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C’è vita su Marte? Tempi duri per i creazionisti

di Carlo Consoli
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[22 gen 2010]
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alieno_marte_zoom1Apprendiamo dalla rivista specializzata Spaceflight Now di tre meteoriti caduti in Antartide che riporterebbero campioni fossili di vita marziana.
Nell’intervista a Spaceflight Now, David S. McKay, responsabile del dipartimento di astrobiologia, afferma di “non poter provare rigorosamente l’esistenza di vita marziana” ma è convinto che il suo team sia “molto, molto vicino a dimostrare che su Marte ci sia stata vita“.

McKay riferisce che analoghi campioni di vita fossile, batteri, sarebbero reperibili nel meteorite custodito da un secolo al Museo di Storia Naturale di Londra. I campioni sarebbero collocabili tra 3,6 e 1,4 miliardi di anni fa, suggerendo che Marte, all’epoca dotato di un’atmosfera più densa e umida di oggi, sarebbe stato ricoperto da una rete di micro-organismi, collocati nell’immediato sottosuolo marziano.

E’ praticamente certo che i meteoriti provengano da Marte perché la composizione è compatibile con i reperti analizzati dalle sonde Viking, negli anni ’70. Il biologo Everett K. Gibson, collaboratore di McKay, riferisce di altri campioni biologici del tutto comparabili a quelli riscontrati nei metoriti caduti in antartico.

Una scoperta del genere, alla luce del recente convegno sul creazionismo organizzato dal CNR, pone le basi per un serio problema di “giurisdizione divina”. Le Sacre Scritture dicono:

«In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque».

Non è quindi chiaro se Dio abbia o meno la giurisdizione anche sui pianeti del nostro Sistema Solare (e, per estensione, dell’intero Universo). Se la scoperta dovesse essere confermata, sarebbe fonte di grande imbarazzo perché rinnoverebbe la necessità di conciliare la fede cattolica con l’esistenza di forme di vita extraterrestri.

La Chiesa ha iniziato ad ammettere timidamente la possibilità di vita extraterrestre con molto ritardo. Padre Josè Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana prima nel 2008 e, recentemente nell’ambito di un convegno di studi in materia di astrobiologia tenutosi a novembre dello scorso anno, ha ammesso che “Cosi come sulla Terra vi è un numero enorme di specie differenti, nello spazio potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Ciò non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre restrizioni al Creatore“.

Non c’è traccia nelle dichiarazioni di Padre Funes che fu proprio per queste “restrizioni” che Giordano Bruno venne arso in Campo dei Fiori a Roma, il 17 Febbraio del 1600.

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5 commenti
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  1. Simpatico il Vostro tentativo di mettere in crisi il Creazionismo con un po’ di vita su Marte e con una traduzione della parola terra che indica il Pianeta Terra. Quando mi laureai, nel 1972, era convinzione della maggioranza degli astronomi che non fosse possibile alcuna forma di vita sugli altri pianeti del sistema Solare, perché le condizioni di tutti i pianeti, eccetto la Terra, erano incompatibili con la vita animale e vegetale. E allora non esistevano partiti creazionisti ed evoluzionisti. Quindi questa scoperta dovrebbe mettere in crisi la Scienza, ma io non mi sognerei mai di affermare una simile corbelleria.Se volete continuare a ridere, vi dico che Gesù, nel 1943, disse a Maria Valtorta che sarebbe stato un ben misero Dio se avesse creato solo questo Mondo, che, anzi, è uno dei peggiori. Guardate comunque più spesso il Cielo perché il giorno della manifestazione di questi Fratelli del Cielo per tutti i terrestri non dovrebbe essere lontano.

  2. Infatti gi astronomi evolvono, Dio no. La scienza è crescita, evoluzione, dubbio, ricerca, messa in discussione,libertà. Dio è assioma, certezza, verità, indimostrabilità, paura, sovente morte. Si spera che insieme agli astronomi prima o poi evolvano anche gli altri uomini…e che comincino a pensare.
    Io guardo sempre il cielo, caro Aldo, e lo guardo insieme a Carlo, che ha scritto quest’interessante articolo. E non hai idea di quanto lo guardiamo e di quanto, nella nostra esperienza di astrofili, ne siamo affascinati. Tutte le volte come se fosse la prima volta. E ci sentiamo bene; e (credo di parlare anche per lui) ci sentiamo meravigliosamente parte dell’universo. Senza bisogno di un dio lì dietro. Ma con la coscienza di aver capito (ma qui parlo solo per me) che la bellezza sta ben oltre dio; e che il creatore a sua volta non è altro che una creatura, una creatura degli uomini.

