comportamentali che, pur di far piacere ad un dio o ad una divinità, non esiterebbero a sacrificare la salute, e quindi la vita vera, esistente, perfettamente formata; perfettamente innocente, come quella di un bimbo.
Purché nasca, purché l’idea di sacralizzazione della vita abbia la prevalenza su tutto; poi non importa se la vita di quest’essere sarà una vita di inenarrabili sofferenze, se questa vita-nonvita devasterà quella dei genitori e degli altri parenti. Tutto questo non importa perché, sull’altare della sacralizzazione dell’esistenza, purtroppo, dovranno immolarsi queste ed altre persone, in nome di un’ideologia aberrante, di un dio che preferisce e giustifica la sofferenza, la quale potrà essere lenita dalla solita compiacente, amorevole carezza della persona vicina o del medico o dell’infermiere di turno. Tutto così splendidamente assistenziale, così amorevolmente inappuntabile. Ma intanto quella vita, fatta – potenzialmente e non – di carne, ossa, bellezza, soffrirà le pene dell’inferno aspettando di andare in paradiso, dove qualcuno le chiederà scusa, o forse qualcun altro le spiegherà che così doveva essere perché anche un altro cristiano, prima di lei, aveva sacrificato la propria vita nel dolore duemila anni prima. Già.
E così tutti vissero felici e contenti. “Vissero?” Nel 2.010 ci troviamo ancora a fare i conti con questo mondo di fiabe, di racconti, dove l’importante è la mitologizzazione del pensiero; più importante di qualsiasi altro approccio realistico e veramente umano alla vita. Non una prova che esista dio, non una fonte storica credibile che sia esistito Gesù Cristo; eppure siamo tutti qua, a dipendere dalla mattina alla sera dai dettami della fede; a subire le vessazioni, le imposizioni ideologiche e legislative di chi invece ci crede, e che portano sovente all’annichilimento del pensiero, come in questi casi.
Perché dove si dipende dalla fede, non c’è più libertà, non esiste più il pensiero. La storiella che dio ci ha lasciato la libertà di vivere la nostra vita per amore, è un mantra che ci hanno propinato sin dal periodo del catechismo. Amare significa essere liberi. L’amore non è sottoposto a nessuna condizione, tanto meno a quella di un dio che nei comandamenti impone di “amare dio stesso” o il “prossimo tuo”. Se dio fosse saggio, non imporrebbe nulla, e dell’amore non ne parlerebbe proprio; perché ogni volta che ne parla, lo riduce, lo comprime, lo sottopone a regole, impone agli altri la propria ignoranza del concetto.
Ecco perché se, come stabilito dal giudice, ci sarà la diagnosi preimpianto, se quel bimbo nascerà sano, sarà un puro e semplice atto d’amore; se quel bimbo non nascerà, perché potenzialmente devastabile dalla malattia, sarà lo stesso un atto d’amore.
Se a questo bimbo e ogni altro bimbo, nonostante la possibilità della diagnosi preimpianto, sarà imposto di nascere rischiando una non vita, sarà un atto supremo di irresponsabilità, indegno di un’ideologia, indegno di ogni più basilare principio di umanità, indegno di una società che si proclama civile: sarà la morte dell’amore.








































Vogliamo parlare di quale choc subirebbero i genitori che, essendo già passati attraverso l’immenso dolore di perdere un figlio di pochi mesi perché portatori sani di una malattia devastante, fossero costretti PER LEGGE, da uno stato teocratico, a concepire “alla cieca”, pur essendo disponibili analisi prenatali?
Io non lo potrei perdonare.
L’eugenetica per preparare una super razza è una cosa. La diagnosi preimpianto per limitare il dolore umano è un’altra cosa. Questi termini non possono essere confusi .
Mi sembra che ci sia una specie di volontà di condannare al dolore anche quando sia possibile contenerlo o evitarlo. Nella diagnosi preimpianto non si tratta di eliminare una vita, si tratta di favorire più facilmente l’accesso alla vita di una componente che si conosce come sana, evitando l’aspetto della casualità che nello specifico di malattie ereditarie è drammatico. Si impedisce un nascere per soffrire a favore di un nascere per essere almeno nella comune miseria umana. Non riesco a spiegarmi questa volontaria ricerca del dolore della sottosegretaria Roccella. Ma , se il Papa con una enciclica ammorbidisse la rocciosita della Roccella, forse chissà….. e, fra quache ventennio si dirà … “si puo..”" . Ci hanno messo tanto per accettare una qualsiasi terapia contro il dolore, sono state demonizzate le droghe terapeutiche, solo ora si stanno accorgendo che “si può”. Ma chi soffre non può attendere.
francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com
quest’articolo è bellissimo ,ma cosa ci si può aspettare da una Roccella che non rispetta il dolore degli altri?Meno male che appartiene al partito dell’amore e sputa sentenze come tutti i suoi che si credono degli unti.Un caro augurio a questa famiglia e speriamo ce lo facciano sapere quando nascerà,con tutto il cuore veramente alla faccia della Roccella.