  3. Ciao Aldo e grazie per il commento.
    Si, con Stefano abbiamo ammirato, scrutato, fotografato il cielo per tante e tante notti. E tutte le volte che lo guardo mi rendo conto che l’immagine che si forma nella mia mente è data da una condizione puramente soggettiva.
    Il cosmo emette informazioni, i miei occhi le registrano così come possono, perché hanno una capacità limitata di raccogliere energia in uno spettro limitatissimo. Certo, mi rendo conto che possa far male al cuore pensare che dietro tanta meraviglia ci sia solo casualità.
    Ma come possiamo noi, abitanti di una bolla di minerali, metalli e acqua che galleggia in un universo sterminato, avere la presunzione che il nostro sistema culturale sia Universale ?
    Ho guardato il cielo, e continuo a scrutarlo anche in questa notte freddissima. I miei occhi hanno visto oggetti cosmici la cui luce ha impiegato decine di milioni di anni per arrivare fino qua. Oggetti che nascondono pianeti il cui tempo è diverso dal nostro e che, forse, non esistono più.
    Pensare che l’idea del cosmo che si può formare nella mia mente sia valida per tutti, su questo e altri mondi, per me, sarebbe veramente un eccesso di presunzione.

  4. Io non ci credo molto, voglio vedere i risultati pubblicati su una rivista scientifica di peso tipo Nature o Science. Voglio vedere se ‘sta roba resiste ad un serio processo di peer review. Ricordo ancora la storia penosa del meteorite marziano del 1996. Pubblicato su Science il lavoro parlava non di batteri, ma di inclusioni carbonacee i cui i ricercatori della NASA pretendevano di vedere dei segni di passata attivita’ biologica (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8688069?itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum&ordinalpos=93). Fortemente contestate, le inclusioni sono state poi reinterpretate come generate da un meccanismo non biologico (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9163421?itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum&ordinalpos=80). Il dibattito e’ continuato, ma oggi il consenso e’ che non sia vero nulla. Figuriamoci i “microfossili”. Vedremo questa volta.
    Sarebbe importante scoprire un’altro pianeta abitato dalla vita. Confrontando una forma di vita aliaena con la nostra, potremmo capire come si e’ formata la vita sulla terra. Oppure scopriremo che la vita si e’ formata su marte. Comunque sara’, solo lo studio di forme di vita oggi esistenti su marte potra’ darci una risposta.

    Chiaramente queste cose non convinceranno i creazionisti, ma almeno le nostre conoscenze aumenteranno, soprattutto nel campo dell’origine della vita, campo nel quale la scienza e’ per il momento impotente.

    P.S. nel 1972 si pensava ancora che su marte ci potesse essere la vita. le missioni Viking avrebbero dimostrato di no. A tutt’oggi, pero’ i risultati degli esperimenti compiuti da quelle sonde sono ancora da spiegare compiutamente o sono inconclusivi (http://en.wikipedia.org/wiki/Viking_biological_experiments). Se li ha provocati la vita, questa e’ molto diversa da quella terrestre.

  5. Ciao Michelangelo,
    la scienza, che è in continua evoluzione, considera ormai certa l’esistenza di altre forme di vita nel cosmo, per un mero calcolo puramente statistico.
    La novità interessante di questi anni sta proprio nella scoperta dei microorganismi fossili (presunti): se verificata o no – e sono con te sul fatto di andarci con i piedi di piombo – il problema della “giurisdizione divina” resta.
    Su questo Scienza e Religione sono fortemente divergenti: entrambi applicano processi sui propri assiomi sulla base delle nuove scoperte, con la differenza che gli assiomi di Scienza sono condivisi dagli uomini come “migliore ipotesi possibile”, mentre quelli di Religione sono fissati apriori.
    Il problema si pone nel momento in cui la Scienza dimostra che gli assiomi di Religione non sono corretti. Fino ad oggi è stato possibile, da quando il metodo scientifico è stato “liberalizzato” grazie anche alle battaglie (perse) di Galileo, giustificare queste “eccezioni” sulla base di interpretazioni di volta in volta “aggiustate” per l’occasione.
    La vita su altri pianeti era fortemente avversata nel XVII secolo perché, ovviamente, metteva in crisi troppi “assiomi” (tra cui l’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio e molti altri).
    Che sia verificata o meno (nell’immediato) l’esistenza di forme di vita aliene, la questione della “giurisdizione divina” resta.
    Certo, se poi venisse confermata nell’immediato …